Legambiente e i mercanti nel tempio

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Gesù scaccia i mercanti dal Tempio (Rembrandt)
e Legambiente?

Abbiamo letto, sull’Espresso del 20 giugno, l’articolo di Riccardo Bocca “Processo al vento”  ed in particolare il riquadro a pag. 66 dal titolo “Doppio ruolo in commedia” con l’intervista al vicepresidente e responsabile energia di Legambiente Edoardo Zanchini, l’implacabile inquisitore degli eretici negazionisti del dogma dell’eolico salvifico.

Avevamo già avuto occasione di occuparci del fervore mistico della direzione nazionale (e toscana) di Legambiente a favore dei più inverosimili impianti eolico-industriali, come ad esempio in questo post di non più di due mesi fa di cui riportiamo di seguito il passaggio più significativo:

“Leggiamo ancora dall’articolo di Repubblica Firenze del 23 aprile:

“Secondo la responsabile della comunicazione di Italia Nostra Mariarita Signorini, che all’epoca scrisse un comunicato durissimo (da noi puntualmente riportato. Ndr) in cui scriveva che “la responsabile della commissione energia di Legambiente Cecilia Armellini sarebbe stata anche la rappresentante della Carpinaccio srl, una delle società che fanno capo alla European Wind che ha molti (troppi) impianti eolici in Toscana”.

Da qui la reazione riportata dall’articolo di Greenreport: “Sulla questione interviene oggi Legambiente Toscana, tirata in ballo da un esponente di un’altra associazione ambientalista, con un comunicato nel quale si legge: … In ordine specificamente ad un articolo de la Repubblica di oggi, Legambiente sottolinea la sua totale estraneità ai fatti oggetto d’indagine, riservandosi di tutelare il suo buon nome nelle sedi che riterrà più opportune.”

Siamo sollevati dall’apprendere dell’estraneità di Legambiente ai fatti oggetto d’indagine, e speriamo che ora le indagini stesse, che permetteranno finalmente anche di far luce sui destinatari dei movimenti di denaro per l’eolico, tra le altre, della European Wind Farms e della AGSM.

Non dubitiamo che alla fine si evincerà che i tanti esponenti di Legambiente, alcuni dei quali membri del consiglio nazionale, che nella montagna tra Firenze e Bologna stanno collaborando con ostinazione da anni, a titolo individuale o attraverso le loro società di capitali, “accanto a tutte quelle amministrazioni locali che vogliono realizzare impianti ben progettati e integrati nel territorio” lo hanno fatto a titolo volontario, per il raggiungimento dei loro nobili fini.

Anche escludendo la loro partecipazione ai fatti oggetto di questa e di eventuali future indagini, il fine di lucro sarebbe assolutamente inaccettabile rispetto a questo afflato millenaristico e risulterebbe squalificante (se risultasse che è stata la volgare venalità a muovere alcuni di questi suoi tanti rappresentanti) per tutta la benemerita associazione.”

Apprendiamo ora stupefatti (mai e poi mai lo avremmo pensato!) che no, non solo è lecito, ma è addirittura “sacrosanto” che i dirigenti di Legambiente utilizzino il proprio status per arricchirsi nel business dell’eolico.

Ma allora perchè Legambiente Toscana aveva minacciato a mezzo stampa, solo sessanta giorni fa, di “tutelare il suo buon nome nelle sedi che riterrà più opportune” se adesso lo stesso vicepresidente nazionale conferma orgogliosamente l’opportunità di quegli stessi discutibili comportamenti? Si tratta di un equivoco? Non si è più interessati a tutelare il proprio buon nome? Forse il sistema di valori tra la direzione toscana e quella nazionale di Legambiente si è nel frattempo divaricato? Oppure la situazione è ormai sfuggita di mano ed i comportamenti discutibili sono diventati troppi per potere negarli tutti? O c’è forse qualcosa che a qualcuno preme di più del “buon nome” dell’associazione? Gradiremmo un chiarimento, altrimenti saremmo costretti ad ammettere la nostra incapacità di seguire tutte queste continue contorsioni logiche.

