L’immorale federalismo eolico che sta devastando l’Italia


Domenica è stato pubblicato sulla prima pagina del Corriere della Sera un articolo del Professor Ernesto Galli della Loggia dal titolo “L’affare immorale delle pale eoliche”, poi sviluppato a pagina 20 come “L’immorale federalismo eolico che sta devastando il Molise”:  http://archiviostorico.corriere.it/2012/novembre/11/immorale_Federalismo_Eolico_che_sta_co_0_20121111_64557196-2bf2-11e2-8621-f6a1efbebaad.shtml

Per i grafici: http://www.acea.it/GetMedia.aspx?lang=it&id=44647dd25c3f43969365c644f4a0c25c&s=0

Ci siamo permessi, nel titolo, di modificare leggermente l’originale, per non dare l’errata impressione che la vicenda riguardi solo il Molise, dove pure essa ha assunto contorni particolarmente inquietanti.

A parte il titolo, c’è una sola affermazione dell’articolo che non ci sentiremmo di sottoscrivere: “uno dei peggiori flagelli che si è abbattuto nell’ultimo quindicennio su tutta la Penisola, l’invasione delle pale eoliche”. A nostro modesto avviso il perverso meccanismo dell’invasione delle pale eoliche è “IL” peggiore flagello, pur consapevoli di tutte le altre degenerazioni legate comunque al fenomeno definito, con termine inglese, “sprawl” (non a caso con termine inglese: nonostante tutto quello che abbiamo da perdere in più, pare che alla cosa siano interessati soprattutto gli americani; Galli della Loggia è uno dei pochi intellettuali italiani di fama che dimostrano, sfidando alcune parole d’ordine politicamente corrette, una viva preoccupazione per un fenomeno che segnerà in negativo il destino del Paese).

Noi riteniamo che, a livello identitario, l’installazione massiva delle pale nelle zone rurali italiane, ed in particolare sui crinali montani, equivalga ad una distruzione dei centri storici delle città e dei paesi al solo fine di ricondurli al modello omologante, oltre tutto ormai palesemente esausto, previsto dalle esigenze della globalizzazione.

A tacere degli altri effetti negativi su ambiente, paesaggio e salute che ben conosciamo, e con costi ed inefficienze funzionali ben oltre la soglia dell’autolesionismo…

Inutile ripetere qui le cause scatenanti il “flagello” ed il suo sistema perverso di autoriproduzione: https://reteresistenzacrinali.wordpress.com/documenti/relazione-rrc-convegno-ubn/

Ci preme fare notare che noi avevamo già segnalato in più occasioni casi di “immorale federalismo eolico” anche nelle amministrazioni regionali della nostra zona dell’alto Appennino, ad esempio in Emilia-Romagna: https://reteresistenzacrinali.wordpress.com/2011/07/31/commento-e-testo-della-delibera-linee-guida-emilia-romagna-sulle-fonti-rinnovabili/

oppure in Toscana: https://reteresistenzacrinali.wordpress.com/2012/07/19/a-proposito-di-selezione-al-contrario-della-classe-dirigente-rimosso-dal-governatore-della-toscana-un-integerrimo-funzionario/

e, recentissimamente, in Liguria: https://reteresistenzacrinali.wordpress.com/?s=liguria

Al punto da farci concludere amaramente, commentando la “Nuova Strategia Energetica Nazionale”, https://reteresistenzacrinali.wordpress.com/2012/09/28/la-nuova-strategia-energetica-nazionale-brutte-notizie-per-litalia/

per quello che riguarda appunto l’ “immorale federalismo eolico”, che
Stante la valanga di aerogeneratori giganteschi sottesa a questi numeri, e che potrebbe rovesciarsi sui crinali italiani tra il 2015 e il 2020, sarebbe stato opportuno disporre di linee guida rigorosissime in materia.

Le linee guida nazionali sugli impianti FER non hanno soddisfatto le attese neppure dei più pessimisti tra noi e le blande deleghe (o si dovevano forse considerare degli ancora più blandi suggerimenti? ) assegnate alle Regioni sono state, nella migliore delle ipotesi, ignorate. Le Regioni si sono invece mostrate quanto mai desiderose (mi si permetta di generalizzare) di portare quanti più soldi pubblici nelle casse delle potentissime corporazioni coinvolte nell’affare rinnovabili, con buona pace di ambiente, paesaggio, salute dei cittadini e valori identitari.

Il decreto relativo al c.d. burden sharing regionale, poi, ha avuto un esito grottesco, essendosi mostrate le Regioni in asperrima lotta, ma per affastellare il massimo fardello (burden) finanziario sulle spalle dell’intera comunità nazionale ed a nocumento della maggioranza dei loro stessi amministrati.

Si è trattato, nel complesso, di un autentico scandalo e, insieme, la testimonianza di una amoralità diffusa presso le Amministrazioni locali di tutto il Paese.

