Casoni di Romagna: in Italia è lecito e senza conseguenze dichiarare in sede di progetto di un impianto eolico una produttività inverosimile che le mappe del vento, l’esperienza, il buon senso e soprattutto i dati reali smentiscono?

E’ lecito e senza conseguenze per la Pubblica Amministrazione riportare senza riscontro alcuno, fidandosi della parola dei progettisti, tali dati in documenti ufficiali e pubbliche dichiarazioni?

video eolico a Casoni di Romagna

Un video che ben documenta lo scempio paesaggistico e l’impatto sul territorio (e pure il rumore delle pale)

I comitati contro l’eolico industriale selvaggio dell’Emilia-Romagna hanno notato che, da quando sono state approvate, nel luglio del 2011, le cosiddette “linee guida regionali” (in cui è stato introdotto il concetto di “alta produttività specifica” degli impianti eolici, concretamente definita come il funzionamento di un impianto alla potenza nominale per almeno 1800 ore all’anno, parametro che diventa dunque un elemento imprescindibile da valutare in sede VIA ed ai fini della concessione dell’Autorizzazione Unica), nei progetti che vengono presentati in Emilia Romagna, tutti gli impianti proposti, stando ai progettisti, sarebbero in grado di produrre – guarda un po’ ! – proprio per 1800 ore.

Ma già da prima delle linee guida regionali i progettisti, di propria iniziativa, ci tenevano sempre ad affermare che il “loro” impianto avrebbe prodotto per almeno duemila ore, che è appunto la produttività minima che si è soliti considerare, per convenzione, onde garantire l’equilibrio nel medio periodo tra costi aziendali e ricavi dalla vendita dell’energia prodotta, senza incentivi, da impianti eolici costruiti su un crinale montano. In tal modo essi ritenevano di tacitare la fin troppo ovvia obiezione che la costruzione dell’impianto, sulle nostre montagne senza sufficiente vento utile, aveva una finalità meramente speculativa e che sarebbe stato abbandonato una volta usurato… ed intascati gli incentivi.

Garantire a priori l’efficienza che si desidera non è difficile. Basta prendere, in assenza di regole certe e senza controlli sostanziali, i dati che fanno più comodo, dagli anemometri che fanno più comodo (anche posizionati da tutt’altra parte), oppure adattare i modelli matematici, evitando di considerare una sterminata serie di elementi potenzialmente negativi.

Poi però sopravviene sempre la triste realtà, che è un’altra cosa rispetto alle chiacchiere di chi, in questi ultimi anni, si è dedicato alla affannosa caccia agli incentivi milionari (annui e senza rischi) per le rinnovabili elettriche.

E così, tanto per scegliere un concreto caso di studio, l’impianto di Casoni di Romagna, in provincia di Bologna, veniva garantito per 2000 – 2200 ore l’anno oppure, in altri termini, si garantivano 25 GWh l’anno (e tali sono stati riportati sui documenti ufficiali della Provincia di Bologna che ha accolto questi dati senza verifiche) dai suoi 12,8 MW di potenza (e perciò per 1953 ore annue equivalenti).

Ma, purtroppo, le bugie hanno le gambe corte. Sebbene la ditta AGSM si rifiuti di rivelare i dati di produttività reale, questo non toglie che, dai dati UFFICIALI del GSE del 2011 (gli ultimi a disposizione), in Emilia Romagna TUTTI gli impianti eolici installati (per un totale di 18,1 MW) abbiano prodotto COMPLESSIVAMENTE solo 19,8 GWh.

Cioè per appena 1093 ore di produzione equivalente alla massima potenza di TUTTI gli impianti eolici presenti in regione.

Se per assurdo (ma proprio per assurdo) tutti gli altri impianti fossero rimasti fermi, quello di Casoni avrebbe prodotto solo per 1546 ore equivalenti (19800 MWh : 12,8 MW)…

E dunque di che cosa stiamo parlando? Dove sono finiti tutti i GWh che avrebbe dovuto produrre Casoni? Qualcuno nell’Amministrazione si è posto il problema? Le domande non sono retoriche: una lunga serie di pubblici funzionari potrebbe essere chiamata a rispondere dei propri atti.

Nel settore eolico chiunque, finora, ha raccontato un mucchio di frottole per quello che riguarda la produttività e nessuno glielo ha mai contestato.

AGSM, sparandole grosse, ha costruito un impianto (appunto quello di Casoni, che non avrebbe dovuto essere autorizzato) senza senso dal punto di vista economico, finanziario ed ingegneristico, ha danneggiato senza motivo paesaggio, ambiente e salute pubblica per un’opera che senza incentivi li porterebbe al fallimento, ma intanto incassa un flusso di cassa di circa 2 milioni e mezzo all’anno che AGSM utilizza, tra l’altro, per comperare o costruire altri impianti eolici, tra cui l’impianto del Carpinaccio, attualmente sotto indagine della Magistratura.

