Massimo Mucchetti, il più severo censore della politica indiscriminata a favore di fotovoltaico ed eolico, è il nuovo Presidente della Commissione Industria del Senato

Una rassegna stampa dei suoi articoli in materia di incentivi alle rinnovabili elettriche

 Il giornalista Massimo Mucchetti, già vicedirettore dell’Espresso e ultimamente vicedirettore del Corriere della Sera, dopo essere stato eletto Senatore per il Partito Democratico alle recenti elezioni politiche, è stato nominato Presidente della Commissione Industria del Senato. Pensiamo di rendere un servizio di pubblica utilità riproponendo una sua intervista radiofonica ed i suoi articoli, pubblicati sul Corriere della Sera nell’arco di poco più di un anno (a dimostrazione di quanto egli consideri la materia urgente), sugli esagerati incentivi concessi agli impianti per la produzione di energia elettrica da fonte “rinnovabile”.

Per fare questo ci siamo avvalsi in gran parte dell’archivio pubblicato in rete dal Corriere della Sera, che perciò ringraziamo, senza il quale non saremmo riusciti a realizzare questo lavoro di sintesi. Facciamo notare che Mucchetti trascura completamente, nei suoi interventi, le negatività che più interessano ai comitati contro l’eolico industriale ed a tutti coloro che si oppongono da anni con vigore al collocamento massivo di questi impianti nelle aree più delicate del territorio nazionale ma si concentra invece sul disastro economico e finanziario per la collettività nazionale indotto dagli incentivi in eccesso, accennando appena ai problemi tecnici che le FER intermittenti provocano al sistema elettrico. Ma tale disastro basta ed avanza per intervenire con rapidità ponendovi un (facile) rimedio. Prolungare l’inazione, in costanza di un simile onere finanziario ed energetico, porterebbe rapidamente ad una catastrofe economica anche nel caso in cui esso venisse improvvisamente imposto ad un sistema industriale in piena salute, come sta avvenendo, ad esempio, in Germania.

A tale facile rimedio (la tassazione) abbiamo già dedicato un post in cui abbiamo riportato una silloge delle opinioni di celebri giornalisti ed economisti, tra i quali, peraltro, Mucchetti faceva la parte del leone, e non intendiamo perciò riproporre quell’argomento specifico, rimandando chi fosse interessato a quel testo. In questa occasione ci limitiamo a proporre gli articoli – del solo Mucchetti – di analisi delle cause e degli effetti dell’incentivazione eccessiva. I brani sono fin troppo espliciti e per questo non abbiamo appositamente voluto commentarli, di volta in volta, in alcun modo.

Raccomandiamo tuttavia, dopo avere scorso i brani che abbiamo ritenuto più significativi e perciò riportati per intero, la lettura degli articoli nella loro interezza e l’ascolto di tutta l’intervista radiofonica. In essi vi è contenuto, implicitamente, un denso programma di politica industriale per la corrente legislatura. Esso corrisponderebbe esattamente (e non a caso, perchè, di fronte ai disastri incombenti, valgono le regole del buon senso. Che è tale per tutti…) a quanto da noi auspicato nelle nostre analisi economiche dell’ultimo anno pubblicate sul sito della RRC.

Riteniamo di fare, con questo lavoro di sintesi e di diffusione di alcuni concetti elementari, cosa gradita in primo luogo allo stesso neo Presidente della Commissione Industria del Senato, che non a caso è stato prima prescelto dal Partito Democratico nelle proprie liste elettorali e quindi delegato proprio a questo importante incarico istituzionale in Parlamento.

Siamo certi che Massimo Mucchetti non vorrà essere ricordato dalla storia come il notaio che ha certificato, rimanendo inattivo a contemplare dal suo scranno nel Palazzo il proseguimento del tracollo economico attualmente in corso in Italia, la morte di quella che fino a pochi anni fa era uno dei più produttivi sistemi industriali del mondo e del cui rapido declino la bislacca idea di fornirgli energia elettrica intermittente con pale e pannelli, pagandola oltre tutto un multiplo del suo prezzo di mercato, è causa prima.

