Assordante silenzio dei lobbysti dell’eolico sugli esiti trionfali delle ultime aste, che hanno visto scatenarsi un’autentica rissa per accaparrarsi i principeschi incentivi.

I risultati confermano che gli incentivi sono ancora troppo alti e che gli speculatori sono ancora troppo numerosi. Aumenta l’urgenza di una moratoria di queste regalie dissennate e di una cospicua tassazione dei vecchi certificati verdi, la cui incentivazione si è ora dimostrata anche nei fatti, dopo le aste, esageratamente generosa e perciò non più tollerabile.

lotta all_ultimo euro

Abbiamo aspettato qualche giorno, dopo la pubblicazione sul sito web del GSE dei risultati ufficiali della seconda asta competitiva, in attesa di conoscere le reazione dei lobbysti dell’eolico e dei loro (troppo numerosi) sodali: quelle stesse reazioni che erano giunte fulminee dopo le prime aste dello scorso inverno. Anzi: allora le reazioni ai risultati erano giunte ancora prima della pubblicazione ufficiale!

Niente da fare: questa volta tutto tace.

Due le possibili spiegazioni di una simile inazione da parte dei nostri amici:

1) Sono andati via tutti, nessuno escluso, in vacanza in amene località di villeggiatura (e quindi lontano da dove si vedono le loro schifosissime pale e soprattutto lontano da dove se ne percepisce il fastidiosissimo rumore) per provare a spendere almeno una piccola frazione di quel miliardo abbondante di euro che hanno ricevuto nel solo ultimo anno con i soli certificati verdi. A tacer d’altro… E’ difficile spendere tanti soldi in così poco tempo, essendo talmente pochi i beneficiari di questa tassa occulta gravante sull’intera collettività nazionale inconsapevole, e ci si deve perciò dedicare esclusivamente a questo.

2) Sono tutti imbarazzatissimi perché gli esiti delle aste

a) hanno clamorosamente sbugiardato la strumentalità di tante inverosimili previsioni catastrofiche,

b) hanno rivelato a tutti l’insincerità di quel vittimismo recitato in ogni sede dopo la riforma del sistema incentivante e

c) hanno smascherato in modo inoppugnabile l’inutilità di una incentivazione esagerata.

I lobbysti cercano perciò di fare passare tutto sotto silenzio, affinchè la cuccagna possa continuare anche nei prossimi anni.

Noi, tra le due, tenderemmo a propendere per la seconda ipotesi.

Ricordiamo bene le loro reazioni in occasione delle prime aste dello scorso inverno, allorché qualcuno aveva provato (senza riuscire) a farle fallire non presentando in asta le migliaia di MegaWatt (la lobby parlava di oltre 3.000 MW in attesa) di potenza eolica già autorizzata perchè il nuovo incentivo feed-in veniva giudicato troppo basso e la burocrazia (cioè le garanzie finanziarie da presentare) troppo opprimente.

Molti di loro, saggiamente, avevano però preferito non aspettare e questa scelta si è rivelata, a posteriori, vincente.

Nonostante questo, la mancata assegnazione di una piccola quota (pur prevista come assolutamente fisiologica dallo stesso Decreto applicativo del 6 luglio 2012) aveva sollevato repentine grida isteriche che denunciavano il “fallimento” del sistema delle aste.

Riportiamo qui per spirito di servizio quanto dichiarato in quella circostanza, ad esempio, dall’ANEV, l’associazione degli eolici aderente a Confindustria, e da Legambiente, le cui posizioni in tema di eolico, anche nelle scelte lessicali, sono ormai perfettamente sovrapponibili a quelle dell’ANEV, rischiando persino di rendere pleonastica, specie dopo la recente intervista dell’Espresso al vicepresidente di Legambiente, la distinzione tra le due associazioni.

E così molti tra quelli che l’altra volta, fidandosi di qualche consigliere fraudolento, erano rimasti alla finestra sperando nel “flop” delle aste e quindi in un immediato ritorno ad un sistema di incentivi più generoso, stavolta si sono presentati per non rischiare di perdere il treno, generando un gigantesco collo di bottiglia attraverso il quale molti non sono riusciti a passare. E, ci auguriamo, mai più passeranno.

La domanda è stata il triplo del contingente (400 MW) offerto in asta ed assegnato a chi ha chiesto una tariffa feed-in attorno ai 110 euro al MWh o inferiore.

Il resto o non è rientrato nel contingente o è stato addirittura escluso (!) dalla competizione.

