La Rete di Resistenza sui crinali appoggia il Ministro Romani

Lettera di sostegno al Ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani sul Decreto per la riduzione degli incentivi alle rinnovabili ed in particolare all’eolico industriale da parte della Rete di Resistenza sui Crinali, il coordinamento dei comitati contro l’eolico selvaggio sull’Appennino.

“Bisogna interrompere un meccanismo di incentivazione all’energia rinnovabile troppo costoso.”
“Noi siamo un paese prevalentemente manifatturiero, molte aziende pagano l’alto costo dell’energia e il costo delle rinnovabili è sulle spalle dei cittadini che pagano in conto bolletta.”
La Rete della Resistenza sui crinali, il coordinamento dei comitati dei cittadini dell’alto Appennino contro l’eolico-industriale selvaggio, sottoscrive in pieno queste dichiarazioni, riportate sulla stampa nazionale, del Ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani in occasione dei lavori sul Decreto per la riduzione degli incentivi alle rinnovabili e gli porge la propria solidarietà per le ingiuste accuse di falso (come riportato sul quotidiano “La Repubblica” di ieri): “Motivazioni, quelle di Romani, che da tempo ambientalisti e associazioni di categoria denunciano come false.”
In realtà gli ambientalisti ed i cittadini dell’alto Appennino, che quotidianamente si battono contro questi impianti, respingono l’accusa di calunnie riportate dalla stessa fonte ed anzi confermano come verissime le negatività degli impianti industriali FER costruiti senza adeguato controllo e proprio per i motivi indicati come calunniosi da alcune lobbies che finiscono per tirare la volata a precisi gruppi di interessi.
E quindi esse sono:
1) Nemiche del paesaggio.
2) Costo insostenibile per la collettività.
3) Ricettacolo di soldi sporchi. (In troppi casi). E comunque soldi che potrebbero e dovrebbero essere utilizzati altrimenti.

E molte altre negatività ancora, in particolare i danni ambientali ed alla salute e la perdita del ruolo di zona di ricarica e di biodiversità dei crinali montani dove vengono collocate le pale eoliche.
Le migliaia di cittadini che aderiscono ai comitati dell’alto Appennino appoggiano quindi tutte le iniziative legislative, e quindi anche questo Decreto, volte a
1) Sospendere immediatamente gli incentivi una volta raggiunti gli obiettivi fissati dall’Italia in sede europea.
2) Tagliare gli incentivi all’eolico ed in particolare, da subito, l’obbligo di riacquisto da parte dello Stato dei certificati verdi in eccesso che ha snaturato il mercato e trasformato uno strumento di libera concorrenza in una rendita parassitaria a vantaggio degli speculatori.
3) Introduzione delle aste al ribasso per gli impianti oltre ai 5 MW, per permettere il raggiungimento degli obiettivi europei al costo minimo per il Paese, aumentando l’efficienza energetica ed evitando che enormi aerogeneratori vengano collocati in aree prive di vento utile con il solo fine di percepire indebiti incentivi.
La Rete rimane altresì convinta che la quota per l’Italia del 17% sull’energia complessiva prodotta da impianti FER, negoziata dal precedente Governo, dovrebbe essere ridiscussa in sede europea e ridotta drasticamente in attesa di fonti di energia veramente alternative a quelle tradizionali.
Perchè nè l’eolico nè il fotovoltaico possiedono il carettere di fonte energetica “alternativa”. Stiamo distruggendo il nostro Paese e sprecando somme colossali per costruire impianti che non hanno neppure un accettabile senso ingegneristico.
E’ significativo che, proprio dopo avere riempito e deturpato intere aree del Sud e delle isole maggiori di pale eoliche con la scusa di evitare il nucleare, venga presentano un piano nazionale per il ritorno al nucleare!
Cioè: si alzano in modo abnorme i costi dell’energia con gli incentivi alle energie “pulite” (che non garantendo continuità e programmabilità non hanno carattere alternativo) e poi, per ridurre i costi e vista l’inutilità di questi impianti distruttori di ambiente e paesaggio, si programma un nuovo piano nucleare.
Non siamo disposti ad accettare questa logica contorta: le rendite degli speculatori devono essere eliminate.
Intanto, e prima di costruire altri impianti, tutti gli sforzi dovrebbero essere indirizzati, come cominciano a suggerire autorevoli istituti di ricerca, secondo due linee guida: “puntare alla razionalizzazione più che all’espansione del sistema energetico e operare, per conseguire gli obiettivi europei, nel comparto termico e dei trasporti piuttosto che in quello industriale ed elettrico.”
Il presidente del RIE ha affermato che: “Continuare ad espandere piuttosto che razionalizzare la capacità produttiva significa sprecare risorse che si scaricheranno sui consumatori. Con gli incentivi stiamo ipotecando e giocandoci il futuro.” Anche in termini ambientali, aggiungiamo noi, e non solo economici ed energetici. Invece “la forte crescita delle rinnovabili genererà due effetti perniciosi. Scaricherà sulle bollette elettriche sette miliardi di euro l’anno (secondo noi molti di più. Ndr) e acuirà l’eccesso di potenza elettrica a livelli superiori di oltre due volte la domanda di punta.”
Quindi, con un costo spaventoso, riusciremo a distruggere ambiente, cultura e paesaggio italiano, bloccheremo la ricerca e l’innovazione (in Italia) di nuove fonti veramente alternative, non creeremo lavoro (come tutti possono vedere nessuno va a lavorare nei campi fotovoltaici e nelle torri eoliche), costringeremo i nostri ingegneri a fare i lavoretti di montaggio e foraggeremo multinazionali estere, speculatori, sviluppatori, corruttori e persino la malavita organizzata che avrà sempre più interesse a controllare il territorio. Anche in zone dove non era mai stata presente prima d’ora.
Impossibile pensare ad un modo migliore e più rapido per farci del male.
Saremo lieti di offrire entro breve la nostra solidarietà a tutte queste categorie di soggetti che, se il Ministro Romani si manterrà fermo nei propri intenti, perderà una gran parte delle rendite parassitarie che si erano riuscite a garantire in questi anni di crisi economica e sacrifici per i cittadini e le imprese con una inesausta attività di lobby.
E sarà, per loro, veramente una gravissima perdita.
E’ giunta l’ora di fare cessare questo scandalo.
Un segnale forte nella direzione auspicata dal Ministro Romani potrebbe essere il volano per rilanciare, anche culturalmente, il nostro Paese.

Alberto Cuppini per la Rete della Resistenza sui crinali

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