Si è costituito a Nicelli, nel Comune di Farini (PC), un nuovo comitato contro un impianto eolico. Una amara lezione per tutte le comunità montane dell’Appennino.

La stampa locale (vedi in allegato l’articolo apparso su “La Libertà” di Piacenza lo scorso 3 febbraio) ha informato la popolazione delle vallate piacentine della nascita di un altro comitato (denominato “No pale eoliche a Nicelli, nel Comune di Farini e zone limitrofe”), costituitosi saggiamente in via preventiva, al sorgere di un anemometro foriero di guai futuri, contro il minacciato impianto della ditta Oppimitti, i cui aerogeneratori dovrebbero superare i cento metri di sviluppo verticale (comprese le pale, che vengono sempre ignorate, chissà perchè, per determinarne l’altezza).
Finora, in tutte le sedi istituzionali (compresa l‘audizione davanti alla Commissione Ambiente della Regione Emilia Romagna dello scorso 14 luglio per le “linee guida” regionali) avevamo sentito portare dagli amministratori locali il caso di Nicelli come esempio virtuoso di un impianto accettato da tutta una comunità.Addirittura l’Assessore alla Programmazione territoriale della Regione Emilia Romagna Alfredo Peri così scriveva nella risposta 195 del 31 agosto 2010 all’interrogazione del Consigliere regionale Andrea Pollastri dell’ 8 giugno 2010 che desiderava chiarimenti onde evitare, tra l’altro, istallazioni massicce e tutelare le distanze dalle abitazioni in occasione di un altro progettato impianto eolico della medesima ditta al passo delle Pianazze, sempre nello stesso Comune di Farini:”Il Comune afferma che l’istallazione dell’unico aerogeneratore in località Nicelli non ha determinato opposizioni o esposti da parte dei residenti che, al contrario, hanno accolto positivamente l’iniziativa. L’impianto suscita interesse al punto che l’afflusso dei visitatori incentiva l’indotto del commercio locale.”
Un comitato contro il nuovo impianto eolico di 45 persone su un totale di 50 residenti che, secondo un atto ufficiale della Giunta dell’Emilia Romagna, lo avrebbero dovuto accogliere positivamente è una discreta percentuale negativa ed induce ad una amara ironia. Speriamo almeno nell’aumento proporzionale dell’afflusso dei visitatori e dell’indotto…
Dunque, la strategia di penetrazione seguita è semplice: si comincia con una (relativamente) piccola pala. O al massimo con un paio, come appunto al passo delle Pianazze; oppure con un impianto mini eolico, come nel caso di Serra dello Zanchetto nel Comune di Camugnano, in provincia di Bologna dove tutte le belle considerazioni a tutela di ambiente, paesaggio e salute umana di questa verifica di impatto ambientale sembrano non valere più nel caso del nuovo impianto sul monte Fontanavidola, nello stesso Comune, proposto dalla Enel Green Power (il più grande dell’Italia settentrionale!).

Se sviluppatori eolici e politici si rendono conto che nessuno presenta osservazioni nè si oppone, decidono di rilanciare e scempiare tutta la zona. La conclusione logicamente necessaria su quale deve essere sempre la reazione di una comunità montana quando si cominciano a diffondere le prime voci di “piccoli parchi eolici”, o semplicemente quando compare un anemometro, di fronte a questi poco edificanti comportamenti dei Sindaci e degli altri tutori del bene pubblico, la lascio ai lettori.
Su tutte queste vicende di grandi impianti eolici da istallare improvvisamente in un territorio come quello dell’alto Appennino, da sempre privo di vento utile per garantire una produttività tale da sostenere investimenti così massicci, aleggia l’antipatico sospetto di un furibondo tentativo di approfittare al più presto possibile degli incentivi statali (che per l’eolico sono i più alti d’Europa) di cui si teme la prossima riduzione se non addirittura la fine. E soprattutto si percepisce, anche senza anemometri, l’aleggiar leggiero di quelle vietatissime royalties sul fatturato dell’impianto che incentivi talmente abnormi permettono di pagare (caso unico in Europa) alle amministrazioni locali per renderle prone a subire l’altrimenti inaccettabile stupro del territorio che sarebbero chiamate istituzionalmente a tutelare.  
Sia il comitato di Nicelli che quello di Camugnano hanno chiesto di entrare a far parte della Rete della Resistenza sui Crinali: ne siamo tutti lieti; confidiamo che in tal modo si rafforzi ulteriormente la vigilanza democratica – e diretta – delle popolazioni sulle nostre montagne.
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