Chiariamo un concetto:

a)  Non è vietato, anche se non è particolarmente commendevole, usare la propria posizione di dirigente nell’associazione ambientalista italiana con il maggior numero di iscritti e la propria consequenziale autorevolezza per diffondere alcune idee in campo energetico con argomenti e toni mistici, diffondendo la credulità popolare e creando, di fatto, una nuova religione salvifica.

b)  Non è vietato, sebbene taluni lo ritengano un tantino amorale, arricchirsi con l’eolico-industriale a spese del paesaggio, dell’ambiente e dell’identità comune (perlomeno fin quando non si infrangono esplicitamente leggi e regolamenti).

c) E’ invece vietato fare le due cose assieme. Forse non sarà vietato dal codice penale, ma è sicuramente vietato dal codice della serietà dei propri comportamenti.

Adesso che è stato riconosciuto (e definito “sacrosanto”) il fine di lucro individuale perchè “siamo a favore dell’eolico fino in fondo” (e dunque il fine giustifica i mezzi) sarà ancora più difficile dimostrare, contrariamente a quanto assicura il vicepresidente Zanchini, la “buona fede” di questi dirigenti di Legambiente che recitano il “doppio ruolo in commedia”, come ha titolato Riccardo Bocca, presso quelle comunità che vengono continuamente aggredite da progetti a ripetizione degli speculatori eolici con i quali essi collaborano. Ed in particolare sarà difficile dare questa dimostrazione di disinteressata buona fede ai volontari dei circoli locali di Legambiente, che esprimono perplessità sempre maggiori verso la raffica di tali progetti industriali nei loro territori e verso comportamenti così sfacciati.

A questo proposito, si potrebbe conoscere, per favore, (giusto a titolo di esempio, per renderci conto di che cosa si sta parlando) l’ammontare del compenso ricevuto dalla Solaris srl di Partesotti per avere ceduto alla AGSM la convenzione firmata con il Comune di San Benedetto val di Sambro per costruire l’impianto di monte dei Cucchi? Oppure quanto ha guadagnato la Ambiente Italia srl di Zambrini per lo studio di impatto ambientale positivo per quello stesso impianto? Sarebbe solo un esempio, come si può desumere dallo stesso sito di Ambiente Italia, leggendo i progetti di SIA in Emilia-Romagna e Toscana  degli affari fatti sulle montagne tra la provincia di Bologna e quella di Firenze per elaborare innumerevoli studi di impatto ambientale favorevoli ad impianti eolici ciclopici. Chissà dunque a quanto ammonterà il volume di affari realizzato in questi ultimissimi anni da Ambiente Italia solo in questo specifico settore ed in questo ristretto ambito geografico… Questi dirigenti di Legambiente per i quali “è sacrosanto che ci spendiamo (davvero esilarante questo lapsus. Ndr) per gli impianti che meritano” potrebbero indicare a titolo di esempio una montagna (basterebbe una sola: le montagne sono tante) che NON merita le loro sgradite attenzioni in quella stessa zona? E perchè tante attenzioni proprio verso quella zona che dalle mappe eoliche non presenta una ventosità particolare e non altrove?

La spudoratezza dei comportamenti è stata tale da far diventare di uso comune tra i comitati di cittadini, per indicare i soggetti sempre presenti nella stessa zona nel settore eolico, la locuzione “soliti noti“.

Recentemente i “soliti noti” hanno scelto come bersaglio Monte la Fine, nel Comune di Castel del Rio (BO), una vicenda simbolica per la mancanza di trasparenza e mancato coinvolgimento della popolazione  ed un progetto fatto talmente male da poter essere fatto facilmente a pezzi.

