Monte dei Paschi di Siena: si teme una bolla anche per i finanziamenti alle rinnovabili in Toscana

Proprio in questi giorni, Banca d’Italia e Guardia di Finanza stanno indagando sui conti del Monte dei Paschi di Siena in merito alle note vicende che riempiono le prime pagine di tutti i giornali italiani. La spregiudicatezza di alcune operazioni finanziarie su prodotti “derivati”, già grave in sè, viene amplificata sui media perchè la banca senese, secondo la formula di rito, è la banca “di riferimento” di quello che attualmente è il principale partito politico italiano. Caso (caso?) vuole che, in questi giorni, sia in corso anche una campagna elettorale senza esclusione di colpi e dagli esiti tutt’altro che scontati. Così la vicenda senese interessa le cronache a maggior ragione, essendo potenzialmente in grado, viste le cifre in ballo e l’ampiezza dello scandalo, di condizionare persino i risultati delle urne e la composizione del prossimo Governo.

Comprendiamo quindi bene i motivi per cui Bankitalia e Guardia di Finanza esercitino entrambe il loro ruolo ispettivo con una rapidità ed una solerzia persino superiori a quelle loro abituali.

Ora qualcuno si chiederà: ma perchè mai un sito web monotematico sull’eolico industriale sui crinali si dovrebbe impicciare di una banca? Forse perchè anch’essa, in fondo, è un Monte? Si teme forse che si piantino pale eoliche industriali, senza adeguate tutele come al solito, anche nei suoi uffici? No: niente di tutto questo. Si tratta di ben altro.

Nel nostro piccolo (ma poi neanche troppo piccolo, se è vero, come è vero, che la spesa sostenuta dagli italiani nel 2012 per i soli incentivi diretti alle rinnovabili elettriche si è avvicinata agli 11 miliardi di euro) noi temiamo, sebbene la nostra sia solo un’impressione, che il Monte dei Paschi di Siena abbia esercitato un ruolo primario, almeno in Toscana, per finanziare i progetti che stanno rapidamente trasformando la regione, nota universalmente per la bellezza e l’unicità del suo paesaggio, in un’area industriale (senza operai) da incubo.

monte dei fiaschi

Eolico: fiasco finanziario in vista?

Questo coinvolgimento non è certo un mistero. La banca stessa ne mena vanto, essendo la “finanza verde”, con “una leadership nel settore eolico”, un suo “valore” esplicitamente affermato: MPS- Finanza Verde.

Questo tenace e sempre conclamato attaccamento a dei “valori” rasserena molto l’opinione pubblica, trattandosi di una banca dove, al contrario, (almeno stando a quanto riferiscono quotidianamente i giornali) negli ultimi anni i comportamenti amorali si stavano diffondendo sempre di più.

Ma ciò non toglie che ci sia stato un indiscutibile eccesso di zelo nel sostegno a un settore a forte rischio.

Il Monte dei Paschi di Siena è una banca che finanzia le imprese, non un’organizzazione ambientalista acriticamente pro-rinnovabili elettriche e pro-eolico industriale in particolare, sebbene i contorni di tutte queste categorie di soggetti tendano a diventare, specie in Toscana, sempre più sfumati. Tale opacità dei confini tra differenti àmbiti funzionali si aggrava ulteriormente per la peculiare presenza, in Italia, di quell’ircocervo che risponde al nome di “fondazione bancaria”, che ha fatto rientrare nelle banche, dalla finestra, i partiti politici che si era inteso cacciare fuori dalla porta. In Toscana, l’apporto della Fondazione Monte dei Paschi pare aver reso possibile l’incancrenimento in senso oligarchico di un notabilato locale già pre-esistente, ma che pretende ora di inglobare, o perlomeno dominare, ogni cosa.

In realtà, come ormai anche i bambini hanno capito, tutto questo interesse della finanza per le “energie pulite”, nella loro versione industriale (che ha permesso la formazione di una bolla speculativa a cui i recenti decreti governativi sulla modifica degli incentivi hanno cercato di porgere rimedio per impedirne uno scoppio improvviso, anche se, nonostante tutti gli sforzi, nel 2012 la bolla si è ulteriormente gonfiata) non ha niente a che fare nè con i “valori” nè con nessun altra favoletta buonista (l’impatto dell’utilizzo dell’energia sul clima, in questo caso: niente meno) ma deriva dall’opportunità di ottenere dei rendimenti, per i loro finanziamenti, da Bonos argentini correndo però un rischio equivalente ai Bund tedeschi.

