Impianti eolici nei SIC (Siti di Interesse Comunitario) della Liguria.

La UE per mezzo una direttiva ha richiesto agli Stati Membri l’individuazione di zone speciali di protezione per un gran numero di habitat e specie (animali e vegetali), i SIC appunto. La Regione Liguria ha pensato bene di utilizzare anche questi siti per installarci impianti eolici.

Il 19 settembre scorso il Sole 24 Ore pubblicava un articolo sulle “rinnovabili” in Liguria dal titolo “Si rafforza la svolta green che non conosce crisi” (  http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2012-09-25/rafforza-svolta-green-conosce-172347.shtml?uuid=Abi2YYjG)  i cui contenuti non lasciavano presagire niente di buono, soprattutto perchè in contrasto con la vera realtà in tutto il mondo (tranne in Italia dove le spese per incentivi – e le bollette elettriche- aumentano senza sosta), ben sintetizzata peraltro da un altro articolo dello stesso Sole 24 Ore di appena una dozzina di giorni dopo: “Eolico e fotovoltaico in crisi dopo il boom” (  http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-10-01/rinnovabili-crisi-produttori-globale-152254.shtml?uuid=Abt4EhmG).

Situazione peraltro nota a tutti, ed in particolare al presidente della Confindustria di Genova (che non è certo un avventuriero ansioso di fare soldi il più rapidamente possibile e poi scomparire) che nel primo articolo avvertiva saggiamente che “bisogna stare attenti ai fenomeni di bolla“.

Una bolla che in Italia ormai ha superato di slancio i 10 miliardi all’anno per i soli sussidi alle rinnovabili elettriche, e che si intende aumentare a 12,5 miliardi per altri vent’anni, creando, tra le molte altre distorsioni, l’inquietante figura del politico-imprenditore delle rinnovabili.

Non credo che la cosa sia altrettanto chiara ai politici locali, che parlano nello stesso articolo di ben altre cifre, riferendosi a tutt’altro. L’incongruo articolo giornalistico del 19 settembre appariva dunque prodromico a qualche iniziativa politica locale che stava bollendo in pentola.

Tale iniziativa si è materializzata appena due giorni dopo, con il DGR 1122 del 21/9/2012, presentato con questo comunicato stampa: http://www.regione.liguria.it/argomenti/media-e-notizie/archivio-comunicati-stampa-della-giunta/item/34218-energia-pulita-liguria-semplifica-norme.html  , dove si preannunciava per un prossimo futuro anche un preoccupantissimo “ridisegno” dei “confini delle aree non idonee all’installazione degli impianti eolici per favorirne (sic) la diffusione”, che è lo stravolgimento della ratio delle Linee Guida nazionali per gli impianti FER, il D.M. del 10/9/2010 a cui pure si fa riferimento nel DGR, e delle deleghe alle Regioni che vi sono contenute.

Mi sembra tuttavia, solo buttando l’occhio qua e là nel testo della delibera di Giunta (anche senza aspettare ulteriori ridisegni di confini), https://reteresistenzacrinali.files.wordpress.com/2012/10/liguria-linee-guida-fer.pdf
che si sia già semplificato un po’ troppo. In particolare è stato concesso il via libera alla possibilità di realizzare impianti eolici anche nei Siti di Interesse Comunitario (SIC) regionali.

A questo punto sembrano possibili tre spiegazioni per questo comportamento:

1) La Regione Liguria ha scelto la secessione dalla Repubblica italiana.
2) La Regione Liguria non intende rispettare alcune leggi della Repubblica italiana in materia di tutela ambientale e paesaggistica.
3) La Regione Liguria ha letto la bozza della nuova Strategia Energetica Nazionale appena redatta dal Ministero dello Sviluppo Economico, l’ha ritenuta un Decreto Legge e ne ha tratto le inevitabili conclusioni, comprendendo che si dovranno mettere pale eoliche dappertutto per raggiungere gli obiettivi di produzione da rinnovabili elettriche previsti nella SEN, eliminando a tal fine tutta la legislazione nazionale di tutela ambientale e paesaggistica. E si è perciò voluta mettere avanti col lavoro.

Speriamo che ci sia una quarta spiegazione, che però gradiremmo conoscere al più presto.

Ci piacerebbe che, se non altro per un obiettivo di minima come la tutela dei SIC liguri e per non diventare lo zimbello del mondo intero (visto che sappiamo di che zone stiamo parlando), tutte le organizzazioni ambientaliste e di tutela del territorio liguri facessero fronte comune per evitare l’obbrobrio.

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