Eolico sul Monte La Fine a Castel del Rio – Considerazioni in merito a trasparenza e partecipazione.

Progetto di centrale eolica “Il Sasso” –  località Monte La Fine in comune di Castel del Rio – Considerazioni in merito a trasparenza e partecipazione.

14.02.2013

 La Relazione Tecnica Generale del progetto, in pubblicazione sul sito della Provincia di Bologna, della centrale eolica industriale denominata “il Sasso”, prevista sul Monte La Fine (comune di Castel del Rio) contiene, alle pagine 11 e 12 un capitolo 2.1.2 “Trasparenza e Partecipazione”.

Sul progetto rimangono però molti punti oscuri.

Il proponente, un’azienda (Tencom Group srl) con svariati recapiti a Castelnuovo Rangone (MO), ha un’attività dichiaratamente incentrata sul settore dei mangimi e dei fertilizzanti, e un capitale sociale di soli 90.000 euro. Il progetto (costato esso solo tre volte tanto) presuppone un investimento di oltre 26 milioni di euro (pag. 43 della Relazione Tecnica stessa) e comporterebbe il versamento, a titolo di garanzia, del 10% di tale valore (stiamo dunque parlando di circa 2 milioni e mezzo di euro di capitale di rischio da reperire…) solo per partecipare alle aste al ribasso da vincere onde ottenere gli incentivi pubblici. Uno sforzo finanziario titanico, tanto da rendere quanto mai fondata l’ipotesi secondo cui l’iniziativa faccia in realtà capo a un investitore assai più robusto.

Infatti l’investimento è finalizzato a costruire niente meno che l’ennesimo “parco eolico più grande del nord Italia”, disponendo esso di una potenza teorica di 20 MW, di nuovo, come sempre, da collocarsi nella “sfortunata” provincia di Bologna (dopo quello costruito a Casoni di Romagna, ed il tentativo fallito a monte dei Cucchi e quello in corso a monte Fontanavidola) che pure, nella vicinissima Casoni, si è già ampiamente dimostrata, anche nei dati di produttività oltre che nelle mappe anemometriche, priva del vento utile sufficiente a garantire all’investitore la redditività di un impianto di questo tipo ed il suo mantenimento in esercizio nel medio periodo al venir meno gli incentivi statali.

Le voci secondo cui tale investitore sia AGSM, la multiutility al 100% di proprietà del comune di Verona (ormai da anni sotto la guida di Flavio Tosi), sono avallate da una serie di elementi assai significativi.

AGSM già gestisce gli impianti eolici di Casoni di Romagna (distante 3,5-4 km), e del Carpinaccio (7-8 km, seppure oltre il confine con la provincia di Firenze).

E questo anche a costo di pagare le sanzioni che le vengono comminate dall’Antitrust:
https://reteresistenzacrinali.wordpress.com/2012/12/22/lantitrust-sanziona-di-nuovo-lagsm-per-leolico/ e
http://www.cronache.org/wp-content/uploads/documents/AgsmAntitrust.pdf .

AGSM infatti, in quanto multiutility, potrebbe operare solo nel territorio del comune di Verona che ne è proprietario, o almeno al suo servizio, e non in regime di libero mercato: o l’uno o l’altro.
Eppure “ci aveva provato” anche con il progetto dell’impianto (bocciato) di Monte dei Cucchi, in comune di San Benedetto val di Sambro (BO), e con quello (archiviato prima dell’autorizzazione) di Bruscoli-La Faggeta, in comune di Firenzuola. Diciamo che chi stenta ad accettare che l’Appennino bolognese e imolese diventi un’area industriale faticherebbe anche ad accettare ancora la presenza di AGSM. E sarebbe gioco facile, visti i provvedimenti dell’antitrust, argomentare contro la “fame” di investimenti che viene da Verona.

(I motivi di questa “fame di investimenti” ad alto reddito sarebbero un’altra fonte di curiosità, ma andremmo troppo lontano, ed è meglio, qui, limitarsi a documentare qualche indiscrezione:

Vedremo nel seguito altri riscontri sulla presenza di AGSM.

