Prosegue il frenetico attivismo del Ministro dell’Ambiente Clini a vantaggio delle FER elettriche e dell’eolico in particolare

clini-rinnovabili7Dopo i tanti Sindaci ed Assessori (a tutti i livelli della Pubblica Amministrazione) ecco finalmente anche il Ministro sviluppatore

 Ci chiedevamo giustappunto il perchè della recente approvazione in fretta e furia della nuova Strategia Energetica Nazionale (SEN) in tempi e modi quanto meno sospetti in forma di Decreto “Inter” ministeriale.

Ormai siamo convinti di avere trovato la risposta proprio in quell’ “Inter”. C’è dunque un Ministro che si è messo di massimo impegno per trasmettere alle prossime generazioni il lascito di un debito di alcune centinaia di miliardi a vantaggio delle (sole) FER elettriche; solo quelle e non altre. Solo una parte del settore della produzione dell’energia elettrica verrà quindi miracolata, e, per il resto della “green economy” (a cominciare dalla ricerca) rimarranno solo delle briciole, e spesso neanche quelle.

Lo zampino del Ministro Clini in questo colpo di mano lo sospettavamo già, dopo alcune sue inquietanti dichiarazioni proiettate a deregolamentare tutele ambientali e paesaggistiche nella normativa nazionale, ma adesso siamo pronti a scommettere che il maggiore responsabile politico di questa scelta così onerosa contenuta nella SEN (volta addirittura a “fare assumere al Paese un ruolo esemplare a livello globale”) per questa e per le future generazioni di italiani (nonchè per l’ambiente ed il paesaggio del nostro Paese) sia stato lui. Rispetto all’iniziale rigore delle prime bozze della SEN stilate dal Ministero dello Sviluppo economico, ha evidentemente prevalso la posizione più “prodiga” del Ministero dell’Ambiente.

Prove ne sono le due dichiarazioni che ha recentemente rilasciato, la prima in una intervista alla stampa e la seconda durante un convegno nelle stanze del potere romano.

Cominciamo dalla prima, riportata nell’articolo del Quotidiano Nazionale del 4 aprile a firma Alessandro Farruggia in cui Clini è intervenuto da pompiere per spegnere l’incendio divampato dopo l’ennesimo scandalo internazionale (e che scandalo!) che ha coinvolto l’eolico, con la confisca record di 1.300 milioni di euro ad un imprenditore del settore, pochissimi mesi dopo quello riguardante un clamoroso sequestro di altri cinque (!) impianti eolici e poco prima della kafkiana vicenda dell’occupazione violenta di un’intera montagna (!) da parte di un’altra società eolica, proseguita in barba persino ad un Decreto del Consiglio di Stato che le ordinava di sospendere ogni attività.

Tutte queste vicende di malaffare eolico (più le altre “minori” di contorno) ci fanno sospettare che i fantomatici 40.000 addetti che si citano continuamente in un settore dove in Italia esiste solo una piccolissima azienda di produzione di impianti eolici a Bolzano (assolutamente marginale rispetto alla importazione delle molte migliaia di aerogeneratori giganti prodotti soprattutto in Germania e, in misura minore, in Olanda e Spagna) e dove gli impianti eolici installati appaiono sempre deserti di operai, debbano necessariamente comprendere anche Carabinieri, Guardie di Finanza e Magistrati che si stanno occupando a tempo pieno di tante mefitiche operazioni. Sarebbe bello che qualcuno si prendesse la briga di verificare il numero degli addetti delle società aderenti all’ANEV, l’onnipotente associazione confindustriale dell’eolico, per farne la somma. Siamo pronti a scommettere che il totale sarebbe basso, specie rispetto al numero da essi propalato di 40.000, in modo molto imbarazzante. Secondo i criteri “estensivi” che gli eolici applicano per arrivare ad un tale numero di “addetti” (comprendendo cioè tutti quelli che hanno lavorato, in un modo o nell’altro, anche una sola volta in un impianto eolico), il settore automobilistico in Italia di addetti ne conterebbe almeno 40 milioni.

