Eolico nato su fondamenta d’argilla

Gian Battista Vai, docente di Geologia: “Per l’insediamento a Casoni valutazioni sbrigative – Area non adatta a ospitare le pale per la franosità diffusa”

CASTEL DEL RIO – (bri.mi.) La segnalazione legata all’intensificarsi del dissesto idrogeologico nella zona di Casoni di Romagna, dove sorgono da due anni 16 aerogeneratori, era partita qualche settimana fa a opera del consigliere regionale della Lega Nord Manes Bernardini che aveva presentato un’interrogazione in Regione. Ma c’è chi aveva previsto molto prima il degenerare di una situazione connessa alla realizzazione di un impianto eolico in una zona ad alto rischio geologico. Si tratta di Gian Battista Vai originario di Borgo Tossignano e docente di Geologia Stratigrafica al Dipartimento di Scienze della Terra e Geologico-Ambientali all’Università di Bologna.

Vai si era immediatamente scagliato contro le Valutazioni di impatto ambientale eccessivamente sbrigative e che lasciavano fuori del tutto gli studi a carattere geologico.

“Nel protocollo d’intesa del 7 giugno 2000 – ricorda Vai – stipulato con il Ministero dell’Ambiente e il Ministero dei Beni e Attività Culturali dalla Provincia di Bologna è scritto che esso è volto a favorire la diffusione delle fonti rinnovabili con criteri idonei a salvaguardare beni storici, artistici, architettonici, paesaggistici e ambientali. Ammesso che questi criteri siano stati rispettati, mi chiedo se il loro substrato geologico va considerato o no prima di ogni altra valutazione. Di questo non vi è alcun cenno”.

Per Vai tutto ciò potrebbe “sembrare un paradosso” eppure “è un’insanabile contraddizione che non tarderà a dare i suoi frutti avvelenati”. “E’ risaputo – prosegue il geologo – che l’89% del comuni d’Italia e una percentuale molto alta del territorio nazionale è instabile o è sede di frana in atto o quiescente. Per non parlare del territorio collinare e montano che lo è quasi al 100%”.

Com’è stato possibile allora che, nella zona di Casoni di Romagna si sia potuto procedere a realizzare un impianto di dimensioni tali da renderlo, per ora, il più grande del Nord Italia? “Questa purtroppo – allarga le braccia Vai – è la confusione mentale e la deplorevole cultura di governo ambientale somministrata al popolo italiano e quella dei suoi politici, di ogni colore, e dei quadri intermedi. E i risultati si vedono. E’ come se dicessero: abbiamo pochi parchi veri? Allora istituiamo i parchi. Abbiamo poca energia da fonti rinnovabili? Allora impiantiamo pale eoliche. Dove? Nei parchi, aggiungendo la qualifica di eolici. Ma così li snaturiamo! E chi se ne accorge? Basta non dirlo o dire il contrario. Ma è antieconomico! E chi se ne importa, pagheranno i nostri figli. E così le aree protette possono diventare laboratori privilegiati dove impiantare, sperimentare e sviluppare l’uso di energie rinnovabili”.

Proprio l’impianto di Casoni, secondo Vai, “appare ubicato nella maniera peggiore possibile per stabilità e durata sul piano geologico”. “La formazione rocciosa ospitante – afferma – è la porzione più argillosa e caotica delle cosiddette Argille Scagliose. Un’area certamente inadatta all’insediamento di ogni tipo di pale e di ogni infrastruttura necessaria a un impianto eolico per causa della sua diffusa franosità superficiale e profonda. Si può prevedere un aggravamento della franosità in atto sui versanti prossimi alle pale, che si estenderà ai crinali inclinati su cui stanno gran parte delle pale, fino a minare la loro stessa stabilità in breve tempo. I danni si limiteranno alla perdita dell’impianto, e non è poco, visto che l’area è già di per sé compromessa, ma non al punto di scoraggiare l’insediamento di amanti della natura selvaggia e dell’agricoltura biologica integrale”.

“Sarebbe però estremamente preoccupante – conclude Vai – che si osasse ancora realizzare altri impianti in terreni così franosi e declivi”.

(La Voce di Romagna, 31/03/2011)

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