Ancora eolico sul crinale tra i torrenti Sillaro e Idice, ai confini tra le province di Bologna e di Firenze: questa volta tocca a Piancaldoli

Nessun limite e nessuna vergogna: ci si avvia rapidamente verso la temuta, rapida saturazione del crinale principale che va da Casoni di Romagna fin oltre al passo della Raticosa che la RRC denuncia, inascoltata, da anni; interessati anche i crinali secondari. Uno scenario da incubo.

Se tradizionalmente la Provincia di Bologna, in materia di trasparenza e condivisione con i propri cittadini dei progetti di impianti eolici, diciamo così, non eccelle, la Regione Toscana, dopo le modifiche avvenute al Settore Valutazione Impatto Ambientale lo scorso anno, fa persino peggio, la qual cosa, bisogna riconoscerlo, non è affatto facile. E così in Toscana rispuntano all’improvviso progetti impresentabili che ormai tutti ritenevano consegnati alla archeologia amministrativa, a partire dagli abitanti della frazione di Piancaldoli, che già si erano espressi contro il “loro” impianto con un referendum nel 2008.

Piancaldoli è sita nel famigerato Comune di Firenzuola, quello dei dieci impianti eolici in itinere, che evidentemente intende trasformare la splendida e pressochè incontaminata alta valle del Sillaro nel puntaspilli dell’Appennino tosco-emiliano.

Nel lontano 2008 la ditta ReWind presentò un progetto (“Piancaldoli”) di centrale eolica industriale prevista sulle alture di argilla comprese fra le alte valli dell’Idice e del Sillaro, nell’estremo nord della provincia di Firenze, al confine con la provincia di Bologna e con due Siti di Importanza Comunitaria (“La Martina-Monte Gurlano” e “Passo della Raticosa, Sassi di San Zanobi e della Mantesca”). Siamo nei dintorni delle frazioni Piancaldoli e Giugnola, nel territorio comunale di Firenzuola.

Pochi mesi fa, per il crinale parallelo (“Monte La Fine”), distante circa due km e in piena intervisibilità, era stato presentato un altro progetto di centrale eolica industriale, da una ditta diversa.

Il progetto “Piancaldoli” in questi anni è stato oggetto di integrazioni per ben tre volte: la prima su richiesta del Settore Valutazione Impatto Ambientale della Regione Toscana, e le altre due per iniziativa spontanea della ditta ReWind. Nella sua versione definitiva, risultante dalle ultime integrazioni, il progetto è stato quindi formalmente ripresentato circa due mesi fa. Da notizie avute telefonicamente solo pochissimi giorni fa, e solo in seguito a voci che ci erano giunte del tutto casualmente, abbiamo appreso che la pubblicazione sarebbe purtroppo scaduta lunedì 3 giugno, e quindi la possibilità di consultazione era ormai di fatto quasi impossibile.
Del progetto non si trova traccia sulla pagina web del Settore VIA competente perchè alla data della sua originaria presentazione, vale a dire all’inizio del procedimento (2008), la normativa non prevedeva tale forma di pubblicazione. Quindi il progetto non è consultabile se non presso gli uffici dove è depositato, con tutte le difficoltà del caso (si tratta di decine e decine di elaborati, anche piuttosto complessi).
Lasciamo ai cultori del diritto amministrativo la valutazione se fosse o no esigibile dall’attuale dirigenza del Settore Via della Regione Toscana, viste le modifiche alle normative intercorse nel frattempo, la correttezza di pubblicare il progetto nella sua versione definitiva sul sito web (si tenga comunque presente che i proponenti di centrali eoliche arricchiscono i progetti sempre più con planimetrie e/o con disegni, spesso duplicati in più parti degli elaborati, con il risultato di ottenere files pesantissimi, e di difficile scaricabilità: il progetto di cui parliamo “pesa” oltre 1,3 GigaByte).
Sta di fatto che l’unica informazione attiva data alla popolazione locale (dalla ditta proponente, o dall’amministrazione più vicina, vale a dire il comune di Firenzuola) risulta risalire, da quanto ci è stato riferito, a un incontro del 2008. Dopo di che nulla è più risultato alla popolazione stessa. Probabilmente la possibilità di consultare il progetto nella sua forma definitiva è stata pubblicata, qualche settimana fa, nei modi di legge (all’Albo Pretorio comunale e nel Bollettino Ufficiale della Regione Toscana), per cui, forse, la forma è salva. Ma rimane il fatto che i 15 km di tornanti che separano la popolazione di Piancaldoli e Giugnola dal capoluogo comunale di Firenzuola sono, di fatto, un ostacolo non banale alla trasparenza, che l’amministrazione comunale, per quanto ne sappiamo, non sembra aver voluto rimuovere: le persone che conosciamo in zona ci hanno riferito, tutte, di non aver ricevuto comunicazione della definitiva presentazione del progetto dell’impianto.

