Eolico sui crinali della Toscana e dell’Emilia-Romagna, il caso emblematico dell’impianto di Poggio Tre Vescovi

L’ intervento di Mariarita Signorini (Responsabile comunicazione Toscana e membro del gruppo energia Italia Nostra nazionale) al Congresso di Italia Nostra a Roma il 26-11-11.

Il paesaggio di Casteldelci, uno dei comuni dove dovrebbero sorgere le torri eoliche.
È uno dei paesaggi del Montefeltro, molto simile a quelli dipinti da Piero della Francesca.

Il paesaggio ‘arricchito’ dalle torri eoliche, dietro i ritratti dei Duchi di Urbino di Piero della
Francesca.

La produzione da fonti rinnovabili in Italia è stata pari nel 2010 a 75,4 TWh circa il 22,8%
del totale. Di questi il maggior contributo viene dalla fonte idroelettrica 15,3%, eolico e
biomasse hanno prodotto il 2,7% , il geotermico l’1,5% e il solare lo 0,6% del totale. La
richiesta totale di energia elettrica è stata pari a 330 TWh Dati GSE.
Ma il contributo da FER al bilancio energetico nazionale che è composto anche da trasporti e riscaldamento riduce queste cifre a un terzo: così il contributo dell’eolico al fabbisogno
complessivo di energia del Paese è attualmente pari a circa lo 0,9% nonostante le 6.000 torri già installate.
E se le ore di vento produttivo nel Paese sono circa 1580 l’anno, in Toscana il vento ‘buono’
scende a 1252 ore (dati GSE) molto al di sotto delle 2000 ore/anno, che sono un discrimine al di sotto del quale nessun paese europeo investe nell’eolico. Ma da noi sono talmente alti gli incentivi pagati, per la poca energia prodotta, da rendere questo mercato comunque
appetibile.
La Toscana ha un paesaggio straordinario e degno di tutela, sarebbe criminale sacrificarlo
per un piatto di lenticchie, come hanno sostenuto recentemente Mario Pirani dalle pagine
nazionali di Repubblica, e più volte Salvatore Settis, Paolucci, Carlo Ripa di Meana, Petrini,
Sgarbi, Paolo Rumiz e gran parte dei rappresentanti della cultura italiana. Il dibattito è
aperto sulla tutela del paesaggio e attualissimo riguardo alle opere infrastrutturali che
s’intende realizzare, nella regione.
Quanto al risparmio di CO2 risulterebbe che l’impianto di Poggio Tre Vescovi, posto a
cavallo tra Toscana ed Emilia Romagna, nei comuni di Badia Tedalda, Verghereto,
Casteldelci, ma con impatti diretti anche sulle Marche, prendendo per buoni i dati dei
progettisti, risparmierebbe nei prossimi 30 anni, circa un centomillesimo delle emissioni
globali di CO2, se queste restassero invariate.

In compenso si prevede una centrale che si estende su un territorio complessivo
di circa 960 ettari per l’impianto più impattante mai concepito in Italia composto da
36 torri alte 180 m che richiede 18 km di nuova viabilità, che andrebbe a violare un paesaggio ancora intatto che ancora conserva strade romane e medievali.

Questo da la scala dei problemi reali con le cosiddette energie alternative, e sul come si possa e si debba manipolare la pubblica opinione per far passare progetti sproporzionati come quello.

Italia Nostra Toscana ed Emilia Romagna hanno presentato le proprie osservazioni insieme a WWF di entrambe le regioni, arrivando persino a fare l’esposto alla magistratura di Arezzo per denunciare il conflitto d’interessi del Sindaco di Badia Tedalda, possessore insieme al fratello di più del 50% dei terreni dove sarebbero sorte le pale eoliche.
Un impianto bocciato sia dalle Regioni Toscana ed Emilia Romagna sia dal Ministero per i
beni culturali, che ha recepito i pareri contrari delle due Soprintendenze regionali, della
Provincia di Arezzo, del Comune di Sestino, e che ha visto favorevoli solo i comuni interessati e le comunità montane.