In questo senso, persino la volontà di modificare l’articolo 117 della Costituzione per riportare allo Stato la competenza in materia di energia (almeno per quanto riguarda le infrastrutture strategiche) non appare così catastrofica, se non altro come garanzia di una maggiore tutela, certo solo parziale ma comunque una tutela, dei singoli cittadini, attestata la maggiore permeabilità, in proporzione inversa alle dimensioni ed al conseguente potere contrattuale, dimostrata dalle Amministrazioni periferiche alle argomentazioni loro proposte dai potenti attori economici in gioco.

Dopo le nostre esperienze sul campo, le affermazioni contenute a pag. 27 del documento SEN, dove ci si preoccupa della “preservazione paesaggistica” e si attesta che le scelte debbano essere fatte “in consultazione con tutte le parti interessate – istituzioni, associazioni di categoria e parti sociali”, ci suonano beffarde.

Per molti membri dei comitati dell’alto Appennino, semplici cittadini trascinati per i capelli ad affrontare emergenze più grandi di noi senza alcuna competenza specifica ed in genere estranei alle logiche della politica, lo scatenamento delle brame di arricchimento “promosso dai potenti interessi economici delle società elettriche, le quali hanno tutti i mezzi (e la spregiudicatezza) per << convincere >> il ceto di governo locale: non solo per lo più di fragile livello culturale e di altrettanto fragile tenuta morale, ma in genere avidissimo di benefici di ogni tipo” era stata una autentica rivelazione.

Ritenevamo, erroneamente, che simili comportamenti fossero propri di altre regioni italiane.

Ovviamente il problema non ha riguardato solo le amministrazioni regionali. Anzi, quanto più si scendeva di livello, abbiamo avuto la sfortuna di incontrare molti amministratori provinciali e comunali, sempre citando Galli della Loggia, “assai più permeabili a ogni genere di tentazione ma soprattutto sempre dominati spasmodicamente dal problema del consenso.”

Persino quando le tentazioni, ad esempio la costruzione di dieci ( ! ) impianti eolici nel solo Comune di Firenzuola, potrebbero compromettere una delle zone, come il Mugello, più belle d’Italia, come riferito senza alcun commento al termine di questo articolo della Nazione: http://www.infrastrutture.eu/download/La_Nazione_11-02-2011.pdf

In quell’occasione nessuno tra gli Onorevoli (della Commissione Ambiente della Camera!), Assessori regionali e Sindaci presenti, e direttamente interessati, aveva trovato niente da obiettare, ed anzi sembravano tutti più determinati a costruire degli stessi sviluppatori eolici…

L’unica cosa che ci ha colpiti negativamente nell’articolo sul Corriere della Sera è stato che nel grafico delle “prospettive di crescita” al 2020 non sono stati inseriti i dati ufficiali del PAN governativo con l’obiettivo eolico tendenziale per il 2020 a 12.680 MW di installato, di cui 12.000 on-shore, (già in sè apocalittico e che oltre tutto non è neppure vincolante) ma quelli del depliant pubblicitario ANEV (un’organizzazione confindustriale del settore eolico) di 16.200 MW di “potenziale eolico iinstallabile” al 2020 (che cosa vorrà poi dire “installabile” ? Si potrebbe installare un numero teoricamente infinito di pale, se incentivate adeguatamente)

http://www.anev.org/wp-content/uploads/2011/02/3Ante-Anev_2010.pdf

e che non tiene neppure conto dei contingentamenti fissati dal Governo per il prossimo triennio, che faranno ammontare gli impianti eolici di potenza superiore a un MW on shore da installare a “soli” 560 MW all’anno. Comunque una catastrofe per l’Italia, ma una catastrofe minore rispetto a quella desiderata dall’ANEV, se questo può consolare.

Il giornale più diffuso d’Italia per una tradizione di autorevolezza più che centenaria dovrebbe diffidare (sarebbe bastata una semplice ricerca con Google, per mettere sull’avviso…) di fonti così partigiane.

Però intendiamoci bene: se passasse la logica contenuta nella SEN di puntare tutto sulle rinnovabili elettriche e si abbattessero i vincoli paesaggistici ed ambientali come vuole il Ministro Clini

https://reteresistenzacrinali.wordpress.com/2012/11/09/clini-in-italia-le-troppe-norme-a-tutela-dellambiente-lo-danneggiano-semplifichiamole/

per permettere il conseguimento dei nuovi pazzeschi obiettivi di produzione previsti dalla bozza della SEN, altro che 16.200 MW! Tutta l’Italia collinare e montuosa diventerebbe, nel quinquennio 2016-2020, una replica in scala maggiore del triangolo eolico del disonore Foggia Benevento Avellino.

 https://reteresistenzacrinali.wordpress.com/2012/10/03/cio-che-non-siamo-cio-che-non-vogliamo/

Confidiamo dunque che questo articolo di Galli della Loggia possa stimolare molti altri a prendere consapevolezza del fenomeno ed influisca sulle errate scelte politiche di privilegiare, con ulteriori stanziamenti di risorse pubbliche a favore pressochè esclusivo delle rinnovabili elettriche, proprio l’eolico industriale.

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Una risposta a L’immorale federalismo eolico che sta devastando l’Italia

  1. Sennuccio del Bene ha detto:

    Santi subito!!!!

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