Perchè tassare le rendite abnormi di eolico e fotovoltaico

Ecco i più autorevoli pareri a questo proposito

In riferimento al comunicato stampa delle associazioni di venerdì,  riassumiamo le prese di posizione di autorevoli analisti a favore di una riduzione (o soppressione) degli abnormi ed ingiustificati incentivi in essere a favore degli impianti FER elettrici (oppure della loro tassazione) che si sono succedute negli ultimi mesi.

Ecco una prima citazione di Massimo Mucchetti (allora vicedirettore del Corsera ed attualmente Senatore eletto nelle liste PD), tratta dall’articolo del Corriere della Sera del 12 gennaio dell’anno scorso intitolato “Caro energia: il grande inganno dei sussidi“:

“… davanti agli errori di politica industriale? Può il governo limitarsi a dire pacta sunt servanda? Magari deve, ma perchè per taxi e pensioni non lo sono?”

Ancora Mucchetti  parla esplicitamente di tassazione in un altro articolo del Corriere scritto il 12 aprile dello scorso anno, in aperta polemica con l’allora Ministro dell’Ambiente Clini (già allora sviluppatore delle FER elettriche), dal titolo “Se l’ambiente diventa ambientalismo“.

Ecco la conclusione che riguarda il FV ma che si può estendere, con procedimento logico, anche al resto:

“Il Corriere ha posto il problema dei margini eccessivi da sussidi sproporzionati. Con i decreti, il governo frena la corsa alle installazioni e riduce al 25% il margine, ancorché resti sempre il più alto d’Europa. Meglio di prima. Ma vogliamo anche recuperare parte dei regali passati? Lo si può fare per via fiscale, senza toccare i contratti vigenti. Con quanto verrebbe da una Solar Tax, si potrebbero ridurre le bollette ovvero finanziare l’efficienza energetica, le rinnovabili termiche, la ricerca”.

Un’altra soluzione è stata invece suggerita, sempre sul Corriere, da Stefano Agnoli nell’articolo “Incentivi per le energie rinnovabili Business miliardario da controllare”  in cui, sull’onda dello scandalo per la requisizione record dei beni di Vito Nicastri, si spinge a proporre un’ulteriore intensificazione dell’azione contro comportamenti “disinvolti”, requisendo tutti gli impianti eolico-industriali irregolari ed utilizzandone i flussi finanziari a riduzione parziale del debito pubblico italiano. Leggiamo:

“Una verifica a tappeto della correttezza delle autorizzazioni degli ultimi 5 anni potrebbe fruttare cifre e risparmi consistenti. Quale miglior spot per il Paese potrebbe essere un’asta di titoli di Stato finanziata con fondi sequestrati alle ecomafie?”

Molto più drastici di Stefano Agnoli sono stati invece Alberto Alesina e Francesco Giavazzi nel fondo in prima pagina dello stesso Corriere della Sera del 22 aprile dove individuano la priorità di recuperare coi tagli alla spesa almeno 4 punti del PIL in un anno (gli incentivi alle sole FER elettriche quest’anno sfioreranno, essi soli, senza considerare gli enormi costi aggiuntivi che le rinnovabili intermittenti portano con sè ed i danni collettivi, l’uno per cento del PIL). Riportiamo due passaggi dell’articolo:

“”Dove trovare le risorse? 10-12 miliardi di sussidi si possono abolire da domani, come da mesi chiede Confindustria. Ma non bisogna attendere, come ha fatto il Governo Monti, il parere di innumerevoli ministeri e altrettanti burocrati che vivono amministrando quei sussidi. Bisogna tagliarli e basta“.

E ancora il duo Alesina-Giavazzi:”La commissione Ceriani ha individuato 30 miliardi di agevolazioni fiscali, molte delle quali concesse a chi urlava di più. Qualcosa si può recuperare subito. Gli incentivi alle energie rinnovabili costano a famiglie e imprese (che li pagano in bolletta), oltre 10 miliardi l’anno. Una parte di questi denari sono una rendita concessa a chi ha investito nelle rinnovabili. Anche questo non ce lo possiamo permettere. L’argomento che non si violano i contratti è debole. Se il Paese rischia il collasso e si stanno pagando rendite ingiustificate nulla può essere sacro“.

e infine ancora Agnoli, dal Corriere del 3 maggio:

In Italia si discute di Imu, ma ci si dimentica che sulle bollette è operativo da sempre un prelievo «parafiscale» che vale tre volte la tassa sulla prima casa e che nel 2013 salirà a 13 miliardi di euro. Sono i cosiddetti «oneri generali di sistema» e i consumatori italiani li pagano principalmente (9,2 miliardi l’anno) per gli incentivi alle rinnovabili. Ebbene, lo scorso 24 aprile l’ex ministro Corrado Passera ha fissato le misure che consentiranno di sgravare le aziende che più usano l’elettricità (le «energivore») di 600 milioni di tali oneri. Una misura in sé meritoria, finalizzata al sostegno della competitività del sistema industriale. Senonché i 600 milioni tolti alle imprese ricadranno in toto sulle famiglie e sulle piccole attività commerciali. L’aggravio potrebbe far salire la tariffa dell’elettricità tra l’1,5 e il 2% in uno dei prossimi trimestri.

La novità ha messo sul chi va là anche l’Autorità per l’energia, da tempo assai sensibile sulla questione. «Il peso degli oneri di sistema sulle bollette dei clienti finali è diventato quasi insostenibile», commenta il presidente Guido Bortoni. Una situazione al limite del paradosso da quando, l’anno scorso, la componente «parafiscale» (ormai al 20% della bolletta) ha superato quella propriamente fiscale. Come se ne esce? «La soluzione non passa dal trasferimento sulla fiscalità generale (che pure sarebbe assolutamente necessario per evitare abusi legati alla irresponsabilità politiche di queste decisioni di spesa extra bilancio. Ndr), ma neanche dallo sgravio a favore di alcuni e a danno di altri» spiega Bortoni. Che aggiunge: «Bisognerà ridurre il monte oneri complessivo, e la chiave per farlo è la selettività. Segnaleremo molto presto al nuovo governo i termini della questione». La riduzione degli oneri in bolletta è l’uovo di Colombo ma come potrebbe avvenire? «Se ci sono rendite ingiustificate o extraprofitti vanno ridotti», si limita a dire il presidente dell’Autorità. Non ci vuole molta fantasia per individuare l’area che potrebbe entrare nel mirino: nel 2012 gli incentivi al solo fotovoltaico sono passati da 3,9 a 5,9 miliardi. L’incentivo dura vent’anni ma in tempi brevi garantisce una rendita pura, che potrebbe quindi essere rimessa in discussione”

Un articolo che sembrerebbe scritto da noi…

Ci tengo a fare notare che, per evitare che i tagli agli incentivi in essere riguardino solo il FV, che pure rappresenta la fetta di torta più grande, nelle recenti aste al ribasso per l’eolico sono stati assegnati incentivi a chi chiedeva poco più di 90 euro al MWh con tariffa feed-in (tutto compreso, anche il prezzo dell’energia).

I certificati verdi valgono suppergiù la stessa cifra e rappresentano un puro incentivo da sommare al prezzo di vendita dell’energia (l’anno scorso mediamente 75,48 euro. In marzo 2013 in calo a 63 euro). Questo a dimostrazione che con l’eolico si può guadagnare esageratamente anche dimezzando il valore dei certificati verdi in essere attualmente pagati. E che si dovranno pagare per altri 15 anni.

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