Ma tornando all’articolo del Q.N., vogliamo commentarne alcuni passaggi significativi, con le nostre note esplicative in corsivo:

“La cavalcata dell’eolico è stata dopata da incentivi generosi e da scarsi o nulli controlli di legalità sulle aziende aggiudicatrici e il risultato è che le mani della criminalità mafiosa ed economica ne hanno approfittato. Sia chiaro, le pale non sono giocattoli. I numeri dell’eolico sono importanti. Secondo il rapporto 2012 di Gse/Legambiente (sempre quella Legambiente che ha firmato un protocollo con ANEV fin dai tempi della presidenza Vigorito) oltre 5,2 milioni di famiglie italiane nel 2012 hanno soddisfatto il proprio bisogno di energia elettrica grazie al vento (la solita mistificazione colossale delle “famiglie”, che ormai in Italia sono composte in media da poco più di due persone, ripetuta da anni e dove non si precisa che si fa riferimento solo ai consumi domestici, mentre gli altri, quasi cinque volte superiori, pure da conteggiare nei consumi elettrici pro-capite degli italiani, non vengono mai presi in considerazione, come se l’elettricità prodotta dall’eolico disdegnasse l’impiego industriale e nei servizi)… E sul fronte dell’occupazione – secondo l’ANEV (per informazioni su chi è l’ANEV vedi il link precedente) –  il settore eolico offre lavoro a circa 40.000 addetti (ovviamente non si dice neanche qui che, ammesso che il numero sia vero, non essendo mai stato verificato da nessuno, si tratterebbe in larga parte di addetti a lavori occasionali oppure non continuativi) con una crescita media di 5.000 posti all’anno.  Ma i furbetti delle pale le hanno rese un po’ meno verdi” (nel settore infatti ci sono molti furbetti, compresi quelli che manipolano in modo grottesco e spudorato i dati).

 E dopo questa poco promettente introduzione (forse un tantinino di parte) qui comincia l’intervista vera e propria a Clini che afferma:

“La prima fase degli incentivi ha determinato vantaggi finanziari e speculativi molto alti. Rendimenti del 15-20%, persino del 25% del capitale investito … una vera pacchia. E chi aveva possibilità di investire l’ha fatto”.

Era quello che noi urlavamo da anni senza essere ascoltati, sebbene la cosa fosse conosciuta da tutti i politici ed i funzionari ministeriali. In realtà non ha investito chi aveva la possibilità, perchè 10.000 euro per una srl li trova chiunque: bisognava in primo luogo avere anche tanto pelo sullo stomaco per arricchirsi compromettendo il paesaggio e l’ambiente di tutti. I rendimenti per gli “industriali” dell’eolico con le loro srl da 10.000 euro sono stati in realtà enormemente superiori. Ora, per evitare che questo flusso enorme di denaro che proviene dai certificati verdi, che non possono essere sospesi (magari lo fossero!), continui ad essere utilizzato da questi Signori con tanto pelo sullo stomaco, come stanno facendo sempre di più, nella loro opera di “convincimento” che l’eolico è sempre e comunque buono, costi quel che costi, deve essere tassato dal GSE alla fonte almeno per il 50%. La tassazione alla fonte è giustificata dal fatto che le recenti aste hanno dimostrato che in Italia si può guadagnare con l’eolico anche con 90 euro al MWh di tariffa feed-in. I CV in essere garantiscono quasi altrettanto solo di incentivo, senza considerare il ricavo di mercato dell’energia. La tassazione al 50% dei CV permetterebbe comunque agli eolici (purtroppo) di guadagnare ugualmente un sacco di soldi. Le tasse andrebbero trattenute dal GSE per evitare che questi “industriali” si comportassero come con la Robin tax, che viene riversata da molti di loro sulle bollette, sebbene questo sia espressamente vietato dalla legge.

 Continua l’intervista a Clini:

“E tra questi c’erano le mafie?

C’erano operatori seri, ma, ovviamente, anche le mafie. A loro i capitali non mancano certo. Hanno fiutato l’affare e ci si sono buttate.

Era la disponibilità di capitali la sola vera soglia di accesso?

Capitali e un buon progetto, che non è troppo difficile da fare. L’alta redditività era indipendente dal merito, non era purtroppo legata all’innovazione tecnologica”.

Anche questo era quello che abbiamo denunciato da sempre. Ed ora denunciamo che, da questo punto di vista, la riforma degli incentivi non è servita.

