L’eolico divide l’Appennino

Pubblichiamo l’articolo di Andrea Lanzarini apparso il 2 Novembre sul Sole 24 Ore.

C’era una volta il nimby, not in my back yard, non nel mio cortile.

Ma nel caso del progetto del parco eolico di Poggio Tre Ve­scovi, che abbraccia Emilia ­Romagna e Toscana, si assiste a un curioso ribaltamento: non sono i locali a difendere i loro cortili da opere indesiderate, male Regioni e il ministero dei Beni culturali. Not in your back yard, dunque.

Il nodo del contendere è la realizzazione di un parco eoli­co (36 aerogeneratori, una po­tenza di oltre 122 Mw) tra Ca­stelde1ci (Rn), con 22 pale previ­ste; Verghereto (Fc), sui cui cri­nali sono preventivati 3 aeroge­neratori; e Badia Tedalda (Ar) con 22 pale. Un investimento da 260 milioni targato Geo Ita­lia, controllata al 100% dall’omonimo studio di proget­tazione tedesco specializzato nell’eolico. A fronte di una pro­duzione di 252 Gwh annui e a una redditività media lorda an­nua di 20 milioni, in sei lustri si taglierebbero le emissioni di C02 di 4 milioni di tonnellate. Dopo un decennio di studi sul­la ventosità dei crinali, i tre Co­muni firmarono nel 2009 un protocollo d’intesa che pone a chi avanza progetti sull’eolico obblighi precisi.

Nasce da quell’intesa l’idea di rea­lizzare una public company – realtà diffusa in Germania, mentre in Italia è sperimentata solo in piccoli impianti fotovoltaici o a biomasse – alla qua­le conferire il 30% delle quote del parco eolico. Ai cittadini che investisse­ro – dice il proponente del progetto­sarebbero garantiti, agli attuali anda­menti del mercato, rendimenti del 7 per cento. I comuni potrebbero, inve­ce, rimpinguare casse ormai prosciu­gate. «A fronte di un investimento di . circa 7 milioni per l’acquisto in leasing di una pala – spiega il sindaco di Castelde1ci, Mario Fortini – il mio co­mune, che ha un bilancio annuale in­feriore al milione, incasserebbe 1,2 milioni per trent’anni. Un pool di av­vocati e commercialisti sta studian­do la forma giuridica più idonea a pre­metterlo».

L’intesa prescrive anche che una parte consistente dei lavori sia affida­ta a imprese locali e che, per la man!1­tenzione, siano assunte 20-30 perso­ne del luogo. «E oltre a non compro­mettere il territorio – aggiunge Guido Guidi, sindaco di Verghereto- e a pre­vedere, come compensazione, risor­se da destinare al restauro di una par­te considerevole del patrimonio arti­stico, l’eolico darebbe una spinta al tu­rismo con la creazione di un parco scientifico-tecnologico».

«Il progetto è coerente con le normative vigenti, migliorabile sotto il profilo dell’impatto ambientale – di­ce il presidente della sezione Italia Nostra di Sestino, Gabriele Cevasco – ed è il primo in Italia a prevedere l’azionariato diffuso applicato all’eoli­co. I no pregiudiziali sono deleteri, si valutino con lungimiranza i progetti, specie quelli che, fondandosi su mo­delli gestionali trasparenti, garanti­scono uno sviluppo ecosostenibile delle comunità locali». Si misura in anni luce la distanza con la dirigenza nazionale di Italia Nostra (e con il Wwf), che ha più volte sconfessato quella posizione – allineata al sì di Le­gambiente – e medita di chiudere la sezione “ribelle”. «In Italia non c’è una ventosità tale da giustificare im­pianti di simili dimensioni e riteniamo sovrastimati i benefici per il terri­torio, visto che i comuni non possono dall’anno scorso, per legge, incassare quote dei proventi dagli impianti. Ol­tre a ciò, i numeri sulla ricaduta occu­pazionale sono eccessivi», ribatte Mariarita Signorini della giunta na­zionale. E aggiunge: «I vantaggi sono, invece, di pochi: abbiamo presentato un esposto alla Procura di Firenze de­nunciando il conflitto d’interesse del sindaco di Badia Tedalda, che col fra­tello è proprietario dei terreni su cui è previsto il 50% delle pale toscane».

«Quei terreni sono nostri da più di 30 anni – replica il sindaco chiamato in causa, Fabrizio Giovannini – ossia i molto tempo prima che, nel 2006, la provincia di Arezzo ne riconoscesse la vocazione eolica. Sulla questione si esprimerà la magistratura. Comun­que, i nostri terreni saranno affittati alle stesse condizioni previste per gli altri proprietari e, inoltre, con questo progetto, i benefici ricadrebbero an­che sull’intera comunità».

Sul fronte dell’impatto ambientale, le criticità emerse in Conferenza dei servizi sono numerose: le dimen­sioni eccessive dell’impianto; l’impat­to visivo di pale alte 180 metri su un territorio vergine (le terre di Piero dellaFrancesca e Della Robbia, dice Italia Nostra); le caratteristiche geo­logiche dei terreni, in alcuni casi a ri­schio dissesto; la vicinanza ad aree na­turalistiche Sic e Zps e le ripercussio­ni sulla fauna; l’interferenza tra il cavidotto per collegarsi alla rete da realiz­zare con il metanodotto esistente; la mole degli interventi sulla viabilità e dei terreni provenienti dagli scavi.

I sindaci sono insorti e Legambien­te Toscana, citando gli ultimi stop da­ti dal Granducato, parla anche per Poggio Tre Vescovi di «motivazioni debolissime» e di un «no pregiudizia­le all’eolico». «Stanti le osservazioni della Conferenza dei servizi si fatica a capire-argomenta Mario Schirru, re­sponsabile Geo Italia – come le linee guida delle due regioni definiscano quelle aree non critiche e idonee all’ eolico. Entrambe affermano che il progetto è sovradimensionato, ma non fissano alcun limite. Si dice che c’è interferenza tra il cavidotto e il me­tanodotto, ma Snam lo nega. C’è ri­schio frana? Abbiamo previsto lavori per contrastare il dissesto idrogeolo­gico. E per quanto riguarda la viabili­tà amplieremo solo piste utilizzate dai contadini».

Comunque sia, l’ardua sentenza spetta al Consiglio dei ministri che do­vrà pronunciarsi entro l’anno. Il Mi­bac si è già espresso e le regioni non paiono intenzionate a cambiare idea: «Se ritengono che abbiamo sbagliato – dice Annamaria Bramerini, assesso­re toscano all’Ambiente, annuncian­do il prossimo varo di nuove linee gui­da regionali sull’ eolico – ricorrano al Tar. Ma non si dica che il nostro è un no all’eolico: abbiamo autorizzato im­pianti per 104 Mw sui 300 previsti al 2020». «La produzione di energia da fonti rinnovabili – conclude l’assesso­re emiliano alle Attività produttive, Giancarlo Muzzarelli – è praticabile solo quando risulti compatibile con il paesaggio. Quella struttura va quindi rivista e calibrata per un corretto equilibrio tra paesaggio, territorio ed energia».

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