Clini: “In Italia le troppe norme a tutela dell’ambiente lo danneggiano. Semplifichiamole.”

Si sta per concretizzare quello che più temevamo. Ecco un articolo del Corriere della Sera del 7 novembre dove il Ministro dell’Ambiente Clini ammette esplicitamente:
«La lista delle priorità per lo sviluppo della green economy in Italia e’ lunga, ma inizia con una parola: semplificazione», e’ l’opinione del ministro dell’Ambiente. «Negli anni e’ avvenuta una sedimentazione di norme nate per difendere l’ambiente che invece ottiene il risultato opposto. Fino al paradosso di opere per l’ambiente che non vengono fatte – o rallentate di anni – proprio per motivi ambientali. Blocchi e ritardi causati anche da localismi e abitudini consolidate senza una visione complessiva».

Sì, come lo stesso Clini riconosce, si tratta proprio di un paradosso. Un paradosso che sconfina ampiamente in una contraddizione logica, in cui da tempo sono caduti anche i sedicenti ambientalisti i quali, avendo una “visione complessiva” (che vale attualmente 12,5 miliardi all’anno per vent’anni per i soli incentivi alle rinnovabili elettriche), ritengono che, per tutelare l’ambiente con le fonti rinnovabili, lo si debba distruggere preventivamente disseminando, ad esempio, impianti industriali e tralicci ovunque ed in particolare saturando i crinali montani di tutta Italia con pale eoliche giganti.

Ricordo che la Rete della Resistenza sui Crinali così scriveva nella lettera alla Giunta ed ai Consiglieri della Regione Emilia Romagna nel dicembre del 2010, in previsione della redazione delle “Linee Guida” regionali sugli impianti FER:

 “Per tutto questo ci permettiamo di indicare all’Amministrazione alcuni argomenti che riteniamo imprescindibili.

Il loro principio ispiratore è che, laddove le amministrazioni individuino la pubblica utilità degli impianti FER industriali, non siano ulteriormente attuabili le deroghe ai sistemi di tutela e valorizzazione ambientali già previsti.

Si deve prima di tutto rafforzare il concetto che la pubblica utilità è principalmente quella ambientale esistente: sarebbe paradossale utilizzare lo strumento della pubblica utilità per gli impianti FER industriali in nome del presunto miglioramento ambientale globale così da annullare scelte, da lungo tempo riconosciute e condivise, di valorizzazione dell’ambiente stesso. Non è ammissibile distruggere l’ecologia. Nemmeno in nome dell’ecologia.”

Già allora si intuiva, senza particolari doti di preveggenza ma intuendolo da una molteplicità di iniziative, la possibilità di comportamenti “paradossali” dell’Amministrazione.

Ora questa affermazione di Clini è l’ultimo anello, necessario, della catena della spudorata operazione, in corso da una dozzina d’anni, che avevamo più volte denunciato e che è recentemente culminata nel documento ministeriale definito “Strategia Energetica Nazionale”: https://reteresistenzacrinali.wordpress.com/2012/09/28/la-nuova-strategia-energetica-nazionale-brutte-notizie-per-litalia/

 dove viene fissato un irrazionale obiettivo del 38% per la produzione elettrica da rinnovabili sui consumi per il 2020, avendo già raggiunto in due soli anni l’ambizioso e costosissimo obiettivo europeo del 26% per il 2020 (obbligatorio dopo il PAN del 2010). Il nuovo obiettivo energetico è in realtà necessario per spendere ulteriori risorse pubbliche (da addebitare nella bolletta della luce), mascherando il vero obiettivo da conseguire (ovviamente non dichiarato) che sono proprio quei 12,5 miliardi all’anno presentati come tetto di spesa. Ma per potere raggiungere così in fretta la produzione del 38% si rende necessario abbattere rapidamente la normativa italiana di tutela ambientale. Così il cerchio si chiude. Senza paradossi.

 Tutto è ormai chiaro.

 Questo mentre negli altri Paesi europei il riflusso dalle rinnovabili elettriche è già cominciato:

https://reteresistenzacrinali.wordpress.com/2012/11/07/gran-bretagna-quello-che-i-ministri-italiani-dovrebbero-dire-ma-non-dicono/

 https://reteresistenzacrinali.wordpress.com/2012/10/23/il-colossale-pasticcio-delle-rinnovabili-elettriche-in-germania-secondo-der-spiegel/

Ma chiunque abbia occhi per vedere comprenderà ormai il colossale inganno in atto in Italia, ricordandosene allorché i cittadini saranno chiamati alle urne, tra pochi mesi, a giudicare i governanti di questi ultimi dodici anni che hanno contribuito (oltre a molti altri disastri) a modificare drammaticamente la percezione di intere zone del Bel Paese. Ed in particolare se ne dovrebbero fare una ragione gli ambientalisti che in questi stessi anni hanno visto, senza molto reagire, troppi loro dirigenti trasformarsi in ambientalisti – imprenditori di rinnovabili (con questi bei risultati..), invocando lo stesso mutamento della classe dirigente reclamato nella politica anche nelle associazioni.

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