Negli ultimi dieci anni non c’è stato nessun aumento prestazionale dell’eolico

Gli incentivi italiani si sono rivelati puri e semplici sussidi

 Come promesso cominciamo, dopo la presentazione della Conferenza nazionale sull’efficienza energetica promossa dagli Amici della Terra ,  l’analisi monografica degli interventi, tenuti in quella sede, che rivestono un particolare interesse, dati i temi trattati, per la Rete della Resistenza sui Crinali.

Ed iniziamo, com’è naturale, dalla fine: non dall’intervento meno importante ma dall’ultimo della prima giornata, quello del Professor Angelo Spena, ordinario di Fisica tecnica ambientale all’Università Tor Vergata di Roma (“Efficienza vuol dire anche essere selettivi con le diverse opzioni e selezionare le migliori”).

Abbiamo scelto di cominciare da lui non solo per gli argomenti trattati, ma anche perchè fa parte di una categoria, quella dei Professori universitari italiani, che si è distinta, in genere, per l’assordante silenzio mentre in Italia si perpetravano i disastri finanziari, economici, energetici, medici, ambientali e paesaggistici dell’eolico-industriale.

Osserviamo per inciso che n Italia ci si deve giustificare (“Scusate la pedanteria”) quando, per approcciare i problemi e tentare di indicarne delle possibili soluzioni, si usa il metodo scientifico anzichè la retorica politicamente corretta.

Già conoscevamo il Professor Spena ed il suo modo di ragionare – da ingegnere (“Porto i numeri, non i giudizi e le opinioni che lascio a voi”) – per dati certi, anzichè per teorie astratte, grazie ai suoi interventi nei blog del web:  http://www.chicago-blog.it/2011/03/04/se-il-re-e%E2%80%99-nudo-nel-campo-dei-miracoli/ .

Ignoravamo però il suo grosso ed accurato lavoro di ricerca nel campo specifico, a noi tanto caro, delle rinnovabili elettriche e siamo perciò ansiosi di esaminare nel dettaglio il testo definitivo della sua analisi (alcuni dati utilizzati per le sue conclusioni sono stati appena resi disponibili) appena sarà pubblicato.

Intanto disponiamo già del documento di presentazione utilizzato per illustrare il suo intervento alla conferenza di Roma: http://www.amicidellaterra.it/adt/QuartaConferenzaEfficienza/atti/presentazioni/21/pomeriggio/angelo_spena.pdf

che raccomandiamo di leggere con cura prima della visione del filmato di tale intervento che si può trovare sul sito di Radio Radicale:  http://www.radioradicale.it/scheda/366186/efficienza-e-ricchezza-4-conferenza-nazionale-sullefficienza-energetica-prima-giornata
L’intervento di Spena è, come dicevo, l’ultimo della prima giornata ed inizia, secondo il contaminuti, alle ore 6,42.

E’ un vero peccato che, quando ha parlato, la sala fosse ormai semivuota, dopo una intera giornata di impegno intensissimo. Ma tant’è. Speriamo di dare un piccolo contributo per ovviare all’inconveniente facendo conoscere, a posteriori, a qualcuno degli assenti questi argomenti.

Due sono stati gli argomenti trattati: il primo ha riguardato gli obiettivi sostenibili per l’industria delle costruzioni ed il secondo le rinnovabili elettriche (sussidi o incentivi?).

Sono costretto a trascurare il primo tema, pure interessantissimo ma non strettamente pertinente all’eolico, del futuro dell’edilizia in Italia, a cui Spena fornisce molti spunti, una grande quantità di dati ed un suggerimento rivoluzionario pur nella sua semplicità (quello dell’export di attività edilizia italiana specializzata verso i Paesi emergenti). Mi limiterò ad accennare, in merito al tema del nuovo modo di concepire l’edilizia in Italia, alla assoluta necessità di ripopolare l’Appennino. Le moderne tecnologie informatiche e telematiche, che potrebbero permettere a chi lavora in tutti gli ambiti dove si manipolano delle informazioni di svolgere la propria attività da remoto, forniscono la possibilità di invertire da subito il processo ormai non più tollerabile di urbanizzazione del nostro Paese ed il conseguente fenomeno dello sprawl. Questo processo migratorio di ritorno potrebbe essere innescato implementando tecnologie già esistenti ed essere attuato a costo zero per il territorio se si riuscisse, con gli interventi suggeriti da Spena, a convertire l’enorme quantità di seconde case già esistenti (spesso nei luoghi più belli e vivibili dell’Italia rurale) in prime case dove sarebbe un privilegio, non più riservato a pochi privilegiati, risiedere abitualmente. Uno dei motivi che più preoccupano i membri della Rete della Resistenza sui Crinali è che l’installazione massiccia degli impianti eolico-industriali trasformi le zone potenzialmente più attraenti per questo fine in prospettiva futura in aree industriali da evitare accuratamente qualora si decidesse di abbandonare le città congestionate per cercare luoghi in cui vivere in ambienti più armonici, meno disumanizzanti ed a maggior contatto con la pace ed il silenzio della natura.