Sempre in tema di “Trasparenza e partecipazione” nell’apposito capitolo si asserisce che ci sia stata una presentazione al pubblico del progetto. E un incontro pubblico si è effettivamente tenuto, ma due anni e mezzo fa, la sera del 29 settembre 2010, e non in una delle frazioni toccate più da vicino dall’ipotizzata centrale (Giugnola, Belvedere), ma nel capoluogo comunale di Castel del Rio, da cui l’impianto di Monte La Fine sarebbe comunque lontano e neppure visibile.

Fra gli allegati al progetto si trova la locandina di quell’incontro, da cui risulta che il gruppo di progetto era coordinato da Solaris srl, di cui era amministratore delegato l’ing. Lorenzo Partesotti… questa, che era infatti presente alla serata. Giova sottolineare che Solaris e Partesotti avevano la loro sede a San Benedetto val di Sambro nel 2007 e che in quel periodo, in quanto amministratore di Solaris, Partesotti si era convenzionato con il Comune di San Benedetto val di Sambro per la costruzione del locale impianto eolico di Monte dei Cucchi. Il cui progetto (nel seguito non realizzato) venne poi presentato in Provincia, per l’appunto, da AGSM: documento.

A dire la verità, la sera del 29 settembre 2010 a Castel del Rio vennero prospettate due ipotesi di centrale, molto diverse fra loro e ben lontane dal livello di dettaglio assunto ora dal progetto definitivo formalizzato. Si trattava fra l’altro di un incontro non prescritto da alcuna normativa. Non era cioè atto dovuto, ma coincise per data e ora con un altro evento in zona, a Coniale, ad appena 10 km da Castel del Rio, con l’intervento del sindaco del comune confinante, Firenzuola. La sede di questo incontro “concorrente” era a Coniale, ed appena 10 km di distanza. Il tema e i contenuti erano del tutto analoghi: la discussione di un altro, diverso progetto di centrale eolica, prevista a una distanza di appena 6-7 km da Monte La Fine, fra l’altro con reciproca intervisibilità. Visto che di incontri pubblici del genere ne accadono di norma due o tre all’anno per provincia, la coincidenza già allora apparve davvero sorprendente. Comunque sia, in merito all’asserita “partecipazione”, per chi aveva interesse all’argomento fu gioco forza rinunciare a uno dei due incontri.

Oltre all’ing. Lorenzo Partesotti, all’illustrazione del (futuro) progetto, quella sera, era presente anche il dott. Mario Zambrini, amministratore unico di Ambiente Italia srl, la società che ha redatto, con suoi contributi tecnici diretti, lo Studio di Impatto Ambientale (SIA) del progetto di Monte La Fine.

Ambiente Italia non è affatto nuova a collaborazioni con AGSM, perché ha redatto anche i SIA finalizzati all’approvazione dei progetti degli impianti di San Benedetto (Monte dei Cucchi) che di Casoni di Romagna (ora funzionante) (vedere punto 13 della quarta pagina), entrambi proposti da AGSM (http://www.cronache.org/wp-content/uploads/documents/Lettera_MonteCucchi.pdf)

(Non ci risulta che Ambiente Italia abbia lavorato anche alla progettazione della centrale del Carpinaccio, ma in quel caso AGSM è subentrata alla società che ne è stata proponente.)
Anche il responsabile della progettazione civile per Monte La Fine (ing. Roberto Fauni) ha già lavorato, con Ambiente Italia, per AGSM: il progetto era quello (poi ritirato) dell’impianto eolico “La Faggeta“, a suo tempo previsto sullo stesso crinale di Monte dei Cucchi ma in territorio toscano, in direzione del Passo della Futa.
Niente di illegittimo per carità, giusto per motivare i quesiti su chi sia il REALE proponente dell’impianto di Monte La Fine, e i timori sulla concreta solvibilità di esso.

Rimanendo sempre nel tema del capitolo “Trasparenza e Partecipazione”, fa sorridere che i progettisti vi asseriscano che l’accesso, richiesto da due cittadini alle informazioni del caso ai sensi del D.Lgs.195/2005 …
( https://reteresistenzacrinali.wordpress.com/risorse/informazioni_ambientali/ ,
http://www.normattiva.it/atto/caricaDettaglioAtto?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2005-09-23&atto.codiceRedazionale=005G0217&currentPage=1 )

