Quel “comitatismo del no” che ha salvato (finora) l’Appennino tosco-emiliano

erasmo d'angelisOrgogliosa replica di Italia Nostra alle sprezzanti affermazioni del neo Sottosegretario alle infrastrutture Erasmo D’Angelis (ex Presidente di Legambiente Toscana, nella foto) contro quei Sindaci e quei cittadini che intendono fare rispettare le leggi (che valgono, fino a prova contraria, anche per gli speculatori delle rinnovabili elettriche ed i loro sostenitori).

La fiorentina Margherita Signorini, della Giunta di Italia Nostra, ha ritenuto opportuno rispondere oggi sul Corriere fiorentino, con una lettera al Direttore, ad una intervista in cui Erasmo D’Angelis non si è voluto fare mancare nessun luogo comune su chi, secondo lui, ostacola i taumaturgici impianti per produrre elettricità dalle energie rinnovabili.

Per noi la posizione di Erasmo D’Angelis, come quella della dirigenza toscana di Legambiente, non è assolutamente nuova.

Stupiscono semmai i toni usati, che sono più consoni ad uno dei molti Savonarola della direzione nazionale (o toscana) di Legambiente quando arringano le plebi con concioni misticheggianti sui dogmi dell’eolico-industriale miracoloso che non ad un servitore dello Stato. Ma tant’è. Così come non tutti nascono Professori, non tutti nascono Sottosegretari. D’Angelis avrà tempo e modo di comprendere che il suo ruolo in commedia è cambiato. Soprattutto perchè a recitare tanti ruoli diversi dovrebbe ormai essere abituato.

Non è una novità neppure la polemica tra Italia Nostra e Legambiente in Toscana, che pure abbiamo ragione di credere che non sia affatto finita.

La terza non novità (ma questa è scontata) è l’adesione in blocco dei comitati di cittadini (alcune migliaia complessivamente), eppure liquidati con fastidio da D’Angelis, alle tesi espresse dalla Signorini. Molti di loro stanno dedicando da anni il proprio tempo e/o il proprio denaro alla difesa del bene comune, collaborando costantemente con le associazioni amiche (compresi circoli di Legambiente, alcuni dei quali sono stati per questo radiati dalle loro direzioni) per preservare il proprio territorio da irreparabili ed inutili devastazioni contro nemici onnipotenti che godono di altrettanto onnipotenti amicizie.

Ecco dunque, di seguito ed integrata da un paio di utili link , la lettera della responsabile della comunicazione di Italia Nostra Toscana.

 Caro Direttore,

non siamo sorpresi delle riflessioni di Erasmo D’Angelis in tema d’energie rinnovabili in Toscana, riportate sul Corriere fiorentino del 31 maggio.

Ma siamo preoccupati della persistente superficialità con cui lo stesso D’Angelis continua a trattare l’argomento, laddove, con sconcertante visione d’insieme, sintetizza che l’avversione alle rinnovabili in Toscana è frutto di “valutazioni che a volte sono persino eccessive, come quando si è bloccato un parco eolico perché disturbava gli uccelli di passo senza considerare che nella stessa zona la caccia era permessa, o per il rischio di caduta di pezzi di ghiaccio dalle pale quando le zone non sono abitate”. Oppure quando mette in relazione quello che chiama “il comitatismo del no” con “la tentazione dei sindaci di rimandare a chi viene dopo di loro le scelte, bloccando investimenti ed opere”. Qua sta la pochezza della sua diagnosi di un “fenomeno” che invece dimostra una cosa di cui i toscani devono andar fieri: non possono essere altri, se non i toscani stessi, a decidere le sorti del proprio territorio quale paesaggio antropizzato, il cui valore è universalmente riconosciuto come prodotto stratificato del lavoro umano. E per “altri” s’intendono, per quel che si legge su stampa locale e nazionale, le lobby che fanno profitti con le rinnovabili, la malavita organizzata che fa profitti con le rinnovabili e a un certo associazionismo che con esse si finanzia.

E la cosa che più ci indigna è che, nell’utilizzare tali argomenti, oltre a non rispettare né la cultura, né la sensibilità di chi questo territorio lo “vive”, ci vuol far credere che l’abusata definizione “sindrome Nimby” possa aver contagiato i pronipoti di Dante, come se a loro mancassero storia, cultura e appassionato senso di appartenenza per far valere le proprie ragioni.

