Un appello per sostenere il ricorso contro il progetto eolico della Biancarda

Lavori eolici. Un tipico esempio di distruzione di un crinale appenninico.

Il prossimo 11 aprile è prevista l’udienza definitiva al TAR dell’Emilia Romagna al ricorso presentato da WWF e Italia Nostra contro la costruzione del gigantesco impianto eolico progettato al Poggio Biancarda, in uno dei luoghi più belli delle nostre montagne, presso la Ripa della Moia al Monte Fumaiolo, nel territorio comunale di Verghereto (FC).

Vogliamo ricordare, riprendendo anche le parole di Ivano Togni (WWF Cesena) durante l’assemblea tenuta ad Alfero (FC) lo scorso 23 marzo, che la realizzazione dell’impianto eolico della Biancarda costituirà anche una minaccia per il deflusso idrico del torrente Alferello, già piuttosto compromesso.

Mentre piove sempre meno e il problema dell’acqua diventa sempre più cruciale per tutta la Romagna, qui si progettano allegramente nuove centrali idroelettriche, ma nessuno si è chiesto quali conseguenze potranno provocare la realizzazione delle fondazioni per l’ancoraggio delle 13 torri eoliche lungo il crinale fra il Comero e il Fumaiolo, alla Biancarda. Queste torri alte fino a 120 metri (più del grattacielo di Cesenatico) avranno basi di cemento poste a profondità di 10 m, di forma esagonale, con lato di 7 m, diametro di 17 m e spessore di 2 m circa. L’impresa dichiara un totale di 41.767 mc di movimenti terra, dei quali più della metà (22.471) sarà per gli scavi.

In pratica, un blocco di cemento armato lungo più di 220 metri verrà collocato sottoterra sul crinale della Biancarda, proprio là dove si alimentano le sorgenti del Savio e dell’Alferello!

Studiosi competenti in materia – i professori Ferrari, Pupillo e Vai dell’Università di Bologna – mettono tutti in guardia sul gravissimo rischio idrogeologico che comporterà la realizzazione di questo impianto.

In particolare, il prof. Giovanbattista Vai evidenzia le sorgenti e gli acquiferi che verrebbero modificati, distrutti o compromessi: “Interventi così invasivi per fondazioni e sviluppo di viabilità di cantiere, per trasporti di dimensioni eccezionali in aree prevalentemente argillose costellate di frane attive e quiescenti, comportano l’avvio di un nuovo ciclo di erosione e asporto del suolo agrario che dall’area di inviluppo dell’intervento si estende a macchia d’olio a tutti i versanti circostanti, con ingenti danni aggiuntivi e giustificate richieste di indennizzo. I materiali argillosi con le placche calcaree e areniti, soprastanti e interposte, tutte per lo più intensamente fratturate, ospitano un pullulare di sorgenti diffuse, che si sono create vie di circolazione anche dentro le argille per fratturazione tettonica e climatica discreta. Gli interventi con carichi pesanti occluderanno queste vie preferenziali, sconvolgendo i reticoli e generando falde idriche in ristagno, pericolosi catalizzatori di nuove frane. Un rischio ancor maggiore riguarderà l’inquinamento di queste sorgenti, nel caso assai probabile in cui si debba ricorrere a fondazioni su pali, che, come noto, immettono nel terreno grandi quantità di fanghi bentonitici di perforazione a dispersione lungo lo scavo e quindi contaminanti dei percorsi idrici sotterranei che danno luogo ai principali fiumi dell’Appennino Romagnolo.”

Alle ruspe e ai bulldozer che distruggeranno un delicato sistema di acque da cui dipende la nostra sopravvivenza, si aggiunge il rischio, persino maggiore, che la bentonite venga miscelata, come confermano i geologi, con alcuni metalli quali il piombo, il nichel o il cadmio che vengono usate nelle perforazioni per i pali.

Quali saranno gli effetti sulle sorgenti causati da queste profonde perforazioni e dagli inquinamenti del suolo proprio a monte di Alfero?

Ci chiediamo se i nostri sindaci, i nostri assessori all’ambiente, abbiano mai valutato le tragiche conseguenze di questi impianti sulla salute di tutti noi.

O a loro interessa unicamente la salute del bilancio comunale?

Invitiamo tutti coloro che intendono sostenere questa battaglia fino in fondo ad aiutarci per reperire donazioni, dato che per questo ricorso al TAR si devono affrontare continuamente nuove spese.

Il conto sul quale versare liberi contributi é il seguente:

Comitato WWF Forlì
n° conto: 100000016590
IBAN: IT80L0335901600100000016590
BIC: BCITITMX
Specificare: “Pro Ricorso Biancarda”

Ringraziamo tutti colori che in ogni modo ci sostengono e preghiamo di diffondere il più possibile questo messaggio

Comitato Salviamo Biancarda e Poggio 3 Vescovi

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