Cominciamo la rassegna dall’articolo pubblicato il 14 febbraio 2011 su Corriere Economia dal titolo “La pioggia di incentivi che fa felici cinesi e fondi esteri“:

 “le illegalità, che il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, si è impegnato a contrastare, sono solo la punta dell’iceberg. Un iceberg formato dalle regole di comodo dettate dalle grandi imprese e dalle associazioni delle piccole a un Parlamento e un governo proni. Regole che fanno dell’Italia il Bengodi europeo delle fonti rinnovabili.”

“gli incentivi sono tali da assicurare un ritorno del 12-15% di un investimento fatto largamente a debito. E dove si trova un bond a bassissimo rischio migliore di questo? Ma subito dopo dovremmo farci un’altra domanda: quelli di Terra Firma e della legione di altri private equity scesi a investire nelle rinnovabili italiane sono soldi che entrano o, alla fine, soldi che escono dal Paese? Anche qui la risposta è semplice: ne entrano meno di quanti ne escono, visti i margini al capitale di rischio e di debito pagati dagli incentivi e una spesa per l’investimento che finisce per circa il 70% all’estero («Stiamo finanziando la Cina», ha tagliato corto l’esponente confindustriale, Agostino Conte). D’altra parte, i private equity fanno arbitraggio regolatorio: ieri avevano eletto a loro patria la Spagna zapateriana, perché elargiva i contributi migliori, da un anno o due hanno scelto l’Italia che, non distinguendo tra ambientalismo e affarismo, sta foraggiando la speculazione. Un’Italia cieca che, per bocca di Edoardo Zanchini, di Legambiente, attacca il presidente uscente dell’Autorità per l’Energia, Alessandro Ortis, reo di aver fatto i conti degli incentivi che ormai viaggiano nel complesso verso i 5,7 miliardi l’anno”.

Proseguiamo con l’intervista radiofonica condotta da Marco Motta, dove, assieme a Mucchetti, è presente Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club, e realizzata proprio lo stesso 14 febbraio su Radio RAI, nel corso del programma Radio 3 Scienza:

“Io non finanzio tutto e subito, ma poco alla volta. Faccio fare le feste a tutti oppure non finanzio i capitalisti senza capitale?”

Stiamo facendo di tutto per farci del male. Perchè? Perchè in questo modo si favoriscono delle lobby, si fanno investimenti molto comodi, molto facili. Finanziamo la ricerca e l’industria estera. In Italia facciamo i lavoretti.”

Marco Motta obietta (dal minuto 24,45 in poi. Ndr):
“Però Legambiente, WWF e Greenpeace hanno paventato, rispetto all’idea di tagliare gli incentivi, un rischio di stop per lo sviluppo delle rinnovabili in Italia.”

Mucchetti ribatte: “Io penso che di queste piccole lobby che si dicono ambientaliste ma che in realtà finiscono per tirare la volata a ben precisi gruppi di interesse non dovremmo molto preoccuparci. Perchè su questa cosa si fa molta demagogia e c’è poca serietà. Invocare a scusante “Regaliamo dei soldi qui perchè tanto ne stiamo spendendo per lo smantellamento del nucleare” da parte di coloro i quali hanno sostenuto il referendum che faceva chiudere le centrali… onestamente è un po’ comico… E’ comico che uno dica: “Chiudo!” e poi: “Eh, ma ci sono i costi!” Questi costi sono tanto più significativi quanto più l’impianto non è stato sfruttato prima. Se lo costruisci e lo chiudi hai soltanto i costi e mai i ricavi… Ma dove hanno la testa quelli che dicono queste cose?”

Di nuovo un articolo sul Corriere della Sera del 2 marzo 2011 dal titolo “Quell’Eldorado che non c’è più sulle fonti alternative

 “Prima di piangere, sarebbe meglio paragonare quanti posti di lavoro e quali effetti sulla bilancia commerciale e sulle emissioni di Co2 generano gli incentivi nel fotovoltaico rispetto ad altri settori, all’ edilizia ecosostenibile, per esempio, che ha vaste ricadute sulle imprese e potrebbe essere sostenuta con i «certificati bianchi». Non è un caso se, dopo la Spagna, anche Francia e Germania stanno tagliando sul fotovoltaico industriale. Certo, se in troppi hanno sognato l’ oro nel pannello, vuol dire che la norma era troppo lasca. Nessuno si lamentava quando le maglie si allargavano, lo si fa adesso che si stringono. Ma criticare la politica per aver fatto balenare un Eldorado evanescente è comunque giusto. Così come chiedere una normativa stabile. Pretendere che la pacchia continui, no.”

