Piero della Francesca a strisce rosse nel vento

A Firenze, gli uffici VIA delle Regioni Toscana ed Emilia Romagna hanno dato una valutazione di impatto ambientale negativa per l’impianto eolico di Poggio Tre Vescovi, in Montefeltro (che sarebbe stato uno dei più grandi d’Europa). Essendo sorto un conflitto tra Istituzioni (Ministero, Regioni e Provincia di Arezzo contrarie al progetto e Comuni sui cui terreni avrebbero dovuto essere piantate le pale, chissà perchè, favorevoli), la decisione politica viene demandata al Consiglio dei Ministri.

Segue articolo di Mario Pirani sulla vicenda.

Piero della Francesca a strisce rosse nel vento
Repubblica, 10 ottobre 2011 —   pagina 39   sezione: Commenti

Sullo sfondo dello splendido dittico di Federico da Montefeltro e della moglie, Battista Sforza, di Piero della Francesca, visibile agli Uffizi, si delinea il dolce paesaggio collinare che dalle Marche declina verso l’Adriatico.

Uno dei tanti luoghi incantati della penisola che ogni italiano dovrebbe salvaguardare come cosa propria e ineguagliabile bene collettivo. Per amara esperienza sappiamo che così non è.

Neanche in questo caso, come prova con icastica ironia un manifesto illustrato di Italia Nostra che riproduce quel paesaggio nel prossimo futuro, sconciato dall’offensivo profilo del più grande impianto eolico mai realizzato.

Si tratta, in questo caso, di ben 36 torri di 180 metri, un’altezza finora mai vista, dislocate a cavallo di due Regioni, la Toscana e l’Emilia Romagna, con impatti diretti anche sulle Marche. Prende il nome dalla località Poggio Tre Vescovi,e si estende attraverso i comuni di Verghereto (Forlì, Cesena), Casteldelci (Rimini) e Badia Tedalda (Arezzo). Siamo in un crocevia interessantissimo dal punto di vista paesaggistico e culturale, dove le antiche strade di cui si conservano i resti furono percorse dagli eserciti di Annibale verso Roma, utilizzate in seguito dai “Romei” che negli anni giubiliari si recavano ad Assisi ed unisconoa tutt’oggi borghi storici di grande pregio, fortificazioni e resti dell’incastellamento medievale. Sono le terre dei duchi di Urbino, di Cesare Borgia, di Lorenzo il Magnifico.

Il progetto è destinato a devastare questi luoghi, a meno che non venga bloccato dalla Conferenza dei Servizi che si riunisce oggi presso la Regione Toscana con la partecipazione delle altre Regioni interessate, dove saranno prese in considerazione le valutazioni di impatto ambientale.

Tra l’altro andranno analizzate le conseguenze degli sconvolgimenti nella rete dei trasporti, poiché dovrebbero essere realizzati 18 km di strade di collegamento, più 28 interventi di allargamento e rafforzamento di arterie provinciali per il passaggio dei mezzi pesanti. Altro elemento di perplessità desta la morfologia dei luoghi che conserva una buona tenuta del suolo se resta integra la copertura boschiva, mentre presenta una pericolosità erosiva laddove questa viene meno. Lo prova, sul fronte opposto di una delle vallate investite dal progetto, il verificarsi nel 2010 di un fenomeno franoso tra i più vasti dell’ultimo mezzo secolo. Preoccupa, quindi, un’opera che implica ingenti movimenti di terreno e chilometri di sbancamenti. Ma le perplessità non finiscono qui. Tra le più significative vi è la diffida del ministero dei Beni culturali che smentisce la relazione paesaggistica dove si afferma che le pale saranno di colore grigio chiaro per renderle visivamente meno impattanti, mentre una precedente conferenza dei servizi, considerato che la zona è di intenso traffico aereo, aveva già deciso che le pale, andrebbero, comunque, tinteggiate con grandi strisce rosse.

Da ultimo è venuta la denuncia di Italia Nostra alla Procura di Arezzo in cui si segnala che la richiesta di autorizzazione paesaggistica e idrogeologica, compreso il piano particellare di esproprio, viene presentato dai tecnici del Comune di Badia Tedalda. In proposito si sottolinea, come dalla documentazione emerga che il 50% dei terreni interessati sono di proprietà del sindaco Fabrizio Giovannini e di suo fratello Roberto. C’è, quindi, vasta materia d’indagine sui presupposti di conflitto d’interesse e d’interesse privato in atti d’ufficio. Infine l’investimento, supportato dai soliti meccanismi d’incentivie certificati verdi, ammontaa 220 milioni. Lo promuove una società a responsabilità limitata denominata, Geo Italia, di cui i movimenti ambientalisti non sono riusciti a conoscere nulla. Si tratterà di una delle solite reti di “facilitatori” in cui l’autorità giudiziaria si è già imbattuta nei numerosi crimini emersi quasi ovunque attorno ai parchi eolici?

MARIO PIRANI

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