Il risparmio annuale conseguito dalla collettività dei consumatori italiani con il nuovo sistema delle aste al ribasso rispetto a quello precedente dei certificati verdi è dunque enorme. Peccato solo che questo meccanismo, esplicitamente studiato per raggiungere gli obiettivi previsti dal Piano di Azione Nazionale del 2010, sia entrato in funzione solo quest’anno, quando tali obiettivi per il 2020 … erano già stati raggiunti nel 2012!

Altro che fallimento delle aste! Una figuraccia, piuttosto, per chi faceva la vittima. E soprattutto una grande vergogna per chi pregiudica l’autorevolezza ed i meriti della propria associazione di tutela ambientale sostenendo sistematicamente tutte le affermazioni della lobby eolica, così facilmente falsificabili. Ma, si sa, provare vergogna oggi è penalizzante, in un mondo dove tutto è finalizzato al mero profitto (o, per essere precisi in questa contingenza, alle rendite parassitarie, trattandosi qui di puri e semplici sussidi).

Eppure quanto accaduto era facilmente prevedibile e, infatti, era stato da noi previsto nel nostro post dello scorso 14 gennaio, dopo le prime aste. Qualcuno ci è arrivato con un po’ di ritardo. In un articolo su Quotidiano Energia del 26 giugno Tommaso Barbetti, che pure non è un osservatore neutrale, lavorando egli da anni per APER (Associazione produttori energia da fonti rinnovabili) dove è responsabile dell’area mercato ed incentivi, aveva anticipato, dopo essersi reso conto dell’entità delle domande presentate, che “con tutta probabilità il livello di partecipazione sarà molto più elevato rispetto a quello della prima asta” ed aveva eufemisticamente definito la causa principale di quello che tutti sapevano che prima o poi sarebbe accaduto “pratica dell’appoggio esterno da parte di soggetti strutturati a operatori di dimensioni minori”. Ossia i progetti eolici già approvati cominciano ad essere sistematicamente ceduti dai rubagalline che erano convinti di avere fatto il colpaccio della vita (ma che ora non possono più fornire le garanzie più serie richieste dal Decreto applicativo del 6 luglio 2012) alle imprese più robuste, creando così, nonostante il linguaggio elegante del responsabile APER, un turpissimo mercimonio del territorio nazionale attraverso quei nuovi titoli di credito che sono così diventate le “Autorizzazioni Uniche”. Naturalmente una pratica del genere sarebbe inaccettabile in un Paese serio, dove il soggetto che presenta alla Valutazione di Impatto Ambientale un progetto così impegnativo dovrebbe essere lo stesso che poi costruisce l’impianto e non dovrebbe essere permesso che, per aggirare la legge, vengano utilizzate società a responsabilità limitata con capitale infimo, improponibile per costruire impianti così costosi, per poi realizzare l’escamotage della cessione non del progetto ma dell’intera società, onde salvare le forme e rispettare la legge solo alla lettera.

In gennaio avevamo pronosticato che sarebbe stato necessario chiedere non più di 110 euro al MWh per vincere le aste successive e 110 sono stati. Ora ci sentiamo sufficientemente sicuri di affermare che, per vincere le aste del prossimo anno, con la coda in attesa che si è formata, si dovrà chiedere una tariffa non superiore ai 100 euro al MWh. Una benedizione dal cielo, se non altro perchè ogni riduzione del sussidio riduce pro quota la possibilità di “condizionare” in futuro i decisori politici.

Rimane però – a maggior ragione – inalterato il problema dei certificati verdi in essere. Se i prezzi di mercato dell’energia elettrica rimarranno quest’anno nello stesso ordine di grandezza del primo semestre, l’anno prossimo il valore dei CV dovrebbe sfiorare i 100 euro al MW, cioè la stessa quota percepita con la tariffa feed-in (che però è onnicomprensiva e racchiude, a differenza dei CV, anche il prezzo dell’energia) da chi vincerà le prossime aste. Insomma: uno scandalo nello scandalo. Forti della prova provata della correttezza delle nostre previsioni sugli esiti delle aste, riproponiamo per intero quanto avevamo suggerito in quella stessa occasione per risolvere lo sconcio di una tale iniqua spesa ad unico vantaggio della speculazione eolica:

I certificati verdi in essere rappresentano una spesa spropositata.
Comunque sia, le aste hanno già dimostrato che, nell’eolico, qualcuno è in grado di fare profitti anche “solo” con la certezza di 90 euro al MWh per vent’anni, scegliendo i siti migliori e lavorando con tecniche aziendali minimamente decenti, cioè migliorando la programmazione, cercando i migliori finanziatori e riducendo i costi, anzichè perseguire incentivi spropositati attraverso il costosissimo sistema del condizionamento dei politici e dei media, il controllo del territorio e la spregiudicatezza (ossia come è stato fatto, in genere, finora), confidando nella smisurata entità delle rendite, apparentemente senza fine, garantite dai certificati verdi che davano appunto, oltre tutto, la falsa sensazione dell’onnipotenza. C’è ora da chiedersi, per i futuri Governi, come rapportarsi con le rendite garantite dai CV in essere che appaiono oggi, dopo l’asta, assolutamente spropositate, ma che cesseranno di essere corrisposti solo nei prossimi anni Venti. Inoltrati. Danneggiando cioè per altri quindici anni il sistema elettrico, l’economia nazionale e financo il corretto svolgimento della dialettica democratica. Una soluzione percorribile (che tra l’altro, se esplicitata come programma politico in campagna elettorale, porterebbe più voti alle prossime elezioni rispetto a quelli, clientelari, che andrebbero inevitabilmente perduti) si trova alla conclusione di un articolo del 20 aprile scorso del vice direttore del Corriere della Sera Massimo Mucchetti, scritto a sostegno della riduzione degli incentivi alle rinnovabili elettriche, a favore dell’ambiente ma contro quell’ambientalismo deteriore simboleggiato dalle ambigue prese di posizione dello stesso Ministro Clini. Rileggiamola, perchè è attualissima: “Con i decreti … meglio di prima. Ma vogliamo anche recuperare parte dei regali passati? Lo si può fare per via fiscale, senza toccare i contratti vigenti… si potrebbero ridurre le bollette, ovvero finanziare l’efficienza energetica, le rinnovabili termiche, la ricerca”.

Cioè, come da noi sempre sostenuto, tassando i CV si potrebbero facilmente a) ridurre le bollette per dare un po’ di sollievo ai cittadini gravati di oneri fiscali e parafiscali (come in questo caso) sempre più schiaccianti oppure b) destinare questi extra profitti degli speculatori al “finanziamento dell’efficienza energetica, delle rinnovabili termiche e della ricerca” che sono rimaste inspiegabilmente neglette, pur nella prodigalità dimostrata da tutti i Governi degli ultimi dodici anni a vantaggio esclusivo delle costosissime rinnovabili elettriche, il cui hardware è prodotto in gran parte all’estero.

Il risultato di queste aste ha rafforzato, se possibile, tale ragionamento. La vera novità sostanziale è che l’estensore della proposta di allora, Massimo Mucchetti, è nel frattempo diventato Presidente della Commissione Industria del Senato. Il Presidente Mucchetti, che nei primi mesi del suo mandato si è impegnato in una fitta serie di audizioni volte a sollecitare pareri per ridurre la spesa energetica nazionale, avrà certamente già studiato con attenzione i risultati delle ultime aste, traendone le inevitabili conclusioni.

Ora ci sarebbe anche una terza possibilità per utilizzare questo auspicabile extra gettito tributario su tali odiose rendite. Una possibilità che rischierà presto di diventare una necessità a causa dell’esplosione degli oneri ancillari alle rinnovabili elettriche non programmabili  (in particolare l’urgenza di un capacity payment per impedire il tracollo delle centrali termoelettriche mandate fuori mercato dalla spropositata ondata delle rinnovabili ma che pure rimangono tutte assolutamente indispensabili per subentrare ad eolico e fotovoltaico quando – quasi sempre – non c’è nè sole nè vento). La soluzione al problema viene da sè: c) questi oneri (dispacciamento, reti dedicate, capacity payment eccetera) vengano finanziati, per quello che riguarda l’eolico, dalla tassazione dei certificati verdi per la quota eccedente la tariffa feed-in più alta concessa con l’ultima asta competitiva meno il prezzo medio dell’energia elettrica dell’ultimo anno.

Questo per evitare, ad esempio, che ENEL, dopo essersi arricchita con i certificati verdi di ENEL Green Power, si arricchisca ulteriormente con il capacity payment. O, per fare un altro esempio, che Sorgenia (del gruppo CIR), dopo i mega-profitti fatti con le rinnovabili intermittenti, guadagni in modo spropositato anche con il suo parco di impianti termoelettrici, che rappresentano la gran parte del suo potenziale di generazione elettrica ma il cui risicato margine di guadagno è stato fin qui volentieri sacrificato a vantaggio delle colossali rendite di eolico e fotovoltaico, che hanno visto come i più entusiasti sostenitori (ma guarda un po’) proprio i giornali del gruppo CIR, in primis La Repubblica. Finchè la produzione elettrica da rinnovabili si è mantenuta sotto una certa soglia il gioco ha funzionato, ma ora, per evitare il collasso di tutti i suoi stessi impianti tradizionali cagionato proprio da questa politica assolutamente favorevole agli incentivi spropositati alle rinnovabili, Sorgenia, per bocca del suo amministratore delegato Massimo Orlandi, chiede aiuto allo Stato tramite la concessione del capacity payment, pur senza nominarlo. Molto bene, a patto però che tale fondo lo finanzi essa stessa tramite la tassazione degli extra profitti delle rinnovabili. Altrimenti sarebbe troppo comoda…

