Confindustria: “Si decida come i settori che stanno facendo profitti fantastici sulle rinnovabili elettriche (FV ed eolico) debbano farsi carico dello sfascio del mercato elettrico”

Altrimenti – sostiene Agostino Conte, coordinatore del tavolo della domanda – le sole alternative sarebbero il ritorno ad un sistema tariffario oppure la deindustrializzazione del Paese

Terza puntata della nostra analisi della Conferenza nazionale sull’efficienza energetica organizzata dagli Amici della Terra

Oggetto di questa monografia è Agostino Conte, coordinatore del tavolo della domanda di Confindustria. Avevamo già imparato a conoscerlo e ad apprezzarlo in occasione di un convegno organizzato dai Radicali lo scorso aprile , se non altro per la sua schiettezza nel parlare in pubblico di argomenti scottanti, pur nel corrente clima conformistico dominato dall’ipocrisia buonista.

In quell’occasione Conte esprimeva un concetto di fondo che, anche se riportato senza l’enfasi del discorso spontaneo, è ugualmente impressionante. Parlando della “follia della politica” che ha permesso la “follia delle rinnovabili” Conte diceva:

“… Perchè mi avrebbero dovuto… La domanda vera era: Come è stato possibile fare questo sfregio al sistema industriale italiano?

Qui c’è davanti un amministratore delegato di un’azienda che ha fatto da greenfielder, perchè lui non ha preso GenCo, un potente sistema industriale. L’Italia ha fatto 30 miliardi di investimento. Ha il più grande parco, e io non faccio parte di quella roba là, non parlo di me, ha il più grande parco industriale E.T. del mondo per modernità fermo. Fermo perchè nel frattempo si è fatta la follia delle rinnovabili come sono state fatte. La follia delle rinnovabili come è stato fatto.

E questo l’ha fatto la politica. E non mi dicano Saglia e Testa perchè avevano pressioni politiche. Le pressioni politiche sono nate dopo, sono nate quando han cominciato a far finta che loro erano aziende, che avevano 10.000 dipendenti, 50.000 installatori e loro…

Ma io vorrei sapere quanti sono i Deputati e Senatori che hanno società di fotovoltaico. O nella loro famiglia… Sarei veramente curioso se si facesse una grande analisi su questa cosa. Sarei proprio davvero davvero curioso su questa roba qua…”

Vorrei ricordare, per rafforzare il concetto, che l’azienda per la quale Conte lavora opera (anche) nel fotovoltaico.

Evidentemente le negatività complessive del sistema sono ormai tali da cancellare anche i vantaggi settoriali.

Non importa aggiungere che la “grande analisi” (colgo in queste sue parole una certa dose di ironia, come se avesse voluto augurarsi un’altra cosa, più specifica) andrebbe estesa anche ai politici delle amministrazioni periferiche coinvolte (Regioni, Province, Comuni, Comunità montane ecc.), ai tecnici e magari, ma solo per curiosità, anche agli ambientalisti di certe associazioni improvvisamente fulminate (con energia pulita) sulla via di Damasco dalle rinnovabili industriali.

E naturalmente sarebbe opportuno estenderla anche alle altre rinnovabili, non solo al fotovoltaico. Ed ai proprietari dei terreni su cui tali impianti vengono collocati. E alle società della filiera (o sarebbe meglio dire business?) dell’energia pulita (…). E alle famiglie di tutti costoro, perchè siamo in Italia e tutti tengono famiglia. Noi dei comitati sappiamo per diretta esperienza che tali episodi sono una triste norma. E’ incredibile come la politica, per cupidigia e proprio in questo periodo di grave difficoltà che potrebbe mettere in discussione il sistema stesso dei partiti come siamo abituati a conoscerlo da 65 anni, abbia fornito un così facile pretesto per affossare definitivamente nello scandalo le attuali istituzioni.

Non foss’altro che per questo precedente, abbiamo letto con estremo piacere il nome di Conte nella locandina della conferenza degli Amici della Terra. Nemmeno in questa occasione siamo rimasti delusi.

Anzi, il suo intervento è stato talmente illuminante che questa volta non abbiamo neppure intenzione di commentarlo, ma ne riproponiamo (quasi) integralmente il testo, pur invitando CALDAMENTE i lettori a guardarlo, per non perdere i toni e la gestualità, dal video integrale della conferenza, messo a pubblica disposizione da Radio Radicale:  http://www.radioradicale.it/scheda/366186/efficienza-e-ricchezza-4-conferenza-nazionale-sullefficienza-energetica-prima-giornata

L’intervento di Conte, nel pomeriggio del 21 novembre, inizia verso le ore 4,11 del contaminuti del video della prima giornata.

