Assoelettrica: il sistema elettrico si trova in una capacità di sovrapproduzione e il mercato è ridotto al lumicino

Secondo il presidente Testa gli incentivi lasciano sempre dietro di sè qualche disastro

Nella successione delle monografie della Rete della Resistenza sui Crinali  sulla quarta conferenza nazionale sull’efficienza energetica organizzata dagli Amici della Terra (http://www.amicidellaterra.it/adt/) , oggi avrebbe dovuto essere il turno degli esponenti governativi che avevano partecipato all’evento (il Ministro dell’Ambiente Clini ed il Sottosegretario all’Economia Polillo).

La conclusione anticipata ed improvvisa dell’esperienza del Governo Monti ha però modificato le nostre priorità e perciò, al posto delle (severe) critiche che intendevamo riservare a Cilini ed a Polillo, preferiamo tessere le lodi dell’intervento del presidente di Assoelettrica Chicco Testa, fin troppo, come avremo agio di dimostrare, favorevole alle nostre posizioni.

Chicco Testa è stato, negli anni Ottanta, l’enfant prodige (attributo ben meritato se rapportato all’età da patriarchi biblici del Potere gerontocratico italiano, età che, nel frattempo, si è ulteriormente allungata) dell’ambientalismo italiano, noto in particolare per la grande mobilitazione popolare contro il nucleare a seguito di Chernobyl. Dopo una significativa esperienza parlamentare durante la quale ha contribuito, tra l’altro, alla definizione della disciplina della valutazione d’impatto ambientale, con la quale noi dei comitati ci stiamo giornalmente confrontando, ha scelto la carriera da dirigente industriale, per lo più nel settore energetico. Questa scelta non ha aumentato molto la sua popolarità tra i suoi ex compagni di lotta, come del resto avviene sempre nel caso dei preti spretati, ma ciò che lo ha reso definitivamente inviso agli ambientalisti è stata la sua recente virata verso il nucleare (ha scritto anche un libro a questo proposito: “Tornare al nucleare?”): una cosa è infatti rinunciare alla tonaca, un’altra è diventare addirittura adoratore di Satana… Gli Amici della Terra, nell’accoglierlo come ospite privilegiato ai loro convegni, dimostrano anche in questo il loro spirito liberale e la loro magnanimità. Anche perchè Testa, nel frattempo, è diventato pure presidente di Assoelettrica, la potentissima associazione confindustriale che riunisce oltre 200 imprese del settore della produzione di energia elettrica, e quindi rappresenta un player comunque mai trascurabile nelle mosse sullo scacchiere energetico nazionale.

Nel suo intervento durante la tavola rotonda della mattina del 21 novembre, Testa ripercorre ed approfondisce alcuni temi da lui trattati nel suo discorso davanti all’assemblea pubblica del 2012 di Assoelettrica, tenutasi proprio la settimana precedente:  http://www.assoelettrica.it/pdf/Assemblea_14Nov.pdf

Nell’intervento al congresso degli Amici della Terra Testa tralascia purtroppo di parlare della terza opzione a cui faceva cenno nell’introduzione del suo discorso assembleare e che avremmo gradito che fosse meglio specificata: quella secondo cui “tutti i diversi segmenti del settore devono contribuire al funzionamento del sistema elettrico e agli oneri che ne derivano, senza corsie privilegiate e scappatoie”. Si intende forse fare riferimento, come da noi auspicato, ad un prelievo fiscale sugli extra profitti che i mega incentivi hanno garantito alle rinnovabili elettriche non programmabili che danneggiano la tenuta del sistema?

Nel suo intervento, che inizia ad un’ora e 37 minuti del video integrale della conferenza messo a disposizione sul web da Radio Radicale,  dopo avere lodato l’iniziativa governativa della SEN in quanto funzionale agli obiettivi della sua associazione, Testa procede ad alcuni importanti distinguo:
“Mi sembra che qualche volta ci sia un po’ di sovrapposizione tra obiettivi di ordine metodologico ed obiettivi di ordine quantitativo. Cioè si indicano obiettivi e metodi per raggiungerli ma qualche volta c’è un po’ di pianificazione che pare contrastare con questo atteggiamento aperto. Uno dei casi è quando, per le rinnovabili, si dice che l’obiettivo è 130 TWh. Ma chi l’ha detto? Magari in un regime diverso può darsi che possano essere di più o che possano essere di meno. Se dici 130 poi li devi fare. Quindi c’è il rischio che tu debba tirare fuori ancora incentivi per arrivare a 130. Ma è solo un esempio…” 

Nel discorso all’assemblea di Assoelettrica (pag. 5) era stato addirittura più esplicito: “Riteniamo inoltre che la nuova previsione quantitativa (130 TWh) non debba trasformarsi in un nuovo obiettivo peraltro superiore a quanto convenuto nel pacchetto 20-20-20“.

