Per l’eolico in Toscana minacce di morte al responsabile dell’ufficio VIA della Regione, poi “misteriosamente” rimosso dal suo incarico lo scorso anno

Dallo scandalo TAV di Firenze confermati molti nostri sospetti sulla degenerazione amministrativa in materia di tutela ambientale

 Rete della Resistenza sui Crinali come Nostradamus? Appena una ventina di giorni prima dell’esplosione dello scandalo della TAV fiorentina, che ha coinvolto pesantissimamente le Regioni Toscana e Umbria, avevamo sottotitolato un nostro post sull’impianto eolico di monte Gazzaro:

Una volta di più la proverbiale buona amministrazione delle “regioni rosse” appare un ricordo del tempo che fu, senza neppure bisogno di rottamazioni“.

No: non disponiamo di nessun potere divinatorio. E neppure di nessuna informazione riservata. Bastava fare due più due. Sommare cioè la dilatazione degli ambiti discrezionali della Pubblica Amministrazione ed i conseguenti enormi costi della politica con la repentina perdita sia di un’etica rigorosa, proverbiale per le Amministrazioni nelle “regioni rosse” nel dopoguerra, sia di tabù secolari, come appunto quello della preservazione del paesaggio toscano. Per intenderci: il paesaggio forse più bello dell’Italia “giardino d’Europa”, da molti giudicato addirittura “il più bello del mondo” ed alla cui salvaguardia subordinare, per citare le parole di Antonio Cederna, “qualsiasi ipotesi di cambiamento e di sviluppo”. Specie quando, come nel caso dell’eolico industriale, i cambiamenti sono solo in negativo e senza sviluppo alcuno. Il risultato della nefasta addizione, prima o poi, avrebbe ineluttabilmente portato anche ad infrangere il codice penale: bastava guardarsi attorno ed attendere con fiducia la prima azione investigativa coordinata della Magistratura.

Così ora disponiamo della prova provata della veridicità di alcuni nostri sospetti e di alcune nostre impressioni maturate in questi anni.

Maria Rita Lorenzetti (Pd

Maria Rita Lorenzetti (Pd)

Ripercorriamo le vicende dello scandalo TAV affidandoci a quanto comparso sulla stampa nel corso dell’ultima settimana, senza nostri commenti, cominciando da un estratto dell’agenzia riassuntiva dell’ANSA di lunedì scorso:

“Firenze, 6 a domiciliari. Associazione delinquere per corruzione di Michele Giuntini – FIRENZE, 16 SET –Gioco di squadra’, cioe’ scambio di favori, elargizione di incarichi, vantaggi per gli affiliati, come dire una consulenza a me, un progetto a te, e tutti soddisfatti, prima o poi: secondo il gip di Firenze Angelo Antonio Pezzuti c’e’ questo intorno ai lavori Tav di Firenze – il nodo ferroviario da attraversare con un tunnel cittadino per i treni superveloci – e il ‘gioco’ lo coordinava la presidente di Italferr ed ex presidente della Regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti (Pd) anche ‘spendendo’ i suoi rapporti con la senatrice Pd Anna Finocchiaro a cui nelle intercettazioni talvolta fa riferimento per avere un parere, per segnalare un co-indagato. Stamani i carabinieri del Ros, che hanno portato avanti le indagini coordinate dai pm fiorentini Giulio Monferini e Gianni Tei che vedono indagate 31 persone, hanno arrestato Lorenzetti, ai domiciliari con altri cinque accusati di associazione a delinquere finalizzata a corruzione e abuso d’ufficio…  Scrive il giudice Pezzuti che ”grazie al ruolo” di presidente di Italferr e ”alle entrature politiche” Maria Rita Lorenzetti perseguiva ”obiettivi precisi di comune interesse che diventano percio’ stesso le finalita’ dell’organizzazione criminale”. Come quando dice a Bellomo (uno degli indagati: geologo e dirigente di partito. Ndr)  di averlo promosso per un incarico prestigioso presso Anna Finocchiaro, elogiandolo anche perche’ sa ”fare squadra”…

Ma tutto questo che cosa c’entra con un sito web che si occupa dei guai e delle miserie dell’eolico industriale? Facile: ecco che compare il nome del probo Pubblico Amministratore che avevamo difeso lo scorso anno in occasione della sua inspiegabile rimozione: Fabio Zita.

