Un impianto eolico sulla linea gotica

E’ stato recentemente presentato un nuovo progetto di impianto eolico sul monte Gazzaro, nelle immediate vicinanze del passo della Futa, in provincia di Firenze. L’impianto incomberebbe sul più grande cimitero militare tedesco presente in Italia e devasterebbe uno dei crinali della Linea Gotica dove si combattè una delle fasi più sanguinose della seconda Guerrra Mondiale in Italia.

La zona naturale che verrebbe devasta dall’installazione dell’impianto eolico-industriale

Il progetto eolico-industriale, presentato dalla Hergo Wind srl, prevede l’installazione di 6 aerogeneratori alti complessivamente 95 metri l’uno per una potenza totale di 5,1 MW ed interesserà per i lavori i Comuni fiorentini di Barberino, Firenzuola (ancora !) e Scarperia.

http://www.regione.toscana.it/regione/multimedia/RT/documents/2012/06/26/9bd493806430924f0461a09bd0ecbb36_sia02allcartograficosia.pdf

http://www.regione.toscana.it/regione/export/RT/sito-RT/Contenuti/sezioni/territorio/pianificazione_territorio/rubriche/visualizza_asset.html_1440502253.html

In assenza di comitati locali, essendo la zona non antropizzata, invito tutti gli interessati ad inviare il più rapidamente possibile le loro osservazioni all’ufficio VIA della Regione Toscana.

Dal punto di vista escursionistico, il progetto andrebbe a stravolgere la percezione del territorio, qui interamente boscato e disabitato, di chi percorre la Grande Escursione Appenninica (che congiunge l’Umbria alla Liguria su un unico sentiero di crinale che per lo più coincide con il sentiero 00 del CAI) che prevede al monte di Fò un posto tappa e che coincide, proprio sul monte Gazzaro e solo nel tratto tra il passo della Futa e quello dell’Osteria Bruciata, con il “Sentiero degli Dei” (il celeberrimo percorso escursionistico noto in tutta Italia ed all’estero che collega Bologna e Firenze attraverso i boschi ed ispirato, una trentina di anni fa, dal contemporaneo ritrovamento dei resti di una dimenticata strada consolare romana, la “Flaminia Militare”, e dal film “Una gita scolastica” di Pupi Avati).

Dal punto di vista paesaggistico e di impatto ambientale, noto che l’impianto andrebbe a collocarsi proprio sul monte che rappresenta la cima più alta del crinale in questa zona e dalla cui sommità si gode di una visuale sconfinata. A testimonianza oggettiva di ciò stanno le carte escursionistiche edite dal CAI e dalla Regione Emilia Romagna, che indicano il sentiero su monte Gazzaro come “percorso con tratto panoramico” costellato da segnali di “punto panoramico” a 360 gradi. Dalla cima si può osservare, tra l’altro, tutta l’alta valle del Santerno, che nasce presso il passo della Futa, ed una cospicua parte del Mugello. Tale territorio ha già subito di recente molte offese paesaggistiche, che da monte Gazzaro si percepiscono nel loro insieme, testimoniate in particolare dall’agonia del Sasso di Castro che sta rapidamende scomparendo, eroso da una cava. Nello specifico, riferendosi agli impianti eolici, si può osservare perfettamente lo svilupparsi di un altro nuovo impianto eolico industriale in località Carpinaccio, sempre nel Comune di Firenzuola, posto ad una decina di chilometri di distanza, e, presto, temo che saranno perfettamente visibili anche gli aerogeneratori, di analoghe colossali dimensioni, che sostituiranno le pale più piccole che erano collocate sul monte Galletto in località Cedrecchia nel Comune di San Benedetto val di Sambro (Bologna). A pochi chilometri a sud del passo dell’Osteria Bruciata è visibile un altro anemometro.Il Mugello rischia di perdere in breve le proprie caratteritiche che lo rendono noto in tutto il mondo e di trasformarsi in una gigantesca area industriale. Oltre tutto senza operai. Inoltre questo crinale, nel suo sviluppo est – ovest, si pone trasversalmente alle rotte migratorie degli uccelli.