Ma consiglio di ascoltare anche l’introduzione, di pochi minuti, del moderatore del dibattito, Diego Gavagnin, della Associazione Italiana Economisti dell’Energia (economisti, mi si permetta, un po’ disattenti, in questi ultimi anni, visti tutti i disastri che sono stati perpetrati senza denunce plateali da parte loro). Gavagnin dimostra un grande affiatamento con Conte nel corso di tutto il dibattito pomeridiano, a testimonianza di antiche e lunghe frequentazioni comuni, e ne stimola, con fare sornione e con ottimi esiti, la connaturata presenza di scena e la competenza.

Gavagnin lo presenta così, attorno alle ore 4,07 del video:

“Agostino Conte, di cui tutti conoscono la verve giustamente polemica, perchè credo che si sia arrivati ormai in Italia ad una situazione tale che è inutile continuare a nascondere sotto il tappeto i problemi di questa crisi drammatica che stiamo affrontando.

Il tavolo della domanda rappresenta i grandi consumatori, perchè Confindustria da sempre in Italia ha questa contraddizione interna di rappresentare i produttori ed i consumatori che ha dato nel tempo tutta una serie di problematiche rispetto al posizionamento sui temi di politica energetica. Però la nascita del tavolo della domanda un poco di chiarezza l’ha fatta come ha poi fatto chiarezza l’uscita dei piccoli, rispetto ai grandi, che hanno creato una associazione alternativa. Anche quella è stato un elemento di trasparenza.”

E’ dunque la volta di Conte, che fa un discorso esemplare, insieme, di analisi e di sintesi. Per questo lo riproponiamo, come dicevo, con appena qualche nostra nota a margine (tra parentesi ed in corsivo):

“Il tavolo della domanda di Confindustria da sempre ha sostenuto l’efficienza energetica per il tramite di quei settori che sono grande parte della storia industriale del nostro Paese.

Il tavolo della domanda, pur non essendo contrari alle rinnovabili – non è che siamo dei bauscia (voce dialettale brianzola. Da Wikipedia: Bauscia indica in senso ironico anche una tipologia di piccolo imprenditore poco aperto alle innovazioni, egocentrico, che non ama collaborare o condividere potere e decisioni. Tipicamente è un soggetto che vuole decidere e intervenire anche nelle aree aziendali di cui non ha competenza. La trasformazione in bauscia avviene soprattutto quando la piccola impresa ha una crescita e si industrializza necessitando così di diversificare e diramare i processi) – noi abbiamo sostenuto da subito che era folle il livello di incentivazione e la traiettoria che il settore aveva preso, e che quella traiettoria avrebbe portato a quello che oggi sta accadendo, cioè all’esplosione dell’A3 (la componente della bolletta elettrica su cui si scaricano in gran parte gli oneri di incentivazione delle rinnovabili). Non ho mai sentito da Enel, Edison o Sorgenia che le rinnovabili andassero bloccate in quel tipo di dinamica. Sottolineo: in quel tipo di dinamica folle, che ha portato al risultato spettacolare che noi spendiamo per 20 anni tra i 10 e i 13 miliardi di EURO, dei quali soldi il 95%sono andati all’estero perchè l’Italia, a differenza della Germania e della Francia, non ha costruito una propria filiera industriale. Perchè, per costruire una filiera industriale, bisognava fare quello che Germania e Francia hanno fatto, cioè una tempistica, un numero massimo di MW per anno, di modo che, tra l’altro, si sarebbero seguite le tecnologie. Oggi ci troviamo di fronte al fatto che la LEGA (a dimostrazione che la tendenza a vivere prosperando con rendite parassitarie non dipende dalla geografia ma dalla morale), e credo il PDL, ha presentato ieri un emendamento per estendere il beneficio della vecchia norma a quanti hanno iniziato la messa in opera degli impianti. Una nuova Alcoa… Una cosa che minimo varrebbe 2 o 3 miliardi di euro. Questo a fronte del fatto che sulla filiera italiana non è stato messo praticamente niente.

Questa filiera in Italia, secondo uno studio meticoloso del Professor Beccarello (docente di Economia Industriale all’Università di Milano Bicocca), vale 300 mila aziende e 3 milioni di addetti, tutto il settore elettromeccanico, del bianco, le pompe di calore… Un settore immenso. L’Italia storicamente dei distretti. Che cosa sono quelle aziende? Una cosa formidabile! La stragrande maggioranza delle società internazionalizzate appartengono a questo settore. Noi in quel lavoro (si può trovarlo nel sito di Confindustria Energia) avevamo messo a punto uno schema per un certo tipo di incentivi; alla fine lo Stato avrebbe guadagnato netto 15 miliardi di EURO, perchè avevamo visto quanto sarebbe costato in termini di incentivi ma avevamo visto quanto avrebbe reso in termini di maggiore IRPEF, maggiore IRES e maggiore IVA allo Stato. E alla fine il saldo sarebbe stato positivo e lo sviluppo industriale avrebbe portato ad un aumento della domanda di 130 miliardi in 10 anni ed un aumento della produzione di 238 miliardi.