Non è secondario neppure, nell’analisi di D’Angelis, il ruolo svolto da alcuni Sindaci, che non sembrano godere della sua stima.  Il nuovo Sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti  non deve essere a conoscenza di quanti di loro combattono battaglie in solitario, proprio contro quegli interessi che avvicinandosi ai piccoli comuni in difficoltà offrono “un piatto di lenticchie” in cambio di un tesoro.

Aggiungiamo che il “comitatismo” ha svolto in questi anni una funzione fondamentale di informazione costante dei cittadini, e di presidio territoriale contro gli speculatori.

Per smentire che il rifiuto dell’eolico industriale sia causato da “sindrome Nimby”, si è formata la Rete della Resistenza sui Crinali, a cui hanno aderito una ventina di comitati nella sola area dell’alto Appennino tosco-emiliano e che insieme a Italia Nostra da tempo denunciano il rischio reale che tali impianti, assolutamente fuori scala, se non contrastati anche con azioni legali, andrebbero a saturare rapidamente tutti i crinali appenninici, senza valide giustificazioni di natura energetica, economica o ecologica, come autorevoli studi di ricercatori dell’Università di Bologna dimostrano.

Ma non dev’essere nemmeno sottovalutato quanto D’Angelis afferma in merito a “valutazioni” in materia di VIA della Regione Toscana (di cui è stato membro del Consiglio), il Settore col quale la Regione ha operato per anni in modo approfondito e rigoroso, nel rispetto di tutte le norme di riferimento in materia di ambiente, salute e paesaggio e, cosa assai più importante, nell’interesse della collettività, e si deve solo a questo se in Toscana,  “non ci sono stati né gli abusi, né la deregulation che ha portato agli eccessi visibili in Puglia, Campania o Abruzzo“.

Questo almeno fino allo scorso agosto, quando è stato rimosso il dirigente del settore VIA, probabilmente troppo scrupoloso e scomodo per chi intenda lucrare a danno del nostro paesaggio.

Gli onerosi obiettivi europei di produzione elettrica da rinnovabili definiti nel 2010 per il 2020 sono stati raggiunti, nel “Paese del non fare“, già nel 2012. A nessuno sorge qualche sospetto? Altro che “ritardi degli amministratori” e “tentazione a rimandare“!

I giganteschi impianti eolici, tutti costruiti all’estero, deserti di operai (e dove ben poco girano le pale: in Toscana solo per 1300 ore di media l’anno secondo i dati del GSE) rappresentano la più vistosa falsità delle affermazioni sui vantaggi per l’occupazione.

La spesa per gli incentivi delle sole FER elettriche salirà già da quest’anno a 12 miliardi di euro annui, mentre si lesina su tutto e lo Stato non paga nemmeno i debiti ai suoi fornitori. Dunque un provvedimento forte del Governo si renderà presto necessario. Se si confermerà la tendenza alla deindustrializzazione in atto nel Paese, accentuata dalla follia di far funzionare il sistema industriale con energia intermittente prodotta da pale e pannelli fotovoltaici che, oltre tutto, costa un multiplo del prezzo di mercato, già troppo alto, dell’elettricità.

Mariarita Signorini

responsabile comunicazione Italia Nostra Toscana
membro della Giunta
e del gruppo di lavoro energia del Consiglio nazionale d’Italia Nostra

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Una risposta a Quel “comitatismo del no” che ha salvato (finora) l’Appennino tosco-emiliano

  1. alberto baron ha detto:

    ricordo che nel “comitatismo” disprezzato dal neo sottosegretario si sono riunite moltissime persone, molte di più di quelle che Egli vuol rappresentare con le sue posizioni che tutelano solo le lobbies del settore energetico. Non vogliamo essere rappresentati da politici che assumono posizioni di parte e minoritarie avendo quale priorità la difesa dei potentati economici. Se il sottosegretario ci tiene a restare su queste posizioni, si faccia assumere direttamente alle dipendenze di un’azienda privata del settore (ve ne sono migliaia), anzichè godere di uno stipendio pubblico per volgerlo al servizio di tali soggetti. Ne abbiamo le tasche piene della mancanza di programmazione della politica che continua a delegare ogni iniziativa ai privati, i quali agiscono solo per profitto in spregio del territorio: ma questo signore proviene da un’Associazione ambientalista? complimenti!!!! bell’ambientalismo!!! sta facendo proprio un bel servizio all’ambiente…

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