Le costosissime pale eoliche tedesche (e i pannelli) assicurano l’eutanasia ad un sistema industriale italiano ammalato

Rassegna stampa (o bollettino di guerra?) alla vigilia di un 8 settembre economico-finanziario

 Presentiamo una rassegna stampa sulla crisi economica che si è manifestata in tutta la sua drammaticità in Italia in questi ultimi anni e di cui la scelta di fornire energia elettrica con impianti FER ad energia intermittente al sistema ha rappresentato il colpo di grazia che ha degnamente concluso un periodo durato alcuni decenni di sciaguratissime politiche industriali demagogiche e clientelari.

Ci siamo avvalsi, in questo nostro lavoro di ricerca, in particolare dell’archivio messo pubblicamente a disposizione in rete dal quotidiano economico “Il Sole 24 Ore”, che ringraziamo del servizio offerto.

Cominciamo dall’articolo pubblicato dal Sole il primo giugno scorso, a commento della relazione annuale del Governatore della Banca d’Italia Visco, dal titolo “Quella spinta perduta in un quarto di secolo” :

“Nello stesso giorno in cui l’Istat certifica che la disoccupazione (12,8% in generale, 41,9% quella giovanile) è ai massimi dal 1977, il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, avverte che questa recessione può scardinare la coesione sociale e che l’Italia viaggia (o meglio, si trascina) con un quarto di secolo di ritardo.

«Non siamo stati capaci», ha detto a pagina 10 delle sue Considerazioni finali, confermando che nessuno della classe dirigente nazionale – a partire da quella politica – può sottrarsi né ad una doverosa assunzione di responsabilità né ad una precisa indicazione sul da farsi.

I venticinque anni perduti raccontano oggi di un Paese a terra.”

 In realtà il tumultuoso superamento del 130% del rapporto tra debito pubblico e PIL (il 140% se si considerassero anche i debiti verso i fornitori che vengono contabilizzati solo quando l’Amministrazione li paga) e la perdita di oltre il 25% del fatturato industriale rispetto ai massimi conseguiti non più tardi del 2007, piuttosto che di un Paese a terra, raccontano di uno in picchiata, di un’Italia alla deriva in un’Europa in pieno declino.

E tuttavia, salvo qualche eccezione come l’articolo della scorsa settimana di Isabella Bufacchi “La calma apparente dei mercati” sul Sole, nessuno rimarca l’estrema gravità della situazione. Mentre alcuni dati parziali positivi, che assomigliano molto a quello che in gergo borsistico si chiama “rimbalzo del gatto morto”, inducono politici e commentatori a mistiche visioni di “luci in fondo al tunnel”, che pure apparivano alla nostra classe dirigente anche un anno fa, nessuno parla più, ad esempio, del “fiscal compact”. Non domandiamoci, non domandatevi (scire nefas) da dove salteranno fuori nel 2014 quei 50 miliardi abbondanti di euro che devono servire, a partire proprio dal  prossimo anno, a ridurre progressivamente, come da esplicito impegno assunto per l’Italia dal Governo Monti presso l’Unione Europea, il debito pubblico italiano al 60% del PIL tra venti anni. L’importante è tirare a campare, che già è cosa difficile da farsi giorno per giorno, per trovare i soldi per pagare i dipendenti pubblici e i pensionati. Carpe diem!

Intanto, secondo lagenzia Reuters  , i consumi elettrici in Italia sono calati in giugno del 6,2% rispetto all’anno precedente (che aveva già visto la diminuzione di 10 TWh di consumi complessivi rispetto al 2011 a causa della crisi economica) ed in particolare del 10,4% nel sud (in bassa Italia è in corso una guerra?). Il calo del primo semestre 2013 rispetto allo stesso semestre dell’anno precedente è stato del 3,9%, lasciando prevedere una diminuzione annua analoga, se non superiore, a quella dei consumi del 2012. Se queste diminuzioni nell’ordine di 10 TWh all’anno dovessero continuare con regolarità, forse non raggiungeremo la società de-carbonizzata che alcuni ambientalisti italiani si augurano per il 2050, ma piuttosto, entro quello stesso anno, avremo abbondantemente conseguito il brillante risultato di una totale de-elettrificazione del Paese.

Il Sole, nell’articolo del 21 maggio “Solo nel ’45 una caduta analoga per l’energia” a firma Luca Orlando, è particolarmente esplicito fin dai titoli nel descrivere il dramma che stiamo vivendo:

SCENARIO BELLICO. I consumi di elettricità a fine 2013 torneranno ai livelli di 11 anni prima. L’unico precedente è alla fine della guerra.”