Ormai la tendenza di questi ultimi tempi è quella di proporre enormi impianti industriali a
cavallo di due o più regioni, distribuendo il numero delle torri su territori diversi solo dal
punto di vista amministrativo, questo capita ad esempio sui crinali tosco-emiliano-romagnoli.
Le 36 torri del predetto impianto, che vede coinvolte ben tre regioni, sommate
alle 13 torri alte 120 m di quello contiguo della Biancarda sui crinali romagnoli
di Verghereto, raggiungerebbero la cifra totale di 49 aerogeneratori. Sommando
un effetto cumulativo d’impatto sul territorio e d’intervisibilità, assolutamente
devastante per il Paesaggio. Tanto per dare l’idea delle proporzioni il grattacielo
di Cesenatico è alto 116 m e si vede a km e km di distanza.

Inoltre va tenuto conto dell’effetto di barriera che si creerebbe per l’avifauna,
con effetti devastanti sulla biodiversità, dato che sui crinali gli uccelli tendono a
volare a bassa quota.

Dalle conclusioni degli ultimi convegni di ornitologia emerge in modo perentorio questo dato: “se verrà costruita anche solo una parte delle centrali eoliche industriali che vengono
progettate sull’Appennino e nelle grandi isole è inevitabile nel giro di pochi anni l’estinzione di specie come Aquila reale, Aquila del Bonelli, Grifone, Capovaccaio, Nibbio reale, Gracchio
corallino, e la forte riduzione di specie oggi diffuse come Corvo imperiale, Poiana, Falco
pellegrino e Gheppio”.

Tornando ora agli impatti sul territorio, per questi manufatti verrebbero scavati
complessivamente 100 km di fossi di scolo, iniettati nel terreno quasi 100 mila m
cubi di cemento per le 49 piattaforme, ciascuna di esse conficcata nel terreno per
7 m di profondità. Verrebbero stesi 89 km di cavi di collegamento alla rete
elettrica, il tutto con grave compromissione delle falde acquifere, delle sorgenti e
dei ruscelli e con le ben note ripercussioni sul dissesto idrogeologico.
Saranno necessarie nuove strade per il traffico dei Tir per il trasporto di piloni
del diametro di 8 m, e di quasi 100 m di diametro per la lunghezza delle pale,
pesanti 12 tonnellate ciascuna.

E se il territorio investito dall’impianto di Poggio Tre Vescovi è intorno ai 960
ettari per quello della Biancarda si parla di circa 240.
Italia Nostra si è sempre battuta contro impianti di queste dimensioni, come per quelli di
monte Faggiola, Firenzuola, Pontremoli che impatta anche sulla vicina Liguria, e la sequela di tutti gli altri impianti industriali fortunatamente bocciati finora, per gli impatti devastanti sul paesaggio, sugli aspetti naturalistici e sulla salute dei cittadini (le torri producono un rumore pari a 100 decibel) superiore a ogni soglia consentita dalla legge.

Per dire dell’avversione di Italia Nostra all’eolico industriale, un Ricorso al TAR è stato
presentato in Emilia Romagna contro l’impianto della Biancarda e per parlare della Toscana
abbiamo sostenuto negli anni ben tre ricorsi al Tar, a fianco di privati cittadini, come a
Scansano, o a fianco del WWF come a Montecatini Valdicecina e a Riparbella, e si annuncia
un prossimo ricorso ad adiuvandum, contro l’impianto eolico previsto a Zeri, il paese tanto
devastato dalle recenti alluvioni, dov’è palese che in un contesto di tale dissesto idrogeologico sia criminale creare infrastrutture imponenti tra viabilità, piazzole e plinti di cemento necessari a supportare impianti di tali inusitate dimensioni.

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