Poi un articolo sul Corriere della Sera del 29 maggio 2011 intitolato “Corsa agli incentivi per le rinnovabili un conto (in bolletta) da 100 miliardi

gli incentivi che il governo della lesina non riesce a mettere in campo per banda larga, infrastrutture e ricerca saltano fuori – moltiplicati ad libitum – per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili… Capite la cifra? Centosettanta miliardi per produrre in modo inefficiente quando, invece, dimostriamo una taccagneria scozzese sull’ efficienza energetica“.

“Dopo tante chiacchiere su nucleare e solare, gas e carbone, sul rapporto tra pubblico e privato, forse sarà il caso di compromettersi con un giudizio di merito sull’ uso di una tale somma. Il dubbio radicale – qualcosa di più di un dubbio – è che gli stessi obiettivi di tutela ambientale e di sviluppo dell’ economia possano essere raggiunti altrimenti, con una spesa pubblica assai minore e dunque con la possibilità di trovare qualche miliardo l’ anno da utilizzare meglio a parità di prelievo dalle tasche dei cittadini. Qualcuno dirà che non si tratta di spesa pubblica perché questi incentivi vengono finanziati dai consumatori, attraverso la componente A3 della bolletta, e non dal Tesoro attraverso l’ emissione di Btp. Ma qui non siamo a Bruxelles a vendere sofismi sul Patto di stabilità. Qui stiamo facendo i nostri conti. E allora, visto che la bolletta non possiamo non pagarla, quella componente A3 è di fatto un’ imposta indiretta travestita. Che debba, fra l’ altro, servire allo smantellamento del nucleare è una nostra scelta, fatta con un referendum. Che debba invece servire anche a quanto sopra lo stanno decidendo il governo e il Parlamento nella disattenzione dei più: anche di tanti che hanno tuonato – e non senza ragione – contro l’ invadenza della mano pubblica. Questa che cos’ è?”

Nel 2012, primo articolo sul Corriere della Sera del 12 gennaio 2012 dal titolo “Caro energia: il grande inganno dei sussidi“:

l’Italia dilapida sussidi e usa le fonti più costose. Ha chiuso il nucleare prima di ammortizzare le centrali atomiche, anticipando di decenni gli oneri miliardari di smantellamento. Nel 1992 ha varato il Cip 6 che, per le fonti assimilate (il gas trattato come una fonte rinnovabile), finirà per costare 20 miliardi di euro di incentivi in bolletta, lungo i 15-20 anni di esercizio. Nel 2007, l’Autorità, presidente Alessandro Ortis, riuscì a imporre un taglio di 600 milioni l’anno interpretando in modo rigoroso la componente tariffaria del costo evitato di combustibile. Ma è durata due anni. Poi, il consiglio di Stato ha accolto i ricorsi dei grandi gruppi, che avevano fatto incetta delle risorse pubbliche. È dunque in arrivo la stangata di ritorno. Nel 2012 stanno andando a regime gli aiuti alle rinnovabili, 160-170 miliardi nel trentennio 2005-2034, con una concentrazione in questo decennio. Un salasso in bolletta senza nemmeno costruire una forte industria manifatturiera nazionale di settore come, invece, si è fatto prima in Germania e poi in Cina. L’ex ministro dell’Industria, Alberto Clò, calcola che nei 12 mesi compresi tra il settembre 2010 e l’agosto 2011 le importazioni di apparati per il fotovoltaico siano ammontate a 11 miliardi, mangiandosi un quinto del saldo manifatturiero. Se si rapporta questo deficit all’energia utile prodotta, dice ancora Clò, l’equilibrio economico si avrebbe con il petrolio a 670 dollari il barile, che salirebbero oltre i mille aggiungendo i sussidi di cui sopra. Nel 2011 la media del barile è stata di 111 dollari. Che può fare la concorrenza davanti agli errori di politica industriale? Può il governo limitarsi a dire pacta sunt servanda ? Magari deve, ma perché per taxi e pensioni non lo sono?”