Il “Gruppo di Progettazione” di quell’impianto, come si legge sulla locandina (pubblicata tra i documenti presenti nel sito web della Provincia di Bologna forniti dagli stessi proponenti) dell’incontro pubblico avvenuto a Castel del Rio il lontano 29/9/2010, è stato coordinato appunto da quella stessa Solaris srl che già aveva ceduto all’AGSM la convenzione con il Comune di San Benedetto val di Sambro per la costruzione dell’impianto eolico su monte dei Cucchi. Parimenti lo studio di impatto ambientale per il nuovo impianto è stato realizzato da quella stessa Ambiente Italia srl che aveva collaborato con lo studio di impatto ambientale per gli impianti eolici progettati sui vicini  Monte Bastione – La Faggeta (progetto archiviato nel 2012 dalla regione Toscana per mancanza di informazioni essenziali) e Monte dei Cucchi (progetto bocciato, dopo una durissima e costosissima battaglia condotta dal locale comitato, dall’ufficio VIA della Provincia di Bologna nel 2011).

A proposito di Monte dei Cucchi,  tanto per fare un esempio di un “impianto che merita” queste attenzioni invasive, è significativo fare notare che lo studio di impatto ambientale di Ambiente Italia era risultato favorevole alla costruzione di un impianto eolico industriale di 24 aerogeneratori alti quasi 100 metri in un sito che, dopo la bocciatura dell’impianto alla VIA provinciale, è stato addirittura dichiarato Sito Natura 2000 con delibera della Giunta Regionale dell’Emilia-Romagna del 2/7/2012, previa delibera della stessa Giunta Provinciale di Bologna del 6/3/2012 per l’istituzione del SIC ZPS. Complimenti a quegli studiosi dell’impatto ambientale, per i quali la figura barbina fatta non è stata però sufficiente a farli desistere, anzi…

Ci piacerebbe ora conoscere le reazioni a queste affermazioni di Zanchini dei volontari di Legambiente sul territorio e delle altre associazioni ambientaliste. L’etica comportamentale prevalente nel settore è forse questa?

Ci piacerebbe in particolare conoscere le reazioni dei volontari del circolo di Legambiente “Emilia est” che è stato radiato dalla sua direzione per essersi opposto all’impianto eolico di Casoni.

Ci piacerebbe infine conoscere se i membri dei tanti comitati sorti contro gli impianti eolico-industriali che hanno passato anni d’inferno, trascorrendo tutto il loro tempo libero e spendendo i loro risparmi per contrastare questi progetti sono disposti ad accettare supinamente che ci siano persone che affermano orgogliose di averli tormentati scientemente, arricchendosi ai loro danni e senza rischiare nulla, anche nel caso in cui i progetti sono stati respinti dalla Pubblica Amministrazione.

Che cosa dire di più?

Religione (anche la religione eolica) e soldi non vanno d’accordo. I soldi sono necessari in ogni attività umana, ma se si è disposti a tollerare tutto, ad un certo punto si esagera e qualcuno, per salvaguardare il Credo, deve intervenire, facendo ricorso alle maniere forti contro chi mescola il sacro ed il profano con troppa disinvoltura.

Proprio per questo Gesù Cristo aveva ritenuto “sacrosanto” scacciare i mercanti dal tempio.

Scacciare, appunto…

Alberto Cuppini

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Una risposta a Legambiente e i mercanti nel tempio

  1. flavio ha detto:

    IERI 28/06/13,nella trasmissione “FUORI TG” su rai 3,alle 12.30 è andato in onda un approndimemto sul tema ambiente ,tutela del territorio,ecomafie.
    IN studio era presente un rappresentante di Legambiente,che evidenziava le infiltrazioni mafiose nel settore dei rifiuti,è sottolineava che il nostro “PETROLIO” è il bene paesaggistico /turismo/ culturale,si dimenticava di dire come si tutela un paesaggio con distese infinite di impianti industriali di torri eoliche che si vedono a decine di KM….
    IN una intervista del 22/06/13 il Presidente della regione PUGLIA,dichiara di non sapere nulla delle inchieste su eolico e fotovoltaico…..
    ECCO tutto questo succede quando si è in perenne “Conflitto d’Interesse”…….
    PER quando riguarda Legambiente ,sono daccordo con te ALBERTO,aggiungerei che definirsi ancora una associazione di tutela dell’ambiente è solo un eufemismo…..

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