Legambiente inciampa sul biogas (e scivola sull’eolico).

L’Espresso in edicola questa settimana pubblica un’inchiesta dal titolo “Legambiente: indovina con chi siamo in affari.”
e spiega: “Legambiente promuove imprese per ricavare biogas dai rifiuti. Ma sceglie un partner già coinvolto con i Casalesi. Ed è polemica.”

L’articolo descrive la “svolta imprenditoriale di Legambiente”: “Energia dai rifiuti, ricavata da impianti gestiti attraverso una rete di srl e spa”, “un percorso non sempre virtuoso, con soci industriali imbarazzanti, come è accaduto a Latina” con la società Mad.

trip-over-sign-24108_6401La società di consulenza AzzeroCO2 srl, una iniziativa imprenditoriale di Legambiente, promuove imprese in tutta Italia per la gestione diretta di impianti in grado di estrarre gas metano dai rifiuti urbani e industriali.
Scrive l’Espresso: “far soldi nel mondo dei rifiuti vuol dire scegliere partner industriali navigati. Ed è qui che Legambiente è inciampata. In una delle joint venture della controllata AzzeroCO2 …si muove una vecchia conoscenza dell’associazione, la famiglia Traversa di Latina, da decenni attiva nel settore rifiuti, con una fitta rete di società, alcune in mano a fiduciarie”.

Famiglia il cui capostipite Giuseppe nel 1999 “era imputato per aver truffato diversi comuni laziali, sversando l’immondizia nelle discariche campane.“ Il processo finì “con una condanna per Giuseppe Traversa, che all’epoca era in affari con i principali protagonisti degli sversamenti criminali nelle Terre dei fuochi. I giudici di primo grado evidenziavano i suoi stretti rapporti con gli emissari dei Casalesi: «Era perfettamente a conoscenza del settore dei rifiuti, delle persone che vi lavoravano anche legate alla criminalità organizzata e ciononostante ha preferito, pur di assicurarsi i profitti previsti, continuare a operare in maniera illecita.»”.

Legambiente, secondo l’Espresso, è imbarazzata: “Dopo aver saputo dell’inchiesta dell’“Espresso”, l’associazione sta rivedendo i piani: «Abbiamo fatto un errore di valutazione», spiega Mario Gamberale, amministratore di AzzeroCO2: «Di cui mi assumo la responsabilità e ora chiederemo un passo indietro alla Mad».”

In realtà, dalla precisazione diffusa dal proprio sito web, Legambiente non appare affatto imbarazzata. Anzi. Essa rivendica “con orgoglio … che anche (la realizzazione di impianti) è parte dei nostri compiti, con buona pace di qualche ben pensante”.
La polemica sull’innaturale connubio tra ambientalismo e imprenditoria, che genera inevitabilmente degli obbrobri, è ormai annosa. Un autentico peccato originario. Lo stesso Espresso, evidentemente brulicante di “ben pensanti”, se n’è occupato più volte, a partire dall’articolo dell’aprile 2008 intitolato “Expo verde acido”, dove già leggevamo le stesse identiche argomentazioni che ricorrono adesso: “Nel mirino dei critici è finito anche l’attivismo economico del movimento, con Legambiente Lombardia che in più di un’occasione ha fatto da apripista fino a trasformarsi in una piccola holding di partecipazioni finanziarie.

1293623936642514116danger fall.svg.hiUna situazione piuttosto singolare per un’associazione riconosciuta come onlus, cioè senza scopo di lucro. Tanto più che nelle aziende partecipate a volte le attività del movimento sono andate ad incrociarsi con gli interessi economici di alcuni dirigenti. Tra i business in forte crescita c’è quello delle consulenze in tema di risparmio energetico… E’ nata così AzzeroCO2… Va da sè che un’associazione che conta decine di sostenitori dal Parlamento fino agli enti locali può permettersi di giocare la carta della politica per ottenere nuovi incarichi… Tra i soci … compare anche Ambiente Italia, società di consulenza che conta tra i promotori alcuni membri della segreteria nazionale e della direzione di Legambiente”.

Ambiente Italia! I nostri amici prediletti! Gli autori degli studi di impatto ambientale favorevoli alla costruzione di giganteschi impianti eolici su tutte le montagne dell’Appennino tosco-emiliano con cui i comitati della Rete della Resistenza sui Crinali si sono scontrati, per lunghi anni da incubo, spendendo i loro soldi e le loro energie. Ed alla fine sbugiardandoli.

 Da quell’articolo sono passati oltre cinque anni, ma l’unico risultato concreto è stato che le “holding finanziarie” degli ambientalisti-imprenditori (o viceversa?) si sono moltiplicate ed ormai non si possono più definire “piccole”. 

