Proclamato a Roma il dogma della immacolata tassazione delle rinnovabili elettriche

Dopo l’elezione di Renzi lobbysti senza più freni. Industria italiana prima candidata alla rottamazione

Wind Power

 A Roma stiamo assistendo ad un curioso scambio di ruoli istituzionali tra le due sponde del Tevere.

Per qualche motivo che andrebbe indagato, pare essersi improvvisamente sviluppata in Italia l’esigenza di una nuova fede trascendentale. A soddisfarla, però, questa volta si provvede nei Palazzi al di qua del Tevere, che definiscono, giorno dopo giorno, i contorni di una nuova religione sincretica capace di unire elementi cristiani e pagani alle più recenti tendenze new age: il culto dell’energia rinnovabile salvatrice. Questa fede irrazionale soddisfa ormai tutti i requisiti necessari per essere considerata una religione: verità rivelate, apparato cosmogonico, testi sacri, casta sacerdotale, devoti adepti e generosi finanziatori. Ed ora, dopo i recentissimi provvedimenti di Governo, Parlamento ed Autorità italiane, essa si arricchisce di un’ulteriore Verità imposta per fede e non per ragione: gli impianti FER (Fonti ad Energia Rinnovabile) che producono energia elettrica non possono essere soggetti a costi; meno che mai a tassazione, nel solco storico e secondo la ratio della manomorta e degli altri privilegi ecclesiastici.
La cosa è ormai evidente in sè: solo l’improvvisa proclamazione di un dogma può spiegare tanti provvedimenti legislativi irrazionali adottati nell’arco di pochissimi giorni da tanti differenti apparati istituzionali dello Stato italiano a favore diretto o indiretto di tali impianti.
Scorriamone alcuni, prestando particolare attenzione alle date.

Cominciamo dall’emendamento approvato la scorsa settimana dalla Commissione Bilancio della Camera dei Deputati all’emendamento (il comma 99) introdotto in Senato alla Legge di Stabilità che prevedeva (sacrilegio!) la partecipazione anche delle rinnovabili al pagamento del capacity payment da esse stesse reso necessario ed urgentissimo. Possiamo leggere che cosa è successo nell’articolo del 17 dicembre dal titolo: “Capacity payment: passa l’emendamento Realacci, non lo pagheranno le rinnovabili”.

Il testo dell’emendamento della Camera ed i nome dei firmatari di questo capolavoro di equanimità sono facilmente consultabili sul sito Qualenergia.it.

Il capacity payment è la prova provata del fallimento di eolico e fotovoltaico, in assenza di tecnologie capaci di accumulare grandi quantità di energia elettrica, come alternativa agli impianti a combustibile fossile. Ma poichè si ragiona per articoli di Fede, gli impianti FER elettrici responsabili di questo ennesimo aggravio non solo non lo pagheranno per l’intero come logica ed equità pretenderebbero, ma neppure verrà loro richiesta quell’ “adeguata partecipazione” al finanziamento che il comma 99 prevedeva.
Si tratterà dunque, per cominciare, di reperire altrove qualche centinaia di milioni, ma difficilmente si potrà rimanere nel medio periodo (anche senza aggiungere altri impianti non programmabili) sotto i due miliardi all’anno. Ma se non provvederanno i responsabili dell’ “inconveniente” (gli impianti FER non programmabili), allora chi li pagherà? Temiamo di saperlo.

Passiamo al Governo, dove, come già in Senato, si sono mostrati i muscoli contro questa grande speculazione. Previsto il “taglio alle bollette per imprese e famiglia dai rimborsi alle rinnovabili“, stando al titolo dell’articolo di Federico Rendina sul Sole del 13 dicembre. Dopo il flop del decreto Fare, il Ministro Zanonato è tornato all’attacco per spalmare nel tempo i colossali ed insostenibili incentivi alle rinnovabili elettriche, che assommano ormai a oltre 12 miliardi all’anno. Il Ministro ha quantificato l’entità della sua manovra prevista dal nuovo Decreto “Destinazione Italia”: 850 milioni. “Teoricamente”, ammette Rendina, perchè la maggior parte dell’importo dovrebbe derivare “da una adesione significativa degli operatori all’offerta di dilazionare i rimborsi”. Abbiamo letto bene? Un’offerta di dilazionare i rimborsi? Si offre alla speculazione la possibilità di scegliere la spalmatura delle proprie rendite attuali in cambio della promessa di ulteriori, improbabilissimi incentivi… tra vent’anni e oltre? Forse per questo, il giorno dopo, sul Messaggero, nella finestra esplicativa a pagina 4 dell’articolo di Andrea Bassi “Mini riduzione delle bollette. Varato il Dl Destinazione Italia“, leggiamo la precisazione:

Il Ministro Flavio Zanonato è riuscito a inserire nel decreto 450 milioni da destinare al taglio della bolletta elettrica. In realtà, ieri c’è stato un giallo. Il primo comunicato parlava di 850 milioni. Poi il testo è stato corretto. Le stime probabilmente sono state ridotte perchè la riduzione è basata su un meccanismo volontario di taglio degli incentivi. Le imprese del fotovoltaico che lo accetteranno potranno ricevere alla scadenza altri incentivi. Secondo i primi calcoli, tuttavia, la riduzione non dovrebbe essere molto incisiva: tra i 3 e i 5 euro all’anno per una famiglia di quattro persone con consumi medi.”

La riduzione delle bollette elettriche tende perciò pericolosamente a zero.
Non è granchè, anche in considerazione del fatto che Zanonato aveva inizialmente parlato di un alleggerimento di 3 miliardi all’anno, come riportava tra grandi squilli di tromba l’ANSA del 30 agosto scorso, che lo dava per imminente.

Ma anche queste cifre minime sono destinate a rimanere una pia illusione. Scrive infatti Fabrizio Fourquet nell’articolo del Sole dello stesso 14 dicembre dal titolo “Se lo sviluppo è una tela di Penelope“:

Ma in realtà una gran parte di queste risorse dovrà scaturire dall’adesione dei produttori delle rinnovabili che non è per nulla scontata.”
Se la riduzione delle bollette è un’illusione, sta invece per concretizzarsi un loro aumento. Lo afferma il Resto del Carlino del 21 dicembre nell’articolo a pag. 5 intitolato “Come salvarsi dalle tasse occulte”: “Il 27 dicembre l’Autorità per l’energia … deciderà le tariffe che scatteranno a gennaio… Sull’energia elettrica dovrebbe pesare l’inserimento in bolletta, deciso dal Governo, di altri 600 milioni di oneri di sistema per aiutare le aziende energivore.”
Altro che tela di Penelope! In Italia la tela, anzichè rimanere sempre uguale come a Itaca, aumenta continuamente di dimensioni e si aggroviglia.
‘Ma allora, se le rendite degli incentivi non saranno spalmate in futuro, chi pagherà quest’altro aumento in bolletta per favorire gli energivori? In attesa che anche ai comuni mortali venga offerta dal Governo l’opzione facoltativa di pagare o meno le tasse, temiamo di saperlo.

E così si conferma quanto scriveva Il Foglio del 12 dicembre nell’articolo dal titolo “Accoccolati nella bambagia di stato“:

La grande madre di tutti i diritti acquisiti sta nei sussidi al fotovoltaico. L’Italia spende oggi circa 12 miliardi di euro all’anno per gli incentivi alle fonti rinnovabili, di cui la metà per il sole. Si tratta di quasi un punto di pil che evapora dalle tasche dei consumatori, senza produrre un beneficio commisurato: la riduzione delle emissioni di CO2, che pure c’è, potrebbe essere ottenuta con una spesa inferiore almeno di un ordine di grandezza per mezzo di altre tecnologie.”

Facciamo osservare che anche Il Foglio comincia a fare riferimenti espliciti al divino. Nel brano sopra riportato si cita infatti l’archetipo della Gran Madre, la divinità femminile primordiale in grado di mediare tra l’Uomo e gli Dei. In Italia, come in tutto il bacino del Mediterraneo, essa è da tempi immemorabili oggetto di grande devozione, seppure con nomi via via diversi (Mater Matuta, Bona Dea, Vergine Maria eccetera). Nel nuovo Olimpo della religione delle energie rinnovabili, tra le tante deità silvane del vento, del sole, del fuoco e dell’acqua, essa viene venerata sotto l’evocativo nome di Sorgenia.

