Il Corriere della Sera: “Le pale eoliche danneggiano il sonno”

Le turbine eolico-industriali hanno le pale lunghe, ma le bugie (riguardo all’essere innocue per la salute) hanno le gambe corte.

Ormai, anche in Italia, non è più possibile, di fronte alle reazioni di intere comunità in tutto il mondo che accusano i medesimi sintomi clinici ed al moltiplicarsi delle pale anno dopo anno, negare gli effetti negativi degli enormi aerogeneratori sulla salute di chi è costretto a vivere presso di loro.

Finalmente se n’è accorto anche il più diffuso quotidiano italiano, il Corriere della Sera, in un articolo a firma Emanuela Di Pasqua del 4 novembre scorso . L’occasione per svelare questo italianissimo segreto di Pulcinella è stata la pubblicazione sul periodico internazionale “Rumore e Salute” di uno studio intitolato “Effetti del rumore delle turbine eolico industriali su sonno e salute” realizzato da Michael Nissenbaum del Northern Maine Medical Center di Fort Kent nel Maine (USA), dove si trovano i siti analizzati, da Jeffery Aramini dell’Intelligent Health Solution di Guelph in Ontario (Canada) e da Christopher Hanning degli Ospedali universitari di Leicester (Gran Bretagna),  che invitiamo a leggere con attenzione (ed in particolare a sottoporlo allo studio dei propri medici e degli esperti, che stanno lavorando per i comitati o per i singoli danneggiati dalle pale eoliche, affinchè ne valutino le tecniche di analisi ed i risultati) e del quale forniamo la traduzione della parte non tecnica dell’abstract:

“Le turbine eoliche industriali sono una nuova fonte di rumore in ambienti rurali prima silenziosi. Il rumore ambientale è un problema di salute pubblica, di cui il disturbo del sonno è un fattore principale. Per comparare i risultati sul sonno e sulla salute in generale tra i partecipanti che vivono vicino agli impianti eolici industriali (38, tra 375 e 1400 metri) e quelli che vivono più lontano da loro (41, tra 3,3 e 6,6 chilometri) sono stati studiati due siti rurali. Sono stati usati questionari per raccogliere informazioni sulla qualità del sonno, sugli effetti dell’insonnia durante il giorno e sulla salute in genere, assieme a disturbi psichiatrici, abitudini e dati demografici. Analisi descrittive e multivariate sono state eseguite per investigare l’effetto della principale variabile di interesse per l’esposizione (la distanza dalle turbine più prossime) su vari risultati concernenti la salute. I partecipanti che vivono entro 1,4 chilomentri da una turbina eolico industriale hanno un sonno peggiore, sono più assonnati durante il giorno e hanno peggiori risultati per quello che riguarda la componente mentale di quelli che vivono più lontano. Relazioni significative tra tutti questi elementi e la distanza dalla più vicina turbina eolico industriale sono state individuate dopo avere controllato per sesso, età e raggruppamento delle case. Le denunce di disturbo del sonno e della salute di chi vive vicino alle turbine eoliche industriali hanno fondamento.”

 Il citato articolo del Corriere della Sera, a cui rimandiamo, fornisce del resto una efficace sintesi dello studio nei suoi aspetti di maggiore interesse generale.

Ci piace fare notare che in questo lavoro scientifico, e non certo per caso, le prime tre indicazioni bibliografiche sono proprio le stesse che più avevano convinto, su questo tema specifico, anche i comitati e le associazioni contro l’eolico industriale selvaggio e che perciò erano già presenti e consultabili nella sezione “Salute” del sito web della Rete della Resistenza sui Crinali. Esse sono:

1) Le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sul rumore notturno a cui abbiamo fatto riferimento in  https://reteresistenzacrinali.wordpress.com/salute/gli-aerogeneratori-e-la-vicinanza-alle-abitazioni-limpatto-del-rumore-degli-aerogeneratori-sulla-salute/

2) Lo studio di Frey e Hadden, da noi più volte citato:  http://www.viadalvento.org/wp-content/uploads/2011/12/Frey_Hadden_WT_noise_health_01Jan2012.pdf