Possiamo anticipare, da quel poco che siamo riusciti a vedere, che il progetto prevede l’installazione di 15 turbine Enercon E53 su torri alte 60 metri, oltre ai 26 m di elica, per un totale di 86 metri. 11 turbine sono previste sul crinale fra Idice e Sillaro, nel tratto compreso fra il Sasso della Mantesca e il confine di Regione, quindi in immediata contiguità con l’impianto di Casoni di Romagna, già funzionante, ed alla cui produttività energetica irrilevante rispetto ai costi collettivi che si sono dovuti pagare (e che si stanno attualmente pagando) dedicheremo un prossimo post su questo sito per sbugiardare progettisti e politici “faciloni”. Sperando che si tratti solo di faciloneria…

Altre quattro torri sono previste su due contrafforti che da tale crinale si diramano verso sud est: due torri sono situate presso la località “Lame”, di fronte all’abitato di Piancaldoli, mentre altre due sulla dorsale fra la località “le Guardate” e “Sassalbo”.

Queste due coppie di pale (Lame-Bell’isola e Le Guardate) sono così vicine a Piancaldoli ed in basso rispettto al crinale, da sembrare impossibile che le abbiano così mal collocate: sembrerebbe quasi che siano state concepite apposta in modo inaccettabile per far loro svolgere la funzione di vittima sacrificale predestinata, secondo un procedimento a noi ormai ben noto, che pure viene tollerato dalla pubblica amministrazione stessa, la cui funzione implicherebbe piuttosto di rigettare immediatamente simili progetti offensivi al senso comune.

La nostra pluriennale esperienza ci suggerisce infatti che queste ultime quattro turbine siano state previste dalla ditta proponente per consentire, se del caso, una sorta di “trattativa” che consenta di ostentare tolleranza nel rinunciare a quella parte di impianto che risulta più impattante sugli abitati, in modo da poter realizzare comunque l’impianto, almeno sul crinale principale. Nulla esclude però che tali “torri” vengano davvero realizzate, con tutte le altre undici.

Dobbiamo intanto ringraziare il pubblico intervento del Prof. Gian Battista Vai, docente di geologia all’Università di Bologna, che in un intervista alla “Voce di Romagna” (il 23.03.2011), in riferimento agli intenti di erigere impianti del genere anche su formazioni di argilliti, (come è stato fatto pochissimi anni fa a Casoni di Romagna, praticamente accanto…), ebbe a dire “sarebbe estremamente preoccupante che si osasse ancora realizzare altri impianti in terreni così franosi”.

Chi volesse esprimere osservazioni al progetto, pur con i limiti di quel poco che se ne sa, può farlo per iscritto all’indirizzo:
Regione Toscana – Settore Valutazione Impatto Ambientale – piazza dell’Unità Italiana, 1 – 50123 Firenze

Anche se il 3 giugno è già passato, non è comunque reato se un cittadino scrive al Settore VIA della Regione Toscana per dire la propria. O almeno: non è ancora reato…

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Una risposta a Ancora eolico sul crinale tra i torrenti Sillaro e Idice, ai confini tra le province di Bologna e di Firenze: questa volta tocca a Piancaldoli

  1. Savonarola ha detto:

    C’è di che restare allibiti! E non tanto per l’arroganza e spregiudicatezza delle imprese e amministratori conniventi, quanto per la localizzazione degli impianti.
    L’autorevole sito (la Provincia di Roma lo ha usato come parametro di valutazione nel Piano provinciale energetico) dell’Atlante Eolico interattivo di RSE indica questi luoghi con una producibilità massima tra 1500 e 2000 ore/anno, ossia assolutamente inadeguato per una produzione efficiente, se si considerano anche le perdite dovute a vari fattori sul terreno.
    Ben diversamente dai siti vicini di Castiglione dei Pepoli o di Porretta Terme che vanno da 2000 fino a 3000 ore/anno.
    Che senso hanno questi impianti? Servono solo per rivenderli a grossi produttori con centrali termoelettriche a caccia di certificati verdi compensativi?
    Al di là dello scempio paesaggistico e talvolta anche geologico, qui ci sarebbe da fare una bella indagine della magistratura per capire cosa c’è dietro. D’altronde è ben noto che in questo settore il riciclaggio mafioso non è una novità e non ci si può meravigliare “scoprendo”, si fa per dire, qualche prestanome per un clan o cosca.
    Facciamo gli scongiuri.
    Savonarola

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