Nel settore non c’è nessuna innovazione tecnologica significativa. Il merito non conta niente. I progetti non erano e non sono affatto facili da fare: lo diventano perchè tutti i progetti raffazzonati con dati falsi e truffaldini sono stati autorizzati in massa, senza adeguati controlli, da troppe Pubbliche Amministrazioni compiacenti. Il fatto che il PAN (Piano di Azione Nazionale) presentato al vaglio dell’Unione Europea nell’autunno 2010 per il 2020  e soddisfatto già nel 2012 (per quello che riguarda il valore obiettivo delle FER elettriche ma non per gli altri) dimostra che è stata fatta passare tumultuosamente qualsiasi sconcezza. A questo punto non si può rimediare in altro modo, per porre fine al malaffare delle “rendite green” di cui parla Rosa Filippini sull’Astrolabio e che si sta diffondendo come un cancro in questo settore, e da qui a tutta l’economia e alla politica, che requisendo  tutti gli impianti eolico-industriali irregolari ed utilizzandone i flussi finanziari a riduzione parziale del debito pubblico italiano, come ha suggerito di fare Stefano Agnoli sul Corriere della Sera.

Ancora Clini: “In più si sono dati gli stessi incentivi a chi come, ad esempio, la Leitner di Bolzano, faceva innovazione (sempre il solito esempio rimasticato all’infinito dell’azienda marginale italiana che esaurisce tutto il panorama di chi costruisce aerogeneratori in Italia: un po’ poco per giustificare il miliardo e mezzo che si è speso lo scorso anno. E solo per alcuni degli incentivi all’eolico. Ndr), e chi ha messo i soldi e ha acquistato all’estero le tecnologie. In tanti hanno scelto la strada più semplice.”

Ed altrettanti la stanno scegliendo anche adesso, siccome gli incentivi con il nuovo sistema a tariffa feed-in si sono ridotti rispetto ai CV come flusso di cassa annuale, ma sono stati prolungati da 15 a 20 anni. Ma quel che è peggio (vergogna eterna su Clini e anche su Passera che, in questo, si è dimostrato del tutto acquiescente alle pretese del Ministero dell’Ambiente), con il colpo di mano della SEN, gli incentivi sono stati garantiti al livello di 11,5 – 12,5 miliardi per 20 anni! Si è cioè realizzato lo scambio scellerato della riduzione di una accelerazione degli oneri e dei conseguenti problemi tecnici (che non riguardano solo l’Italia ma anche la Germania) con lo spostamento di tali oneri e problemi, aggrovigliati, sulle generazioni future. Per realizzare questo capolavoro la SEN ha aumentato senza pudore alcuno l’obiettivo nazionale delle sole FER elettriche (alle altre FER poche briciole, se non niente del tutto…) dal già esorbitante valore obiettivo per il 2020 del 26% (già conseguito a costi sanguinosi) sui consumi elettrici nazionali del PAN al 35-38%!

 Conclude Clini che l’eolico, con le nuove regole “non è più l’Eldorado, è un mercato se si vuole normale che attira solo imprenditori orientati a un approccio tecnologico (queste, a dire il vero, sono le stesse tranquillizzanti parole che ripetevano anche i suoi più recenti predecessori sulla stessa poltrona ministeriale, a dimostrazione che c’è qualcosa che non funziona proprio all’interno del Ministero dell’Ambiente: che cosa potrà mai essere?)… E poi i nostri incentivi sono da un lato destinati a promuovere la produzione elettrica ma anche a valorizzare le tecnologie innovative di produzione europea (sic)”

 Avete letto bene: “tecnologie innovative di produzione europea”. Non italiana: europea! Cioè, generalizzando: tedesca, perchè la gran parte dell’hardware eolico viene da là; da quella stessa Germania che ci sta strangolando con le sue pretese di rigore finanziario oltre i limiti dell’autolesionismo per proteggere i propri interessi, i propri mercati e gli enormi finanziamenti concessi avventatamente, per pura avidità di facili profitti, ai Paesi mediterranei più a rischio. Clini ne vorrebbe dunque “valorizzare le tecnologie” (ma il resto del Governo italiano è d’accordo?) che pure non paiono granchè innovative. E così, con questa pietosa scusa lessicale, Clini dimostra che, se è arduo arrampicarsi sugli specchi (compresi quelli dei pannelli fotovoltaici) è assolutamente impossibile arrampicarsi sulle pale (eoliche). Proprio non ci riesce: sono troppo grandi e troppo alte anche per lui.

Eppure il Ministro dell’Ambiente ha deciso di proseguire nella sua opera, anche contro qualsiasi evidenza contraria, in attesa che un suo futuro omologo, dopo un ennesimo, prossimo, esito disastroso dell’eolico, modificherà di nuovo gli incentivi (sospenderli, come ha fatto in Spagna il Governo Rajoy con il suo primo provvedimento esecutivo, pare che in Italia sia impossibile: è vietato da una Volontà Suprema) affermando a sua volta: “Noi, riducendo la tariffa garantita, abbiamo riportato la redditività a margini di sana competizione”.