Segue un intervento sul Corriere della Sera del 14 marzo 2012 nella rubrica “Idee e opinioni” dal titolo “I conti sul fotovoltaico dei furbetti e il possibile salasso dei consumatori

Il sonno della ragione, indotto dalla demagogia ambientalista e dagli interessi corporativi, ha generato il mostro del fotovoltaico all’ italiana. Ma alla prova dei fatti il mostro rischia di rivelarsi peggiore del previsto. Secondo il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, gli incentivi per le fonti rinnovabili (fotovoltaico, eolico, biomasse, certificati verdi e Cip 6) assorbiranno tra i 150 e i 200 miliardi dalla bolletta elettrica. Precisiamo: da qui al 2035, anno di scadenza degli ultimi incentivi. Le nostre stime, basate sulle rilevazioni dell’ Autorità per l’ Energia al 2020, arrivavano a 170 miliardi… l’ Italia raggiungerà gli obiettivi del Trattato di Kyoto con 8 anni di anticipo. Un record davvero curioso per il Paese del Non Fare!”

Ma i conti (nostri e del governo) rischiano di essere incompleti. L’ energia prodotta da fonti rinnovabili, si sa, ha priorità di vendita rispetto a quella da fonti fossili. Ne deriva che le centrali a gas vengono spente o fatte girare a regime ridotto nelle ore di piena luce. Ma il fotovoltaico è intermittente. Perciò la sua estensione richiede più centrali a gas e più pompaggi da porre a riserva per evitare buchi nella fornitura (un altro costo in bolletta). E quando il fotovoltaico cessa, gli altri recuperano aumentando i prezzi nelle ore serali. Morale, i prezzi salgono sempre. Di giorno e di notte. Al netto dei vantaggi ambientali (che potrebbero venire anche dal termico e dall’ efficienza energetica, assai più convenienti ma fin qui trascurati), il fotovoltaico dei furbetti si rivela un salasso per i consumatori. In attesa che gli economisti verdi scandalizzati per i 2,8 miliardi della Tav battano un colpo, sarebbe il caso di dare un stop ai nuovi campi e di far pagare a chi li ha creati i nuovi oneri di sistema.”

Subito dopo, un articolo su Sette green, inserto del Corriere della Sera, del 22 marzo 2012 intitolato “Monti metterà il freno alle rinnovabili e farà bene“:

 “… non tutta la green economy è buona, spesso lavora in perdita e richiede sussidi pubblici. Obama la finanzia con la spesa pubblica in deficit, opzione preclusa all’Italia che si è impegnata con la Ue ad avere un bilancio pubblico con un avanzo primario. Idem dicasi per gran parte dei Paesi europei del fiscal compact. La cosa ha risvolti beffardi. In coerenza con il trattato di Kyoto, entro il 2020 la Ue ridurrà del 20% le emissioni di anidride carbonica che aveva nel 1990. Usa, Cina e tanti altri continuano a rifiutare l’impegno, nonostante le sbandierate svolte ecologiste. L’Europa emette il 14,7% della CO2. Dunque, farà un grande sforzo per ridurre del 3% le emissioni su scala planetaria, sempre che gli altri non le aumentino con tutto il carbone che usano. Una fatica di Sisifo? Il governo Monti scommette sull’efficienza energetica più che sull’elettricità da fonti rinnovabili. Le reti intelligenti, gli edifici ecocompatibili, le industrie energy saving, gli elettrodomestici avanzati hanno un buon impatto sia sull’ambiente che sull’economia. Inducono consumi nel territorio e, al tempo stesso fanno aumentare le esportazioni, date le eccellenze di cui l’Italia già dispone in certi settori. Gli incentivi fiscali, in questo caso, danno un ottimo ritorno. Generano Pil, prodotto interno lordo. Sulle rinnovabili, invece, il governo tirerà il freno a mano. E farà benone. Entro il 2034 gli italiano pagheranno 170 miliardi di euro in bolletta per sussidiare l’eolico, le biomasse ma soprattutto il fotovoltaico: un comodo affare per i sussidiati: un tragico spreco, ove si guardi ai costi, che ha fatto fare Pil alla Germania e alla Cina, i Paesi da cui si importano i pannelli. Nell’elettricità l’Italia del non fare sta già per raggiungere gli obiettivi di Kyoto. Con 8 anni di anticipo. Un record di cui Mario Monti non sarà fiero.”

