Nicastri, il recordman italiano dei beni confiscati dalla DIA, era stato arrestato nel novembre 2009 assieme all’allora Presidente dell’ANEV Oreste Vigorito per associazione per delinquere

In Italia un protocollo non si nega mai a nessuno

 Il nome di Vito Nicastri che sta furoreggiando su stampa e televisioni di tutto il mondo in questi giorni  non è nuovo alle cronache giudiziarie. Sui grandi giornali italiani nessuno ha però (ancora) accostato il suo nome con quello Oreste Vigorito, con il quale il non ancora celeberrimo recordman Nicastri era stato arrestato per associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata, come attesta questo articolo (“Parchi eolici, arrestato Oreste Vigorito”) tratto dal Corriere della Sera del 10 novembre 2009.

Oreste Vigorito, che vediamo in questo video,

padre fondatore e deus ex machina dell’ANEV, la potente associazione degli eolici aderente a Confindustria Energia (vedi la seconda pagina del loro dépliant), era stato trionfalmente rieletto all’unanimità nel 2008 presidente dell’Associazione Nazionale Energia del Vento per il triennio 2008-2010, come riporta il comunicato stampa del 18 aprile di quell’anno.

Nella nota finale del comunicato ci viene comunicato che l’ANEV (ricordiamo: un’aderente a Confindustria “che vede riuniti… produttori e operatori… rappresentanti oltre il 65% di tutta la potenza (eolica) installata in Italia”) è un’ “‘associazione di protezione ambientale”…

Il meritorio e naturale obiettivo dell’ANEV di “conciliare lo sviluppo della produzione di energia pulita con le necessarie tutele di valorizzazione e salvaguardia del territorio” ha dunque portato tutta una serie di conseguenze a catena ed in particolare  “… alla sottoscrizione di un Protocollo d’intesa con (in grassetto e maiuscolo nel testo) LEGAMBIENTE, WWF e GREENPEACE” eccetera eccetera.

vigoritoL’anno seguente Oreste Vigorito viene arrestato, come detto, nell’operazione Via col vento (Gone with the wind, trattandosi di un’operazione internazionale) assieme a Vito Nicastri (“a Sicilian business associate”, secondo il Financial Times) in una clamorosa azione di polizia che, in verità, suscita più scandalo all’estero che in Italia, dove il più delle volte, nel riportare fattaccio, si è trascurato del tutto (guarda un po’) di riferire per completezza che, oltre che presidente del Benevento calcio, Vigorito sarebbe anche il presidente dell’ANEV (“Parchi eolici, arrestato Oreste Vigorito presidente del Benevento“).

Ma niente di irrimediabile alla fin fine: Vigorito esce dal carcere di Bellizzi Irpino ed il 15 gennaio 2010 partecipa regolarmente al consiglio direttivo dell’ANEV che ribadisce (punto 2), sempre all’unanimità, “la piena fiducia nell’Avv. Oreste Vigorito e gli chiede di rimanere fino al termine del mandato in scadenza alla presidenza dell’Associazione”. Nel punto 3 si viene a conoscenza (“per una migliore divulgazione verso l’esterno delle molte attività svolte”) di nuove iniziative tra cui “la sottoscrizione di protocolli con UIL (UIL?) nonchè maggiore supporto da parte delle Associazioni LEGAMBIENTE E GREENPEACE, con le quali sono in essere protocolli”. (Il WWF, intanto, si è sfilato, sebbene troppo in ritardo). Questa affermazione di “richiesta di maggiore supporto” è, visti i toni usati, involontariamente carica di molteplici, gravissimi, significati.

Quello che però importa è che i dirigenti di Legambiente, WWF, Greenpeace e UIL (tra gli altri) possono menare vanto di avere posto la propria firma su “protocolli” accanto a quella di una celebrità internazionale.

Legambiente, anzi, ci tiene molto a fare sapere di questo “sostegno”, sebbene presentare l’ANEV come “associazione di categoria senza fini di lucro”  susciti un irresistibile effetto comico.

togni-anevPer qualche motivo, però, dal novembre 2009 Oreste Vigorito non compare più pubblicamente come volto e voce di ANEV, sostituito in queste funzioni da Simone Togni, il Segretario Generale, specie quando ci si deve occupare di qualche altro non infrequente scandaletto che riguarda l’eolico in Italia.

Simone Togni viene in seguito eletto nuovo presidente dell’ANEV. La decisione forse non è sbagliata. L’anno scorso Oreste Vigorito è infatti tornato ad avere guai con la giustizia per un’altra questione eolica, riportata da “Il Vaglio” di Benevento.

Ma di questo groviglio di rinvii a giudizio ci occuperemo un’altra volta, per non perdere il filo.

Ciò che ci preme è che ormai è manifesto e conclamato anche in ambiente accademico (vedi la ricerca di Transcrime, il centro di ricerca sulla criminalità internazionale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e dell’Università di Trento) che “gli investimenti nei parchi eolici sono diventati anche un business molto redditizio per la criminalità organizzata”, come riportato da un articolo di Roberto Galullo sul Sole 24 Ore del 3 aprile.

“La confisca miliardaria al re del vento Vito Nicastri? Niente di nuovo” afferma il Professor Michele Riccardi. Noi dei comitati avevamo già avuto l’impressione che qualcosa nel settore non funzionasse per il verso giusto: troppa protervia verso i cittadini e troppa sfacciata sicurezza di impunità da parte delle ditte proponenti gli impianti. Anzi: in verità temiamo una realtà persino peggiore di quella presentata dai ricercatori di sociologia; e in tutta l’Italia appenninica. Anche di questa ricerca di Transcrime dovremo riparlare presto.

Ma adesso ci sentiamo molto più rassicurati dalla dichiarazione del presidente dell’ANEV Simone Togni apparsa in un articolo non firmato del “Quotidiano Nazionale” del 5 aprile dal titolo “Inchiesta. Le aziende: eolico non significa mafia”. Leggiamo le ultime parole di Togni nell’articolo: “Le aziende associate all’ANEV hanno inoltre sottoscritto il Protocollo di Legalità del Ministero dell’Interno”.

Allora così siamo tutti tranquilli. C’era proprio bisogno di un bel protocollo: finora, in tutta questa vicenda, ci mancava…

Alberto Cuppini

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