Fine della favola dell’eolico: la Vestas chiude l’impianto di assemblaggio di Taranto

La protesta dei lavoratori Vestas di TarantoChiude lo stabilimento della Vestas di Taranto, a testimonianza che l’industria eolica in Italia, per essere minimamente competitiva, non ha bisogno di semplici “incentivi”, quanto piuttosto di sussidi perpetui, che le garantiscano di vendere per sempre l’energia prodotta ad un multiplo del prezzo di mercato dell’energia elettrica.

In merito a tale vicenda riceviamo da Mariarita Signorini, del consiglio nazionale di Italia Nostra, questo breve commento, che pubblichiamo volentieri.

Da anni abbiamo denunciato la velleità, inconsistenza e spesso corruzione connesse all’industria eolica in Italia. E ciò non è solo relativo alle spropositate incentivazioni estratte a forza dalle nostre tasche di contribuenti con bollette elettriche pesanti, ma anche a tutti gli svariati impatti determinati da questa tecnologia.

Parlare di quelli paesaggistici è persino superfluo… Se non si hanno le fette di prosciutto sugli occhi, o in tasca certe tessere di partito o di finte associazioni ambientaliste, la cosa appare evidente a tutti.

Discutere sulla moria dell’avifauna è argomento altrettanto consumato.

Una affermazione apparentemente convincente, ma che abbiamo sempre osteggiato, è stata invece l’utilità di tali impianti sul piano occupazionale: “… migliaia di posti di lavoro!

Fatte salve le fasi di cantiere – comunque non oltre 6 mesi per un medio impianto – gli eolici hanno sempre affermato che comunque, dietro a questa industria, c’erano anche le fabbriche degli aerogeneratori che davano lavoro agli operai.

Noi abbiamo sempre ribattuto che le aziende costruttrici non erano in Italia e che l’unico stabilimento di una considerevole dimensione in attività nel nostro Paese, per molti anni, era stato proprio quello di Taranto. Questo, tuttavia,  non si poteva neppure classificare come luogo di produzione di simili colossali manufatti, in quanto era un semplice impianto di assemblaggio di parti costruite all’estero. Ciò comportava un serio rischio sulla durata del business relativo.

Ed infatti ora siamo arrivati alla “resa dei conti”.

La società Vestas, titolare dell’impianto di Taranto, dopo avere bombardato a tappeto pale eoliche nel sud Italia e quindi saturato il mercato, non ritiene più economico mantenere attivo lo stabilimento e pertanto ne ha annunciato la chiusura, mandando a casa i 147 dipendenti rimasti dopo un precedente dimagrimento degli occupati.

Questi sono dunque i risultati residui della tecnologia eolica in Italia: paesaggi devastati; bollette elettriche più care in Europa; contributo alla produzione elettrica nazionale marginale; abitanti prossimi alle pale disperati per il rumore; terreni ed immobili limitrofi svalutati.

Cui prodest? Solo i costruttori stranieri, i mediatori d’affari e le cosche mafiose ne hanno tratto beneficio.

Mariarita Signorini

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Una risposta a Fine della favola dell’eolico: la Vestas chiude l’impianto di assemblaggio di Taranto

  1. FLAVIO S. ha detto:

    L’ANALISI che ha fatto la SIGNORINI è perfetta!
    Purtroppo non ci rimane che constatare che quello che dicevamo da anni si è tramutato nella dura è cruda realtà.
    Sotto il nome delle rinnovabili (ed in particolare dell’EOLICO INDUSTRIALE) si sono perpetuati abusi è speculazioni pari solo all’epoca della grande speculazione edilizia.
    E a tutti quelli come noi, che amano è difendono sia il territorio che il paesaggio senza secondi fini,che siamo stati trattati come dei moderni “DON CHISCITTO”,è magra la costatazione che il tempo galantuomo ci ha concesso che avevamo ragione!
    NEL “paradosso” delle nostre battaglie contro le grandi lobby e speculatori ,noi siamo gli unici che credono davvero che nel futuro le energie rinnovabili siano le uniche sostenibile,ma fatte ha misura d’uomo non invasive è nel rispetto sia dell’ambiente è del paesaggio.
    TUTTI lo sanno che tutto ciò è sostenibile è realizzabile,ma come al solito agli speculatori questo non conviene ,resta solo ha noi cittadini a intraprendere un percorso di maturità che ci porti ha sostenere questa strada.

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