Commento sulla delibera “linee guida Emilia Romagna sulle fonti rinnovabili”

Trasmetto in allegato il testo della delibera (da considerare definitiva dopo il passaggio in Commissione ambiente e poi in Assemblea legislativa) per l’ “Individuazione delle aree e dei siti per l’installazione di impianti di produzione di energia elettrica mediante l’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili eolica, da biogas, da biomassa e idroelettrica.”

Mi limiterò a commentare le conclusioni per quello che riguarda la fonte eolica. Anzi, come portavoce dell’Emilia Romagna della Rete della Resistenza sui Crinali, la sola fonte eolica-industriale, trascurando il “mini-eolico”.

Tutte le osservazioni fatte in occasione della pubblica audizione del 14 luglio scorso rimangono valide tranne la definizione della soglia minima di produttività, portata (mi piace pensare che abbia contribuito un poco anche il mio intervento in quella sede istituzionale) da 1200 (una cifra risibile) a 1800 ore.

Questo limite varrà in ogni condizione, in Emilia Romagna, per definire le aree idonee all’eolico. A pag. 18 leggiamo che sono tali “le aree agricole nelle quali gli impianti risultino di elevata efficienza in termini di alta produttività specifica, definita come numero di ore annue di funzionamento alla piena potenza nominale, comunque non inferiori a 1800 ore annue.”

Ricordo che tale numero si ricava (grossolanamente) dividendo l’energia elettrica prodotta da un impianto nel corso di un anno per la sua potenza nominale.

In altre parole, per fare capire il valore di questa norma con un esempio: l’impianto di Casoni di Romagna non avrebbe superato questa soglia minima, se non nei pii desideri (ma saranno stati davvero desideri o si sapeva benissimo che non era così?) degli installatori dell’impianto che prevedevano una produttività superiore alle 2000 ore all’anno, per superare le obiezioni del locale comitato che (a ragione) contestava la sostenibilità dell’impianto una volta cessati gli incentivi pubblici.

Purtroppo, contrariamente alle nostre insistenze per meglio precisare quel limite, le linee guida non precisano chi, quando e come debba rilevare tale soglia minima di 1800. Dovrà perciò essere compito dei singoli comitati e, in loro assenza, delle associazioni ambientaliste fare accertare il limite ogni volta. Questo limite appare particolarmente importante e viene riaffermato più volte nel testo delle linee guida. Già a pag. 10 leggiamo: “Per quanto riguarda gli impianti da energia eolica, si è ritenuto di favorire la realizzazione di quelli che risultino di elevata efficienza in termini di alta produttività specifica, definita come numero di ore di funzionamento alla piena potenza nominale.” Raccomando perciò a tutti, in futuro, di insistere su questo punto, pretendendo la pubblicità dei dati anemometrici e scrupolosi controlli pubblici sugli stessi. Ogni precedente aiuterà tutto il nostro movimento.

La soglia a 1800 metri permetterà di raggiungere comunque gli obiettivi di potenziale installato previsto nei piani energetici ma eliminerà, se i controlli saranno efficaci, le più volgari speculazioni a danno del territorio. Ricordo a questo proposito che nell’anno 2009 (dato ufficiale più recente a disposizione) gli impianti eolici dell’Emilia Romagna hanno avuto una produttività complessiva di 1265 ore (!).

Il passaggio del testo in Assemblea non ha apportato modifiche sostanziali, tranne l’eliminazione della pericolosissima concessione di idoneità (introdotta dalla Commissione ambiente) per gli impianti ad altezza superiore ai 1200 metri oggetto di specifica previsione nei piano energetici provinciali o comunali.

Ora l’eccezione (a nostro avviso illegale) rimane solo per gli impianti oltre i 1200 metri di elevata efficienza (la soglia di 1800 ore è la stessa di prima) E “qualora gli impianti siano realizzati a servizio di attività ivi insediate … in regime di autoproduzione”.