Persino l’indipendente Autorità dell’Energia (AEEG) non rimane indifferente al culto della Dea, letteralmente esploso dopo le recenti primarie del Pd, svoltesi, guarda caso, l’otto dicembre scorso. Riporta Il Sole del 18 dicembre nell’articolo del solito Rendina (che pare l’unico giornalista italiano in grado di seguire tutta l’intricatissima vicenda delle rinnovabili con sistematicità) “Reti private libere dagli extra costi, ma solo se l’energia viene dalle fonti rinnovabili“:

I sistemi elettrici “privati” non dovranno concorrere in nessun modo agli oneri delle reti e della distribuzione pubblica se la loro elettricità è generata con le rinnovabili o con sistemi efficienti di cogenerazione (ma guarda che combinazione! Ndr) e venduta all’interno della rete.”

Contemporaneamente, un sacrificio sull’altare della Dea Sorgenia è stato compiuto anche presso quella stessa Commissione Bilancio della Camera dove era stato appena approvato l’emendamento all’emendamento sul capacity payment. La cosa viene riferita il 19 dicembre, tra gli altri, nell’articolo di Giornalettismo “Forza Italia e Movimento 5 stelle contro l’aiuto del Governo a De Benedetti”  ed in quello del Giornale “Forza Italia inchioda il Pd sul regalino ai De Benedetti” che invitiamo a leggere con attenzione, pur invocando la misericordia dei Numi su tutte queste volgarità profane.

Niente oneri delle reti e neppure oneri di urbanizzazione, allora. D’altronde ci sembra il minimo. E infatti queste sono solo briciole, se si pensa a quanto il gregge dei fedeli dovrà presto versare per il salvataggio della Dea. Racconta l’articolo del Giornale del 5 dicembre a firma Marcello Zacchè “Sorgenia ha un buco di 1,8 miliardi” che “la società si trova in queste condizioni per un errore di fondo commesso dai De Benedetti: quello di investire miliardi nelle centrali a «ciclo combinato» (quelle che funzionano a gas) e di averlo fatto fino a pochi anni fa, quando il crollo della domanda da un lato, e la priorità nel dispacciamento delle energie rinnovabili dall’altro, hanno reso la tecnologia di Sorgenia marginale. Centrali programmate per lavorare 7-8mila ore l’anno si trovano a funzionare per 2.500.”

Lo stesso articolista rilancia sullo stesso tema con l’articolo del 20 dicembre “I debiti dei De Benedetti fanno tremare le banche“:

Per le banche sarebbe un bel problema perché, a ben guardare, sul caso Sorgenia rischiano di perdere molti quattrini. Ma chi è causa del suo mal…: come è stato possibile prestare 1,8 miliardi a un gruppo energetico che negli ultimi anni, sul picco di 2,5 miliardi di fatturato, non ha mai prodotto più di 200 milioni di margine operativo lordo (ebitda)? Nel piano appena presentato alle banche, Sorgenia dichiara un ebitda di 110-120 milioni nel triennio prossimo, 2014-2016. Quindi ancora peggio dei margini passati... Quali sono le garanzie che le banche hanno chiesto a Sorgenia per gli 1,8 miliardi fin qui prestati? Non è facile scoprirlo per la privacy che circonda la clientela bancaria e questa operazione in particolare. Ma sembra che la maggior parte degli importi, come le analoghe operazioni di finanziamento avvenute nel comparto energia prima della crisi economica, non avesse altra garanzia che i flussi di cassa futuri.”

Se qualcuno pensasse che tutto questo sia frutto dei rancori del Giornale berlusconiano, giunge la conferma della drammatica situazione debitoria anche dal quotidiano dello stesso gruppo CIR, di cui Sorgenia fa parte: La Repubblica. Nell’articolo di Luca Pagni del 19 dicembre dal titolo “Sorgenia chiede alle banche creditrici ristrutturazione e moratoria sul debito” si riconosce che “il calo della domanda di energia elettrica – a causa della crisi e dal parallelo boom delle energie rinnovabili – ha messo in difficoltà le utility tradizionali… Il nuovo piano industriale al 2020, tenuto conto che la situazione del settore “permarrà ancora difficile almeno per i prossimi tre anni”, prevede che la società si concentri sulle sue attività principali, per uscire da quelle secondarie. In buona sostanza, verranno venduti gli asset nelle rinnovabili: Sorgenia ha in portafoglio circa 8 megawatt di fotovoltaico e 115 megawatt di eolico in Italia più altri 174 megawatt circa in Francia in joint venture con il fondo Kkr… “Sorgenia – ha dichiarato la società – non prevede nel breve e nel medio periodo una ripresa della redditività operativa. Nel triennio 2014-2016, prevede di raggiungere un ebitda annuo intorno ai 110-120 milioni di euro, in linea con l’ebidta operativo conseguito negli ultimi anni.”