Ma, per non smentirsi, ecco Clini intervenire, nelle parole dell’agenzia Adnkronos del 18 aprile alla presentazione del rapporto IREX 2013 di Althesys, di cui tratteremo in un prossimo post, lo stesso rapporto che l’anno scorso era stato messo in ridicolo in un documento che lo stesso Ministero dello Sviluppo Economico aveva pubblicato per dimostrare l’infondatezza di alcune sue tesi, utilizzate (o piuttosto ispirate?) dalla lobby per opporsi alla modifica del sistema incentivante le rinnovabili elettriche.

Di tale documento ministeriale si leggano in particolare, osservando con attenzione i grafici, la pagina 8 e le pagine dalla 10 alla 14.

Eppure l’impegno dello scorso anno di un funzionario del MISE, attento in primo luogo ai costi per la collettività nazionale e volto a sbugiardare, pur senza citarlo, tante false affermazioni e mezze verità derivate proprio dal rapporto IREX 2012, non ha impedito che lo stesso rapporto fosse nuovamente presentato in una sede istituzionale anche quest’anno. Ciò è avvenuto nella sede del Gse in occasione del convegno “Nuove energie, nuova strategia” del 18 aprile, del quale sono state rilanciate dai quotidiani che sostengono i lobbysti dellle FER elettriche intermittenti, con grandi squilli di tromba, solo le tesi di questo rapporto e non di altri.

Riportiamo di seguito, dal summenzionato lancio dell’agenzia Adnkronos del 18 aprile, questo passaggio che riguarda Clini:

Nel suo intervento, il Ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, ha sottolineato l’utilità e tempestività del rapporto IREX, “che – ha detto – lascerò sul tavolo del prossimo Governo”. I due contributi più importanti delle rinnovabili allo sviluppo del Paese sono, secondo il Ministro, “la diminuzione del prezzo dell’energia in Italia e l’aumento della competitività del sistema paese”.

 Avete letto bene: la riduzione del prezzo dell’energia in Italia e l’aumento della competitività del sistema paese!

E noi che avevamo stupidamente creduto che, in questi ultimi anni, il prezzo dell’energia in Italia fosse esploso e che la competitività del sistema paese, anche per il grosso contributo negativo delle FER elettriche super incentivate, fosse andato a rotoli!

Forse avremo preso un abbaglio, ma non siamo i soli a pensarla così. Anche Confindustria e Assoelettrica, tra i tanti altri, nutrono qualche piccola perplessità, condivisa anche dall’uomo della strada, su questa visione ottimista di Clini che sarebbe apparsa eccessiva anche al proverbiale Pangloss del Candido voltairiano. Capisco che qualcuno nell’attuale Governo possa fare credere di intravedere una luce in fondo al tunnel della recessione (che però, come appunto questo Governo, sembra non dover finire mai), ma affermare addirittura che la sconsiderata politica energetica focalizzata sulle disastrose FER elettriche abbia fatto diminuire i prezzi e aumentato la competitività dell’Italia, beh, ce ne corre un po’.

Del resto, dalla drammatica crisi economico-finanziaria non si uscirà se, per prima cosa, non verranno tagliati radicalmente i privilegi delle lobby che si stanno mangiando gli avanzi del nostro disgraziato Paese.

La prima cosa nell’agenda del prossimo Governo, dopo avere buttato nel cestino il rapporto IREX 2013 lasciato sul tavolo da Clini, dovrebbe essere la moratoria immediata degli incentivi alle FER elettriche non programmabili e, subito dopo, un’indagine su come sia stato possibile realizzare quella che già da ora si può definire la maggiore truffa ai danni dei cittadini italiani del XXI secolo, avendo l’attuale Governo già impegnato per tali incentivi, tra quello che è già stato speso e quello che si pretende di spendere a seguito della SEN nei prossimi vent’anni e per i successivi venti fino all’esaurimento degli incentivi stessi, 400 miliardi che finiranno nelle tasche di pochi astuti e spregiudicati opportunisti.

Non abbiamo neppure il sollievo del pensiero che il Ministro Clini presto (presto?) uscirà dalla scena con tutto il Governo Monti. Clini infatti tornerà in pianta stabile, temiamo, al suo precedente lavoro di direttore generale al… Ministero dell’Ambiente!