Leggiamo i passaggi più significativi:

“Era già successo, ma di mezzo abbiamo avuto una guerra mondiale. Nel 1945 i consumi di energia elettrica in Italia si erano ridotti al livello del 1934, un balzo a ritroso di 11 anni determinato dalle devastazioni, dall’abbandono delle città, dai danni pesantissimi provocati al nostro apparato produttivo. Scenario che sta per ripetersi in periodo di pace, perchè proiettando il trend negativo dei primi quattro mesi sull’intero anno arriveremo a consumare nel 2013 solo 316mila Gigawattora e per trovare un livello più basso si deve tornare indietro di 11 anni, al 2002… Se lo scenario è drammatico le ricette proposte dalla politica per uscirne paiono tuttavia più orientate all’ordinaria amministrazioneSe infatti il senso d’urgenza è ormai percepito e acquisito, non altrettanto è la gravità della situazione, la straordinarietà della crisi che il Paese sta affrontando. Ben vengano gli interventi rapidi ma quello che serve è una forza d’urtoQualcosa si può fare, alleggerendo il peso dell’energia e del fisco, per cominciare.”

Dopo due mesi perduti dalla politica, il 19 luglio, sempre sul Sole, Luca Orlando torna sull’argomento con l’articolo “Fatturato dell’industria in calo per la 17esima volta consecutiva” :

“per la diciassettesima volta consecutiva anche a maggio si riduce il fatturato industriale. Su base annua il calo è del 5,1%, interamente legato al crollo del mercato interno (-8,3%) solo in parte compensato da una ripresa delle vendite internazionali, in crescita di poco meno di due punti.” E ancora: “L’Italia è in retromarcia, l’Europa soffre, il resto del mondo si muove in ordine sparso: basta un breve sguardo ai numeri per capire l’urgenza di dotarsi di una politica industriale bloccando l’emorragia di imprese e di posti di lavoro.”

Nell’articolo del Sole del 17 luglio “Quell’Italia che cresce nonostante” ,  accanto ad alcuni dati drammatici

(“Oggi il Bollettino della Banca d’Italia confermerà che il 2013 si avvia a chiudere con un Pil verso quota -2%. Mentre le sofferenze bancarie lorde salgono a 135,7 miliardi lordi, il debito pubblico segna a maggio l’ennesimo, inevitabile record: 2.074,6 miliardi ad apparente dispetto del rigorismo fiscale che, in realtà, non l’ha arginato.

Dietro l’ormai famoso tetto del 3% del rapporto deficit/Pil, le previsioni sul 2013 e sul 2014 – rivelatesi come di consueto eccessivamente ottimistiche – vanno aggiornate.”)

appare un barlume di speranza derivante dall’aumento del fatturato dell’export:

In un quadro del genere, il fatto che nel 2012 le esportazioni italiane siano cresciute del 3,7% conferma la vivacità di un Paese che pur tartassato oltre ogni limite, sfiancato dalla burocrazia e a corto di credito e di liquidità, non si è arreso. È vero che la quota di mercato dell’Italia sull’export mondiale di merci è pari al 2,74%, in flessione rispetto al 2,89% del 2011.”

In termini relativi, però, questa riduzione – di oltre il 5% in un anno ( ! ) – della quota di mercato mondiale detenuta dall’industria italiana in un periodo di vacche grasse per il commercio mondiale spegne, a ben vedere, anche questo barlume di speranza.

Tra i motivi principali di questo disastro attira l’attenzione dei commentatori l’esplosione del costo dell’energia elettrica. Il più esplicito a denunciarlo è Carlo Stagnaro dalle pagine del Fatto Quotidiano del 3 luglio, in un articolo dal titolo “Energia In bolletta c’è il tributo alla politica” , dove si afferma senza mezzi termini: “Le bollette energetiche delle famiglie italiane contengono una voce non dichiarata: il tributo alla politica.” che porta alla conseguente, fatale domanda che tutti i politici italiani si dovrebbero porre: “non è l’ora di ammettere che, alla luce dei risultati, l’enorme manovra a sostegno delle energie verdi (del valore di circa 12 miliardi di euro all’anno) è un monumento agli errori della politica industriale?

Ripeto: “Un monumento agli errori della politica industriale”. I numeri ci sono noti.