Ma tornando all’argomento che più ci preme in questa sede, possiamo cominciare ad ascoltare Spena, tenendo sott’occhio la sua presentazione grafica, che ne inizia a parlare dalle ore 6,51 del video di Radio Radicale.

Per valutare l’efficienza delle principali rinnovabili elettriche non programmabili, cioè eolico e fotovoltaico, Spena si affida a 10 anni (dal 2002 al 2011) di dati mondiali che ha raccolto e coordinato. Onde determinare l’efficacia degli incentivi, che per loro stessa natura devono essere transitori e decrescenti nel tempo, ha verificato per prima cosa, ex post, se si è innestato un circolo virtuoso.

A tal fine ha ritenuto opportuno cominciare definendo un criterio, quanto più oggettivo possibile, per misurare la virtuosità della filiera tecnologica dell’eolico e del fotovoltaico.

Ha perciò definito un “indice di virtuosità” determinato da due diversi indicatori:

1) un indicatore delle economie di scala (attenzione! : vengono considerati solo i costi delle componenti industriali, cioè delle macchine) e relativo impatto territoriale e

2) un indicatore della producibilità annua (rimando al documento per avere maggiori dettagli sul metodo).

Il prodotto dei due indicatori esprime i kWh prodotti ogni anno dall’investimento di un euro in macchine e dovrebbe risultare crescente per giustificare successivi investimenti nello stesso settore nel medio periodo. Perciò, teoricamente, dovrebbero risultare positivi entrambi gli indicatori.

Ma è andata davvero così? Cioè: hanno innestato un circolo virtuoso tutti i soldi spesi dalla collettività nazionale? Dopo dieci anni di dati, resi disponibili dal GSE, possiamo tirare le somme facendo i conti anno per anno. Cominciamo dall’eolico per vedere come è andata. E perchè.

Nei grafici di pagina 14 e 15 vediamo che il rapporto tra i kWh prodotti e gli euro spesi (ripeto: non per gli impianti ma per la sola componente industriale, cioè nel nostro caso gli aerogeneratori) è di fatto decrescente ogni anno nel corso degli anni, anche se gli investimenti, in tutto il mondo, sono aumentati secondo una curva esplosiva. Il costo delle pale anzichè scendere, con il mercato in crescita, è aumentato mentre il secondo indicatore si è mantenuto costante: non ci sono cioè stati aumenti prestazionali delle macchine eoliche.

 Per quello che riguarda il FV, l’indice di virtuosità rimane costante nei primi 5 o 6 anni e poi assistiamo ad una crescita molto rapida. Gli incentivi hanno fatto decollare il mercato? Secondo Spena c’è “il fondato sospetto” che si sia trattato dell’ “effetto Cina”. “La Cina aveva nel 2004 una quota del mercato mondiale dei pannelli FV dello zero per cento. Adesso è del 45%. Significa che l’unica novità è l’arrivo dei cinesi.”

Constatiamo dunque che:

1) Poichè non abbiamo un’industria nazionale nè dell’eolico (avevamo la Riva Calzoni che è fallita e l’Italia, nell’eolico, è ora solo produttrice di componenti elettromeccaniche) nè del fotovoltaico, gli incentivi sulla filiera tecnologica sono stati nulli.

2) Di fatto un miglioramento tecnologico non c’è stato (essendo stati utilizzati dati macroeconomici dell’economia mondiale si dimostra perciò che gli incentivi non hanno avuto effetto neppure sulla tecnologia) anche se la quota investita dall’Italia è forse la prima in termini qualitativi, e come peso è una delle maggiori.

 Le conclusioni perciò sono:

1) Gli incentivi alle rinnovabili elettriche non programmabili (in primis l’eolico) non si sono rilevati tali, ma sono stati in realtà dei puri sussidi.

2) Come questi sussidi sono stati distribuiti e come avrebbero potuto essere allocati diversamente è un altro discorso.

E’ un discorso che riguarda nello specifico proprio la redazione della Strategia Energetica Nazionale: “I dati adesso ci sono; vogliamo andarli a guardare?”

Purtroppo, quando Spena diceva questo, tutti i politici ed i funzionari ministeriali se n’erano ormai andati. Qualcuno degli organizzatori della conferenza potrebbe trasmettere loro sia il video del suo intervento che il documento di presentazione? Sarebbe importante conoscere questa realtà oggettiva nel momento in cui si sta decidendo se e come “allocare diversamente” gli incentivi fino al 2020.

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