Comunicato Stampa WWF sulla centrale eolica industriale di Poggio Tre Vescovi”

COMUNICATO STAMPA del 28 ottobre 2011 su “Progetto di realizzazione del Parco Eolico Poggio Tre Vescovi”

In qualità di ecologisti e cittadini della Provincia di Rimini interessati dalle prospettive di futuro forniteci da talune scelte politiche strategiche, riteniamo che sia veramente sorprendente osservare da parte degli amministratori interessati dal progetto del “Parco eolico Poggio Tre Vescovi”, la disinvoltura con la quale affrontino con superficialità temi tanto delicati e importanti per il futuro della propria terra.

E’ sconfortante notare che siano sempre il profitto e l’economia di mercato (spesso come in questo caso viziata e soggetta a forzature di vario genere) a rappresentare la sola voce presa in considerazione in una politica di pianificazione dei territori totalmente miope, priva di organicità, visione di insieme, di futuro e attenzione alla vocazione intrinseca dei territori spesso di grande pregio storico, artistico, culturale e in questo caso di grande valore paesaggistico e naturale.

Alle soglie del 2012, continuare sulla strada di questi volani economici e speculativi “autodistruttivi”, legati sempre alla devastazione del territorio e alla svendita dei suoi valori, in nome della quadratura di bilancio, proprio sull’onda di quello spirito di effimera autoconservazione degli enti locali, sia anti storico e totalmente folle.

Il WWF ritiene l’energia eolica un’opportunità irrinunciabile per fronteggiare I cambiamenti climatici, ma l’impatto ambientale e storico-paesaggistico non devono essere trascurati, e il progetto previsto a Poggio Tre Vescovi era e rimane un progetto abnorme, sproporzionato e devastante in ogni senso. Ribadiamo la nostra contrarietà agli impianti eolici “industriali” localizzati sul crinale, proponendo come alternative lo sviluppo di impianti eolici diffusi (ad asse orrizzontale o verticale), collocati in siti di scarsa rilevanza naturalistica e paesaggistica.

Ci si chiede comunque come sia possibile che un comune come quello di Casteldelci, interessato da un dissesto idrogeologico che ha registrato solo un anno fa fenomeni franosi di portata record, possa pensare (o pensi) di gravare il proprio territorio di altro disboscamento, messa in opera di arterie stradali di grandissima portata (adatta quindi al passaggio in loco di mezzi pesanti, e traffico sostenuto), sbancamenti del terreno,
colate di cemento, escavazioni di proporzioni gigantesche, posa in opera di cantieri enormi per l’applicazione di torri con pale rotanti che avrebbero fatto raggiungere ai manufatti i 180 metri (ovvero torri visibili fino alla Costa Adriatica e oltre), il tutto in un’operazione che avrebbe condizionato perennemente tutta la Valmarecchia e il Montefeltro nella sua estensione fino al mare, che avrebbe avuto luogo in aree di alto rischio, sismico e idrogeologico ed eseguito senza la benché minima condivisione e partecipazione
democratica della cittadinanza provinciale.

Un progetto questo, che fra manufatti di servizio e posa in opera delle torri eoliche avrebbe interessato complessivamente ben tre comuni (fra comuni romagnoli e toscani), luoghi di importanza strategica per il raccordo fra aree protette regionali, interregionali, statali e comunitarie di primaria importanza. Quanto di più tragico o forse paradossale infatti si può riassumere nel fatto che l’opera progettata sarebbe dovuta risiedere sul crinale appenninico fra la Riserva Naturale dell’Alpe della Luna, il parco interregionale del Sasso Simone e
Simoncello, il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi e una costellazione di altre importantissime riserve, aree di interesse comunitario (SIC) e zone di protezione speciale (ZPS) che nel complesso avrebbero ricevuto un impatto catastrofico capace di mettere in crisi ambientale tutta la regione causando la deflagrazione e la frammentazione dei corridoi ecologici naturali.

La scusa che avrebbe giustificato questo scempio (oltre a qualche spicciolo dato ai comuni e ai cittadini interessati dall’operazione) sarebbe stata un fantomatico “risparmio delle emissioni di CO2” per 3.874.500 tonnellate.
Ci chiediamo su quale considerazioni scientifiche possano basarsi i dati indicanti il bilancio di risparmio di CO2 forniti dai promotori dell’impianto, un bilancio che non ci convinge perchè non considera alcuna voce passiva in termini di perdita di verde e suolo e quindi di diretto assorbimento della CO2 presente in atmosfera Lo scopo finale del WWF è fermare e far regredire il degrado dell’ambiente naturale del nostro pianeta e contribuire a costruire
un futuro in cui l’umanità possa vivere in armonia con la natura.

Bruschi Lorenzo
WWF Emilia Romagna

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