Osserviamone gli effetti primari partendo dall’intervista concessa da Claudio Andrea Gemme, presidente di Confindustria Anie, al Sole e contenuta nell’articolo del 6 ottobre scorso, dal titolo “Forte calo dei consumi elettrici” :

questa discesa fotografa «una situazione estremamente drammatica in cui versa il sistema delle nostre imprese».” Per concludere che “la decrescita dei consumi elettrici, insieme a «calo degli ordinativi, slittamento delle commesse, anche estere, ed aumento delle tasse, contribuisce a un fisiologico calo della produzione industriale, che si traduce da una parte in un calo dei consumi energetici e dall’altra nell’aumento dei disoccupati».

Contemporaneamente a quella intervista, La Stampa faceva rilevare un curioso paradosso nell’articolo del 5 ottobre scorso dal titolo Elettricità, la crisi fa crollare i consumi ma la spesa annua per le tariffe cresce” :

Crollano i consumi di elettricità. L’energia elettrica richiesta in Italia a settembre, pari a 26,4 miliardi di kWh, ha fatto registrare una flessione del 9,6% rispetto a settembre 2011. Lo rende noto Terna, spiegando che un calo così marcato non si riscontrava da aprile 2009, quando il fabbisogno elettrico scese del 10,5%. Ciononostante, una famiglia italiana media spende, dal 2007 ad oggi, 350 euro in più per le tariffe.”

In realtà non c’è nessun paradosso. La banale spiegazione del fenomeno viene fornita, tra gli altri, di Federico Rendina sul Sole dell’undici luglio scorso nell’articolo “Ecco perchè la bolletta non smette di crescere” .

Leggiamo: “Ecco a voi, imprese italiane, il Paradosso di Zenone dell’elettricità nostrana: più i risparmi offerti dalla competizione e dal mercato si avvicinano, più i prezzi invece si allontanano. Si gonfiano di vita propria. Si librano su qualcosa di nuovo, di supplementare. Nel caso specifico: degli oneri di sistema, delle voci collaterali, delle mille addizionali che ora il ministro dello Sviluppo Flavio Zanonato promette di attenuare con provvedimenti che il resto del Governo e il Parlamento stanno minuziosamente smontando. Questione nota, con denunce ripetute. L’ultima, circostanziata, viene dalla Confcommercio… Ciò avviene – avverte l’associazione – nonostante i prezzi della “materia prima elettricità” siano diminuiti dell’8,4% rispetto allo stesso periodo 2012, attestandosi ai livelli del primo trimestre 2010. Cosa succede? Succede che a proiettare all’insù i costi finali dell’elettricità sono gli oneri del dispacciamento, cresciuti – denuncia l’associazione – del 36% rispetto allo stesso periodo 2012, oltre alle componenti parafiscali, nel frattempo ritoccate (si fa per dire) del 18 per cento… Con un duro messaggio collaterale: la redistribuzione di oneri e onori fiscali e parafiscali del mercato elettrico è operazione oggettivamente impervia. Ma davvero urgente.”

La questione era nota ed era stata illustrata all’ultimo forum della Confcommercio a Cernobbio, come riportato dal Sole nell’articolo di Luca Orlando del 23 marzo dal titolo “Bolletta salata anche per le PMI del commercio” ,

dove si era giunti alla conclusione che “la colpa in questi anni è soprattutto del fisco e degli oneri impropri, non della “materia prima”. Lo studio di Ref presentato al forum di Confcommercio a Cernobbio mostra anzitutto un costo dell’energia elettrica in Italia superiore del 25% alla media europea, con punte del 100% se il confronto è invece con la Francia.” Entrando nello specifico, lo studio di Ref concludeva che “Il contributo maggiore all’incremento del costo della fornitura deriva in particolare dall’aumento degli oneri impropri e parafiscali, dalla tassazione e da alcuni corrispettivi legati all’attività di dispacciamento. In tre anni infatti il peso della materia prima si è ridotto del 12% scendendo al 40% del costo totale, mentre il peso degli oneri impropri è più che raddoppiato al 23%. L’imposizione fiscale è inoltre regressiva, premiando dunque i grandi consumatori. La quasi totalità delle imposte è invece sopportata dai “piccoli”… Rilevante in particolare il peso degli incentivi legati alle rinnovabili, che dai 3,6 miliardi del 2009 hanno raggiunto quota 10,6 miliardi, di cui 1,5 miliardi a carico del sistema del commercio. Come risultato, l’Italia nell’energia elettrica tra i paesi europei è quello che presenta i costi più elevati per le micro e piccole imprese“.

