Linee guida regionali per le rinnovabili, il parere di Legambiente E.R.

I pareri di Legambiente Emilia Romagna sulle linee guida regionali per le rinnovabili

QUESTIONI GENERALI

Per raggiungere l’obiettivo del 20% di rinnovabili e superarlo  occorrerà una forte penetrazione degli impianti da rinnovabili sul territorio.  E’ evidente però che le conflittualità sociali già presenti e le criticità emerse in alcuni impianti necessitano di un approccio articolato e complesso che non si risolve con la semplice individuazione di aree non idonee sulle cartine, un’azione questa per forza di cose di estrema semplificazione.

E’ necessario quindi che Comuni e/o Province si dotino di strumenti di programmazione che censiscano le potenzialità delle rinnovabili, in modo da poter modulare correttamente alle necessità energetiche del territorio, alle sue caratteristiche morfologiche e produttive ed alla sostenibilità ambientale, il numero, la taglia e la tipologia di impianti, oltre che la loro corretta collocazione (biomasse presenti, reale ventosità delle aree appenniniche e vincoli paesaggistici, salti idrici e briglie già esistenti, aree degradate per il fotovoltaico).

La dove gli strumenti di pianificazione provinciale e comunale abbiano, alla data di pubblicazione della delibera,   già  approvato all’interno dei loro strumenti di pianificazione limiti, condizioni e criteri per la localizzazione degli impianti si ritiene necessario che le linee guida li recepiscano, mantenendone l’efficacia, qualora siano maggiormente restrittive  rispetto a quelle  previste dalla delibera. Questo per tutelare e non vanificare il lavoro già fatto da Provincie e Comuni, spesso frutto di concertazioni tra categorie portatrici di interessi.

Per questo all’art 4 si chiede di aggiungere, alla fine dopo “presente atto” : “I limiti, le condizioni e i criteri presenti all’interno di documenti di pianificazione Provinciali o Comunali già approvati alla data di pubblicazione del presente atto manterranno la loro efficacia, qualora più restrittivi”

Inoltre accanto alle aree non idonee è necessario che si individuino quanto prima anche modalità operative per gli impianti.  E’ auspicabile affiancare ai divieti, accordi volontari per poter localizzare gli impianti nelle aree più idonee e favorire gli impianti progettati correttamente.

In generale devono essere favoriti gli impianti pubblici o quegli impianti che prevedano percorsi di coinvolgimento e partecipazione, anche azionaria, delle popolazioni locali.

Per quanto riguarda la parte dei principi generali assunti nel fornire i criteri per la localizzazione degli impianti, riteniamo importante aggiungere agli obbiettivi individuati per l’eolico, oltre a quello della elevata efficienza energetica, anche quello del minimo impatto ambientale e paesaggistico mentre per l’idroelettrico si ritiene opportuno aggiungere gli impianti puntuali su briglia , oltre a quelli interrati.

In linea generale sosteniamo la scelta della Giunta di inserire tra le aree non idonee  per ogni fonte rinnovabile il sistema forestale e boschivo. Eccezioni possono essere fatte per impianti puntuali di piccola taglia, che non richiedano la realizzazione di nuove strade d’accesso e sottoposti comunque a valutazione paesaggistica e ambientale.

Occorre specificare meglio il criterio di cumulo degli impianti su aree contigue in modo da evitare l’eccessiva concentrazione. Tale criterio deve essere esteso non solo agli impianti a biomasse ma anche alle altre tipologie impiantistiche, definendo distanze minime e potenze.

Per valutare e monitorare gli effetti delle linee guida sarà necessario creare un tavolo regionale con tutti i portatori di interesse e gli assessorati competenti (ambiente, energia, agricoltura, pianificazione) che si riunisca periodicamente in modo da effettuare eventuali aggiustamenti  dopo la prima fase di applicazione.

Per gli impianti che hanno creato problemi di funzionamento (in particolare quelli a biomasse con problemi di odore), occorre garantire ai Sindaci adeguati strumenti per intervenire e percorsi rapidi di adeguamento o delocalizzazione.

E’ inoltre necessario considerare nella localizzazione non solo i singoli impianti ma anche le strutture accessorie (strade di accesso, condotte idriche , cavidotti ecc.)al fine della effettiva sostenibilità ambientale.

Per i piccoli impianti sottoposto a DIA è necessario graduare le previsioni vincolistiche nei casi in cui possano limitare la realizzazione di impianti virtuosi (ad esempio per il minieolico, o per il mini-idro ubicato su briglie, acquedotti o salti artificiali già esistenti).

Per i piccoli impianti è necessario che i Comuni si dotino di strumenti urbanistici per un corretto inserimento nel territorio (fissando distanze minime dalle abitazioni,  limiti di rumorosità ecc.).

EOLICO

E’ necessario considerare oltre agli impianti anche le opere infrastrutturali ed opere connesse ( pag.17 A… dopo suolo)

 Per impianti industriali, deve essere garantita una distanza non inferiore a m 500 o 6 volte l’altezza dei singoli aerogeneratori dalle singole abitazioni e comunque garantire il rispetto delle condizioni acustiche precedenti l’intervento.

E’ necessario considerare come non idonee per la localizzazione di impianti di grandi dimensioni le rotte migratorie e zone nidificazione e caccia rapaci, sulla base di adeguati quadri conoscitivi. Su questo aspetto occorre comunque garantire il monitoraggio degli impianti realizzati in modo da utilizzare dati certi.  In ogni caso sono da inserire tra le aree idonee all’istallazione di impianti, di piccole dimensioni, tutte le aree SIC  in cui , tra le specie tutelate, figurino rapaci e fauna migratoria ai sensi della direttiva Habitat (pag.20 punto C comma 3 )

Per evitare la proliferazione disordinata di impianti deve essere inserito il concetto della perequazione territoriale individuando siti sovra-comunali vocati, rispetto ai quali vengano ripartiti oneri e  benefici economici su più Comuni.

Occorre prevedere il coinvolgimento di più Comuni in tutti i casi in cui gli impianti sono posti entro una distanza stabilita dai confini oppure sono visibili le torri, ad esempio, da centri abitati nei Comuni confinanti.

Sono obbligatoriamente da promuovere percorsi partecipati i da parte di aziende e Comuni per condividere con le popolazioni locali le aree più idonee in caso di impianti industriali.

Si ritiene necessario che la realizzazione degli impianti industriali sia preceduta da rilevamenti anemometrici di almeno un anno per verificare i rendimenti minimi.

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