Noi confidiamo molto in una vigorosa azione legislativa in questa direzione anche perchè abbiamo percepito un importante segnale di cambiamento: sebbene la sottrazione dal contingente in asta della potenza degli impianti installati nei primi 4 mesi del 2013 fosse un atto previsto dal Decreto attuativo del 6 luglio, il GSE ha applicato un’interpretazione estensiva di tale norma, formalmente inappuntabile, ma tale da aumentare di 66 MW tale sottrazione. E’ un primo, simbolico, segnale di controtendenza: qualcuno deve avere fatto presente al GSE che i soldi da scialacquare con queste robe sono finiti o stanno per finire e si deve lottare per risparmiare il più possibile. La notizia veramente buona è proprio questo primo sintomo di mutamento di atteggiamento nei Palazzi romani.

Per riepilogare ad uso e consumo degli aderenti alla Rete della Resistenza sui Crinali: mi aspetto dunque che alle prossime aste la tariffa feed-in non dovrebbe superare, nella peggiore delle ipotesi, di molto i 100 euro per MW per chi avrà intenzione di ottenere i sussidi. Molti impianti scarsamente produttivi andranno finalmente fuori gioco e mi aspetto, d’ora in avanti, una diminuzione dei progetti presentati a casaccio per tormentarci ma con ampia garanzia di enormi guadagni. Queste tariffe più basse manderanno in un prossimo futuro fuori mercato le aree geografiche con minore ventosità, come ad esempio l’alto Appennino, facendo scomparire per sempre quegli opportunisti mascherati da difensori dell’ambiente che in questi anni hanno molestato i comitati della RRC per fini che appaiono, ogni giorno che passa, sempre più legati ad una eccessiva e sciagurata incentivazione dell’energia eolica, piuttosto che a ragioni economiche, ecologiche o di efficienza energetica.

Un’ultima considerazione: la Basilicata. Che cosa diavolo sta succedendo in Basilicata, regione, secondo l’atlante dei venti, senza particolari vocazioni all’eolico? Anche trascurando la miriade di piccoli impianti iscritti nei registri e limitandoci ai grandi impianti (superiori ai 5 MW) notiamo che la metà degli impianti assegnati in asta per avere gli incentivi nel 2014 verranno costruiti in quella regione e che sul contingente di 400 MW assegnati, quasi 250 sono lucani. Oltre a questi, osserviamo che altri 300 MW  circa sono stati esclusi o hanno perso l’asta. Si tratta, in genere, di impianti colossali che richiedono una approfondita analisi per valutarne l’opportunità di installazione. Osserviamo dalle tabelle del GSE che la maggior parte di essi sono stati autorizzati il 24 ed il 29 maggio, immediatamente prima della scadenza dei termini per la presentazione delle domande per partecipare alle aste di quest’anno. Come è stato possibile da parte della pubblica amministrazione esaminarli uno per uno onde valutare con scrupolo l’opportunità di autorizzare tanti impianti così impattanti? E’ stata forse concessa l’indulgenza plenaria a qualsivoglia progetto eolico lucano? Ma la concessione di una indulgenza plenaria è prerogativa papale o tutt’al più vescovile, e non attiene alla pubblica amministrazione. Chi si è arrogato il diritto ad un simile comportamento? Si è trattato forse di un motu proprio della Giunta regionale o del suo Presidente? Ma anche il motu proprio spetta solo al Papa: non risulta dalla Costituzione italiana che la Regione Basilicata goda di uno Statuto Speciale, nè tanto meno che ne goda in questo ambito

Sollecito pertanto l’attivazione urgente dei Checks and Balances istituzionali. Gli altri poteri dello Stato non possono permettere che si agisca con tanta superficialità in una materia così delicata. La Lucania è terra storicamente adusa all’arroganza insindacabile dei suoi Baroni, ma il Regno borbonico ha cessato di esistere ormai 150 anni fa. L’attuale Repubblica italiana è, al contrario di quello, uno Stato di Diritto che prevede, per l’appunto, controlli e bilanciamento dei poteri. Non è possibile che a denunciare comportamenti così arbitrari riguardo i ciclopici impianti eolici sia rimasto solo il Quotidiano della Basilicata, con gli articoli a firma Vitantonio Iacoviello.