Le conseguenze? “Le Pmi pagano bollette della luce sempre più care” , come recita il titolo in prima pagina del Sole del 3 giugno dove si legge: “L’energia rappresenta un bene primario per le imprese… A maggior ragione in questo periodo di forte crisi… Elementi che mettono a serio rischio la competitività delle imprese italiane, già colpite dal crollo della domanda interna. Il peso degli oneri impropri – fanno sapere da Confcommercio – sono ormai insostenibili per le piccole attività.”

Il problema delle rinnovabili elettriche non si limita ai costi in eccesso, ma provoca un’ulteriore crisi, quella delle centrali tradizionali che pure rimangono indispensabili per supportare le centrali eoliche e fotovoltaiche che, come si sa, non sono “alternative” alle prime, ma solo aggiuntive. Lo denunciano, nell’articolo di Rendina del Sole dell’undici luglio “Scatta l’emergenza per le centrali” , Massimo Orlandi di Sorgenia ed il vicepresidente di Confindustria Aurelio Regina:

Guai per tutti, d’ora in poi, con la crisi delle centrali termoelettriche spiazzate dai consumi in discesa ma soprattutto dalle priorità artefatte di cui godono le energie rinnovabili. Perché molte, troppe, di quelle centrali rischiano la chiusura. Con seri problemi «per il bilanciamento del sistema e una crescita dei prezzi dell’energia causata dalla progressiva concentrazione dell’offerta». L’altolà viene da Massimo Orlandi, ad di Sorgenia e presidente di “Energia Concorrente” (imprenditori elettrici indipendenti). Scenario davvero problematico quello dipinto da Orlandi e dal vicepresidente di Confindustria Aurelio Regina in un convegno. Perché «il boom delle fonti rinnovabili non programmabili richiede nuove risorse di flessibilità ma spiazza gli stessi impianti flessibili che possono fornirle», a cui «il mercato non riesce a riconoscere la copertura dei costi fissi». E così – incalza Orlandi – «alcune aziende hanno già annunciato la messa in conservazione di impianti a ciclo combinato». Con il pericolo di stallo del sistema «già dai prossimi mesi».”

Con colpevole ritardo denuncia questa degenerazione anche Assoelettrica, che pure avrebbe potuto e dovuto prevedere gli esiti della grande speculazione sulle rinnovabili. Assoelettrica, in una intervista su La Repubblica, ha parlato per il settore termoelettrico di “recessione cronica” e di situazione “intollerabile e drammatica“.

Le cause prime del disastro della politica europea delle rinnovabili vengono illustrate dalle dure parole di Leonardo Maugeri, ex direttore strategie e sviluppo dell’ENI ed attualmente docente di Economia e geopolitica dell’energia ad Harvard, sull’Espresso del 6 giugno in un articolo dal titolo “L’Europa sogna il sole ma va avanti a carbone” da cui riportiamo alcuni passaggi:

“(I leader europei) sono rimasti fermi a una politica europea dell’energia che sembra un libro di propositi e slogan astratti ripetuti dietro un muro di ipocrisia da chi conosce superficialmente i problemi dell’energia e – soprattutto – ritiene di vivere in un’oasi di benessere in cui è possibile permettersi molti lussi… Ancora oggi, sotto la spinta della Germania e con la complicità di tutti gli altri paesi, l’Europa mette al centro delle sue politiche lo sviluppo delle energie rinnovabili. Ma in tempi di crisi, le rinnovabili rappresentano un fardello sempre più pesante da sostenere per i cittadini europei che, perlopiù ignari, ne pagano l’alto costo nelle loro bollette elettriche… Tuttavia, mentre l’Unione europea conferma imperterrita questa politica, il vecchio carbone espugna i benefici ambientali prodotti dalle rinnovabili… Ma dall’Europa non è uscita una sola parola su queste contraddizioni e nella “verde” Germania la rinascita del carbone passa sotto silenzio.”

E allora ne parleremo noi in un prossimo post!

E’ tuttavia innegabile, anche viste le cifre in ballo, che l’Italia sia ai vertici di queste “contraddizioni” europee, non avendo essa neppure la giustificazione economica, in questa frenesia di sviluppo delle rinnovabili elettriche a tutti i costi, della politica export led della Germania, che, dopo avere saturato il proprio territorio, sta riempiendo l’Europa con le sue pale, attuando con la massima determinazione una vieta politica mercantilistica contraria ad ogni principio ispiratore di tutti i trattati europei del Dopoguerra.