Da queste e da tante altre considerazioni emerge che il prossimo Governo, ammesso e non concesso che intenda provare a salvare l’Italia dalla totale rovina dopo l’inutile grandinata di tasse del Governo Monti (comprese quelle occulte – e per questo più odiose – come gli addebiti degli incentivi in bolletta), dovrà necessariamente, dopo avere cauterizzato l’emorragia delle spese parassitarie (lascito di innumerevoli Governi precedenti) che affliggono gli italiani, decidere di abbassare la pressione fiscale.

Per questo, molto più drastici di Stefano Agnoli sono stati invece Alberto Alesina e Francesco Giavazzi, ignari del tabù che protegge gli eolici, nel fondo in prima pagina dello stesso Corriere della Sera del 22 aprile in cui individuano la priorità di recuperare coi tagli alla spesa almeno 4 punti del PIL in un anno (gli incentivi alle sole FER elettriche quest’anno sfioreranno, essi soli, senza considerare gli enormi costi aggiuntivi che le rinnovabili intermittenti portano con sè ed i danni collettivi, l’uno per cento del PIL). Riportiamo due passaggi dell’articolo:

“Dove trovare le risorse? 10-12 miliardi di sussidi si possono abolire da domani, come da mesi chiede Confindustria. Ma non bisogna attendere, come ha fatto il Governo Monti, il parere di innumerevoli ministeri e altrettanti burocrati che vivono amministrando quei sussidi. Bisogna tagliarli e basta.

 A dire il vero, aggiungiamo noi, la riduzione della spesa si può realizzare anche attraverso la riduzione del costo del lavoro nella Pubblica Amministrazione, ottenuta allontanando i tanti intoccabili funzionari incapaci e soprattutto quelli infedeli, che ormai sono diventati talmente tanti e tanto potenti da non potere permettere che l’Italia possa essere bene amministrata da un qualsivoglia Governo futuro, indipendentemente dalla soluzione della attuale crisi della finanza pubblica.

E ancora il duo Alesina-Giavazzi:

“La commissione Ceriani ha individuato 30 miliardi di agevolazioni fiscali, molte delle quali concesse a chi urlava di più. Qualcosa si può recuperare subito. Gli incentivi alle energie rinnovabili costano a famiglie e imprese (che li pagano in bolletta), oltre 10 miliardi l’anno. Una parte di questi denari sono una rendita concessa a chi ha investito nelle rinnovabili. Anche questo non ce lo possiamo permettere. L’argomento che non si violano i contratti è debole. Se il Paese rischia il collasso e si stanno pagando rendite ingiustificate nulla può essere sacro“.

 Non occorre aggiungere altro.

Alberto Cuppini

 

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2 risposte a Prosegue il frenetico attivismo del Ministro dell’Ambiente Clini a vantaggio delle FER elettriche e dell’eolico in particolare

  1. tamerlano ha detto:

    Quello che non è chiaro solo a chi non lo vuole vedere è che l’incentivazione all’eolico industriale, condotta e continuata in questi modi, è solo e semplicemente MAFIA.
    Ripetiamolo, MAFIA. Fino ai massimi livelli.
    Lo si vede in una qualsiasi proposta di progetto, anche lontano dal meridione (dove almeno la mafia non si vergogna di questo nome): gli elaborati di progetto, o i compiacenti Studi di Impatto Ambientale, esilaranti e tragicomici nella loro dozzinale falsità, sono normalmente redatti da membri della stessa associazione “ambientalista” (infarcita di ripugnanti faccendieri) a cui sono iscritti quegli stessi pubblici amministratori che devono approvare… quei progetti. E chi si oppone a questa MAFIA viene rimosso, emarginato, minacciato.
    Mi chiedo: i ministri in questione… lo sanno?
    Se la risposta è no… ci devono dire come giustificano il loro stipendio da ministri. o da direttori generali di ministero. Nemmeno leggono i giornali, anche solo in questi giorni?
    Se la risposta è sì, come sembra di capire, la cosa è di una gravità inaudita. Questo stesso governo morente, che dovrebbe occuparsi solo degli affari correnti, approfitta invece dei riflettori rivolti altrove per perpetuare il prelievo di decine o centinaia di miliardi di euro dalle tasche del “sistema paese”, fatto di famiglie e piccole e medie imprese (asfittiche già per altri problemi, fino al materiale suicidio), per mandare questa ricchezza, se va bene, fuori d’Italia, o direttamente a quei soggetti di cui leggiamo i nomi nelle cronaca giudiziarie.
    Che risposte merita questa gente?

  2. Valle Ofanto ha detto:

    COMPLIMENTI SIG. ALBERTO,come ha già sottolineato non occorre aggiungere altro….

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