3) E soprattutto il libro “Sindrome da turbina eolica” della Dottoressa Nina Pierpont, antesignana della divulgazione del problema in modo comprensibile anche ai profani, normalmente sbeffeggiata dagli sviluppatori eolici e dai loro consulenti tecnici o scientifici durante le assemblee pubbliche di presentazione dei nuovi impianti in particolare per la sua imperdonabile colpa di essere specializzata in pediatria: https://reteresistenzacrinali.wordpress.com/salute/sindrome-da-turbina-eolica/

Ci preme tuttavia, come comitati contro l’eolico industriale selvaggio, segnalare all’autrice dell’articolo del Corriere (alla quale va riconosciuto il coraggio di avere violato il muro di gomma mediatico su un argomento che in Italia è tabù) una grave inesattezza, non per quello che riguarda lo studio in sè, ma per lo stato del problema, in particolare nel nostro paese. Cito l’articolo del Corriere:

“Esistono per giunta e ovviamente linee guida nazionali per l’istallazione di turbine eoliche e prima della realizzazione di un impianto sono previsti accurati rilevamenti fonometrici.”

 Forse in Gran Bretagna…

Dobbiamo invece amarissimamente riconoscere che, in materia di eolico, l’unica cosa ovvia, in Italia, è quel miliardo di euro annuo di sussidi (previsto in crescita ed anzi in drammatica accelerazione se dovessero essere confermati gli obiettivi energetici per le rinnovabili elettriche previsti dalla bozza della nuova strategia energetica nazionale) che verrà speso quest’anno per incentivare questa assurda catastrofe. E che sarà parzialmente reinvestito, come ogni anno e sempre più ogni anno che passa, nell’azione di “convincimento” di politici e media.

La giornalista avrebbe perfettamente ragione se nel punto 5.3, ma anche in molti altri punti dell’allegato 4, riservato all’eolico, delle linee guida nazionali per gli impianti FER del settembre 2010, fossero indicate delle norme cogenti sulle distanze da abitazioni, strade e luoghi di lavoro. Poche ma, appunto, cogenti. Purtroppo non è così. Per le linee guida nazionali è stato fatto, come spesso capita quando in Italia non ci si vuole compromettere, un grande sforzo retorico ma pressochè privo di operatività. Perciò ci si limita a specificare che “si segnalano … alcune POSSIBILI misure di mitigazione”. Niente di obbligatorio, quindi.

In altre parole: lo Stato, con un comportamento pilatesco, aveva così passato la palla alle Regioni (senza peraltro nominarle espressamente) affinchè provvedessero a definire le misure di mitigazione con le LORO linee guida, secondo quanto implicitamente indicato al punto 1 (premessa) dello stesso allegato 4 (“Nei punti successivi vengono evidenziate modalità dei possibili impianti ambientali e paesaggistici e vengono indicati alcuni criteri di inserimento e misure di mitigazione di cui tener conto, sia in fase di progettazione che in fase di valutazione di compatibilità dei progetti presentati…”). Si fa quindi riferimento, senza nominarli, ai progettisti ed agli uffici VIA. Ma dal momento che le Regioni non erano state espressamente menzionate, esse hanno pensato bene di non prendere in considerazione ciò che, a quel punto, era solo un blando invito a provvedere.

Generalizzando: alla fine le Regioni, desiderose di favorire le proprie clientele sulle quali si riversarà il fiume di denaro degli incentivi alle rinnovabili elettriche fissati dal Governo centrale e pagati dall’intera collettività nazionale tramite la bolletta elettrica, hanno deciso (super pilatescamente) di non legiferare a questo proposito, in quanto non obbligatorio, e limitarsi al minimo indispensabile, come il portavoce della Rete della Resistenza sui Crinali per l’Emilia-Romagna, tanto per citare l’esempio di una Regione che menava particolare vanto delle proprie tradizioni di rigore in materia ambientale, aveva fatto notare davanti alla Commissione Ambiente della Regione Emilia-Romagna lo scorso anno

https://reteresistenzacrinali.wordpress.com/2011/07/18/intervento-di-alberto-cuppini-allaudizione-presso-la-commisione-ambiente-della-regione-emilia-romagna/

senza venire preso in considerazione.

