Il Gatto e la Volpe eolici

C’era una volta, in un paesino vicino a una montagna tanto carina, una ditta chiamata Volpe che presentò il suo progetto di centrale eolica, in cui lei stessa prevedeva che certi aspetti del progetto stesso dovevano essere visti “al di là della norma”. Il progetto originario venne pubblicato, l’incontro di presentazione pubblica venne tenuto a venti km dalla localizzazione dell’intervento (nonostante la legge prescrivesse che doveva essere  tenuto il più vicino possibile) e la popolazione locale non venne avvertita da nessuno se non da privati volontari.

Arrivarono un po’ di osservazioni al progetto: poca roba, redatta in fretta e furia da un disperato signore mezzo ignorante… ma almeno la sua opinione risultò a verbale. Poi i termini scaddero: prima che la popolazione avesse avuto il tempo di rendersi conto di quello che gli stavano per costruire sopra la testa.

I tecnici pubblici competenti alla VIA chiesero alla ditta Volpe paginate di integrazioni delle quali, se il progetto fosse stato fatto secondo i crismi, non ci sarebbe stato proprio nessun bisogno. E così la ditta Volpe presentò le integrazioni e queste vennero pubblicate.

Questa volta arrivarono molte più osservazioni, anche perché intanto la popolazione si era organizzata (spendendosi, tra l’altro, anche in senso materiale). Ma la ditta Volpe ci aveva preso gusto e presentò delle… integrazioni spontanee. Nuove, aggiuntive, cioè.

Perché? Come mai la ditta decise di integrare l’integrazione? Forse perché la ditta ricevette una “soffiata”?

Magari andò così.
In una delle tante discussioni sul progetto, pubbliche o semipubbliche, che si svolsero lassù, nella zona interessata dal progetto, qualcuno aveva sollevato il quesito su come si fosse giunti a certi dati, che sembravano inventati (tutto qui, niente di fondamentale: ben altre erano le pecche dello specifico progetto e del relativo S.I.A.!). Qualche infiltrato, che era presente all’incontro (una volta se ne vide uno a cui mancava solo la lingua biforcuta), probabilmente andò – zitto, zitto – a fare la soffiata dal sindaco locale: il Signor Gatto. Magari il Sindaco tirò su il  telefono per riferire alla ditta Volpe proponente, o a chi per essa, più o meno il seguente consiglio: “Uè, ragazzi, guardate che il progetto fa acqua su quella parte lì, vedete di metterci una pezza, se no qui salta tutto!!”.

Del resto, che il Sindaco locale Sig. Gatto fosse favorevole all’eolico industriale senza se e senza ma, mettendo in secondissimo piano l’interesse dei suoi montanari, era ben chiaro a tutti, ed anche avallato da sue posizioni prese pubblicamente. Il pretesto del Sindaco fu che “il comune ha bisogno di soldi”: un intervistatore gli fece notare che esisteva una legge, esistevano delle linee guida e due sentenze che vietano al comune di fare una cosa che, anche a buon senso, “stride” (cioè scambiare, per vile denaro, valori territoriali, paesaggistici e ambientali con l’assenso all’installazione di impianti  industriali). Però il Sindaco Gatto rispose che non gli risultava…

Comunque sia, la ditta Volpe, opportunamente imbeccata non si sa da chi, provvide con delle integrazioni spontanee.

Da un punto di vista normativo non sappiamo se le integrazioni, presentate a tempo scaduto, fossero ricevibili o meno, e sembra tra l’altro che, nel caso specifico, fossero servite solo a far perdere la pazienza ai tecnici pubblici. Che però il loro dovere lo devono fare. E lo fanno.

Per il momento sappiamo per certe due cose:
– la ditta in questione, che ormai conosciamo bene, è particolarmente portata a fare una gran confusione: presenta elaborati, poi ne presenta degli altri che smentiscono i precedenti (che però rimangono in deposito e protocollati come validi), pubblica gli avvisi in ritardo, presenta progetti in cui un elaborato dichiara una cosa e un altro in cui, contemporaneamente, si dichiara la cosa opposta (tanto che a leggerli si rilevano sovente risvolti umoristici), scambia fra loro i testi da inserire nei diversi progetti, fa delle foto-simulazioni palesemente taroccate, tira fuori dal cappello dei monitoraggi faunistici… retroattivi (e questo è un po’ meno umoristico…), e chi più ne ha più ne metta;
– questo modo di lavorare aiuta a far imbufalire i tecnici pubblici che, su quegli elaborati di progetto, devono fare le valutazioni opportune, costringendoli a cautele faticosissime, anche per evitare ricorsi ed esposti.

Altre cose si potrebbero invece supporre, forse, ma con buona ragione:
– se una ditta lavora così, ma nessuna persona seria (come sappiamo essere i tecnici pubblici qui in questione, che devono fare le opportune valutazioni) riesce a bocciare i suoi progetti per manifesta incongruenza, può voler dire che la ditta gode di una certa, come dire, benevolenza, beninteso ad alti livelli (non certo a livello dei tecnici pubblici, che di questa benevolenza subiscono le conseguenze);
– il fatto che le integrazioni spontanee furono oggetto di pubblicazione significa probabilmente che i tecnici pubblici in questione, molto correttamente, non vollero  sottrarre nulla al vaglio di chiunque intendesse fare eventuali osservazioni (la ditta, da parte sua, non ci sembra che abbia mai brillato per trasparenza).

Cosa ci insegna questa vicenda? Tutte le volte che una ditta proponente, o un suo… “sviluppatore”, chiama la popolazione a “collaborare”, beh, allora vuol dire che intende usare gli spunti e le lamentele della popolazione per fare comunque il progetto e per realizzare l’impianto.

Quante volte dei tecnici competenti hanno faticosamente prodotto (a titolo volontario) delle osservazioni su aspetti che i progettisti (ben pagati ma cialtroni) neppure avevano previsto?

Quante volte questi tecnici nostri amici hanno lavorato (gratis) per la controparte?

Del resto è intuitivo che non si debba MAI collaborare con chi vuole lucrare sulla nostra terra: vogliono far soldi sottraendo valore alle nostre case, alle nostre terre, al nostro paesaggio, ai nostri ecosistemi, e sottraendo salute a noi e ai nostri figli.

Meditate gente…

– Ogni riferimento a persone, cose o fatti relmente esistenti è puramente casuale –

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