Continuiamo a leggere l’ANSA:

La ‘squadra’ non tollerava ostacoli sul suo cammino: le intercettazioni del Ros hanno fatto emergere la ‘guerra’ all’architetto Fabio Zita, dell’ufficio Via della Regione Toscana, poi destinato ad altro incarico, definito da Lorenzetti ”stronzo” e ”terrorista” perche’ convinto che le terre di scavo siano rifiuti. Da parte sua Lorenzetti ha detto al suo legale di “non sapersi immaginare quali suoi comportamenti possano avere portato ad accuse tanto gravi“.”

Dall’articolo di Umbria 24 del 16 settembre: “Inchiesta Tav, il gip di Firenze: «Lorenzetti parla di ‘squadra’ che è un articolato sistema corruttivo»“:

«L’appartenenza alla ‘squadra’ più volte richiamata da Maria Rita Lorenzetti riporta ad un articolato sistema corruttivo». A scriverlo nelle 450 pagine di ordinanza di custodia cautelare, che ha portato l’ex governatrice dell’Umbria Maria Rita Lorenzetti agli arresti domiciliari ( insieme ad altre cinque persone), emessa nell’ambito dell’indagine sul nodo fiorentino della Tav, è il giudice per le indagini preliminari presso il tribunale di Firenze Angelo Antonio Pezzuti… Nell’ordinanza di misura cautelare, motivando l’esistenza di un’associazione a delinquere di cui Lorenzetti viene ritenuta una dei promotori, il gip scrive che «ognuno nel ruolo al momento ricoperto, provvede all’occorrenza a fornire il proprio apporto per il conseguimento del comune interesse, acquisendo meriti da far contare al momento opportuno per aspirare a più prestigiosi incarichi, potendo contare che gli effetti positivi si riverbereranno, anche se non nell’immediato, sui componenti della squadra medesima sotto forma di vantaggi anche di natura economica. In questa cornice, che prevede la contestuale ripartizione dei funzionari pubblici interessati ai procedimenti amministrativi di interesse, in amici e nemici, sono stati rilevati scambi di favore di varia natura».”

Da La Repubblica del 16 settembre, ecco ampi stralci dell’articolo “Perchè fu rimosso il dirigente? I dubbi sulla decisione Rossi“:

“Per la Regione Toscana era l’architetto Zita, capo dell’ufficio Valutazioni d’impatto ambientale, ad occuparsi della classificazione dei rifiuti della fresa Monna Lisa. E il presidente stabilì di rimuoverlo dall’incarico.

Enrico Rossi (PD)

Enrico Rossi (PD)

 

Nell’ordinanza di custodia cautelare del giudice del tribunale di Firenze Angelo Antonio Pezzuti compare anche il nome di Enrico Rossi (il Governatore della regione Toscana. Ndr). Di lui si parla in merito alla rimozione dall’incarico del dirigente dell’ufficio Valutazioni d’impatto ambientale Fabio Zita… Il quale, sentito dal pm il 19 gennaio scorso, “ha chiaramente manifestato il suo stupore e amarezza nell’avere subìto tale rimozione e non è stato in grado di spiegarne la ragione…”
Anche l’assessore all’Ambiente Anna Rita Bramerini viene chiamata a chiarire la vicenda
, due giorni dopo Zita. “Bramerini ha confermato che la determinazione, che peraltro ha sorpreso anche lei, di rimuovere Zita e di togliere a lei la delega alla Valutazione d’impatto ambientale, era direttamente riferibile a Rossi, motivata in termini generici con la necessità di accelerare le pratiche“.
Sentita pure la nuova dirigente Garvin, che per sua stessa ammissione riconosce di non aver nessuna competenza in materia di impatto ambientale e rifiuti. “Richiesta di specificare le problematiche tecniche”, scrive il giudice, “Garvin ha dato risposte generiche rinviando alle competenze tecniche di altri soggetti e lasciando intendere di avere assunto certe determinazioni in modo acritico e formale“.
Dalla perquisizione svolta nell’ufficio della Garvin “emerge chiaramente che la stessa prende direttive e ordini direttamente dal direttore generale della Regione Barretta che, come si è già ampiamente illustrato nella richiesta di misura cautelare, è in stretto contatto con i membri dell’associazione Lombardi, Lorenzetti e Casale, di cui subisce le pressioni”… Dalle conversazioni intercettate sull’utenza del dipendente della Regione Siro Corezzi, in aspettativa e in servizio all’ufficio Via del ministero dell’Ambiente, si comprende, spiega il giudice, “come la vicenda della rimozione di Zita sia stata concordata su richieste e pressioni della Lorenzetti e con decisione personalmente assunta dal presidente della Regione Toscana, il quale, indipendentemente dalla buona fede nell’assumere tale decisione in vista della rapida evoluzione autorizzativa del procedimento istruttorio di Via, ha di fatto consentito all’associazione criminale di escludere un funzionario pubblico scomodo, che poteva porre come sicuramente avrebbe posto questioni di merito e di sostanza in tema di tutela ambientale
“.”