Alla base di questa singolare situazione“, sostiene Luciano Cagliotti dell’Università La Sapienza di Roma in un articolo su Specchio economico del primo giugno, “è il ruolo sempre maggiore di un certo ambientalismo che sembra incoraggiare l’affermarsi di una piena incongruenza.”

E tuttavia, per il nostro Paese, le cause prime appaiono altre, ancora più a monte ed ancora più remote, da ricercarsi molto indietro nella storia d’Italia.

Ritengo perciò utile segnalare, in questa rassegna stampa, un paio di articoli non recentissimi a questo riguardo.

Il primo è “La politica che si nutre di rendite” , scritto per il Sole da Giacomo Vaciago, che unisce le sue competenze accademiche all’esperienza maturata da pubblico amministratore.

Leggiamo: “Mario Draghi (allora Governatore della Banca d’Italia. Ndr) … ricordò – citando gli studi di Carlo M. Cipolla – che la decadenza dell’Italia nel Seicento fu «dovuta al dominio di una casta di possenti proprietari agrari che avevano ricacciato in secondo piano gli operatori mercantili, manifatturieri e finanziari». A questi – cioè all’investimento in innovazione dei loro profitti – era attribuibile la grande crescita economica e sociale del Rinascimento. Che verrà poi spenta dal prevalere delle rendite, nel corso del Seicento. Chi sono oggi i “possenti proprietari agrari” di quattro secoli fa? Ovviamente, non dobbiamo pensare agli agricoltori, ma piuttosto all’intreccio tra rendite di vari tipi e “interessi corporativi” (come li chiama Draghi al termine delle ultime Considerazioni Finali) cioè al mancato prevalere delle regole di un’economia di mercato basata su concorrenza e merito.”

Vi viene in mente un collegamento a qualche caso concreto che vi riguarda? Ma continuiamo a leggere dove Vaciago parla degli enti locali dell’Italia di oggi:

L’accondiscendenza – non sempre rispettosa della legalità – dell’ente locale che ha la sovranità urbanistica era parte di questo gioco. Con tutta la miopia politica di credere che varianti urbanistiche a volte illegali, e piani regolatori spesso sovradimensionati, aiutassero a finanziare i servizi sociali e quindi a meritare l’applauso degli elettori.”

Ancora non vi sovviene niente? Va bene, però almeno accettiamo e condividiamo l’auspicio di Draghi di “un serrato controllo di legalità” sul comportamento degli enti locali. Anche in materia di impianti eolico-industriale, se fosse mai possibile…

Anche Riccardo Sorrentino, nel commentare l’analisi dei Professori Cubeddu e Vannucci contenuta nel rapporto 2011 di Società Libera , nel suo articolo sul Sole Il modello Paese – Il virus pre-liberale dell’Italia sembra fare proprio un riferimento mirato ad alcuni comportamenti che ci hanno toccato da vicino. In Italia c’è poca innovazione? “Al contrario, se si guarda a quella innovazione «parassitaria», che assorbe «le energie degli aspiranti imprenditori», e rende «più agguerriti e influenti le organizzazioni e i soggetti specializzati nel gestire e volgere a proprio vantaggio la complessità e l’oscurità» del sistema giuridico. Non si premiano le competenze? Chi l’ha detto: in Italia conviene spesso «acquisire abilità utili a influire, anche illegalmente, sulle decisioni politiche degli amministratori pubblici, ovvero gestire attività economiche in nero». Si pensi a quanto sia complicato corrompere, a quante cautele occorre prendere, a quanta cura e inventiva occorre per costruire le reti di complici.. perché l’Italia prima ancora di essere un Paese illiberale, o socialmente ingiusto, è un sistema molto malato: un sistema che incentiva e premia il peggio, comunque lo si voglia definire.”

Non basta ancora a farvi fischiare le orecchie? Allora continuiamo:

È il frutto di un sistema giuridico e amministrativo bizantino e inefficiente – qualunque politica si voglia applicare – che alimenta se stesso, in quanto propone nuove regole per risolvere i problemi legati a troppe e cattive regole. Il risultato è altamente indesiderabile: quando «si hanno condizioni di debole protezione dei diritti, opacità nella circolazione delle informazioni, posizioni di monopolio dure da scalfire, le attività che assicurano i rendimenti più alti sono quelle di natura predatoria, la corruzione, la cattura di rendite, la “pirateria“».