sia stato “accordato dalla società” proponente. Va ben chiarito che la richiesta dei due cittadini era ovviamente rivolta al comune di Castel del Rio, il quale comunque, proprio in base al D.Lgs.195/2005, non avrebbe potuto rifiutare loro l’accesso alle informazioni.
Accadde che il comune convocò all’appuntamento anche un tecnico, o un promotore del progetto, non si capì bene, comunque non richiesto. E nemmeno si capì a che titolo si fosse presentato, visto che non è risultato facente parte né di Ambiente Italia srl, né di Solaris srl, né di Tencom. Questo tecnico, o promotore, si premurò però di avere l’identità di chi voleva accedere alle informazioni. Attenzione, però: la legge riconosce a “chiunque“, anche senza un titolo specifico, il diritto alle informazioni ambientali: non si vede per quale motivo i due richiedenti, pur essendo a pieno titolo dei “chiunque”, neppure membri di associazioni ambientaliste o di altro genere, ma semplici portatori di interessi legittimi, si ritrovino ora indicati, con nome e cognome, nella Relazione Generale stessa, pubblicata in rete. Non si trova invece, negli elaborati, il nome del tecnico/promotore che si è presentato all’ufficio tecnico di Castel del Rio. I due cittadini, però, pur avendo dato la loro identità non hanno poi MAI ricevuto ALCUNA comunicazione da tale promotore, né da Solaris, Tencom o Ambiente Italia, né sull’iter della vicenda, né sull’imminente, poi avvenuta, presentazione del progetto. Lo hanno semplicemente saputo da loro amicizie.
Sembra quindi che, da parte di chi vuole investire sul Monte La Fine, la “trasparenza” che conta sia quella altrui.
Possiamo poi sottolineare che in base al comma 3 dell’art. 3 della Legge Regionale n. 9/1999 (“Disciplina della Procedura di Valutazione dell’Impatto Ambientale“) l’Amministrazione Provinciale di Bologna, autorità competente alla V.I.A., avrebbe potuto, entro il 1° febbraio, su richiesta del “pubblico” o di “un’amministrazione interessata”, organizzare la presentazione del progetto definitivo in un’assemblea pubblica: ma ciò non è successo, né può ormai più accadere, anche perché risulta che molti dei cittadini interessati non abbiano avuto tempestiva notizia dell’avvenuta pubblicazione del progetto stesso. Salvo, sembra, i fortunati proprietari dei terreni che necessitano per la realizzazione della centrale.
E parlando sempre di “trasparenza” e “partecipazione”, sarebbe d’altronde difficile, per chi abita a Giugnola o a Belvedere, farsi un’idea del progetto e dei suoi impatti: lassù non si dispone di connessioni a banda larga, e il complesso degli elaborati presenti sul sito della Provincia “pesa” oltre 10 GigaByte. E’ intuibile anche solo il disagio di chi si accontentasse di scaricare e consultare la cosiddetta “Sintesi Non Tecnica” (per la quale la legge impone un taglio divulgativo, cioè diretto al pubblico), visto che, contenuta nella cartella (500 MegaByte) dello Studio di Impatto Ambientale, pesa comunque 18 MegaByte.
Una qualche possibilità di “partecipazione” potrebbe arrivare dalla voce secondo cui il sindaco di Castel del Rio ha assicurato che un incontro pubblico sul progetto (a Giugnola, stavolta) comunque ci sarà: ma a marzo, quando cioè il termine per presentare le osservazioni alla Provincia sarà ormai… scaduto.
E sarà quindi troppo tardi per chi, legittimamente, volesse manifestare in modo efficace e concreto il proprio punto di vista su ciò che altri vogliono fare intorno a casa sua.

Ancora in merito alla trasparenza, pare comunque che altri soggetti, tecnicamente ben più qualificati della semplice cittadinanza, siano stati indebitamente tenuti all’oscuro dalla pubblicazione del progetto. Ma su questo si rimane in attesa di conferme ufficiali, che rischiano di risultare quanto mai imbarazzanti
A proposito della collocazione dell’impianto progettato, è interessante risalire alle istanze espresse da un circolo bolognese di Legambiente, nel luglio 2011, in merito alle “Linee Guida” della regione Emilia Romagna (allora in via di elaborazione), circa l’individuazione di siti idonei o meno agli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili:
– in caso di turbine di oltre 850 Kw, distanza di almeno 1 km dalle abitazioni,
– distanza minima di 15 km da altri impianti eolici,
– necessità di una grande attenzione al rischio per la salute dei residenti,
– rispetto dei crinali montani individuati dai PTCP (Piani Territoriali di Coordinamento Provinciale),   http://www.viadalvento.org/wp-content/uploads/2011/07/OsservazionilineeguidaER%28eolico%29Legambiente.pdf.