Da La Nazione del 18 settembre nell’articolo “Parla Zita, il nemico della squadra: mi hanno rimosso senza un motivo“, così sottotitolato: “Lo sfogo del dirigente della Regione: Intralciavano di continuo il mio lavoro“, leggiamo:

“La sostituzione da responsabile dell’ufficio Via della Regione Toscana fu immotivata e lesiva della mia professionalità; scrissi al mio dirigente che accettavo la decisione dei vertici regionali solo per spirito di servizio”: così l’architetto Fabio Zita, lo “stronzo”, “bastardo”, “terrorista”, nemico della squadra capeggiata, secondo le accuse dei pm, da Maria Rita Lorenzetti, ricostruisce all’Ansa la sostituzione subita nel luglio 2012. Quella rimozione dall’ufficio Valutazione impatto ambientale, secondo il gip Angelo Antonio Pezzuti, avvenne proprio per le pressioni della presidente di Italferr sulla Regione Toscana… Nell’estate 2012, racconta Zita, “mi convocò il dirigente Barretta e mi disse che era opportuno che mi dedicassi ad un’altra esperienza lavorativa. Gli dissi che non gradivo questa impostazione e poi scrissi una lettera di due pagine a lui e alla direzione del personale della Regione esprimendo una serie di eccezioni quindi venni trasferito a responsabile del Piano paesaggistico regionale”. Il 3 luglio 2012 Zita era fuori dall’ufficio Via della Toscana “dopo avervi lavorato 18 anni come dirigente avendo vinto un concorso. Ho valutato 950 progetti, solo meno del 10 per cento (hanno avuto parere negativo. Ndr). Non ho mai perso un contenzioso, mi sono occupato di due leggi regionali”.

Zita, che per l’eolico nel pisano ha ricevuto minacce di morte, si dice “amareggiato ma non sorpreso di quanto gli è accaduto”. “Da 30 anni a ora la situazione è molto peggiorata. Ora non ho fiducia in questa politica, in questa pubblica amministrazione per come è organizzata e per chi ci sta intorno: ci sono interessi e appetiti troppo grandi, è lo specchio dei tempi“.

Si avvale dell’ANSA anche Gonews.it nell’articolo del 17 settembre “Inchiesta TAV, l’architetto della Regione Zita: La mia sostituzione fu immotivata” che completa l’intervista a Zita:

”La sostituzione da responsabile dell’ufficio Via della Regione Toscana fu immotivata e lesiva della mia professionalità; scrissi al mio dirigente che accettavo la decisione dei vertici regionali solo per spirito di servizio”: così, oggi, l’architetto Fabio Zita, ricostruisce con l’ANSA la sostituzione subita nel luglio 2012 da capo dell’ufficio Via…

”Il parere sulla Via si esprime è frutto del lavoro di tanti soggetti, è parere interdisciplinare” che dice se ci sono le condizioni per la compatibilità ambientale di un’opera. ”Inoltre una volta al mese venivano fatti briefing con il dirigente e con gli assessori competenti di volta in volta in cui sintetizzavo le criticità dei singoli progetti”.

Per altri progetti, tra cui l’eolico nel Pisano, che l’ufficio Via doveva valutare nel periodo 2008-2009, la famiglia di Zita ha ricevuto minacce di morte e su questo è stata riaperta un’inchiesta specifica della procura di Firenze.