Non è stato fatto nulla di tutto questo. Ripeto: nel silenzio di tutti. In Parlamento NESSUNO ha fatto una battaglia. Perchè io, che ho condotto questa venendo quasi massacrato personalmente essendo quello che mi sono esposto di più, non ho trovato praticamente NESSUNO che abbia detto: “Non si può andare avanti in questa maniera”. Questo è il dato di fondo. Il tavolo della domanda sapeva perfettamente che sarebbe accaduto qualcosa di terribile, perchè avrebbe fatto esplodere la bolletta. Ed oggi il Dottor Testa (del cui intervento ci occuperemo) ci spiega che non esiste più il mercato elettrico! I nostri industriali vengono alle riunioni presentando delle bollette da 155 euro a salire. I nostri competitori tedeschi o le nostre aziende in Germania pagano 55. Voi mi volete dire come si può pensare di continuare a immaginare di fare industria in Italia? Ma questi qui non capiscono nemmeno che oggi, rispetto a 15 anni fa, non siamo neanche più catturabili, perchè 15 anni fa le aziende stavano in un Paese e solo in un Paese, per cui si poteva dire o mangi questa minestra o ti butti dalla finestra. Oggi non c’è una nostra media azienda che non abbia almeno una azienda all’estero. Allora non solo può comparare i costi, ma può anche decidere, con questa situazione della domanda europea, di scaricare l’Italia e di caricare fuori. Guardate che cosa sta succedendo, perchè altrimenti non si spiegherebbero i consumi elettrici (Conte fa riferimento al drammatico crollo, rispetto all’anno precedente, dei consumi elettrici mensili verificatisi in particolare quest’autunno, di gran lunga superiore, in termini percentuali, alla diminuzione del PIL, a testimonianza che la diminuzione si concentra nel settore dell’industria energivora).

Ci sono due cose da fare. Una sul mercato (risparmio le tecnicalità, riservate agli specialisti). Oppure torneremo a tariffa.

Oggi Biancardi (commissario AEEG) ci ha spiegato che verrà pagato un capacity payment. Io vorrei sapere se ENEL si prenderà il capacity payment al netto di Enel Green. Prima si è presa i fondi per Green e adesso si prende anche i fondi del capacity payment per la parte non Green? (Applausi dalla sala). Io vorrei anche capire come un’altra grande società, padrona di un grande giornale, che si è venduta tutto il pacchetto di rinnovabili adesso si becca anche i quattrini…

La proposta è la seguente:

Si dica che chi sta facendo profitti fantastici sulle rinnovabili elettriche (FV ed eolico)… si decida di come questi settori si debbano fare carico di quello che è successo sul mercato.

Le rinnovabili prendono gli incentivi, hanno sfasciato il mercato, il mercato lavora poco sul convenzionale, quando lavora… I regolatori ci devono spiegare: cambiamo il sistema di mercato.

Prima o poi gli industriali chiederanno il ritorno alla tariffa. Almeno io la discuto politicamente. Mi risparmio tutta la fatica e i soldi dell’Autorità, facciamo una bella discussione politica, finalmente chiara, col Dottor Senni, la Dottoressa Romano (dirigenti del MISE), il Ministro Passera… Qual’è il prezzo massimo che il sistema industriale regge rispetto ai nostri competitori? Non vogliono fare questo? Allora decidano come si cambia il sistema di mercato. Chi rifornisce la mia azienda offra un pacchetto con un tanto per ogni fonte di energia e le rinnovabili beccano quella roba là. Le rinnovabili non possono sbilanciare tutto il sistema. Loro incassano e io pago, perchè lo sbilanciamento LO PAGO IO. Si può metterci mano, se no è ineluttabile: finiremo a tariffa.

A meno che non si voglia che la gran parte del sistema industriale italiano, quella energivora, vada via da questo Paese. E guardate che per le aziende che hanno tanti stabilimenti non ci vuol niente ad andar via da questo Paese.”

Per concludere, riportiamo anche la breve replica concessa a Conte da Gavagnin (video ore 5,30):

Gavagnin: “Francamente sono sconsolato… Bisognerebbe azzerare tutto e ricominciare da capo e ciascuno deve pagare per i costi che genera e basta”.

Conte: “Nessuno ricorda che nel 2000 il costo dell’energia era di 45 lire tutto compreso. Provate a immaginare quanto paga adesso un’azienda. Provate a immaginare qual è stata l’inflazione e spiegatemi dove cavolo sono questi differenziali. Oggi l’energia costa 300 delle vecchie lire contro 45. E, tutto sommato, l’Enel nell’ultimo anno prima che fosse venduta perdeva 1.100 miliardi. Dividete e vedrete che l’energia poteva costare, in pareggio, 70 lire.” (Meno di un quarto, sebbene al lordo dell’inflazione di dodici anni. Ricordiamo che le privatizzazioni furono realizzare, oltre che per fare cassa, per ridurre i costi di quelle che oggi chiamiamo “utilities”, ritenuti già allora insostenibili per l’industria italiana nel contesto dell’economia globalizzata).

Amen.

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