Si intorbidisce la vicenda dell’eolico toscano che vede coinvolta anche l’Assessore Bramerini

Il titolare della azienda eolica inquisita accusato di violenza a Pubblico Ufficiale mentre compie un atto d’ufficio

 C’è del marcio in Danimarca (European Wind Farms è danese), ma anche in Toscana ce n’è una dose superiore alla modica quantità ammissibile per usi individuali.

Chiediamo requie.

Ogni giorno, e solo sulle nostre montagne, c’è un’immancabile notizia di un nuovo scandalo eolico; ormai ben difficilmente può trattarsi di mere coincidenze.

Questa volta, come risulta da un lancio dell’agenzia ANSA del 23 aprile qui riportato, si tratta di accuse particolarmente pesanti, a seguito di “forti pressioni e intimidazioni subite alcuni anni fa da un alto dirigente della Regione Toscana alla base dell’inchiesta su un parco eolico tra Firenze e Pisa”. Firenze? Oggi si parla anche di Firenze? Noi eravamo rimasti alla sola Pisa.

Che cosa c’entra adesso Firenze?

Ci stiamo dunque avvicinando alla zona dove operano i comitati della Rete della Resistenza sui Crinali.

Ed in particolare, sul web si comincia a fare anche il nome su questo “alto dirigente” e si scopre che si tratterebbe di quello stesso Architetto Zita (l’antemurale amministrativo che garantiva la protezione, applicando con scrupolo le leggi ed i regolamenti, della montagna toscana dall’improvvisa valanga di progetti eolici raffazzonati, e spesso illegali, volti solo ad ottenere, a tutti i costi, i certificati verdi ma tuttavia sponsorizzati da troppi politici locali). A favore di Zita la Rete della Resistenza sui Crinali aveva espresso la propria solidarietà in occasione della rimozione dal suo incarico  ed aveva sottoscritto, assieme ad altre associazioni, un documento con dieci domande rivolte al Governatore toscano Rossi, che non si è mai dato pena di risponderci, tra cui la numero 6 riguardava proprio l’impianto eolico, oggi indagato, di Riparbella.

Ma la novità che più interessa la RRC è la notizia che riferisce la Repubblica del 23 aprile, in prima pagina della cronaca di Firenze dove si riporta che “il provvedimento si riferisce alle procedure per la realizzazione di varie pale eoliche da parte della European Wind Farms nelle province di Pisa e Firenze” e, più avanti, che “la documentazione acquisita dalla Forestale negli uffici della regione e della Provincia di Pisa riguarderebbe vari impianti gestiti da European Wind Farms, tra cui quello di Carpinaccio vicino a Firenzuola“.

Allarme! Ma qui stiamo parlando dell’impianto frettolosamente (e senza le più banali cautele) costruito l’anno scorso dalla AGSM di Verona per garantirsi i certificati verdi che allora si pensava che si sarebbero esauriti il 31 dicembre del 2012 (in realtà la scadenza è stata prorogata, come i residenti ad Albareto e a Zeri hanno avuto occasione di verificare de visu la scorsa settimana, al 30 aprile di quest’anno).

Che cosa c’entra la AGSM (a proposito della quale raccomandiamo il sito web Cronache del giornalista Paolo Fior) con l’European Wind Farms? E che cosa c’entrano l’una e l’altra con la Carpinaccio srl? Perchè l’AGSM continua a lavorare in un settore e in una zona che le sono state vietate? Che cosa c’entra un iraniano alla presidenza dell’azienda … danese? Come è stato possibile non porsi tutte queste domande da parte di tanti Pubblici Amministratori toscani (e bolognesi, visto i modi con i quali la AGSM ha imperversato in questi anni, da vera padrona, nel territorio orientale della montagna bolognese, ai confini della provincia di Firenze, gettando nel panico intere comunità) ?

Insomma: un nodo aggrovigliatissimo che fino a ieri poteva essere sciolto solo in parte tramite deduzioni (a pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina, e qui, nell’eolico sull’Appennino tra Bologna e Firenze in questi ultimi anni, da pensare male ce n’è stato fin troppo) da chi non aveva poteri di indagine ma che adesso (non abbiamo dubbi) verrà tagliato gordianamente dalla Procura della Repubblica di Firenze.

In tutta questa vicenda caleidoscopica un solo punto fermo: l’immarcescibile certezza della direzione nazionale e di quella Toscana di Legambiente nel ruolo salvifico delle rinnovabili industriali e dell’eolico in particolare, testimoniata per l’ennesima volta da questo comunicato riportato da Greenreport:

“La nostra battaglia a favore delle fonti rinnovabili si compie infatti, come sempre, alla luce del sole, accanto a tutte quelle amministrazioni locali che vogliono realizzare impianti ben progettati e integrati nel territorio (come a Zeri, in provincia di Massa? Ndr),

01-eolico zeri passa a Cse Mirani5Sequestro strada

e a tutti coloro i quali si battono contro impianti vetusti, inquinanti e legati all’era delle fonti fossili”.