In tal modo AGSM attua una strategia a piramide rovesciata che è la sola in grado di garantire il disastro finanziario della municipalizzata veronese quando (non se) gli incentivi verranno inevitabilmente ridotti  (o addirittura sospesi) con effetto retroattivo. Intanto però, avendo a disposizione questo fiume di denaro, essa si dimostra “iperattiva” – chissà perchè proprio qui da noi, dove le è persino precluso agire dalla normativa antitrust – in questo settore di attività.

Tornando all’impianto di Casoni, i documenti ufficiali della Provincia (in particolare le “considerazioni” contenute nel fascicolo della Valutazione di Impatto Ambientale) riportano acriticamente senza riscontri proprio gli stessi dati di produttività previsti dalla AGSM, commettendo così, visti i risultati conseguiti in realtà, un patente falso.

Ricordo a chi avesse voglia di controllare che il documento della Provincia di Bologna faceva riferimento ai 19 aerogeneratori originali del progetto, poi ridotti a 16. Ma la produttività attesa non sarebbe cambiata.

Inoltre, fatto forse ancor più grave, la Provincia, copiando nei propri documenti le argomentazioni propagandistiche di AGSM, riporta nelle sue considerazioni i consumi RESIDENZIALI della zona interessata dall’impianto, come se l’energia prodotta non solo rimanesse in loco anzichè finire indistintamente nelle reti Terna ad alta tensione, ma addirittura servisse a soddisfare solo i consumi domestici, trascurando, per creare un plateale falso statistico, tutti gli altri consumi pro capite che, in Emilia Romagna, nel 2008 sono stati (dati Terna) addirittura il quintuplo di quelli domestici (6.462 MWh pro capite contro 1.222 MWh pro capite di consumo domestico).

In un progetto di un impianto eolico volto a conseguire erogazioni pubbliche (i certificati verdi) è dunque ammissibile moltiplicare spudoratamente le proprie performance attese convinti di farla franca perchè nessuno può controllare i dati reali che la ditta tiene accuratamente secretati? Davvero la Provincia di Bologna si può comportare con tanta disinvoltura e noncuranza? Noi non lo crediamo: i Pubblici Amministratori devono sempre applicare le leggi ed i regolamenti a tutela dei loro amministrati, non parteggiare per chi fa loro comodo, seppure nascosti dietro ad un paravento di argomentazioni buoniste e politicamente corrette.

Quanto detto viene ribadito e consegnato ai posteri in questo impagabile video dell’inaugurazione dell’impianto di Casoni, realizzato dal servizio comunicazione della Provincia di Bologna nell’aprile 2009, presente la Presidente della Provincia Beatrice Draghetti. Difficile negare, dopo averlo visionato, che i pubblici controllori abbiano agito, in questa circostanza, in base ad affermazioni apodittiche ed a pregiudizi quanto meno discutibili. Riportiamo per esteso alcune dichiarazioni davvero meritevoli di attenzione.

Comincia l’Ing. Giusti di AGSM:

“Quello che conta è la produzione annuale. La produzione annuale si stima con dei rilievi di vento che sono stati da noi effettuati per la durata di tre anni. Noi stimiamo di produrre con quest’impianto 25 milioni di chilowattore l’anno (25 GWh. Ndr). Quanto sono 25 milioni di KWh l’anno? Sono grosso modo quello che consumano 25 mila persone.”

Il pezzo forte è però l’intervento, al minuto 2,40, dell’Assessore all’Ambiente Emanuele Burgin (ripeto: quello che parla è davvero l’Assessore all’Ambiente della Provincia di Bologna. Non è uno scherzo):

“Ma se non volete fare questi impianti dovremo fare inceneritori. Dovremo fare impianti di bitumi. Dovremo fare industrie chimiche. Dovremo fare… Non è pensabile vivere tutti quanti nel verde.”

Nel clima euforico dell’inaugurazione, la Presidente Draghetti tenta di mantenersi più sobria, e meno squilibrata a favore dell’AGSM, preoccupandosi di rendere accettabile l’atto di prevaricazione commesso ai danni di quei tanti cittadini (elettori, non essendo essi veronesi…) che, come si deduce dal tono e dagli argomenti di tutti gli interventi, avevano per anni duramente contrastato l’impianto. La Draghetti giudica quindi necessario

“fare anche contestualmente un’opera molto importante all’insegna del motto vai vedi e vedi.”

E’ proprio per dare compiutezza a questo motto che adesso ella stessa dovrebbe preoccuparsi di andare a vedere la produttività di questo impianto, pretendendo di conoscere da AGSM, che in questo video l’ha fatta passare per una sprovveduta credulona, i dati reali.

I dirigenti di AGSM sono prodighi di ringraziamenti per tutto il sostegno ricevuto da Provincia e Assessorato, che il locale comitato, allibito, aveva peraltro avuto modo di constatare anche senza questo riconoscimento esplicito del presidente di AGSM:

“Purtroppo – egli si rammarica – la legislazione impone tutta una serie di autorizzazioni…”

(Non è una novità per AGSM, in materia di eolico, trovare la legislazione corrente troppo restrittiva.)