Il mese dopo, un altro articolo sul Corriere della Sera del 12 aprile 2012 dal titolo: “Bolletta elettrica, segreti addio. Ecco tutti i sussidi nascosti

 “Da venerdì, sul sito dell’Autorità per l’energia e il gas, è possibile leggere in trasparenza la bolletta elettrica degli italiani. È questa la glaciale reazione del collegio, presieduto da Guido Bortoni, all’accusa di non fornire dati affidabili sui costi delle fonti rinnovabili, avanzata in tv dal ministro dell’Ambiente, Corrado Clini. Un’accusa che è stata prontamente sposata dai fautori del fotovoltaico assistito, schierati contro il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, reo di voler interrompere, alla scadenza del quarto conto energia, il flusso degli incentivi. In un Paese meno superficiale, l’uscita di Clini avrebbe già avuto conseguenze o sull’accusata o sull’accusatore, a seconda della bontà dei rilievi.”

A regime, e cioè comprendendo anche l’aumento del 4% ancora da autorizzare, si stima che il prezzo dell’energia comunque prodotta e acquisita pesi per il 48% della spesa elettrica nazionale.”

“Un 13% della bolletta, poi, se ne va per i servizi di rete, il cui onere appare destinato a salire proprio per effetto della generazione distribuita. Un conto è la vecchia infrastruttura pensata per 400 centrali, un altro e ben più costoso conto è oggi connettere microcentri di produzione in numero mille volte superiore.

Detto delle imposte che pesano per il 13%, veniamo agli oneri di sistema previsti dalle varie leggi: il punto del fiero contrasto. A regime, questi oneri si prevede passeranno dal 13,5 al 16,2% della spesa elettrica, arrivando alla bellezza di 12 miliardi. Questa la loro composizione: 10,6 miliardi alle fonti rinnovabili e assimilate; 250 milioni alle Ferrovie dello Stato (a Terni ThyssenKrupp, Cementir, Nova Tic e Alcoa è stato revocato il versamento); 168 milioni per la sicurezza del nucleare e le relative compensazioni territoriali; 71 milioni per le imprese elettriche delle isole non interconnesse al continente; 41 milioni alla ricerca; 17 milioni per sussidi alle famiglie particolarmente bisognose; 334 milioni per l’efficienza energetica dell’utenza.”

Subito dopo, in risposta all’incredibile documento “Dalle rinnovabili risparmio e sviluppo” a firma “Corrado Clini Ministro dell’Ambiente”,

Mucchetti ha scritto un articolo il 20 aprile 2012 dal titolo “Se l’ambiente diventa ambientalismo

“Quando l’Ambiente diventa Ambientalismo, capita che un ministro scriva di 260 miliardi di ricerca e sviluppo nelle rinnovabili nel 2011 quando invece si tratta degli investimenti in impianti. Oppure che sommi l’apporto produttivo dell’idroelettrico e del geotermico storico a quello delle fonti rinnovabili sussidiate che danno solo il 15% della produzione ma assorbono 9 dei 30 miliardi dei costi relativi, e non il 20% della bolletta dando il 26% dell’elettricità come dice Clini. Logica vorrebbe che si ragionasse di incentivi misurandone gli effetti economici, sociali ed ecologici in paragone con usi diversi delle medesime risorse. Abbattere le emissioni di anidride carbonica attraverso le rinnovabili elettriche è assai più oneroso rispetto all’efficienza energetica e alle rinnovabili termiche. E il fotovoltaico è la modalità più onerosa di tutte. Il ministero dell’Ambiente glissa. E tira in ballo quelle componenti della bolletta che sostengono settori produttivi che non raggiungono un terzo degli occupati delle fonti rinnovabili, stimati tra i 110 e i 150 mila secondo EurObserver e Confartigianato.  Il Politecnico di Milano, pur amico delle rinnovabili, dà cifre assai meno roboanti sui posti di lavoro. E non dimentica che buona parte di quest’occupazione è legata all’installazione dei pannelli e poi finisce.”

