Un futuro non sostenibile

Si continua nell’approvazione di numerosi impianti industriali da energie rinnovabili, senza aver ancora provveduto ad un censimento di quelli realizzati, o in via di realizzazione, e senza alcuna pianificazione energetica provinciale e nazionale, e soprattutto senza un logico e concordato piano di dislocazione.

Le amministrazioni e le aziende provvedono a continue rassicurazioni sull’impatto nullo, o comunque trascurabile di queste industrie. Quale sarà l’effetto della sommattorie di impianti che saranno installati nella Tuscia? Migliaia di ettari di specchi riflettenti, con conseguente inquinamento luminoso, dovuto al riverbero, ed elettromagnetico. Altre migliaia di torri eoliche alte 145 mt (come da parziale censimento dei progetti nella mappa) che creeranno una gabbia d’acciaio intorno al meraviglioso Lago di Bolsena. Questa apocalissi è già in atto e ne siamo tutti responsabili: Piansano, Tuscania, etc… si stanno già realizzando. La sottostazione di raccordo di Tuscania è in avanzamento lavori, e da quel che si apprende dai giornali, opera e sbanca migliaia di metri cubi di terra, senza la minima autorizzazione.
Per il bene nazionale si sarebbe anche disposti ad ulteriori sacrifici di territorio, ma è sempre più acclarato l’infinitesimale contributo al fabbisogno energetico nazionale di questi grandi impianti. La scelta dei siti è poi casuale , senza indagini preventive di effettiva capacità produttiva dei luoghi scelti dalle aziende. I dati di rilevazione anemometrica sono spesso secretati, ed invece di procedere ad installazioni nei pressi dei siti energivori, si preferisce impiantare queste industrie a distanze tali da favorire una grossa dispersione dell’eventuale energia prodotta. La rete elettrica nazionale, che non riesce a sostenere i picchi di produzione non programmabili, dei mega impianti da rinnovabili, deve infatti disperdere l’energia prodotta ed oltretutto corrispondere oneri elevatissimi per la manacata produzione, pagando queste multinazionali con soldi pubblici. Invece di incentivare gli impianti che servono effettivamente ad un’affrancamento energetico da fonti fossili, che quindi dovrebbero essere realizzati in scala energetica utile all’indipendenza in situ, quindi sui tetti (civili ed industriali) o ad utilizzo dei siti che richiedono grandi quantitativi energetici (aziende e fabbriche), si continua a favorire la distruzione dei territori con una distribuzione degli impianti senza alcuna logica, utilità e capacità produttiva.

Siamo davvero disposti a continuare a non valutare la distruzione in atto ed a porvi rimedio?
Il prossimo fututro non sarà più sostenibile per la Tuscia, culla della civiltà, e per l’Italia tutta.

Elena Hagi
Comitato “Habitat e Paesaggio”

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