Osservazioni al documento in approvazione “Strategia Energetica Nazionale” e relative implicazioni negative.

Pubblichiamo il testo integrale della lettera inviata dalle Associazioni al Governo.
( Il testo in formato PDF è disponibile qui )

Osservazioni al documento in approvazione “Strategia Energetica Nazionale” e relative implicazioni negative.

Spett.li

Presidente del Consiglio dei Ministri Sen. Prof. Mario Monti
Ministero dell’Economia e delle Finanze c.a. Ministro Vittorio Umberto Grilli
Ministero dello Sviluppo Economico c.a. Ministro Corrado Passera
Ministero dell’Ambiente c.a. Ministro Corrado Clini
Ministero per i BB. e le AA. CC. c.a. Ministro Lorenzo Ornaghi
Ministero delle Politiche Agricole e Forestali c.a. Ministro Mario Catania
Ministero degli Affari Regionali e del Turismo c.a. Ministro Piero Gnudi
Ministero per la Coesione Territoriale c.a. Ministro Fabrizio Barca

LORO  SEDI

Roma, 05.11.2012

e p.c. agli organi di informazione a mezzo campagna stampa e divulgazione internet

OGGETTO: Osservazioni al documento in approvazione “Strategia Energetica Nazionale” e relative implicazioni negative.

Si pongono con ogni urgenza all’attenzione degli On.lli Presidente del Consiglio e Ministri in indirizzo le osservazioni di cui al documento in epigrafe, di seguito SEN, allo scopo di richiamare una più rigorosa valutazione, in particolare sulle gravi conseguenze derivanti dal perdurare di una politica disinvolta in materia di insediamento di impianti eolici.

Le associazioni firmatarie ritengono che il proposito di elevare al 36-38% la percentuale di contributo rinnovabile nel comparto elettrico previsto al 2020, costituisca un elemento di grave contraddizione con le principali finalità dichiarate dalla Strategia energetica nazionale. L’attuale obiettivo del 26,39% è stato raggiunto con 8 anni di anticipo ma ha comportato conseguenze negative sul piano economico, sociale e ambientale. Ora, esso non può essere aumentato ulteriormente senza alcuna preventiva valutazione di carattere territoriale, ambientale, paesaggistica ed economica.

Com’è noto, le scriventi Associazioni sono fautrici delle fonti rinnovabili ma ben conoscono i limiti delle fonti rinnovabili elettriche intermittenti oltre alle conseguenze della colossale speculazione finanziaria e territoriale che caratterizza il loro sviluppo da anni.

 L’aumento dell’obiettivo delle rinnovabili elettriche senza che sia posto alcun limite alle tecnologie, come l’eolico, che comportano consumo del territorio e danno al paesaggio comporterà il sacrificio di ulteriori territori fra i più belli e delicati del nostro Paese per conseguire nel breve tempo dei soli 8 prossimi anni un incremento di ben ulteriori 10-12 punti percentuale di contributo rinnovabile nel comparto elettrico.

Il traguardo del 2020 appare troppo ravvicinato rispetto all’ambiziosa percentuale prevista del 36-38% e per la quale non vi è alcun nuovo obbligo internazionale.

Una forzatura oggettivamente irrazionale e ingiustificabile se non con un ennesimo lucroso regalo a chi ha già occupato migliaia e migliaia di ettari con piantagioni eoliche o distese di pannelli fotovoltaici, consegnando e condannando l’Italia a ulteriori scempi su vasta scala.

Ciò è ancora più imperdonabile in un durissimo contesto economico e finanziario in base al quale dovrebbero essere tagliati sprechi e speculazioni e dovrebbero essere favorite politiche che compenetrino non solo la riduzione dei gas serra ma anche risvolti diffusi di carattere sociale, come il sostegno ai trasporti pubblici (colpiti invece dal taglio di risorse) o agli impianti solari e fotovoltaici sui tetti degli stabili condominiali o delle aziende agricole, con indirette integrazioni al reddito delle famiglie, o, ancora, il sostegno ai nostri ricercatori dirottando una più dignitosa frazione del fiume di incentivi  all’innovazione tecnologica di tutto il settore delle rinnovabili.

Con questa SEN si predispongono pesanti aggravi di spese in danno di famiglie, consumatori e imprese perseguendo risultati di contenimento delle emissioni più modesti rispetto alle alternative.

La percezione è che, non avendo senso assegnare altre risorse al settore rinnovabile elettrico per un obiettivo già conseguito, si è inteso giustificare tali spese (12,5 miliardi di euro all’anno fissati come tetto di spesa con un decreto esecutivo per il contenimento dei costi degli incentivi non più tardi del luglio scorso –DM 6.7.1012-), e cioè 3,5 miliardi in più rispetto al già abnorme fardello dei 9 miliardi che si erano spesi nel 2011) elevando lo stesso target piuttosto che sostenere altri settori in ritardo, come risulterebbe di immediata percezione nei grafici comparativi a pag. 66, se non fossero stati rappresentati in modo distorto (curva incentivi alle rinnovabili elettriche).