Naturalmente, non appena la bolla provocata dalle regalie romane, mascherate da incentivi, alle rinnovabili elettriche ha superato una certa soglia dimensionale, questa assenza di rischi è diventata una pia illusione.

I rischi sono infatti immediatamente comparsi ed altrettanto prontamente sono stati segnalati dagli organi di controllo. Ce lo spiegava a chiare lettere, in occasione di una pubblica conferenza giusto un anno fa, proprio l’allora Presidente dell’Associazione bancaria italiana, l’ormai celeberrimo (anche se adesso non più Presidente) Giuseppe Mussari (a proposito di Montepaschi!): “I banchieri: “Con le rinnovabili rischio di bolla speculativa”.

Rileggiamo quello che diceva allora Mussari, così come riportato dal sito web di Casaeclima:

Il settore delle energie rinnovabili si sostiene principalmente sulle sovvenzioni pubbliche, e di conseguenza è interessato da una bolla speculativa che potrebbe esplodere se venissero meno i fondi statali. “I conti economici di queste imprese senza le provvidenze statali non reggerebbero. Avere investito nell’installazione del pannello o del mulino a vento ha determinato la creazione di un sistema economico garantito da soldi pubblici”. Ciò comporta “il rischio di una potenziale bolla speculativa pronta a esplodere” afferma Mussari, in quanto “potrebbe venir meno il finanziamento pubblico.” La strada da seguire è quella del risparmio energetico. “E’ questa la via più convincente – afferma – perché misura meglio l’occupazione e la crescita ed è più vicina al nostro modello industriale, consentendo inoltre un vantaggio competitivo rispetto agli altri paesi”. “Occorre poi investire – ha aggiunto – su produzione a ricerca”. Dunque, per Mussari si dovrebbe puntare più sull’incentivo privato che su quello pubblico, ed evitare la proliferazione degli impianti di grandi dimensioni, che comportano un rischio finanziario più complicato. Quanto alle banche “hanno fatto molto per le rinnovabili, spesso troppo. I finanziamenti alle rinnovabili non solo non sono mancati, ma mi auguro – ha concluso – che non arrivi il momento di una rivalutazione critica sulle quantità”.

Sembrano parole, nella loro banale ovvietà ed in assenza delle solite argomentazioni salvifiche a cui siamo abituati quando si parla delle rinnovabili elettriche, uscite da un post pubblicato dalla Rete della Resistenza sui Crinali.

Proprio il timore di una “rivalutazione critica sulle quantità”, ossia, per usare termini più espliciti, una riduzione o addirittura una sospensione degli incentivi, anche con effetti retroattivi, aveva trattenuto molti finanziatori dall’erogare credito al settore in quest’ultimo periodo, e questo giustifica l’enorme massa di impianti eolici già autorizzati (alcune migliaia di MW di potenziale) ma, per fortuna, bloccati dalla mancanza di finanziatori ancora prima della sostituzione del prodigo sistema dei certificati verdi con quello delle aste.

Più recentemente sul tema della bolla era ritornato un alto dirigente della Banca d’Italia, il direttore centrale Daniele Franco, questa volta in una sede istituzionale, auspicando, davanti alla Commissione Attività produttive,  un “ripensamento politico” per i costi delle rinnovabili in bolletta.

I fattori di criticità erano perciò perfettamente conosciuti da tutti, nell’ambiente bancario.

C’è ora la possibilità di dimostrare, mentre si sta facendo pulizia al Monte dei Paschi di Siena, che questa eccessiva esposizione verso un settore a forte rischio-bolla sia stata imputabile solo ad una errata politica aziendale o ad una colpevole sottovalutazione dei rischi settoriali e non ad altro di più grave.

Il nostro timore, in realtà, è che la banca fornisse al sistema perverso delle rinnovabili elettriche (con riconosciuta “leadership nel settore eolico”, ricordiamo) in Toscana quell’indispensabile gamba finanziaria per fornire i capitali che hanno permesso, come accaduto anche in altre parti d’Italia, quel “furto ai danni degli italiani” (come è stato definito dal Ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera) che ha poi reso possibili, grazie a quell’enorme leva finanziaria (che per l’eolico non è ormai più praticabile per le garanzie patrimoniali necessarie con il nuovo sistema ad aste),  i “guadagni da spacciatori” (dalle parole del Ministro dell’Ambiente Corrado Clini) nell’ambito di quei “governi locali clonati e derivati in galassie societarie parallele” così evocati, un paio di anni fa, dall’allora Ministro dell’Economia Giulio Tremonti nell’intervista a Repubblica che qui riproponiamo.