Ed infine raccomandiamo, sempre allo stesso fine conoscitivo, il recente articolo, sempre sul Sole, di Guido Rossi “La sovranità popolare e la maschera totemistica” , in cui l’autore individua nel sistema di lobbying (“attraverso il quale gli interessi acquisiti dei “Crony capitalists”, cioè i capitalisti dalle “intime amicizie”, hanno il sopravvento sulla politica dei diritti fondamentali dei cittadini“) italiano la causa della “sempre più crescente scarsa fiducia dei cittadini nella classe politica e nelle istituzioni. La caduta di tale fiducia è da tempo un dato di fatto generalmente incontestato, confermato tra l’altro dall’aumento della fuga dal voto nelle recenti elezioni amministrative. Purtroppo la sfiducia nel potere legislativo e in quello esecutivo si estende anche ad una larga maggioranza dei votanti, i quali considerano i rappresentanti di quei poteri incapaci e inadeguati a perseguire il pubblico interesse“.

Ancora:

Il sistema di lobbying italiano ha comunque caratteristiche ben diverse e coinvolge partiti, istituzioni di vario genere e imprese, giornali e televisioni, in un quasi classico esempio di scuola del conflitto di interessi, profondamente opachi ed estesi ad ogni centro di potere, che spesso ivi trovano una loro legittimazione.
La corruzione pubblica e privata, che con l’evasione fiscale costituisce la vera causa, sia dell’enorme debito pubblico italiano, sia del degrado della classe dirigente, ha come suo più corretto sinonimo l’opacità, dacché i suoi protagonisti sembrano orientati, se non addirittura organizzati, a perseguire sostanzialmente interessi estranei a quello pubblico, in una forma che chiamerei di “democrazia di relazione”. Relazioni molto spesso pericolose, che sovente sconfinano nel crimine, per la facilità con cui le legislazioni, che tendono a regolamentarle, vengono eluse
.”

Un’analisi tutt’altro che banale, direi, come sovente capita a Guido Rossi che conclude:

L’abbattimento della opaca “democrazia di relazione” è, in conclusione, la fondamentale riforma quadro dello Stato, dalla quale molte altre debbono discendere. Essa ha il compito di rinnovare radicalmente la nostra cultura politica, ispirandosi alle radici rinascimentali e illuministiche della civiltà europea. Solo in questa prospettiva si potrà evitare che la sovranità popolare, la quale agli effetti del potere economico e politico rappresenta ben il 99% dei cittadini, rimanga sempre più una “maschera totemistica”, privata dei propri diritti fondamentali, e impossibilitata a farsi valere in una autentica democrazia deliberativa dal basso.”

Insomma: il problema va ben oltre lo scandalo contingente delle rinnovabili elettriche. Ciò non toglie che, come sostenuto da Luca Orlando nel suo articolo del 21 maggio, ci sia una urgente necessità di esercitare, soprattutto in quella materia, una “forza d’urto”.

La sola soluzione alternativa sarebbe l’esplosione di una ennesima bolla, con il rischio che, bolla dopo bolla, esploda anche il Paese, con esiti imprevedibili, ma comunque scarsamente auspicabili, in primo luogo dagli stessi speculatori dell’eolico e da chi li ha finanziati.

Tra costoro, molti fondi comuni. Ne spiega il perchè Il Mondo in un articolo del 7 giugno dal titolo sbarazzino: “Soffia un venticello in portafoglio”, ma dal contenuto inequivocabile già dall’occhiello: “Rinnovabili Protezione dal carovita, flussi di cassa garantiti: come puntare su energia pulita e infrastrutture“. I gestori dei fondi assicurano che “grazie ai meccanismi di incentivazione promossi da diversi Paesi, tra cui l’Italia, gli investimenti nell’energia pulita sono l’ideale per fondi comuni e, in generale, per gli istituzionali, quali compagnie assicurative e le casse pensionistiche” e che “sono asset reali che proteggono da inflazione e rischi di default“.