E infine l’articolo scritto per Corriere della Sera Sette il 13 luglio 2012 dal titolo “Quanta energia con una solar tax” in cui si legge, a pag. 19:

“Il governo Monti non ha colpe nelle colossali prebende riconosciute dai predecessori al fotovoltaico e, un po’ meno, all’eolico. Ma qualche rimedio andrà pur trovato, oltre il freno posto dal ministro Corrado Passera al dilagare di queste attività sovvenzionate.”

Come mai un tale primato italiano? Merito (o colpa?) dell’enormità degli incentivi. Che ha determinato la fioritura di imprese quasi senza capitale, tanto le banche finanziavano tutto, con questi ricavi generosi e garantiti.”

Gli articoli sono dunque finiti, purtroppo, quasi un anno fa.

Nel frattempo la situazione è vieppiù peggiorata, falsificando la precedente affermazione “il governo Monti non ha colpe nelle colossali prebende riconosciute all’eolico”: se da una parte il Governo Monti ha ridotto gli incentivi concessi al MWh prodotto dagli impianti FER di nuova installazione, dall’altra  ha promesso alle lobby di aumentare da 9 miliardi (un “furto dalle tasche degli italiani” nelle parole del Ministro Passera) a 12 miliardi annui l’importo massimo dello stanziamento, portandolo poi, nel testo definitivo dei Decreti applicativi del 6 luglio 2012, a 12,5 miliardi (6,7 miliardi al solo fotovoltaico e 5,8 miliardi a tutte le altre fonti) per un impegno complessivo che la stessa Assoelettrica ha calcolato in 220 miliardi per il prossimo ventennio e che, ormai raggiunto il tetto massimo di spesa per il fotovoltaico, rischia di concentrarsi in gran parte nell’incentivazione dell’eolico industriale.

Ma questo sarebbe stato niente se non fosse intervenuta la scandalosissima pubblicazione in extremis, quando il Governo Monti era ormai da tempo dimissionario e si stava aspettando la formazione del nuovo Governo, della nuova Strategia Energetica Nazionale (SEN) in cui, oltre ad aumentare a dismisura gli obiettivi di produzione da rinnovabili concentrandoli (guarda un po’) quasi esclusivamente sulle FER elettriche, il tetto massimo degli stanziamenti è stato garantito per 20 anni: (“Complessivamente, per il raggiungimento degli obiettivi al 2020, vengono messi a disposizione fino a circa 11,5-12,5 miliardi l’anno (a fine 2012 già impegnate risorse per circa 10,5 miliardi) per 20 anni“), spostando così in avanti di vent’anni il grafico decrescente a pag. 30 del pamphlet di Assoelettrica ed aggiungendovi, con studiata noncuranza e senza colpo ferire, un onere oscillante tra i 230 ed i 250 miliardi per il prossimo ventennio da lasciare in eredità alle prossime generazioni di italiani, in aggiunta ai 220 già individuati da Assoelettrica.

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2 risposte a Massimo Mucchetti, il più severo censore della politica indiscriminata a favore di fotovoltaico ed eolico, è il nuovo Presidente della Commissione Industria del Senato

  1. Savonarola ha detto:

    Ogni commento è superfluo. Lo scenario illustrato è ampiamente istruttivo di una precisa strategia faziosa che finanzia le lobby con prelievi forzosi dalle tasche dei contribuenti sia tramite interventi statali diretti, che sulle tariffe elettriche, con la motivazione delle FER, almeno ufficialmente.
    Tenuto conto della situazione di recessione, che non ci lascerà verosimilmente prima di 10 anni, c’è di che rallegrarsi dell’ulteriore carico di circa 500 miliardi sulle spalle del popolo italano.
    Complimenti ai nostri governanti!! Davvero saggi, tutelari e soprattutto integerrimi!
    E intanto si tagliano i finanziamenti all’istruzione e sanità!!!
    Ma questo è uno stato civile o il regno di Bokassa?

  2. Pingback: L’orrore degli incentivi al fotovoltaico | matteolilorenzo

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