Ma allora, se non sono state concesse, come suggerisce il Giornale, adeguate garanzie patrimoniali ed i flussi di cassa attesi non si sono realizzati nè mai si realizzeranno, le banche finanziatrici, a cominciare dall’immancabile Monte dei Paschi di Siena, andranno a fondo? Non lo crediamo. Dunque chi pagherà, per tappare il buco? Temiamo di saperlo.

Ricordiamo che Carlo De Benedetti, figura di riferimento del conglomerato di potere politico, industriale, finanziario e mediatico che si oppone a quello di Berlusconi, è il principale sponsor di Matteo Renzi ed è sceso in campo” in prima persona in occasione delle primarie Pd per dargli il suo appoggio. Adesso De Benedetti (Munificentissimus Dominus), dopo essersi liberato degli ultimi finimenti dell’apparato del vecchio Pci, si limita a raccogliere i frutti della sponsorizzazione concessa. Si sussurra che nei giorni scorsi qualcuno, vergin di servo encomio, nei corridoi dei Palazzi romani del Potere (ed in particolare in quelli di Montecitorio dove si riunisce la Commissione Bilancio), in un eccesso di zelo, gli abbia indirizzato addirittura il grido di “Santo subito”.

Ora, anche i più ignoranti sanno che, per la canonizzazione, è necessario un pre-requisito: avere compiuto almeno due miracoli. L’onore degli altari concesso per legge sarebbe dunque prematuro. Ma l’Ingegnere ha adesso la concreta possibilità di realizzarli.

Il primo miracolo sarebbe appunto il salvataggio di Sorgenia, e conseguentemente di tutto il gruppo CIR, limitandosi a vendere il suo parco di impianti rinnovabili a prezzi d’amatore, magari ad uno o più fondi esteri bramosi di arricchirsi senza rischi e fatiche a danno degli italiani, senza sborsare alle banche creditrici nemmeno quei 350 milioni cash che De Benedetti ha appena ottenuto per via giudiziale dalla Fininvest per il lodo Mondadori.

Il secondo miracolo, molto più difficile, sarebbe quello di rendere profittevole una società che, come sembra, si limiterà ad operare in Italia nel settore della produzione dell’energia elettrica da fonte fossile. Il mercato elettrico è stato infatti distrutto dall’ondata di incentivazioni agli impianti di rinnovabili, che prosperano per diritto divino infischiandosene della legge della domanda e dell’offerta e del comune buon senso. Quel che è peggio è che l’entità del danno da esse arrecato nell’aumento dei costi dell’energia elettrica è stato tale da avere seriamente danneggiato tutto il sistema industriale nazionale. Sarebbe miracoloso, appunto, pensare ad un rilancio della profittabilità aziendale di Sorgenia (e dell’economia italiana) in presenza di tante rendite parassitarie.

Per questo immane compito a De Benedetti non saranno sufficienti neppure quelle leggi ad Sorgeniam che pare abbiano sostituito le intollerabili e odiosissime leggi ad personam di berlusconiana memoria.

De Benedetti, che in questi anni ha dato ascolto a troppi consiglieri fraudolenti acconsentendo ad una strategia energetica contraddittoria e palesemente autolesionistica (con l’appoggio incondizionato dato alle rinnovabili elettriche), sta ora provando sulla sua stessa pelle quanto rischioso sia stato fare l’apprendista stregone. Si spera che la lezione gli sia servita. Mal gliene incolse ma ben gli sta. Almeno, stando così le cose, ci si augura che l’apporto del principale veicolo mediatico di diffusione dell’eolico industriale in Italia (il giornale La Repubblica di proprietà CIR) venga meno: ci sono già stati molti segnali a questo proposito. Non sono neppure esclusi (dopo l’avvenuta vendita degli impianti eolici di proprietà Sorgenia) clamorosi rovesciamenti di fronte (mediatico).

