Un pessimo precedente del futuro Presidente del Consiglio Matteo Renzi come amministratore pubblico

renziIl caso del Piano Energetico Ambientale della Provincia di Firenze del 2008: uno zelo singolare, da parte della Giunta Provinciale Renzi, a favore della fonte eolica industriale

Nell’agosto 2008, l’amministrazione provinciale di Firenze, guidata dal 2004 da Matteo Renzi, adottò il Piano Energetico Ambientale della Provincia di Firenze (PEAP).

In occasione della conferenza stampa di presentazione,  Energymanager.net riportava che “il Piano prevede la possibilità di usare energia eolica per una fetta importante del territorio provinciale. “Sono state individuate 29 aree che non intaccano la sostenibilità ambientale – ha spiegato Luca Talluri, Presidente dell’Afe – e che possono essere considerate di interesse per lo sviluppo di impianti eolici. Tali zone dovranno tuttavia essere studiate nel dettaglio per valutare la reale fattibilità degli interventi”. Tra le aree più adatte spicca la zona del Mugello. “Oltre 300 pale – ha affermato Luigi Nigi, Assessore provinciale all’Ambiente – verranno collocate nel territorio del Mugello e saranno in grado di soddisfare l’autosufficienza energetica dell’intera zona e avanzerà anche un 15% di disponibilità da distribuire altrove”. “Questo è il vero ambientalismo, quello di chi collega lo sviluppo alla sostenibilità, non quello ideologico dei Verdi”, ha aggiunto Renzi. “A questo proposito voglio precisare che qualora io mi candidassi per qualsiasi incarico, o in Provincia o come amministratore di condominio, fosse anche come consigliere della Rignanese calcio, non voglio più avere nulla a che fare con i Verdi…”

300 pale… Questo zelo, oggettivamente ingiustificabile, a favore degli impianti eolico-industriali avrebbe trasformato negli anni successivi il Mugello in un campo di battaglia tra comitati e Pubbliche Amministrazioni.

Questa mappa degli impianti eolici sull’alto Appennino, realizzata dall’Università di Bologna, fa rilevare anche graficamente l’anomalia che è derivata dalla mal consigliata scelta della Giunta Renzi.

cartina eolico

Per entrare nel dettaglio del PEAP occorre fare riferimento alla sua Relazione Generale: della quale ci possiamo focalizzare su una parte delle pagine: dalla 5 alla 19 e dalla 58 alla 83.

In linea generale risalta subito il favore a una concentrazione della produzione di energia in mani industriali (“le industrie possono infatti vendere in modo remunerativo l’energia elettrica e calore alle utenze civili”, pag. 11) a scapito di un più capillare autosoddisfacimento del fabbisogno energetico (“il settore civile si presenta invece come utente di energia”, poche righe dopo).

Si evita di riconoscere che, se “nel caso dell’eolico è stata ormai raggiunta la competitività economico finanziaria” (pag. 13), il merito è di un cospicuo e risaputo regime di incentivazione a carico dell’utenza.

Spicca comunque il riconoscimento dei “difetti intrinseci” della risorsa eolica (sempre a pag. 13), cioè una “criticità dovuta all’intermittenza (discontinuità della fornitura) e alla scarsa densità di potenza per unità di superficie/volume” (in altre parole, scarsa efficienza di un’impiantistica ad alta invasività territoriale), ma si confida nella speranzosa ipotesi “se verranno impiegate nel futuro, per esempio, per la produzione di idrogeno con fuel-cells”, sebbene si ammetta subito che l’idrogeno “non è oggetto di questo PEAP”. Esso è infatti oggetto dei libri di fantascienza…

Siamo quindi in presenza di uno strumento di pianificazione che tradisce, sin da subito e di per se stesso, un corto respiro.

Scendendo nello specifico, nel momento di fare riferimento agli obbiettivi del Piano d’Indirizzo Energetico Regionale della Toscana (PIER), il “peso” del territorio provinciale di Firenze, in merito al tema  dell’energia, viene valutato pari al 25% del complessivo ambito regionale (pag. 18 – Tabella 1.1).

La Tabella 1.2, alla pagina 19, “costruita sulle potenze elettriche istallate e istallabili”, evidenzia che, per la produzione eolica, l’obbiettivo regionale del PIER ・di 301,8 Mwe.

Il 25% di tale obbiettivo PIER sarebbe pari a 75,45 Mwe. Dalla stessa tabella 1.2  risulta però che, con questo PEAP, la Provincia di Firenze esprime l’intento di installare, sul proprio territorio, centrali eoliche industriali per una potenza fra 450 e 536 Mwe: vale a dire da sei a sette volte maggiore della propria spettanza, così come individuata al superiore livello regionale. E questo è quantomeno singolare, visto il valore paesaggistico del territorio provinciale fiorentino, che non ha qui bisogno di essere ribadito, visto il suo unanime riconoscimento a livello mondiale, valore fra l’altro accennato nel PEAP stesso, che lo mette in bella evidenza, in quelle poche pagine di Sintesi non Tecnica.