E dunque, nel testo della SEN, tale tetto di spesa di 12,5 miliardi annui appare ora il vero obiettivo da perseguire, trasformando il mezzo in un fine, e rendendo di conseguenza obbligatorio e strumentale l’aumento spropositato ed irrazionale del target delle rinnovabili elettriche.

A conferma di questa percezione, nella SEN viene poi stravolta la logica stessa alla base del summenzionato decreto, che avrebbe comportato un massimo della spesa attorno al 2020 per poi calare negli anni successivi al progressivo venir meno dei precedenti incentivi più generosi. Infatti nelle revisioni a pag. 65 sono stati frettolosamente corretti i “3,5 miliardi l’anno … per 20 anni”, previsti dal citato DM a favore del settore elettrico, in “12,5 miliardi l’anno … per 20 anni”, trasformando così tale somma di 12,5 miliardi, da tetto di spesa, in un credito rotativo ventennale, aumentando ancora a dismisura l’onere in bolletta a carico della prossima generazione di italiani e le offese al territorio nazionale.

Agli altri ambiti di intervento, ben più strategici, come l’efficienza energetica o le rinnovabili termiche, non sono dedicati altro che ragionamenti e riflessioni privi di progetti per un sostegno concreto, certo e continuativo. Tale deduzione è ancor più grave se si nota che in tali settori, meno impattanti, si concentrano le eccellenze dell’industria italiana.

Un elemento oggettivo di irrazionalità deriva da quanto si afferma a pag. 42 in cui si rileva che, come percentuale sui consumi, il calore (riscaldamento e raffrescamento) “rappresenta la quota più importante, pari a circa il 45% del totale, seguito da quello dei trasporti, con poco più del 30% e INFINE da quelli elettrici.”

Si sceglie quindi di privilegiare il settore meno importante dei tre, dove gli interventi saranno meno efficienti e che ha già beneficiato di enormi incentivi.

In sostanza la SEN cerca di giustificare un grandioso spreco di risorse invece di ottimizzarle.

Le stesse problematiche sono state sollevate in altre sedi da autorevoli figure come ad esempio l’AEEG (Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas), nelle audizioni in sede di Commissione Ambiente alla Camera (19.5.2011) o nella relazione annuale sullo stato dei servizi e le attività svolte (27.6.2012), ma la politica governo ha sempre evitato di ascoltare tali voci evidentemente invischiata in un opaco gioco di interessi.

La stessa AEEG, nei suoi pareri sostiene come, sebbene in base all’obiettivo italiano del 17% nel rapporto tra consumi finali attribuibili a FER e quelli attribuibili ad energia primaria, emerga come 1 tep (tonnellata equivalente di petrolio) nei consumi finali da fonti rinnovabili sia equiparabile alla riduzione di quasi 6 tep nei consumi totali di energia, è altrettanto incontrovertibile come 1 tep di maggiore produzione di energia elettrica da rinnovabile eolica (certificati verdi) comporti un onere annuo di 930 euro.

Tale onere si ridurrebbe a 350 euro se derivante da rinnovabile termica o circa 100 euro se da interventi di risparmio energetico.

Non ultimo anche l’OCSE nel suo rapporto sull’Italia al 2011 affermava, tra le varie criticità nei confronti dell’azione di perseguimento degli obiettivi comunitari sulla riduzione di CO2, che l’utilizzo delle rinnovabili elettriche è uno dei modi più costosi per ridurre le emissioni di gas serra. E ancora…   “I costi legati al sistema di incentivi per le rinnovabili sono molto maggiori delle esternalità evitate con la mancata produzione da fonte fossileGli incentivi alle rinnovabili termiche sono essenzialmente legati a deduzioni fiscali, tendenzialmente bassi e dal futuro sempre incerto”.

Se le Associazioni ambientaliste più avvedute e qui firmatarie fossero state ascoltate, l’Italia avrebbe potuto perseguire lo stesso obiettivo di crescita del contributo rinnovabile al settore elettrico oggi raggiunto, semplicemente promovendo il fotovoltaico sulle superfici urbanizzate, senza disseminare imponenti torri eoliche e senza bruciare enormi risorse finanziarie con la pessima logica del “tutto e subito” ma sfruttando fino al 2020 la curva di riduzione dei costi e di crescita di rendimento della tecnologia fotovoltaica.

Un capitolo a parte è rappresentato dalla grande opportunità di utilizzare il sistema infrastrutturale del nostro Paese che non può essere monouso (infatti già ospita normalmente una serie di sottoservizi) per la posa di pannelli fotovoltaici: si pensi alle barriere antirumore per le autostrade e per le linee dell’alta velocità. Sono km di pannelli che non impattano sul territorio sostituendosi o appoggiandosi a strutture già esistenti e previste per legge.