E così, procedendo da Pilato a Pilato, ognuno continua a fare quello che vuole, senza vincoli circa le distanze minime da rispettare. A tacere degli “accurati” rilevamenti fonometrici: finora chi li ha voluti se li è dovuti pagare di tasca propria.

E così, riprendendo l’esempio, in Emilia-Romagna, in teoria, chiunque può legittimamente, se riesce ad ottenere l’autorizzazione pubblica, piantare una pala alta 185 metri (che è il massimo finora proposto in regione, ma le altezze sono previste in rapida crescita) che sviluppa una velocità, nelle punte, di circa 300 chilometri all’ora perfino nel giardino di casa di un qualsiasi malcapitato.

Bisogna altresì rilevare per correttezza che, forse sulla base di quanto scritto nella premessa (ma solo in quella) dell’allegato 4, abbiamo visto alcuni uffici VIA invocare nelle loro conclusioni (negative) proprio quei criteri di mitigazione.

Ma di fronte a questi studi internazionali che convergono in un’unica direzione e confermano l’esistenza di un problema prima facilmente intuibile e poi appalesatosi ovunque in tutta la sua gravità, non è più possibile affidarsi solo alla buona coscienza di qualche benemerito (e coraggioso) funzionario pubblico ed alla iniziativa di qualche privato facoltoso (o disperato). Ci deve essere una normativa rigorosa a questo riguardo. Anche in Italia. Soprattutto ora che si deve combattere una fortissima tendenza opposta, ormai esplicitata, verso la deregulation ambientale per favorire ad ogni costo (…) la “green economy” (che è pur sempre, prima di tutto ed al di sopra di ogni colore, “economy”):

https://reteresistenzacrinali.wordpress.com/2012/11/09/clini-in-italia-le-troppe-norme-a-tutela-dellambiente-lo-danneggiano-semplifichiamole/

E per questo è necessario, per prima cosa, che si muovano anche i ricercatori italiani. Non è possibile che, dopo avere installato oltre 5.000 pale eolico industriali sul territorio nazionale non esista (o non sia conosciuto) un solo studio di una Università italiana. Le bibliografie degli studi internazionali sugli effetti dannosi alla salute degli aerogeneratori giganti riportano nomi di ricercatori di tutto il mondo tranne gli italiani. Questo fatto stupisce dolorosamente; e non ci venga detto, a giustificazione, che in Italia si è proceduto in questo settore con particolari cautele, perchè è vero il contrario: conosciamo persone esasperate che hanno visto l’esistenza propria e delle proprie famiglie sconvolte da un giorno all’altro, senza preavvisi di sorta (e senza risarcimenti), dal’installazione di queste macchine. Almeno non aggiungiamo al loro danno anche questa beffa.

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2 risposte a Il Corriere della Sera: “Le pale eoliche danneggiano il sonno”

  1. flavio s. ha detto:

    COME al solito per avere le prove dei danni alla salute dall’eolico,bisogna affidarsi ha studi e ad sentenze estere,questo dimostra quando è ancora lunga la strada che bisogna fare in ITALIA per chi subisce tali impianti vicino alle propie abitazioni. Qui purtroppo passa solo il messaggio mediatico delle rinnovabili belle pulite a zero impatto ambientale,figuriamoci a dire che creano problemi alla salute, si ha torto ha prescindere…..

  2. irene Luciani ha detto:

    Mi sembrano tutte scuse.Oltre all’ignoranza media del cittadino italiano abbiamo a che fare con gente che non è piu’ abituata a combattere. Dobbiamo tornare a far valere la nostra voce altrimenti ci meriteremo sempre al governo le solite incapaci figure politiche. Bisogna lottare contro il sistema, tener duro e far capire alla gente che non è vero che se vogliono far qualcosa tanto lo fanno. Basta!!!irene Luciani

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