L’abbandono della costosissima follia delle rinnovabili elettriche sarebbe davvero il minimo da attendersi quando il presidente della Confindustria (filo governativa per definizione) dichiara alla stampa, in occasione del varo dell’ultima Legge di Stabilità caratterizzata dalle solite mance inserite in extremis a favore delle corporazioni e delle clientele: “L’Italia sprofonda. Danni da Paese in guerra. La ripresa? Non c’è.” (titolo del Resto del Carlino del 20 dicembre).

Eppure, nella politica italiana, i processi logici più elementari non sono per nulla scontati.

Il succitato articolo del Foglio del 12 dicembre “Accoccolati nella bambagia di stato”, che reclamava un “intervento di equità (perchè è intollerabile che ci siano soggetti con profitti a troppi zeri e del tutto privi di rischio industriale)” per frenare il caro bollette, si concludeva con questa frase: “Se l’elezione di Matteo Renzi possa innescare una fase 2 nel governo, lo vedremo anche dall’esito di questo braccio di ferro.” Ebbene, ora lo abbiamo visto: come prima peggio di prima. Ammesso che qualche ingenuo avesse davvero creduto, tramite Renzi, ad un approdo della politica su nuovi lidi. C’è piuttosto da chiedersi, molto a posteriori, il perchè di tanto affanno e di tante sconfitte per negare, in nome dei Grandi Principi, allo spregiudicato Craxi l’egemonia sulla sinistra italiana per poi affidarsi, alla fine, a Renzi. Almeno Craxi aveva doti di statista…

Alberto Cuppini

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Una risposta a Proclamato a Roma il dogma della immacolata tassazione delle rinnovabili elettriche

  1. Piero ha detto:

    Sono QUINDICI i miliardi e non dodici. 🙂

    Comunque, manca all’art. una considerazione basilare, restando in tema mistico :
    La religione dell’AGW

    http://www.climatemonitor.it/?p=33625

    Ivar Giaever, Nobel per la Fisica:”Sono scettico.. il Risc. globale è una nuova RELIGIONE

    http://www.climatemonitor.it/?p=19419
    /—————/

    Ossia m-a-n-c-a il RISCALDAMENTO GLOBALE su cui queste follie pseudo ambientaliste sono costruite.

    IL RE’ E’ NUDO !
    17 anni / 204 mesi che il riscaldamento globale se n’è andato sbattendo la porta ..

    http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/11/06/17-anni-204-mesi-che-il-riscaldamento-globale-se-ne-andato-sbattendo-la-porta-nostalgia-canaglia/

    /-/
    PIU’ CHIARAMENTE:
    Il dottor Phil Jones ammette: Nessun riscaldamento Globale dal 1995, mentre stranamente sono spariti i dati della mazza da hockey…

    I dati di vitale importanza per sostenere il ‘grafico della mazza da hockey’ sono andati persi

    Non c’è stato alcun riscaldamento globale a partire dal 1995

    Periodi di riscaldamento globale sono già accaduti in passato – ma non a causa dell’uomo
    http://www.dailymail.co.uk/news/article-1250872/Climategate-U-turn-Astonishment-scientist-centre-global-warming-email-row-admits-data-organised.html?ITO=1490

    QUI in ITALIANO

    http://daltonsminima.wordpress.com/2010/02/24/il-dottor-phil-jones-ammette-nessun-riscaldamento-globale-dal-1995-mentre-stranamente-sono-spariti-i-dati-della-mazza-da-hockey/

    /-/
    Interessante notare come Lo stesso Philip Jones, del climategate primo esponente del SURRISCALDAMENTO parlava di RAFFREDDAMENTO del pianeta. 🙂

    http://www.ilgiornale.it/news/buco-dell-ozono-balla-pi-grande-degli-anni-ottanta.html

    http://omnologos.com/ecco-come-ho-scoperto-il-rapporto-della-cia-del-1974-sul-raffreddamento-globale/
    /-/

    Se il clima si raffredda – Prove di catastrofismo climatico negli anni ’70
    http://www.climatemonitor.it/?p=34262

    /-/

    Riscaldamento globale? Senz’altro! I dati mostrano che da 15 anni la temperatura del pianeta non aumenta.