Tutti questi Signori desiderosi di arricchirsi con facilità si rendono conto di che cosa succederebbe nel caso di un momento di forte discontinuità istituzionale in Italia innescato da una irreversibile crisi economico-finanziaria? Sanno che cosa insegna la storia circa il primo settore economico che, come regola, viene nazionalizzato in presenza di massime emergenze? Se non lo sanno, c’è una sconfinata letteratura in proposito su cui istruirsi. Le fonti di produzione di energia sono sempre le prime ad essere espropriate. Gli eolici e i loro finanziatori potrebbero perciò leggere qualcosa a questo riguardo nelle prossime settimane, sotto l’ombrellone, per acculturarsi e per smettere di tirare una corda che sta per rompersi. E i furbi che perseguono un “tasso di interesse da Bonos Argentinos con i rischi di un Bund tedesco” si potrebbero improvvisamente rendere conto che tassi di interesse così alti sono tali perchè potrebbero nascondere rischi da Junk bond.

Non è escluso che il prossimo autunno presenti l’ultima opportunità per provare a modificare qualcosa prima del disastro, ma sarebbe necessaria la massima determinazione nell’agire sulle rendite parassitarie. Cosa che questo Governo (come del resto quelli precedenti) si è finora ben guardato di fare. Dovremo attendere di sentire il rumore dei bombardieri degli Alleati sulle nostre teste e l’esplosione delle prime bombe sulle nostre città, come nel ’43, per muoverci?

Serene vacanze.

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Una risposta a Le costosissime pale eoliche tedesche (e i pannelli) assicurano l’eutanasia ad un sistema industriale italiano ammalato

  1. Piero ha detto:

    Tutto condivisibile, manca pero’ una precisazione.
    Ossia che la (truffa) e’ costruita su una B-U-G-I-A pseudo scientifica.

    Dal 1995 nessun incremento della temperatura media ?
    leggere qui: “Jones ammette: NESSUN RISCALDAMENTO GLOBALE IN ATTO”
    http://daltonsminima.wordpress.com/2010/02/24/il-dottor-phil-jones-ammette-nessun-riscaldamento-globale-dal-1995-mentre-stranamente-sono-spariti-i-dati-della-mazza-da-hockey/

    TANTO E’ CHE:
    James Lovelock, . Ora ammette: in realtà non ho idea di cosa stia succedendo al clima
    http://www.ilgiornale.it/news/esteri/l-ecocatastrofistaadesso-chiede-scusa.html

    BENE, andiamo con ordine.

    RISCALDAMENTO GLOBALE—> LOTTA ALLA CO2—>
    –>TASSE INVISIBILI SPALMATE SU OGNI ATTIVITA’ O SERVIZI.

    DUEMILA NOVECENTO MILIARDI DI EURO R.U.B.A.T.I !

    http://www.blogrisparmio.it/guide/riduzione-emissioni-necessari-2900-miliardi-di-euro-entro-il-2020-per-raggiungere-i-target-ue.html 27/05/2011
    /———————————/

    La stessa persona padre di questa teoria, manifestava negli anni passati per il FREDDO.

    http://mauriziomorabito.wordpress.com/2009/12/06/ecco-come-ho-scoperto-il-rapporto-della-cia-del-1974-sul-raffreddamento-globale/

    /——————————/

    LO STESSO PHIL JONES CHE PARLAVA DI ERA GLACIALE NEGLI ANNI 70.. PADRE DELLA TEORIA DEL RISCALDAMENTO GLOBALE (preso in castagna con i dati taroccati ) AFFERMA :

    A^I dati di vitale importanza per sostenere il ‘grafico della mazza da hockey’ sono andati PERSI !
    B^ Non c’è stato alcun riscaldamento globale a partire dal 1995
    C^ Periodi di riscaldament…o globale sono già accaduti in passato – ma non a causa dell’uomo .
    http://www.dailymail.co.uk/news/article-1250872/Climategate-U-turn-Astonishment-scientist-centre-global-warming-email-row-admits-data-organised.html?ITO=1490
    Ma nessuno si preoccupa di DIVULGARLO ?

    DAL 1995 NIENTE AUMENTI DI TEMPERATURA!!

    E..anche se fosse questo “riscaldamento” reale, 100 ppm in più di CO2 non potrebbe essere la causa dell’inesistente riscaldamento e una dimostrazione evidente fra le innumerevoli è che in passato con INCREMENTI di 7000 ppm (parti per milione) non vi fù incremento della temperatura.
    Qui il grafico

    http://www.geocraft.com/WVFossils/Carboniferous_climate.html

    /———————————–/

    DUNQUE.
    LA STESSA PERSONA CHE PARLAVA DI FREDDO.. ora CONFESSA CHE I DATI DEL RISCALDAMENTO GLOBALE SONO ..F.A.L.S.I.. 😉
    http://www.climatemonitor.it/?p=32709#more-32709

    CIO’ NONOSTANTE SIAMO COSTRETTI A PAGARE 2900 MILIARDI DI TASSE PER PORTARCI IN CRISI ECONOMICA FINALIZZATA A CRISI SOCIALE.