Il Sindaco di Castel del Rio (uno dei Comuni gioia e delizia degli sviluppatori dell’eolico e dove proprio in questo periodo persino una ditta di mangimi si è messa in testa di realizzare un altro grande impianto eolico sul rilievo più rappresentativo del territorio: monte la Fine) dopo la vittoria,  interviene magnanimamente per rasserenare gli animi e tranquillizzare chi si era accanitamente battuto contro l’impianto di Casoni:

“E’ stato l’apripista di altri impianti di questo tipo.”

Analogo concetto viene ribadito in conclusione dall’Assessore Burgin, a giusta ragione l’idolo dei tanti comitati bolognesi, con il suo celebre ed amabile sense of humour:
“E come tutti coloro che amano andare in montagna, quando si arriva in cima alla montagna, si dice: qual è la prossima montagna che andiamo a scalare?”

Applausi.

Applausi meritati: davvero un ottimo lavoro.

I temuti danni alla salute (che adesso speriamo che qualcuno che ha apposto con troppa disinvoltura la propria firma risarcisca personalmente) di chi abita e lavora troppo vicino alle pale si sono puntualmente verificati.

Le previste frane hanno già cominciato a manifestarsi (vedi gli articoli comparsi il giorno 18 febbraio 2011 sul Resto del Carlino di Imola a pag. 30 e 31 riportati dalla rassegna stampa della Protezione Civile).

L’allontanamento di molta fauna selvatica ed in particolare dei volatili è ormai un dato di fatto.

Il danno paesaggistico è incontrovertibile anche se, con una spericolata acrobazia retorica, AGSM sostiene che quello dei suoi aerogeneratori “non è un vero e proprio impatto… è modifica nella percezione di un paesaggio”. Questo originale sofisma ha destato l’ironia dello scrittore Wu Ming 2 (il bolognese Giovanni Cattabriga) che ha dedicato alla iattura dei parchi eolico-industriali dell’AGSM molte pagine del suo best seller del 2010 “Il sentiero degli Dei”.

A tutto questo, se non bastasse, si aggiunge il danno collettivo del pagamento obbligatorio in bolletta elettrica, per avere una quantità risibile di energia di cattiva qualità, dei certificati verdi per 15 anni (ben oltre un milione di euro all’anno, anche nell’ipotesi verosimile di una produttività in costante calo) che stanno facendo la gioia di AGSM e del Comune di Verona (che è azionista unico della municipalizzata) ma (o almeno così ci auguriamo) non di altri italiani.

A proposito: sarà forse a seguito di questi eccellenti risultati che è stato recentemente presentato un altro progetto che rappresenterebbe proprio la continuazione verso sud, sullo stesso crinale ma in territorio toscano presso Piancaldoli, dell’impianto di Casoni?

Ad un osservatore esterno ed a posteriori, il motivo di tanta euforia da parte del Presidente della Provincia, dell’Assessore all’Ambiente della Provincia e dei Sindaci nel filmato del 2009 è oggi, se possibile, ancora più incomprensibile di allora.

Eppure, niente da fare. La parola di AGSM continua ad essere considerata Vangelo dalla Provincia di Bologna, anche a costo di negare la realtà ed incorrere in seri guai.

Qui, tanto per fare un esempio, in questa dichiarazione rassicurante rilasciata alla stampa dalla Presidente della commissione ambiente della Provincia di Bologna, a seguito di una visita di ispezione che pure qualcuno avrà richiesto, si afferma esplicitamente, con un atto di pura volontà foscoliana, che gli aspetti più critici “che avevano destato perplessità in una parte della popolazione, timorosa di rumori e dell’impatto sul paesaggio” sono “ora superati”. Stupida quindi quella parte della popolazione a non essersi accorta che rumori e impatto paesaggistico appartengono al passato.

Ma molto meno facile rispetto a negare l’esistenza stessa delle enormi pale rotanti è credere ai dati dell’AGSM. Qui, tra l’altro, si parla di nuovo di 25 milioni di chilowattora (cioè 25 GWh) “pari al fabbisogno di 8.000 famiglie” mentre in realtà (anche ammesso il dato esagerato di 25 GWh) si sarebbe trattato del fabbisogno di meno di 4.000 PERSONE (3.862 per la precisione essendo, come ricordato, il consumo elettrico pro capite in Emilia Romagna – dati Terna 2009 per il 2008 – 6.462 kWh consumi elettrici per abitante in Emilia Romagna).

Insomma: per la Provincia di Bologna, contro qualsiasi evidenza, l’impianto di Casoni è stato un successo.

Ma davvero nessuno vuol prendersi la briga di far loro notare che si sono sbagliati? Altrimenti quegli stessi amministratori saranno indotti a perseverare all’infinito nel loro errore, a danno dell’intera collettività ed a vantaggio di pochi furbi.

Alberto Cuppini

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