E non mi si obietti, per cortesia, che non si può “fare gli schizzinosi” perchè ci sono obblighi europei da adempiere. L’obiettivo obbligatorio del 26,39% per il 2020 di elettricità da FER sul totale dei consumi è stato raggiunto lo scorso anno e quest’anno, con la sola performance realizzata nel primo semestre dal grande idroelettrico (negletto perchè non incentivato, esistendo già le grandi dighe che potrebbero – e dovrebbero – essere mantenute alla massima efficienza anche negli anni di minori precipitazioni spendendo una piccola percentuale della cifra regalata con gli incentivi agli speculatori delle rinnovabili intermittenti), si sfonderà facilmente quota 30%.

E neppure, vi prego, si ribatta che l’eolico è buono (o bello!) per definizione e comunque le Regioni non si possono opporre, per legge, ai progetti eolici.

Non è vero.

La Regione Sardegna si è dichiarata contro l’eolico perchè “di forte impatto paesaggistico ambientale”.

La Regione Sicilia, tramite il suo “Governatore” Rosario Crocetta, ha espresso la volontà di fermare l’eolico (“L’eolico ha devastato il paesaggio”), indicando una lista di priorità in materia di energie rinnovabili analoga a quella espressa dall’Assessore all’Ambiente della Regione Emilia Romagna Sabrina Freda.

Non per caso NESSUN impianto eolico sardo o siciliano è stato ammesso agli incentivi nelle due aste finora svoltesi. Eppure Sicilia e Sardegna vantano alcune delle aree più ventose d’Italia. E’ evidente che ora prevalgono considerazioni ben più importanti rispetto alla produttività che fa arricchire la speculazione. Certo sarebbe meglio fare prevalere tali considerazioni PRIMA, come ha fatto l’Assessore Freda in Emilia Romagna, piuttosto che DOPO la realizzazioni di tanti disastri, come è accaduto nelle isole maggiori, con tutti i danni paesaggistici ed ambientali che si sono riscontrati e l’infiltrazione della delinquenza organizzata che è stata riscontrata in innumerevoli casi.

L’esperienza non ha insegnato nulla alla Regione Basilicata, che agisce in controtendenza? Per quale motivo tanta superficialità?

Ma soprattutto: l’esperienza non ha insegnato niente al Governo italiano? Gli obiettivi europei delle rinnovabili elettriche sono già stati raggiunti ed abbondantemente superati. I disastri energetici, paesaggistici e finanziari sono palesi. I certificati verdi si sono dimostrati una truffa. Perchè continuare a farci del male da soli? E’ ora di dire definitivamente: “BASTA EOLICO”.

Alberto Cuppini

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2 risposte a Assordante silenzio dei lobbysti dell’eolico sugli esiti trionfali delle ultime aste, che hanno visto scatenarsi un’autentica rissa per accaparrarsi i principeschi incentivi.

  1. claudio max ha detto:

    senti hai scritto troppe chiacchiere inutili, basta osservare la foto pubblicata da te sull’eolico,
    hai postato un bianco e nero la parte con le torri, e a colori la parte senza, questo dimostra che sei di parte, sei arrabbiato perchè non ti viene regalato nulla dall’eolico?? mentre magari con il nucleare ti arriva il regalino e quindi ne parli bene? oppure preferisci altri modi di produzione energetica, magari gli stessi modi che poi generano rifiuti radioattivi che mani invisibili sotterrano nei campi dove poi vengono coltivati gli ortaggi che compri ???? ma mi domando….quando abbiamo smesso di ragionare??? vuoi il mio parere???:
    il mio parere è un parere semplice, non da scrittore o giornalista…..voglio chiederti, tralascia l’aspetto di vedere una torre montata su di una collina…che tipo di riufiuto dannoso genera??
    nulla apparte materiale che può essere riclicato…capisci??? puoi solo aggrapparti alla visione del paesaggio….ma caro mio se ci tieni assai alla visione del paesaggio allora smetti di adoperare telefoni e computer…tutti oggetti che vanno ad elettricità….ma cosa vuoi??? vuoi che venga dal nulla….hai visto che fine fanno i rifiuti radioattivi delle centrali nucleari???? vengono sotterrati qui in italia…..e poi c’è gente che muore di tumori e cancri…..mi parli di lobby??? ma dai…

  2. admin ha detto:

    Forse lei deve comprare un nuovo monitor. Entrambe le foto sono a colori.

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