Testa prosegue il suo intervento con le due considerazioni di ordine generale “a cui sono molto affezionato:

1) Il sistema elettrico si trova in una capacità di sovrapproduzione. Abbiamo una potenza totale largamente superiore al nostro fabbisogno, pur tuttavia i prezzi, anzichè diminuire come avviene normalmente quando c’è un eccesso di capacità produttive, continuano a salire. E questo è un problema che noi dobbiamo spiegare, perchè altrimenti i nostri consumatori ci mandano definitivamente a quel paese. Il vincolo sul costo finale del prodotto energetico, per lo Stato che continua a mettere tasse, per l’Autorità che deve regolare, per noi che proponiamo soluzioni, deve diventare cogente.

2) Il mercato elettrico è ridotto al lumicino. Nel 96 è stata varata una riforma che prevedeva competizione per le diverse fonti e le diverse società del mondo elettrico, dopo di che una serie di provvedimenti presi dalla politica (ed è per quello che tendo a parteggiare per l’Autorità, non ce l’ho con questo Governo), una serie di decisioni di natura pianificatoria, di politica industriale, ha stravolto completamente questa situazione per la quale oggi ci troviamo con il 50% in termini di valore dei consumi elettrici totali che non hanno nessuna forma di comparazione o di obbligo rispetto al mercato perchè sono dispacciati obbligatoriamente, cioè superano qualsiasi necessità di competizione e vanno direttamente con prezzi spesso prefissati.

O decidiamo che rinunciamo ad avere un mercato dell’elettricità in Italia e torniamo ad un sistema di prezzi amministrati (cosa che, piano piano, sta di fatto succedendo) oppure rivoluzioniamo il mercato elettrico e facciamo in modo che tutte le decisioni successive siano coerenti col fatto che vogliamo un mercato.”

In questo aut aut rileviamo che Testa (cioè Assoelettrica, cioè l’offerta) si trova perfettamente allineato rispetto alla posizione di Agostino Conte, coordinatore del tavolo della domanda (la domanda, appunto) della stessa Confindustria.

Prosegue Testa: “Io, per indole personale più che per l’interesse delle imprese che rappresento, tifo per questa seconda cosa, perchè credo che in un sistema come quello italiano riconsegnare le decisioni alla politica (perchè sarebbe spazzata via anche l’Autorità), in un sistema politico italiano molto balcanizzato…”

Noi non mettiamo in dubbio la sua indole personale, che lui conosce meglio di chiunque altro; ci permettiamo però di dubitare che questo rappresenti l’intimo sentire della maggioranza dei membri della associazione da lui rappresentata, che ha sempre privilegiato, rispetto alla libera concorrenza, l’approdo sicuro del mercato protetto dalla politica. Ma andiamo avanti:

“Per esempio ieri è stato presentato un emendamento della Lega Nord: è una specie di decreto salva Alcoa per gli eolici, cioè tutti quelli che al momento avevano iniziato i lavori devono rientrare nel sistema di incentivi. Adesso si avvicinano le elezioni e tutti quanti vogliono fare regali, piaceri, eccetera.

Io sono sicuro che, se molliamo una indicazione di mercato, torniamo ad un sistema distruttivo.

Quindi due cose: prezzo e mercato. Bisogna che tutte le scelte che facciamo siano orientate in questa direzione, altrimenti scassiamo tutto, altrimenti ce lo diciamo: cambiamo il tavolo, cambiamo lo scenario…”

Anche per quello che riguarda le conclusioni sul mutamento del sistema incentivante realizzato dai decreti di quest’anno, le considerazioni di Testa giungono alle stesse conclusioni, sebbene partano da un approccio completamente diverso, di quelle di un altro partecipante al congresso di cui ci siamo già occupati: il Professor Angelo Spena:

Qualora “un cattivo sistema di incentivi dato per anni in modo irresponsabile, secondo me, ad alcune fonti venga sostituito da un sistema magari più buono, magari che ci piace di più, alla fine produce le stesse distorsioni nei sistemi di valutazione delle convenienze.

La mia esperienza, purtroppo, è, ormai dopo tanti anni, che gli incentivi lasciano sempre dietro di sè qualche disastro. Gli incentivi sono distorsivi del mercato, creano delle bolle, creano delle false aspettative, poi, a un certo punto, finiscono e lasciano, appunto, piccoli deserti.

Ci sono delle eccezioni: se gli incentivi sono mirati molto bene, capaci di sostenere quelle piccole fasce di decollo e poi di creare circuiti positivi.”