    TENGO A PRECISARE CHE SEMPRE LA FINANZA INTERNAZIONALE TRAE ENORMI PROFITTI DA QUESTA BUGIA TRASFORMATA IN TRUFFA!

    SOROS- AL GORE – Due nomi a caso..
    http://www.mentereale.com/articoli/le-3-canaglie-del-carbon-tax-soros-al-gore-maurice-strong

    /————————–/

    A.T.T.E.N.Z.I.O.N.E !
    La truffa ECONOMICA però nasconde implicazioni GEO-POLITICHE.

    Una premessa:
    Nominato dal Bilderberg Il primo presidente della Ue, Herman Van Rompuy
    Il primo presidente della Ue, Herman Van Rompuy, ha dichiarato:

    —>”Il 2009 è anche il primo anno di governo globale, con la creazione del G20 nel bel mezzo della crisi finanziaria globale.
    —->>La Conferenza sul Clima di Copenaghen sarà un altro passo avanti verso il governo globale del nostro pianeta”.

    http://www.ecplanet.com/node/816

    Le stesse dichiarazioni potete leggerle qua:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Herman_Van_Rompuy

    Ricordiamoci anche di Mario Monti
    …L’Europa ha approvato il pacchetto Kyoto in un momento in cui era il nostro Mario Monti commissario della Ue..
    http://www.tenews.it/giornale/2012/02/19/dalla-societa-elettrica-a-galsi-storia-e-illusioni-dell-energia-41564/

    E RICORDIAMOCI..le sue parole TESTUALI:
    L’Europa ha bisogno di crisi, anzi, di gravi crisi per fare passi avanti. I passi avanti per l’Europa sono per definizione cessione di parti delle sovranità popolari a un livello comunitario.
    —>>>Solo quando il costo del non farlo è superiore al costo del farle perché c’è una c-r-i-s-i visibile e abbiamo bisogno delle crisi per fare passi avanti.
    http://www.imolaoggi.it/?p=52039

    A PENSAR MALE SI FA PECCATO? 😉

    Fatevi una domanda:
    La crisi come mai tocca solo di striscio le nazioni fuori da questo protocollo delirante di Kyoto?
    Forse PERCHE’ SIAMO FUORI MERCATO con questa tarantella della CO2!!
    La Ue deindustrializza l’Italia. Anche la disciplina sulle emissioni CO2 penalizza il nostro paese
    http://www.imolaoggi.it/?p=27690
    /———————–/
    E…. non basta.

    SI PARLA DI ECO-MONETA MONDIALE!
    «ha l’obiettivo di unire il mondo con una specifica focalizzazione sul piano —>ecologico».

    http://www.vita.it/news/view/109775

    L’ONU parla di una moneta unica mondiale
    http://www.disinformazione.it/onu_moneta_unica_mondiale.htm

    SI STANNO PROPONENDO CASCHI VERDI PER LA CRISI CLIMATICA INESISTENTE…forza di polizia internazionale per la protezione dell’ambiente è fra i progetti dell’ONU..

    http://www.aqva.com/index.php/it/notizie/1-news/2813-in-arrivo-i-caschi-verdi-onu-per-difendere-lambiente

    Concludendo.
    IL DISASTRO DELLE VERDI ENERGIE.. e’ solo parte del problema.
    Il vero problema e’ che la gente “dorme” cosi’ come i poveri ebrei che speravano nel motto posto all’ingresso di numerosi campi di concentramento nazisti.: Arbeit macht frei (che in tedesco significa: “Il lavoro rende liberi”)

    Allora svegliatevi..COME VI SUONA questa dichiarazione ?:
    Consigliere ONU: “Bisogna porre—>> fine alla—> democrazia per salvare il pianeta!”
    http://www.vocidallastrada.com/2011/02/consigliere-onu-bisogna-porre-fine-alla.html

    Salviamolo sul serio il (pianeta) ma da questa gente! INFORMATEVI!!

    P.s. emettete piu’ CO2 possibile, male non fate.. 🙂

    Auguri di buone ferie a tutti tranne….. a chi gioca a salvare il pianeta dalla CO2.. 😉

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