Intendiamo fare notare questa illegalità, unitamente ad altre ambiguità del testo legislativo regionale in merito alla possibilità di installazione di impianti eolici in aree boscate, quando incontreremo, tra un paio di settimane, la Sovrintendente.

La partita è chiusa.

La notizia apparsa in rete due giorni fa circa il rinvio ad una ulteriore delibera entro 60 giorni per i provvedimenti relativi alla mitigazione dell’impatto ambientale non riguarda l’eolico.

L’installazione di impianti eolico-industriali in Emilia Romagna continua perciò ad essere selvaggia, con la sola eccezione ricordata.

Denunciamo come particolarmente grave che non siano state fissate le distanze, per le quali ci si dovrà affidare a quanto disposto dalle linee guida nazionali, che a quel proposito non si esprimono neppure in termini di cogenza: “Si segnalano di seguito alcune possibili misure di mitigazione”. Non si capisce neppure a chi questo suggerimento venga rivolto. In particolare risulta offensivo al senso comune la misura di mitigazione che prevede: “minima distanza di ciascun aerogeneratore da unità abitative munite di abitabilità, regolarmente censite e stabilmente abitate, non inferiore ai 200 metri.” Le pale ormai sono alte altrettanto! Saranno contenti in particolare le decine di migliaia di cittadini emiliano-romagnoli che sono stati indotti ad acquistare la seconda casa in montagna (e che ora rischiano di trovarsi una pala eolica in giardino da un giorno all’altro senza potersi opporre) da quegli stessi sindaci che ora fanno gli sviluppatori dell’eolico. E’ una autentica vergogna ed un atto di inciviltà.

Come è stato correttamente fatto notare nel dibattito in rete, da queste linee guida sull’eolico si desume che, per i nostri amministratori regionali, non esiste l’uomo.

Le conseguenze sono facilmente prevedibili.

E’ altrettanto vero, come altresì è stato fatto recentemente notare da chi di noi era presente alla ricordata audizione, che difficilmente l’Assemblea regionale avrebbe potuto fare di più, visto il consenso entusiastico alla deregulation da parte di imprenditori ed amministratori locali, comunali e provinciali, che percepiscono (qualcuno l’ha persino candidamente ammesso in audizione) gli impianti ad energia “rinnovabile” come una enorme fonte di reddito.

Forse, come RRC, si sarebbe potuto fare di più, se non fosse calata la tensione sull’argomento eolico, dopo gli indubbi successi ottenuti dai comitati e dalle associazioni sul campo nei mesi precedenti. Rivolgo perciò un monito ai comitati toscani di ridestare l’iniziale attivismo, in attesa delle loro linee guida regionali. Ma forse, per ottenere una maggiore partecipazione popolare, ci sarebbe dovuto essere bisogno della installazione di impianti veramente impattanti per le popolazioni montane, in linea con quello che è avvenuto per gli impianti a biogas e biomassa che stanno rendendo invivibili vastissime aree della nostra pianura e che hanno provocato una rivolta popolare molto dura. Con conseguente maggiore attenzione alle loro istanze da parte del legislatore regionale.

Ma, ovviamente, è stato meglio che questi impianti megaeolici non esistano (ancora) in regione. Finchè c’è vita c’è speranza che non compaiano mai.

La politica in materia eolica della Regione Emilia Romagna sarà oggetto nei prossimi giorni di approfondimenti sul sito della Rete della Resistenza sui Crinali che invito tutti a seguire. Magari intervenendo con un proprio contributo.

Inoltre invito tutti a leggere il fondamentale (fondamentale per il destino – cupo – del nostro territorio) nuovo piano energetico regionale ed a valutare le conseguenze di quei numeri in termini ambientali e paesaggistici. Oltre che di impatto sui residenti.

Alberto Cuppini

Allegato: Testo della delibera linee guida Emilia Romagna sulle fonti rinnovabili

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