Segreti militari a Parma?

In un clima di trasparenza e di ampia partecipazione democratica, a Parma gli eolici si stanno dando da fare: http://parma.repubblica.it/cronaca/2011/05/13/news/la_provincia_si_d_all_eolico_ecco_la_parma_wind_valley-16197008/

“Destinazione ancora misteriosa…” ; “Massimo riserbo sulla località…”.

Poffarbacco! Ma che cosa sta per succedere? Si sta forse per implementare qualche nuova tecnologia rivoluzionaria finora tenuta nascosta ai comuni mortali? O si vuole più semplicemente evitare un’azione preventiva dei locali comitati che non sono, come riporta l’articolo, sul piede di guerra, ma semplicemente, visti i troppi e troppo disinvolti comportamenti precedenti, in vigilante attesa?

Naturalmente il mini eolico in sè, se ben collocato, non rappresenterebbe un problema.

Il problema nasce quando (e noi sappiamo ormai per esperienza come vanno queste cose) il minieolico viene usato come cavallo di Troia per penetrare nuovi territori ed aprire la strada all’eolico industriale (“La popolazione ha bene accolto l’eolico…”. “Non si sono costituiti comitati contrari e quindi…”. “Tanto ormai qui le pale ci sono già…” .”Il territorio è già degradato…”. “La zona ha ormai una vocazione industriale…”).

Cose già sentite e risentite un’infinità di volte e di cui conosciamo gli esiti finali, come insegna in particolare il caso di Nicelli (PC) dove è coinvolta proprio una delle aziende della “Parma Wind Valley”: https://reteresistenzacrinali.wordpress.com/2012/02/14/si-e-costituito-a-nicelli-nel-comune-di-farini-pc-un-nuovo-comitato-contro-un-impianto-eolico-una-amara-lezione-per-tutte-le-comunita-montane-dellappennino/

Il fine, naturalmente, è la realizzazione del progetto già delineato a suo tempo a grandi linee ed in prima approssimazione: http://www.parmaoggi.it/archivio/?p=5732

Ricordo che una pala eolica in grado di produrre un MW di potenza è alta quasi cento metri. Per cui la “wind valley” parmense (ex “food valley”) assomiglierà tra poco a questa:

Con un pizzico di malizia siamo portati a ritenere che questo clima da carbonari sia dovuto piuttosto al tentativo di evitare che i Sindaci sui cui territori verranno impiantati i futuri impianti industriali (per i quali è invalsa la simpatica consuetudine di fare firmare convenzioni con i Comuni da tenere rigorosamente segrete) non vengano informati preventivamente degli aspetti negativi che tali impianti comportano, ed in particolare che:

1) I Sindaci non possono dare le autorizzazioni di loro pertinenza (perchè stiamo appunto parlando di autorizzazioni – in particolare quella paesaggistica ed il nulla osta per la salute pubblica – e non di concessioni) in cambio di royalties sui fatturati futuri: https://reteresistenzacrinali.wordpress.com/risorse/volantino-royalties/

Se in cambio accettano o, peggio ancora, chiedono del denaro dalle ditte proponenti, i Sindaci incorrono in un mare di guai, non solo contabili.

2) Il clima di benigna disattenzione nei confronti dei comportamenti più disinvolti dei pubblici amministratori per ciò che riguarda gli impianti “ad energia pulita” è ormai finito: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/05/indagato-sindaco-pdl-costruire-pale-eoliche-avrebbe-favorito-societa-privata/175393/

e, recentissimo: https://reteresistenzacrinali.wordpress.com/2012/10/23/1645/

Il presunto e conclamato carattere “pulito” di questo tipo di energia non è sufficiente ad estendere automaticamente questo stesso carattere ad ogni atto o azione ad essa riferibile.

Forse proprio a causa del loro atteggiamento testardo e non collaborativo verso i Salvatori del Pianeta, i comitati locali si lamentano di non essere stati neppure invitati al Cocktail al Grand hotel de la Ville del Barilla center. Non dovrebbero lamentarsi: ben gli sta.
No eolico? No Cocktail party…

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