”Ma continuo a lavorare con lo stesso spirito di servizio…”

Il Fatto Quotidiano, nell’articolo del 18 settembre dal titolo “Offerte di tangenti sul Tav? Li avrei denunciati”, preferisce intervistare direttamente Fabio Zita:

“Il Presidente Rossi l’ha chiamata per ringraziarla? No, mi hanno telefonato colleghi e amici che non sentivo da anni per complimentarsi; ho ricevuto decine e decine di mail di cittadini che mi ringraziavano; mi sono anche commosso, ma dalla politica nessun segnale: zero. Anzi, Rossi è arrivato a dire che la mia sostituzione in quell’ufficio era “normale avvicendamento per motivi organizzativi” e mi creda: io mica ancora ho capito, mi spostano dopo venti anni?

Secondo lei perchè? Sappiamo come funziona la politica in questo Paese, io non mi meraviglio di niente. Anzi ho paura di chi ancora si meraviglia. Lavoro da 30 anni a stretto contatto con i politici, li conosco bene. E anche in questo appalto del TAV, qui a Firenze ci sono state infiltrazioni di organizzazioni criminali: politici e mafia. Non si dica Sicilia, Calabria, Campania: qui siamo in Toscana.”

Il 19 luglio 2012, con un post dall’esplicito titolo:  “A proposito di selezione (al contrario) della classe dirigente: rimosso dal Governatore della Toscana un integerrimo funzionario”, la Rete della Resistenza sui Crinali aveva espresso la propria solidarietà a Zita in occasione della rimozione dal suo incarico ed aveva sottoscritto, assieme ad altre associazioni, un documento con dieci domande rivolte al Governatore toscano Rossi, che non si è mai dato pena di risponderci, tra cui la numero 6 riguardava proprio l’impianto eolico, oggi indagato, di Riparbella.

Già da tempo l’atmosfera che si respirava nel settore dell’eolico era assai greve ed induceva a sospettare che in Toscana si fossere formate “squadre” eterodirette, come da noi fatto rilevare in occasione dello scandalo del Monte dei Paschi.

Allora, facendo riferimento ad una gravissima denuncia di Giulio Tremonti proprio contro il settore dell’eolico, quando ancora era Ministro dell’Economia, scrivevamo:

“Noi non possiamo infatti parlare, in assenza di prove, dell’esistenza di una “galassia parallela” come si poteva permettere il Ministro dell’Economia (che invece era in grado di venire a sapere molte cose), ma l’entusiasmo nel favorire proprio il settore individuato da Tremonti dimostrato in questi ultimissimi anni dagli amministratori locali toscani a tutti i livelli, sostenuti a spada tratta, anche contro ogni evidenza logica e senza pietà per chi si opponeva, dalla associazione ambientalista “di riferimento”, dagli accademici “di riferimento” e dalla banca “di riferimento” induce a pensare che Tremonti, almeno per quello che riguarda questa regione, non avesse tutti i torti… L’ultima sconcertante prova è stata l’inopinata rimozione, qualche mese fa del poco docile responsabile dell’Ufficio VIA della Regione Toscana, a favore del quale avevamo sottoscritto un appello al Governatore della Regione. Si tratta ora di dimostrare se si tratta, anche in questo caso, solo di amoralità dell’oligarchia toscana o se c’è dell’altro.”

Ebbene: ora almeno una galassia parallela comincia ad emergere dall’inchiesta fiorentina…

Ma, nel frattempo, la vicenda dell’eolico toscano era balzata sulle prime pagine delle cronache toscane, come da noi riportato in un post del 25 aprile scorso   in cui scivevamo tra l’altro, riferendoci alla notizia di “minacce ad un alto dirigente” che aveva mosso delle eccezioni per alcuni impianti eolici nel pisano e nel fiorentino:

Ed in particolare, sul web si comincia a fare anche il nome di questo “alto dirigente” e si scopre che si tratterebbe di quello stesso Architetto Zita (l’antemurale amministrativo che garantiva la protezione, applicando con scrupolo le leggi ed i regolamenti, della montagna toscana dall’improvvisa valanga di progetti eolici raffazzonati, e spesso illegali, volti solo ad ottenere, a tutti i costi, i certificati verdi ma tuttavia sponsorizzati da troppi politici locali).”

