Tutela del paesaggio: il governo Monti riporti serietà e politica del rigore

Comunicato stampa di ITALIA NOSTRA 

“Per oltre un secolo lo Stato Nazionale, le sue classi politiche e le sue burocrazie hanno dimostrato una capacità enormemente superiore a quella dei gruppi dirigenti Regionali e comunali e dei loro uffici assai più permeabili a ogni genere di tentazione e sempre alla ricerca spasmodica del consenso”. Così domenica 11 novembre Ernesto Galli Della Loggia sul Corriere della Sera, in un articolo che ha dato finalmente voce a chi denuncia, come Italia Nostra fa da oltre dieci anni, lo scandalo del paesaggio italiano, ulteriormente distrutto dall’“affaire eolico”. Tutto voluto e dominato dagli interessi locali, in collaborazione con la speculazione internazionale e spesso con l’infiltrazione della “malavita organizzata”. Comuni e Regioni hanno avuto troppo potere, in particolare, nella gestione del territorio nel momento stesso in cui si andava disgregando il potere del governo nazionale volto ad assicurare la tutela dei beni paesaggistici e monumentali, che sono Patrimonio dell’intera Nazione. Il federalismo è stato, nella più parte dei casi, per le classi politiche locali essenzialmente l’aspirazione a liberarsi dai controlli e a trattare il territorio come merce di scambio per voti e consenso e torbidi finanziamenti.

Condividiamo pienamente l’analisi di Galli Della Loggia e la poniamo a base della nostra azione per i prossimi anni, mettendo al primo punto del nostro programma la tutela non solo di paesaggio e monumenti, ma primariamente dello stesso Ministero dei Beni Culturali, svilito e annichilito dalla arroganza dei potentati locali. Da troppi anni vediamo con sgomento i funzionari della tutela intimiditi e sfuggenti. Non più capaci di imporre le regole della tutela, non solo quando si tratta di salvare il paesaggio, ma anche quando gli stessi monumenti “nazionali” , come si chiamavano un tempo, sono a rischio per le inopportune, dilettantistiche o peggio speculative operazioni ideate dai poteri locali. Oggi il prestigio delle Regioni e delle classi politiche che le hanno occupate ha toccato il livello più basso.

E’ questo il tempo per ripristinare il rigore e l’interesse nazionale. Il coro unanime contro i vincoli altro non era che il timore di vedersi esaminati da chi non era invischiato negli interessi locali. Oggi è il tempo di smascherare questo finto federalismo e riportare la tutela al Centro, nel rispetto dell’articolo 9 della Costituzione, mettendo nelle mani delle Soprintendenze e del Ministero sempre e comunque la parola definitiva sulla sorte dei Beni culturali. Se esiste una Magistratura che giudica i cittadini, non si vede perché non ci debba essere una magistratura che giudica per garantire sopravvivenza al paesaggio ed ai monumenti. E’ tempo di aggiornare un Codice e una legislazione, che troppo spazio hanno concesso alle istanze locali (fino a giungere alla aberrazione della delega ai Comuni stessi di accordarsi o negarsi il Nulla Osta Paesaggistico).

Anche per il Paesaggio il Governo dei Tecnici dovrebbe riportarci alla serietà e alla politica del rigore. La distruzione di paesaggio è una perdita secca e definitiva anche dal punto di vista economico, come ha dichiarato lo stesso Monti.

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