Autentici toni millenaristici, dunque, di chi si attende una nuova alleanza tra questa neonata divinità ecologico-industriale e l’uomo, per realizzare infine il totale rinnovamento di questa disgraziata era, dove, in attesa della palingenesi, i nuovi eletti devono però combattere gli emissari di Satana.

E tra questi, in Toscana, figura, a giusta ragione, la Signora fiorentina portavoce (e membro della giunta nazionale) della vetusta associazione Italia Nostra: Mariarita Signorini, ben degna di bruciare tra le fiamme fossili ed inquinanti dell’Inferno.

Leggiamo ancora dall’articolo di Repubblica Firenze del 23 aprile:

“Secondo la responsabile della comunicazione di Italia Nostra Mariarita Signorini, che all’epoca scrisse un comunicato durissimo (da noi puntualmente riportato. Ndr) in cui scriveva che “la responsabile della commissione energia di Legambiente Cecilia Armellini sarebbe stata anche la rappresentante della Carpinaccio srl, una delle società che fanno capo alla European Wind che ha molti (troppi) impianti eolici in Toscana”.

Da qui la reazione riportata dall’articolo di Greenreport: “Sulla questione interviene oggi Legambiente Toscana, tirata in ballo da un esponente di un’altra associazione ambientalista, con un comunicato nel quale si legge: … In ordine specificamente ad un articolo de la Repubblica di oggi, Legambiente sottolinea la sua totale estraneità ai fatti oggetto d’indagine, riservandosi di tutelare il suo buon nome nelle sedi che riterrà più opportune.”

Siamo sollevati dall’apprendere dell’estraneità di Legambiente ai fatti oggetto d’indagine, e speriamo che ora le indagini stesse, che permetteranno finalmente anche di far luce sui destinatari dei movimenti di denaro per l’eolico, tra le altre, della European Wind Farms e della AGSM.

Non dubitiamo che alla fine si evincerà che i tanti esponenti di Legambiente, alcuni dei quali membri del consiglio nazionale, che nella montagna tra Firenze e Bologna stanno collaborando con ostinazione da anni, a titolo individuale o attraverso le loro società di capitali, “accanto a tutte quelle amministrazioni locali che vogliono realizzare impianti ben progettati e integrati nel territorio” lo hanno fatto a titolo volontario, per il raggiungimento dei loro nobili fini.

Anche escludendo la loro partecipazione ai fatti oggetto di questa e di eventuali future indagini, il fine di lucro sarebbe assolutamente inaccettabile rispetto a questo afflato millenaristico e risulterebbe squalificante (se risultasse che è stata la volgare venalità a muovere alcuni di questi suoi tanti rappresentanti) per tutta la benemerita associazione.

Benemerita a maggior ragione se si considera che, soprattutto nell’Appennino bolognese, i circoli di Legambiente rappresentano spesso l’unico baluardo organizzato a presidio di un territorio molto fragile, in via di spopolamento a causa di malaccorte scelte politiche.

Proprio per questo è risultata esiziale la radiazione del circolo Emilia est, imposta dalla direzione di Legambiente, che si era opposto (ed aveva persino fatto ricorso al TAR) all’impianto eolico industriale di Casoni di Romagna.

Anche molti altri volontari, che prestano quotidianamente la loro opera gratuita sul proprio territorio, si sono più volte dimostrati perplessi verso la posizione manichea in materia di grandi impianti FER industriali della direzione nazionale di Legambiente, ed in particolare rispetto ai grandi impianti eolici sui crinali bolognesi, franosi e senza vento utile.

Al momento, però, con l’entrata in campo della Magistratura contemporaneamente (per pura combinazione) nel caso della European Wind Farm nelle province di Pisa e Firenze e nel caso della FERA a Zeri in provincia di Massa Carrara, Mariarita Signorini di Italia Nostra appare la trionfatrice morale in questa contesa tra associazioni di tutela ambientale e territoriale in Toscana e può perciò a ragione vantare di essere stata la prima, in regione, a prevedere e poi denunciare la rapida degenerazione in senso speculativo dell’installazione dei grandi impianti eolici nei territori montani e collinari di una delle terre più belle del mondo.

I comitati della Rete della Resistenza sui Crinali le rinnovano perciò, a maggior ragione, il loro ringraziamento e le esprimono tutta la loro solidarietà.

 

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