Ed infine avevamo avuto occasione di parlare di Zita trattando della inaspettata pronuncia di compatibilità per l’impianto eolico di monte Gazzaro, al passo della Futa,  in un post dove scrivevamo esplicitamente che “l’allontanamento del responsabile dell’ufficio VIA della Regione Toscana (l’Architetto Zita, che applicava le leggi di tutela ambientale e paesaggistica con rigore) renderà una consuetudine, in un prossimo futuro, simili approvazioni disinvolte di impianti industriali insensati nelle zone più delicate della regione. La rimozione dell’Architetto Zita, per iniziativa del Governatore della Toscana Rossi in persona (che ha inoltre avocato a se stesso le deleghe di quell’ufficio sottraendolo all’Assessorato all’Ambiente), è stata equivalente alla improvvisa distruzione di una diga. Progetti improponibili finiti nel dimenticatoio vengono ora presentati a valanga per essere autorizzati e, quel che è peggio, vengono approvati senza neppure l’ombra di un contraddittorio. Il segnale politico è stato fortissimo. Anche la Sovrintendenza di Firenze ha repentinamente modificato il proprio atteggiamento che spesso in passato era parso intransigente. La situazione sulla montagna tra Bologna e Firenze è perciò rapidamente andata fuori controllo, come prima capitava solo nel sud e nelle isole.”

Dubbi ribaditi in un post successivo: il già citato “Dalla Regione Toscana per monte Gazzaro una brutta lezione“, dove concludevamo:

“Un comportamento invero inspiegabile per la Pubblica Amministrazione di una regione il cui paesaggio, conosciuto ed invidiato in tutto il mondo, viene in questo modo compromesso. A meno che non ci sia qualcosa di così grande da guadagnare che però, dalla lettura della relazione conclusiva del procedimento di VIA e dalla delibera di Giunta su monte Gazzaro, ci sfugge completamente.”

In seguito, alcuni motivi che suscitavano diffuse perplessità su quell’impianto erano stati meglio specificati in un altro documento redatto in occasione dell’assemblea di cittadini svoltasi il giorno 13 settembre a Montecarelli, durante la quale si sono poste le basi per la creazione di un nuovo comitato contro l’eolico industriale selvaggio in Toscana.

Se, citando alla lettera le parole del gip di Firenze Pezzuti nella sua ordinanza, “la nuova dirigente Garvin, che per sua stessa ammissione riconosce di non aver nessuna competenza in materia di impatto ambientale, … lasciando intendere di avere assunto certe determinazioni in modo acritico e formale”, ha nel frattempo incredibilmente dato il via libera anche all’impianto del monte Gazzaro (se costruiscono un impianto eolico proprio su quel crinale, allora dove mai si potrebbe negare un’analoga autorizzazione?), esiste un ulteriore, validissimo argomento in più a favore del neo comitato per contestare l’atto amministrativo in questione.

Siamo dunque lieti che una “squadra” sia stata smascherata. Qualcuno ora potrebbe andare a ficcare il naso anche negli interessi della “squadra” dell’eolico? Ed in particolare farci conoscere i motivi per cui, sulle montagne tra Bologna e Firenze, in questi anni si è improvvisamente abbattuta una grandinata di progetti eolici (in una zona oltre tutto priva di vento utile sufficiente) contrastati solo da quel “Comitatismo del no” tanto deprecato dal Sottosegretario alle infrastrutture Erasmo D’Angelis, ex presidente di Legambiente toscana? Questo inspiegabile accanimento contro un territorio relativamente ridotto risulta immediato anche graficamente, osservando la mappa dei progetti eolici sull’alto Appennino (presente a destra nella home page di questo sito) elaborata dall’Università di Bologna e confrontandola con una qualsiasi carta dei venti.

Non abbiamo dubbi sul fatto che gli inquirenti, indagando presso l’Ufficio VIA di Firenze, si siano già imbattuti in qualcosa di ambiguo anche in quest’altro lucrosissimo settore.

Confidiamo dunque di leggere presto sulle cronache di un’altra “squadra” il cui politico di riferimento dichiari di “non sapersi immaginare quali suoi comportamenti possano avere portato ad accuse tanto gravi“. Questo non solo per sete di giustizia, ma anche perchè, di fare i cani da guardia a tutte le montagne appenniniche che si sono rivelate pullulanti di volpi e di faine, non ne possiamo veramente più.

Alberto Cuppini

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