Insomma: la grave situazione (in termini di onerosità e di disfunzioni) creata dagli incentivi alle FER elettriche, inizialmente guardata dagli elettrici non solo con noncuranza, ma spesso come occasione di ulteriore, lucroso business, ma poi improvvisamente (in particolare con l’inusitata installazione di 10 GW di fotovoltaico nel solo 2011) sfuggita di mano, ha portato ad un mutamento di toni. Ritengo perciò opportuno riportare testualmente quanto affermato da Testa in assemblea (pag. 10 della suddetta relazione): “Gli oneri di sistema hanno raggiunto un’incidenza significativa sul prezzo finale dell’energia elettrica per cui occorre approfondire le possibilità di intervento per contenerli/diminuirli. L’AEEG ha più volte analizzato le cause del consistente incremento degli oneri di sistema che hanno raggiunto nel quarto trimestre 2012 il 17% circa del costo totale per l’energia elettrica dell’utente domestico tipo (per l’utenza industriale tipo è molto peggio. Ndr). Del complesso degli oneri di sistema oltre il 90% è riconducibile alla componente A3, destinata alla produzione di energia da fonti rinnovabili e assimilate. Tale componente nel periodo gennaio 2009 – gennaio 2010 è circa triplicata a seguito dell’incremento della produzione da fonti rinnovabili in buona parte dovuta all’energia prodotta dagli impianti fotovoltaici. L’AEEG stima per il 2012 un fabbisogno di 10,6 miliardi di euro. In merito ai livelli complessivi degli oneri per l’incentivazione condividiamo la posizione dell’AEEG riguardo al limite di sostenibilità del loro trasferimento in bolletta, costituito, come affermato dal Presidente Bortoni, da un “livello sostenibile efficientemente commisurato alle esternalità energetico-ambientali“, mentre dovrebbero essere utilizzati altri strumenti, quali la fiscalità generale o di scopo, per esigenze di politica industriale o occupazionale. (Parole sante! E’ quello che da qualche anno stiamo gridando anche noi ai quattro venti, senza che nessuno ci abbia mai ascoltati. Ndr). Pertanto si dovrebbe intervenire per alleggerire gli oneri parafiscali almeno per la quota parte afferente finalità non ambientali e non esclusive del settore elettrico. Sotto questo aspetto segnaliamo la tendenza a gravare la bolletta di oneri impropri….”. “In altre parole la bolletta elettrica non deve continuare ad essere usata come bancomat da utilizzare quando mancano le appropriate coperture.”

Il Governo, anzi: i Governi, negli ultimi anni, hanno preso la pessima abitudine di utilizzare questo e molti altri “bancomat”, il più delle volte associati agli addebiti obbligatori per i cittadini delle così dette utlilities (in particolare le cifre più consistenti vengono prelevate dal bancomat dei contributi previdenziali) per nascondere le mancate coperture di bilancio. Un comportamento più corretto in tal senso sarebbe sempre e comunque auspicabile anche se, realisticamente, appare ormai del tutto inverosimile. Le spese pubbliche nascoste in questo modo hanno infatti raggiunto livelli talmente elevati che il loro improvviso appalesarsi nel bilancio pubblico, ed il relativo trasferimento di tali costi alla fiscalità generale, richiederebbe l’equivalente di quello che, in un altro tempo ed in un altro luogo, sarebbe stata la convocazione degli Stati Generali: una opzione da evitare assolutamente! Altrimenti…

Insomma: sull’insanità degli incentivi alle rinnovabili elettriche non programmabili in queste forme e dimensioni sono tutti (tutti quelli che contano, intendo: Governo, Autorità, Confindustria…) d’accordo su tutto. Lo sono persino troppo, e questo preoccupa. C’è infatti un particolare disturbante questo apparente unanimismo: sono tutti d’accordo su cosa fare a parole nei pubblici congressi, però la spesa per incentivi continua sempre ad aumentare. Difficile pensare che l’azione opposta della pur influentissima e ben ammanicata lobby delle rinnovabili possa sempre prevalere. Altrettanto difficile è pensare che l’accettazione dei continui aumenti derivi da un malinteso senso di lealtà degli altri elettrici. La fastidiosa sensazione è che la ragione di questo inspiegabile fenomeno sia contenuta tra le righe nella frase nascosta a pag. 13 della relazione del presidente all’assemblea di Assoelettrica: “Si evidenzia l’esigenza di introdurre rapidamente un meccanismo transitorio che consenta di mantenere in esercizio gli impianti esistenti per evitare … che si producano fasi cicliche alternate di sotto e sovra investimento.” Ossia: anche noi, come le rinnovabili, vogliamo la nostra parte di bottino; chiamiamola “capacity payment” oppure usiamo una formula ancora più stravagante, ma ci devono comunque essere soldi pubblici, mutuando le parole di Testa nelle sue conclusioni (a pag. 19), per tutte le “diverse anime del mondo elettrico, i grandi produttori come i piccoli e medi, le fonti rinnovabili e la cogenerazione…”

Cioè: fate quello che dico ma non fate quello che faccio… Una conclusione da discorso ecumenico, quindi, inadatto alla drammatica situazione attuale. Le scelte nette devono invece essere fatte e fatte immediatamente. Non si può accontentare sempre tutti, pena il disastro. Anche Assoelettrica deve assumersi le proprie responsabilità, perchè se è vero che “vogliamo evitare la frammentazione e le contrapposizioni” è falso che “non verrebbero capite e che indebolirebbero l’intero settore.” Il settore si è ormai sbriciolato e non ci sono più i soldi per accontentare tutti. Le scelte tra buoni e cattivi verrebbero capite perfettamente. Proviamo allora a suggerire qualcosa di concreto per risolvere questo pasticcio (sarebbe molto facile) e ad appoggiare le forze politiche che adotteranno queste soluzioni nel loro programma per le prossime elezioni.

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  1. imbuteria ha detto:

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