Dal punto di vista della memoria storica, vorrei ricordare che il passo della Futa era il perno del sistema difensivo tedesco nella fase conclusiva della seconda guerra mondiale conosciuto convenzionalmente come “Linea Gotica”, e che avrebbe dovuto rappresentare l’ultimo baluardo della Wehrmacht prima della pianura padana per opporsi agli eserciti alleati che stavano risalendo la penisola. Proprio nella stessa zona, attorno alla frazione di Santa Lucia, sono ancora presenti e possono essere visitati i resti delle possenti fortificazioni costruite dalla Todt. Non a caso l’esercito americano è stato costretto, durante la sanguinosissima battaglia del settembre 1944, a superare la Linea Gotica non sfondando alla Futa, ma con un’ampia manovra aggirante attraverso il passo del Giogo.

Sempre non a caso, proprio al passo della Futa, è stato costruito il più grande cimitero militare tedesco presente in Italia. Il monte Gazzaro incombe  dall’alto su questo colossale cimitero, oggetto ogni anno del pellegrinaggio di molte migliaia di familiari dei caduti, che occupa una intera collina ed in cui riposano oltre trentamila soldati tedeschi. Nella frazione di Bruscoli c’è un museo dedicato (anche) alla Linea Gotica. A riprova della testimonianza perenne che le vestigia di questo evento bellico rappresentano come memento per le generazioni future, recentemente la Regione Emilia Romagna ha elaborato il “Progetto Linea Gotica”:

http://www.ibc.regione.emilia-romagna.it/wcm/ibc/menu/dx/12accordi/conv1/Gotica.htm

Ma, più in generale, percepisco ragioni più profonde per essere contrari al collocamento in quel luogo di manufatti industriali così grandi.

Ammetto il mio imbarazzo ad esplicitare argomenti che mi appaiono evidenti in sè ma che purtroppo, a quanto sembra, stanno uscendo dal patrimonio culturale comune, condiviso da secoli da popolo e governanti.

Per spiegarmi preferisco perciò fare ricorso, tra gli innumerevoli esempi letterari del passato, a queste brevi osservazioni estrapolate da un capolavoro del giornalismo italiano (ma anche della letteratura) del Novecento: Viaggio in Italia di Guido Piovene. Trattando della Toscana e di Firenze in particolare egli scriveva:

“Anche nelle parti più amene, quali la valle del Mugello ed il Chianti, sotto l’involucro grazioso si scopre una precisione, una purezza di contorni, uno scarno rigore di  disegno: mentre l’occhio si incanta sulla dolcezza delle prime apparenze, scivola dentro l’animo una lezione più severa. La bellezza toscana è una bellezza di rigore, di perfezione, talvolta di ascetismo, sotto l’aspetto della grazia.” Ed ancora: “Molto spesso in Italia, ma a Firenze in modo speciale, il paesaggio è un elemento intrinseco dell’aspetto monumentale, e si deve difenderlo non meno degli edifici di pietra.”

A Firenze Piovene fece in tempo ad incontrare anche, tra gli altri, gli anziani Bernard Berenson e Gaetano Salvemini, dei quali reca nel libro sintetiche ma preziose testimonianze.

Sono sicuro che entrambi, per motivi diversi, si sarebbero fieramente opposti a progetti come questo di impianti eolici collocati nei punti più sacri del nostro Paese.

Dobbiamo amaramente riconoscere che, nei quasi sessant’anni di impetuoso sviluppo economico trascorsi da questi scritti, queste forti personalità sono scomparse dal panorama culturale italiano.

Ed a maggiore ragione la mancanza di siffatti spiriti critici indipendenti preoccupa in questa temperie in cui tale sviluppo economico, che ad un certo punto è degenerato sacrificando sul proprio altare qualsiasi altro valore, appare non solo esaurito, ma in deciso e rapido regresso.

AC

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