Regione Emilia Romagna: un comma 22 per NON tutelare crinali e profili

Nel documento allegato l’Assessore regionale Muzzarelli  risponde alla interrogazione del Consigliere Defranceschi sull’impianto eolico previsto sul monte Fontanavidola dicendo che alcune pale sono fuori norma rispetto alle linee guida di luglio.
E’ già in sè una buona notizia.
Inoltre, per le altre questioni poste dall’interrogante,  l’Assessore dice una cosa importante parlando di “conformità delle opere rispetto alle normative vigenti” in tema di rispetto del vincolo di crinale. Perchè le normative vigenti sono queste: PTPR  (http://territorio.regione.emilia-romagna.it/codice-territorio/paesaggio/norme-ptpr) che recita:

Art. 9
Sistema dei crinali e sistema collinare
(modificato dalla delib. G.R. n. 2567/2002)

  1. devono essere definite le limitazioni all’altezza ed alle sagome dei manufatti edilizi necessarie per assicurare la salvaguardia degli scenari d’insieme e la tutela delle particolarità geomorfologiche nelle loro caratteristiche sistemiche, nonché, per quanto riguarda specificamente il sistema dei crinali, per assicurare la visuale degli stessi;

e ancora:

Art. 20
Particolari disposizioni di tutela
di specifici elementi

1. Sono stabiliti per gli strumenti di pianificazione subregionali i seguenti indirizzi:

  1. devono essere tutelati i crinali, anche non ricadenti nella delimitazione di cui al primo comma del precedente articolo 9, dettando specifiche disposizioni volte a salvaguardarne il profilo ed i coni visuali nonché i punti di vista;

Apparentemente sembrerebbe tutto chiaro, e quindi: tutte le 7 pale devono rispettare i coni visuali del crinale tutelato, ergo NON si possono montare.

Purtroppo, mi spiace dirlo, siamo alle solite. La normativa prevede la tutela dei crinali nei suoi profili e coni visuali. Nella risposta all’interrogazione invece viene citata la “linea dei crinali”.

E’ la solita storia.

Il crinale è definito come linea e quindi gli impianti non possono essere realizzati sulla linea. La conferenza dei servizi serve a superare il vincolo paesaggistico e quindi l’impatto sui profili e coni visuali. Purtroppo il PTPR prevede la tutela dei profili, ma poi demanda ai ptcp la norma.I ptcp non inseriscono la norma ed il profilo diventa una linea. Sono due anni ormai che sbattiamo in questa contraddizione.

L’unico soggetto sensibile sarebbe la Soprintendenza, ma i crinali non sono di sua competenza. Preciso meglio la questione della linea del crinale o del profilo. Nel PTPR (prg regionale) è inserita la tutela dei crinali “nei suoi profili e coni visuali”… poi esso stesso demanda ai ptcp (prg provinciali) di attuare questa tutela.

Il concetto è chiaro: il profilo è definito come skyline e quindi concettualmente tutto ciò che si erge oltre il profilo visuale dovrebbe essere vietato.

Invece nei ptcp questa norma non viene recepita!

Nella prassi il profilo diventa una linea, quindi non più il confine fra terra e cielo, ma “vedendo da sopra” diventa una linea come se fosse un fiume o una strada.

In fase di VIA o anche di autorizzazione unica che prevede la conferenza dei servizi, nessuno pone la questione del profilo, ma tutti guardano le planimetrie previste dai progetti.

Quindi è sufficiente che gli impianti (pale o cabina) non insistano sulla linea ma discostino anche solo di un metro e la norma (interpretata) è rispettata.

Ricordo che il crinale non è un elemento sotto la tutela della Soprintendenza (come invece l’area boscata) per cui l’unica valutazione paesaggistica espressa è quella della “commissione comunale per la qualità architettonica e del paesaggio” che non rilascia un’autorizzazione ma un parere.

Se la commissione esprime parere favorevole (ed il parere di questa commissione non è espresso sulla base di norme, ma di “percezione dell’inserimento dell’impianto nel paesaggio” allora il gioco è fatto.

In conferenza dei servizi guardano le planimetrie: se l’impianto non è sulla linea di crinale, la valutazione paesaggistica è positiva e la norma aggirata.

Allego una tavola che viene esaminata in conferenza dei servizi che evidenzia la “non sovrapposizione dell’impianto con la linea di crinale principale”.

Allego anche uno stralcio del PSC del comune di Bologna che ha definito la tutela dei crinali. Non mi risulta che ci siano comuni montani o PTCP che hanno adottato una norma simile. E allora che cosa fare di concreto per ovviare a questo paradosso?

Sostituire tutti gli amministratori troppo furbi!

Oppure si tratterebbe di inserire negli strumenti urbanistici provinciali e comunali delle norme di tutela. Ma nessuno è disposto a farlo per non perdere una possibile fonte di reddito (le vietatissime royalties sul fatturato degli impianti FER).

E’ dunque la Regione che deve intervenire d’imperio per pretendere l’inserimento di tali norme di tutela nei piani provinciali, per impedire che una sua norma cogente venga aggirata con una semplice inazione.

Mauro Bruzzi del comitato Prato Barbieri nel Comune di Bettola (PC)

ALLEGATI:

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