Questo Governo dovrebbe prendere atto degli imperdonabili errori commessi in passato, e dell’umiliazione e della rabbia delle popolazioni locali, con l’alienazione di interi comprensori massicciamente colonizzati da pale e pannelli ed evitare di reiterare questi errori.

Anzi, coerentemente con il momento difficile in cui gli italiani sono chiamati (o costretti) a pesantissimi sacrifici perfino nelle componenti più deboli o vulnerabili (vedasi tassazione delle pensioni di invalidità!), l’azione di Governo dovrebbe ora riequilibrare questi sforzi tassando le rendite comodamente garantite per molti anni dai megaimpianti eolici e fotovoltaici e destinare queste risorse a azioni di bonifica delle situazioni più grottesche.

Le scriventi associazioni ritengono che la crescita degli obiettivi di riduzione dei gas serra debba essere perseguita con convinzione MA nella misura e nella proporzione temporale, adeguata alla capacità produttiva delle stesse rinnovabili, alla sostenibilità ambientale e in relazione alle opzioni permesse dal nostro territorio che rappresenta un bene limitato, prezioso e irrinunciabile.

Considerando la vocazione italica, le Associazioni qui firmatarie ma, ci si permette di far notare, interpretando il pensiero di innumerevoli comitati e semplici cittadini, sono dell’avviso che una ulteriore crescita di contributo rinnovabile al comparto elettrico possa avvenire moderatamente e attraverso tecnologie come il fotovoltaico capaci di integrarsi nei tessuti già urbanizzati ma privi di significato storico e architettonico.

In Italia sono stati occupati dal cemento 750.000 ettari di territorio solo tra il 1995 e il 2006. Senza contare altre estensioni urbanizzate e compromesse in altri periodi.

Non sarebbe “strategico” conferire a questi spazi una funzione plurima che contempli anche la produzione energetica oltre che il consumo, per altro evitando elettrodotti per il conferimento dell’energia dalle campagne alle aree di consumo o a maggiore magliatura elettrica ?

In linea di principio e con la doverosa armonia temporale che non coincide col 2020, un aumento del 10% del contributo rinnovabile al comparto elettrico potrebbe derivare da circa 30.000 MW di potenza fotovoltaica da insediare su tetti di edifici e capannoni, tra le centinaia di migliaia costruiti dal dopoguerra, per una superficie equivalente a circa 60.000 ettari.

Occorre maturare la consapevolezza che il territorio, con i suoi celebrati paesaggi rurali, con la natura, con le ricchezze storico archeologiche, con i suoi equilibri agro-pastorali, rappresenta il bene più prezioso da salvaguardare per un Italia che voglia riscattarsi e combattere la crisi.

Alla luce della devastazione territoriale in essere e di quella confermata con la SEN, le affermazioni contenute a pag. 27, dove ci si preoccupa della “preservazione paesaggistica e di ecosistema” suonano come una beffa. Anzi, si pongono in contraddizione con l’esigenza di limitare e possibilmente arrestare il consumo di suolo, come pure annunciato dal Governo con il percorso normativo intrapreso e presentato dal Presidente del Consiglio il 12 settembre scorso.

Ci si permette, infine, di stigmatizzare la scarsa considerazione espressa nella SEN a proposito di Ricerca e Innovazione. Se, nell’ultimo decennio, la ricerca avesse potuto disporre, anche solo parzialmente, delle risorse previste per eolico e fotovoltaico, già oggi saremmo assai più vicini alla decarbonizzazione dell’economia di quanto non possa prevedere la Strategia energetica nazionale.

In sintesi si chiede di fermare il disastro urbanistico, territoriale, ambientale, paesaggistico e non necessario, in atto con la corsa all’eolico, di dirottare più utilmente le risorse finanziarie verso serie politiche di efficienza e risparmio energetico, riscaldamento-raffrescamento, trasporti e soprattutto ricerca e innovazione. E’ possibile sostenere una eventuale, moderata crescita delle rinnovabili elettriche solo con il fotovoltaico sulle superfici edificate.

Sicuri che la presente sarà debitamente considerata, si rimane in attesa di conoscerne gli sviluppi.

In fede

ALTURA, il Presidente Stefano Allavena

Amici della Terra, la Presidente Rosa Filippini

Comitato Nazionale del Paesaggio, il Segretario Oreste Rutigliano

Comitato per la Bellezza, il Presidente Vittorio Emiliani

Italia Nostra, il Presidente Marco Parini

LIPU Birdlife Italia, il Presidente Fulvio Mamone Capria

Mountain Wilderness, il Presidente Carlo Alberto Pinelli

Movimento Azzurro, il vice Presidente Dante Fasciolo

Movimento Naz. Stop al Consumo di Territorio, il Coordinatore Alessandro Mortarino

VAS, il Presidente Sen. GuidoPollice

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