Si stringe sempre di più l’assedio eolico alla valle del Taro

La gazzetta di Parma del 2 gennaio, nell’articolo “Salvaguardare il paesaggio”, ci informa che, dopo l’approvazione dell’impianto di Zeri, in provincia di Massa Carrara, per il quale è stato presentato un ricorso al TAR.

Rendering impianto Passo di Santa Donna

Un altro secco no all’eolico è giunto anche dal versante opposto, quello del passo Santa Donna”. Ecco di seguito il testo integrale dell’appello per salvare l’oasi WWF dei Gherardi minacciato dalle pale:

Abbiamo bisogno del TUO aiuto

Il 9 novembre 2011 è stata depositata presso la Regione Emilia- Romagna – Servizio di Valutazione impatto e Promozione sostenibilità  ambientale la documentazione relativa alla richiesta di costruzione di  un impianto industriale di produzione di energia elettrica sul Passo di  Santa Donna, a soli 2, 5 Km dal territorio della Riserva Naturale dei  Ghirardi.

L’impianto, costituito da tre generatori eolici alti ognuno 150  metri, si va a collocare in una area naturalisticamente  importantissima, dove nidificano biancone, astore e falco pecchiaiolo, danneggiando irreparabilmente il paesaggio fin’ora intatto di questa  porzione di Appennino, dalla lunga e celebrata storia, valico della  strada che da Luni conduceva a Veleia in epoca romana, poi luogo di  transito dei pellegrini medioevali sulla Via degli Abati, e teatro di  scontri sanguinari durante la repressione nazista.

Dire NO all’impianto industriale significa salvaguardare l’unica  risorsa rimasta nelle nostre montagne, il PAESAGGIO, fonte di reddito  per gli operatori turistici che stanno lavorando con impegno per  garantire un futuro alla valle.

Una centrale industriale di generazione elettrica sul crinale significa:
• alterare per sempre lo skyline delle nostre montagne, facendolo  apparire minuscolo e insignificante, cancellando la sua appetibilità  turistica
• ridurre di conseguenza il valore immobiliare di edifici e terreni  di tutta l’area tra Compiano, Borgotaro e Bardi, come verificato in  tanti luoghi d’Italia dove l’interesse turistico è stato cancellato
dalla costruzione di impianti industriali di elettrogenerazione eolica
• cancellare per sempre un importante luogo della memoria, dando il  via alla distruzione dei crinali dopo quella quasi completata del  fondovalle Taro.
• allontanare le specie animali di rilevante interesse comunitario  che nidificano nell’area, come biancone, astore, falco pecchiaiolo,  averla piccola, tottavilla, succiacapre, come verificatosi anche nel  vicino impianto del passo della Cappelletta
• uccidere tramite collisione diretta esemplari dei grandi rapaci  veleggiatori che frequentano l’area per nidificare, di quelli che  cacciano regolarmente nella zona, come l’aquila reale proveniente da
prossime aree di riproduzione, e di quelli che utilizzano il valico  durante la migrazione, come il falco di palude nei mesi primaverili,  nonchè i pipistrelli in migrazione notturna.

SE siete della nostra stessa opinione circa l’opportunità di  distruggere il paesaggio e causare la perdita di valori economici e  culturali della montagna, vi preghiamo di scrivere una mail in sostegno  della nostra protesta, al comune di Borgo Val di Taro.

Potete copiare il seguente testo:

Oggetto:
No all’eolico del Santa Donna
Testo:
Pregiatissimo sig. Sindaco,
ci appelliamo a Lei perché prenda in considerazione l’opportunità di  NON autorizzare la costruzione dell’impianto eolico sul Passo di Santa  Donna.
Distruggere il paesaggio, porre ostacoli allo sviluppo turistico e  causare la perdita di importante biodiversità NON è lo sviluppo che  vogliamo per Borgotaro e la sua valle.

Ricordiamo di firmare con nome e cognome e, nel caso vogliate  modificare il testo, di mantenersi nel massimo della cortesia e buona  educazione.

Indirizzare la mail a sindaco@comune.borgo-val-di-taro.pr.it
e per conoscenza a oasighirardi@wwf.it

Ti preghiamo di far girare questo appello e diffonderlo il più  ampiamente possibile.

Il futuro della Riserva Naturale dei Ghirardi dipende da TE.
Grazie  per prendertelo a cuore.

Il locale comitato CISATEL fa notare che quei prati e quegli alberi si trovano nel cuore dell’oasi, a maggiore dimostrazione del devastante impatto di quelle tre torri, l’ultima a destra delle quali, addirittura, emerge da una pineta luogo di nidificazione del rarissimo biancone.
Lascia in particolare sbigottiti l’indifferenza delle altre amministrazioni locali, danneggiate dal susseguirsi di questi impianti di enorme altezza, e per le quali non esiste neppure la giustificazione di volere fare cassa con le (vietatissime dalla legge!) royalties a cui aspirano i Sindaci dei Comuni dove gli aerogeneratori vengono collocati.
E questo del monte Santa Donna è solo uno dei numerosi impianti di cui si vociferava nella valle del Taro. A poco a poco si vanno tutti concretizzando, contribuendo a trasformare, in un futuro prossimo, tutta la zona in un panorama da incubo.

Alberto Cuppini

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