Non sarebbe il caso che anche Legambiente facesse un passo indietro e riconsiderasse tutto il settore delle rinnovabili in cui si è gettata a capofitto e che non sembra stia portando molta fortuna all’associazione? Insomma: non sarebbe meglio tornare ad essere quello che era e cioè una associazione ambientalista e non una promotrice di srl?
Legambiente afferma che opera così per dimostrare che le cose “possono essere fatte bene” nel settore delle rinnovabili. D’accordo, ma hanno toccato con mano che le cose invece possono andare male.
Questo non è un caso isolato: un sacco di cose vanno male nel settore delle rinnovabili.
E non ci riferiamo alle sole, pur gravissime, devastazioni ambientali e paesaggistiche…

Eppure, se Legambiente continuerà a recitare due ruoli in commedia (quelli del cane da guardia e della volpe), questi deprecabili casi sono destinati ineluttabilmente a moltiplicarsi, per naturale incompatibilità tra l’attività volontaria per la tutela del bene comune sul proprio territorio e le logiche di profitto che, sole, muovono le società di capitali.

scivolaIn un nostro post dello scorso giugno, dal titolo “Legambiente e i mercanti nel tempio”, prendendo spunto proprio da un ennesimo articolo dell’Espresso, avevamo illustrato una serie di altre “disavventure” e personaggi molto imbarazzanti che accompagnano chi sceglie di avventurarsi nel settore eolico; un settore che piace molto a Legambiente, nonostante sia ormai evidente ai più avveduti che l’eolico è un disastro sia dal punto di vista ambientale, economico e, lasciatecelo dire, morale.

Ora, a maggior ragione, rinnoviamo le domande rivolte in quella sede ai volontari di Legambiente e ne aggiungiamo qualche altra: sono anche loro “orgogliosi” della attività imprenditoriale di questi loro dirigenti? Sono contenti che i loro indiscussi meriti nella attività di controllo del territorio vengano portati come attenuanti nelle disavventure in cui incorrono tali dirigenti? Sono “orgogliosi” di leggere tanto di frequente il nome della loro associazione coinvolto nelle inchieste di un giornale (seppure evidentemente destinato ai “ben pensanti”) come l’Espresso?

Parafrasando l’invettiva del Poeta:

Godi, Legambiente, poi che se’ sì grande,
che per mare e per terra batti l’ali,
e su l’Espresso tuo nome si spande!

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3 risposte a Legambiente inciampa sul biogas (e scivola sull’eolico).

  1. Paolo Ferrari ha detto:

    Mi sembra che difficilmente Legambiente potrà recedere da questa sua ormai consolidata tendenza all’affarismo presentato come scelta propositiva e virtuosa in materia ambientale. Peccato per i molti circoli locali che operano davvero in maniera virtuosa per l’ambiente (da noi anche in opposizione all’eolico) e che a questo punto non si capisce come facciano a riconoscersi nelle scelte dei loro dirigenti nazionali.

  2. giu sca ha detto:

    Finchè gli italiani non smetteranno di fare i furbi e continueranno a metterselo in quel posto, pensando di essere l’ultimo della fila, non cambierà niente. Sarà difficile far cambiare mentalità ad un popolo che non si riconosce nazione, neache familia, se non mafiosa, che non rispetta il bene comune, neanche il pianerottolo del condomino. Tante sigle ambinetaliste, animaliste, ecologiste, ognuna con il proprio orticello da curare, tanti presidenti segretari da intervistare, da premiare per il loro impegno, quattro gatti sul terrotorio senza neanche una sede o un recapito telefonico. giusca50 auguri

  3. Savonarola ha detto:

    Disgraziatamente in popolo italiano ha ben poco discernimento e capacità di scelte autonome.
    Problema vetusto se già stigmatizzato da Sciascia con ” … Mai c’è stata un’epoca in cui come oggi quello che si dice ha più importanza di quello che si fa. Basta che uno della retroguardia dica di essere per l’avanguardia ed è un avanguardista, che un reazionario dica di esser per la rivoluzione ed è un rivoluzionario, che un mascalzone dica di essere per l’onestà ed è onesto.”
    (Leonardo Sciascia «Nero su nero» 1979).
    Se si prendesse atto dei risultati di Legambiente sulle rinnovabili, anche solo relativi alla singolare sponsorizzazione di Sorgenia, crollerebbero le adesioni ed i consensi, in gran parte pilotati da una sinistra cieca, sorda e intrallazzata, puntando su vere onlus al di sopra di ogni sospetto.
    Chissà se la tragica crisi economica attuale, frutto di un cinquantennio di gestione allegra del potere, servirà ad aprire gli occhi a qualcuno anche su questo fronte? Speriamo!
    D’altra parte, o impariamo a ragionare con la nostra testa e non andare più dietro agli imbonitori, oppure la guerra civile è dietro l’angolo.
    Facciamo gli scongiuri!

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