    http://www.camelotdestraideale.it/2012/02/26/riscaldamento-globale-senzaltro-i-dati-mostrano-che-da-15-anni-la-temperatura-del-pianeta-non-aumenta/

    http://www.dailymail.co.uk/sciencetech/article-2093264/Forget-global-warming–Cycle-25-need-worry-NASA-scientists-right-Thames-freezing-again.html
    /—-/
    BUGIA CHE HA INNESCATO DELIBERATAMENTE UN DRAMMA SOCIALE PRIMA CHE ECONOMICO, DI CUI LE ENERGIE VERDI SONO UNO DEI TANTI ASPETTI
    /-/
    …La ricerca dell’Università di Copenhagen aspira ad essere l’anello di congiunzione tra le paranoie catastrofiste-ambientaliste attestanti l’esistenza di un surriscaldamento climatico del pianeta (smentite dalle rivelazioni del climategate) ad opera della CO2 e le tesi legate ad una visione di paternalismo alimentare proibizionista nazi-salutista ai fini di una decrescita malthusiana e di una lotta marxista contro le multinazionali, il benessere e lo stile di vita occidentale individuale….
    ..cavallo di Troia con il quale mascherare, avanzare e far accettare socialmente propositi e motivazioni politico-ideologiche potenzialmente criminogene al pari dell’eliminazione per quote di popolazione messe in atto nella Cambogia di Pol Pot o delle carestie “scientifiche” di Stalin in Ucraina…
    http://www.lindipendenza.com/la-co2-ingrassa-e-gli-asini-volano/

    /-/

    UN DRAMMA SOCIALE!

    Presto detto.. 😉 con un semplice esempio.

    Industria alluminio: norme UE pari all’8% dei costi, aziende chiuderanno
    http://www.imolaoggi.it/2013/11/08/industria-alluminio-norme-ue-pari-all8-dei-costi-aziende-chiuderanno/#comment-27783

    Alcoa, Glencore: energia a –>>25 euro per Mwh per 10 anni. “Condizione imprescindibile”
    http://www.greenbiz.it/energia/5500-alcoa-glencore-energia-25-euro
    /——/
    Letto bene?——> I-M-P-R-E-S-C-I-N-D-I-B-I-L-E

    Bene in Italia siamo a oltre. 214 €/MWh?
    Qui si puo’ verificare–> http://www.assoelettrica.it/blog/?p=6550

    L’Italia dei record: energia più cara del mondo e tariffe pubbliche al galoppo
    http://www.lindipendenza.com/litalia-ha-i-peggiori-primati-energia-piu-cara-del-mondo/
    /—-/
    E considerando che in Cina costa 23 euro Mwh, non possiamo biasimare chi chiude L-I-C-E-N-Z-I-A e scappa da questa terra di catastrofisti.

    Questa tragedia sociale prima che economica e’ costruita sulla bugia del riscaldamento globale.

    Parliamo di 15 miliardi di euro all’anno per 20 anni.
    Ma danni ben piu’ gravi per la chiusura o delocalizzazioni di imprese andrebbero conteggiate a parte.

    /-/
    .. Secondo i dati dello stesso Gse, il totale degli incentivi riconosciuti agli impianti di tutta Italia, a settembre 2013, sfiorava quota 15 miliardi..
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/11/13/incassa-milioni-di-incentivi-e-chiude-il-pacco-fotovoltaico-delloligarca-russo/775264/
    /-/

    Due conticini fotovoltaici a fronte dei 15 miliardi?

    ..Quindi ogni mq di pannelli genera mediamente in un anno:
    136/7,28=18Watt di potenza.
    http://www.climatemonitor.it/?p=17694

    /—/

    Un’operazione colossale avvenuta senza alcuna specifica delibera parlamentare ma solo per effetto di decreti ministeriali e gestita “fuori bilancio”in quanto i sussidi vengono addebitati alle bollette tramite la componente A3.

    In questo ultimo art. due miei commenti, sarebbe troppo lungo aggiungere tutto qui. : http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=11b5d801c85c173f

    Avete voluto i pannellini e le ventoline?
    Ora c’e’ il conto da pagare, chiamatelo decrescita felice, che miseria fame e disperazione fa’ piu’ paura..
    😉

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