Comunicato stampa delle associazioni ambientaliste sul dlg rinnovabili

La posizione di Amici della Terra – Italia Nostra – LIPU – Fare Verde – Altura – Mountain Wilderness – Comitato nazionale del Paesaggio – Rete della resistenza sui crinali appenninici:

Occorrono misure equilibrate e articolate: fermare l’eolico, correggere il fotovoltaico, sostenere l’efficienza energetica e le rinnovabili termiche

Roma, 1 marzo 2011 – Da tempo, le associazioni ambientaliste contrarie all’eolico e al fotovoltaico selvaggi non sono più sole: l’autorità per l’energia, il GSE, gli osservatori e i commentatori più onesti, hanno dato l’allarme sulle speculazioni e le distorsioni finanziarie provocate dall’eccesso di incentivi alle sole fonti rinnovabili elettriche. La richiesta, ormai ineludibile, è quella di una riforma autentica che elimini gli eccessi (eolico); che definisca diminuzioni graduali del sostegno al fotovoltaico in armonia con l’abbassamento dei prezzi, tuteli il territorio e il valore primario del paesaggio con regole più severe; inserisca nel sistema di sostegno le fonti più efficienti e con maggior potenziale come quelle termiche; che favorisca la formazione di un sistema di imprese, competitivo sui mercati esteri, intorno ai prodotti italiani di eccellenza. Servono, cioè, misure equilibrate e articolate.

Il decreto legislativo di recepimento della direttiva europea, nel suo testo presentato alle Camere, non è ancora soddisfacente ma, certamente, rappresenta un correttivo della situazione attuale. Infatti, se il taglio del 30% agli incentivi all’eolico, il divieto di installare grandi impianti fotovoltaici su terreni agricoli e le aste al massimo ribasso sono misure non più rinviabili, che vanno sostenute senza riserve, la deregulation per gli impianti al di sotto di 1 MW rappresenta una minaccia concreta al territorio. A stracciarsi le vesti tuttavia, sono solo coloro che fino ad ora hanno realizzato guadagni spropositati grazie agli incentivi, sostenuti imprudentemente da alcune associazioni ambientaliste.

Ora, però il Ministro Romani rischia di buttare -come è stato detto da più parti- il bambino con l’acqua sporca. Infatti, bloccare indiscriminatamente gli incentivi al fotovoltaico – senza alcuna distinzione fra gli impianti installati utilmente sugli edifici civili e industriali e quelli che devastano le aree agricole produttive – farebbe crollare interi settori dell’industria e dei servizi. I soldi gettati al vento finora continuerebbero ad essere sprecati (in questo caso il provvedimento non potrebbe essere retroattivo) e non ci sarebbe alcuna correzione strutturale del sistema di incentivazione. Inoltre, non avrebbe senso per il fotovoltaico, fermarsi al raggiungimento degli obiettivi europei perchè, grazie ad una continua evoluzione tecnologica, questa fonte ha un potenziale enorme di utilizzo, in teoria, ben superiore agli 8.000 MW previsti, pur senza impegnare campagne e territori integri. Sarebbe, invece, molto opportuno per l’eolico che in nessun caso potrà dare un contributo superiore al 2% dei consumi finali di energia, ma potrebbe riuscire a devastare definitivamente le nostre montagne.

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