Il progetto di Monte La Fine prevede:
turbine che, pur se tre volte più potenti di 850 Kw (2,5 MegaWatt ciascuna), distano circa assai meno di 1 km (700 metri) dall’abitato di Giugnola, e ancora meno dalle abitazioni sparse più a monte, fino a un minimo di 200 metri (ndr il dato può essere facilmente verificato sul file allegato “3CastelRio_Elettrico_10K.pdf “: stampandolo in A3 si ottiene una mappa in cui 1 cm misurato sulla carta equivale a 100 m sul terreno, i quadratini neri sono le case e i tondini numerati da 1 a 8 danno la localizzazione delle future torri eoliche),
– una distanza dall’impianto di Casoni di Romagna, situato sul crinale attiguo a nordovest, in piena intervisibilità, assai inferiore ai 15 km richiesti, cioè di appena 3,5-4 km, e una distanza dall’impianto del Carpinaccio, in comune di Firenzuola, di soli 7-8 km;
– un rischio-salute per i residenti che non sembra preso in seria considerazione, proprio per la prossimità fra turbine e abitazioni;
– un allineamento delle 8 turbine previsto su un crinale montano che è classificato dal PTCP della Provincia di Bologna come “significativo”.
Si rimane quindi quanto meno perplessi proprio di fronte al fatto che un tale progetto sia stato a suo tempo presentato e caldeggiato dall’ing. Lorenzo Partesotti, e che lo Studio d’Impatto Ambientale, che ne asserisce la compatibilità, sia stato redatto sotto la guida del dott. Mario Zambrini, visto che, entrambi, sono membri del Consiglio Nazionale di… Legambiente stessa.
http://www.legambiente.it/legambiente/organismi-dirigenti
E fa anche sorridere che, in argomento di “Trasparenza e Partecipazione”, ci si faccia merito del fatto che “le sezioni di Bologna e di Imola di Legambiente” abbiano “richiesto (e ottenuto) una esposizione dedicata del progetto alla presenza dei loro esperti“: sembra proprio trattarsi di un caso di quelli in cui un soggetto, come usa dire, “se la suona e se la canta”.

A onor del vero, Legambiente non è nuova a frizioni con i propri circoli periferici, al punto di radiare quelli non in sintonia con i progetti di centrali industriali, compreso il circolo “Emilia Est” di Castel San Pietro…
http://www.pieroiannelli.com/?p=1736
…forse perché, pur essendo un’associazione ambientalista, partecipa, come fosse una qualsiasi azienda, dei capitali di una società del gruppo Sorgenia…
http://www.sorgeniamenowatt.it/chi-siamo/legambiente/
…gruppo che a sua volta è uno dei maggiori investitori italiani nella produzione dell’energia. E non certo soltanto da fonti rinnovabili, come nel caso di Tirreno Power.

http://www.tirrenopower.com/impianti/default.aspx

D’altronde, Legambiente, AGSM e Ambiente Italia erano partner nel promuovere la diffusione dell’industria eolica sui crinali dell’Italia centrosettentrionale, già dai tempi in cui Presidente di ANEV (la Confindustria Eolica stessa) era Oreste Vigorito…
http://old.solarexpo.com/solarexpo/ita/programma/06/convegni/programmi/convegno02.pdf
…lo stesso Oreste Vigorito che fu poi arrestato proprio in relazione alla sua attività di imprenditore eolico:
http://www.greenreport.it/_archivio/index.php?page=default&id=1906 ,
http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/caserta/notizie/cronaca/2009/10-novembre-2009/parchi-eolici-arrestatopresidente-benevento-1601987154427.shtml
E, sulla presunta “pulizia” di queste energie, possiamo per il momento chiudere il cerchio.

Comitato per la tutela ambientale dell’Alta valle del Sillaro

Aderente alla RRC (Rete della Resistenza sui Crinali), coordinamento dei comitati dell’Alto Appennino contro l’eolico industriale selvaggio.

https://reteresistenzacrinali.wordpress.com/

Membro dell’EPAW (European Platform Against Windfarms).

http://www.epaw.org/

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