Ecco per esteso il passaggio chiave di quell’intervista:

Questo è un Paese in cui molti “governi” locali si sono clonati e derivati in galassie societarie “parallele”. Spesso più grandi dei governi stessi. E non sempre sotto il controllo democratico e giudiziario. Leggasi la monografia della Corte dei Conti… E questo riduce drammaticamente la “cifra” della morale pubblica. Troppo spesso i fondi pubblici sono una pipeline verso gli affari. Oggi l’affare degli affari è quello dell’eolico, almeno questo non inventato da noi (il fotovoltaico, invece, sì. Ma il fatto sarebbe accaduto dopo quest’intervista. Ndr). Vastissime aree del Paese sono deturpate da pale eoliche sorte all’improvviso, in un territorio che nei secoli passati non ha mai avuto i mulini a vento. E forse ci sarà una ragione. È in tutto questo che vedo la grande questione morale, questo è l’albero storto che va raddrizzato”.

Poichè non risulta che nessuno dei tre Ministri sia mai stato querelato, siamo confortati nel nostro convincimento ed avremmo ora piacere che le gravi accuse di Tremonti (e per le quali nutrivamo solo dei sospetti basati su procedimenti deduttivi, non disponendo, noi, di strumenti di indagine) venissero verificate, sul campo, dagli inquirenti che stanno vagliando i comportamenti del management del Monte dei Paschi.

Noi non possiamo infatti parlare, in assenza di prove, dell’esistenza di una “galassia parallela” come si poteva permettere il Ministro dell’Economia (che invece era in grado di venire a sapere molte cose), ma l’entusiasmo nel favorire proprio il settore individuato da Tremonti dimostrato in questi ultimissimi anni dagli amministratori locali toscani a tutti i livelli, sostenuti a spada tratta, anche contro ogni evidenza logica e senza pietà per chi si opponeva, dalla associazione ambientalista “di riferimento”, dagli accademici “di riferimento” e dalla banca “di riferimento” induce a pensare che Tremonti, almeno per quello che riguarda questa regione, non avesse tutti i torti. L’ultima sconcertante prova è stata l’inopinata rimozione, qualche mese fa, del poco docile responsabile dell’Ufficio VIA della Regione Toscana, a favore del quale avevamo sottoscritto un appello al Governatore della Regione: “A proposito di selezione (al contrario) della classe dirigente: rimosso dal Governatore della Toscana un integerrimo funzionario.

Si tratta ora di dimostrare se si tratta, anche in questo caso, solo di amoralità dell’oligarchia toscana o se c’è dell’altro.

Già dobbiamo alle indagini della Guardia di Finanza la sparizione dalla scena della Uni Land, società di land banking quotata in Borsa con sede a Monghidoro, che rappresentava la più grossa minaccia, a causa del gran numero di progetti eolici in itinere e per le convenzioni da essa sottoscritte con Sindaci della zona, per le montagne in provincia di Bologna.

Ora attendiamo con serenità che anche tutti i nostri dubbi sulla palude eolica toscana vengano dissipati dalle inchieste in corso.

Non si obietti, per favore, che l’affaire rinnovabili è irrilevante, rispetto a quella che è stata definita dai Pubblici Ministeri a Siena una “situazione esplosiva”. La “situazione esplosiva” obbligherà lo Stato ad un esborso, sotto forma di prestito, di circa quattro miliardi per tappare la falla prodottasi, giocando con i derivati, nei conti del Montepaschi e che sfocerà in una probabile nazionalizzazione della banca. Gli incentivi promessi alle rinnovabili elettriche sono ammontati quest’anno a quasi undici miliardi, che erano previsti (dalla defunta SEN, al grido di Deus vult! ) in aumento fino a 12,5 miliardi annui per vent’anni. Qual è dunque, secondo voi, l’autentica “situazione esplosiva”?

L’albero storto va raddrizzato.

Alberto Cuppini

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Una risposta a Monte dei Paschi di Siena: si teme una bolla anche per i finanziamenti alle rinnovabili in Toscana

  1. lucav ha detto:

    Grazie Alberto per la consueta incisività. Farò girare questo post, sperando che trovi la giusta attenzione. E complimenti per l’ircocervo, erano decenni che non ne incontravo, nelle selve dell’Appennino… LucaV

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