La “Sintesi non tecnica” rileva, fra le criticità, lo “spopolamento ed abbandono delle aree rurale più marginali, con conseguenze negative per la preservazione paesaggistico – ambientale del territorio  (…), legato non solo alla mancanza di opportunità economiche ma anche a fenomeni di disagio sociale”. Fra gli obbiettivi c’è la “salvaguardia dei beni storico artistici, archeologici e paesaggistici”. Riconosce che lo sviluppo della produzione di energia eolica “potrebbe avere però degli effetti incerti sul paesaggio e sulle risorse, soprattutto in relazione all’installazione degli impianti” per la cui mitigazione si pone la necessità di una “installazione degli impianti nelle zone ‘vocate ad eolico’ la cui individuazione tiene conto anche dei vincoli di natura paesaggistica”.

Si delinea quindi una certa schizofrenia, laddove sarebbe logico attendersi che una corretta pianificazione differenzi le risorse di un territorio sulla base delle sue stesse peculiarità soprattutto quando le si riconoscono formalmente.

Alla pag. 59 della Relazione Generale del PEAP si esplicita che “la risorsa eolica nella Provincia di Firenze” è “strettamente correlata” agli “ambienti rurali e/o sui crinali”, dove sono prevedibili “istanze volte ad opporsi alla realizzazione di parchi eolici”, per una “mancata percezione dei benefici derivanti dallo sfruttamento dell’energia eolica”, e si asserisce la possibilità di uno “sviluppo occupazionale della zona”. E’ ormai noto ed appurato, e non solo a chi si è ritrovato le pale nei propri territori, che, viste le esigenze di professionalità e di dotazione tecnica per fini gestionali, le ricadute occupazionali delle centrali eoliche industriali sono nulle a livello locale, salvo (a volte) i pochi mesi dei cantieri di installazione. Sembra comunque che gli estensori del piano non ritengano le popolazioni locali in grado di rilevare oggettivamente, anche al di là di asserite sindromi “nimby”, lo stridore fra l’attribuzione di una funzione industriale a un territorio di ben diversa vocazione, stridore che è leggibile confrontando diverse parti dello stesso PEAP.

Non è qui il caso di soffermarsi sulle argomentazioni di pag. 60 (già ampiamente controdedotte in altre sedi), sulla necessità (asserita) che i contesti ambientalmente e socio-economicamente fragili facciano un passo indietro in favore dello sviluppo di questa impiantistica. Di essa, gli estensori della Relazione Generale asseriscono una temporaneità che, ad oggi, non è dimostrata nè appare dimostrabile. Tale temporaneità appare comunque poco rassicurante, visto che gli impianti eolici industriali hanno una vita (asserita) sull’ordine di grandezza di alcuni decenni. E sono comunque impossibili i ripristini dell’assetto idrologico dei siti di impianto, viste le profondità e le dimensioni dei plinti di fondazione delle turbine, che non possono essere rimossi. E non è certo una buona argomentazione a favore di tale temporaneità lammissione (sempre a pag. 60 della Relazione Generale) di una probabile, prossima, obsolescenza delle centrali eoliche, che, sommata alla stessa ammissione di pag. 13 (“scarsa densità di potenza per unità di superficie/volume”, cioè impatto alto per produzione bassa, come si è già sottolineato prima) tradisce sin da subito l’insensatezza della proposta di una massiccia installazione di torri eoliche in un contesto di valore come quello della Provincia di Firenze.

In merito alla produttività di tale impiantistica, in relazione alla disponibilità di ventosità locale, si afferma, alla fine della stessa pag. 60 che “agli operatori privati”  “dovrebbe essere fornita un’indicazione delle aree a ‘vocazione eolica’”. Al paragrafo successivo si passa quindi (pag. 61) all’elencazione dei criteri per l’individuazione di esse, fra i quali si riconosce la necessità di tenere presente il rispetto delle aree protette di rango nazionale, regionale e comunitario (compresi SIC, SIR e ZPS, con rinvio alla figura 3.2 di pag. 63, di scala invero un po’ ostica), e l’opportunità di evitare localizzazioni con eccessiva distanza da elettrodotti “che comporterebbe un intervento infrastrutturale eccessivo”.

A pag. 66 si ammette che “la costruzione di una mappa di caratterizzazione anemologica affidabile (…) basata su misure anemometriche sul campo, avrebbe richiesto un quantitativo consistente di dati (…) non compatibile con il presente lavoro”. La ragione sarebbe che “l’individuazione completa delle risorse eoliche di un territorio e la valutazione della loro consistenza rappresenta un problema impegnativo”. Quindi la mappatura della ventosità del territorio provinciale (non rappresentata nel corpo della Relazione Generale che, comunque, almeno qui, neppure fa rinvio a specifici elaborati allegati) viene effettuata sulla base di “stime ottenute attraverso i modelli RAMS-CALMET” (di cui non è data spiegazione) e “sulla base dell’analisi preliminare dei dati del vento a disposizione”. In pratica: vengono formulati impegnativi intenti di diffusione di impianti di cui si ammette linvasività e limpatto paesaggistico, ma senza una valutazione adeguatamente approfondita della disponibilità della risorsa vento. E’ come se si prevedessero cospicui interventi di scavo alla ricerca di una risorsa mineraria della cui disponibilità non si ha una misura affidabile.

Ciò che sorprende è il livello di approssimazione di tali indagini riguardo a un territorio tra i cui punti di forza si individuano: “un patrimonio storico-architettonico e naturale unico, icona delluna regione ed un intero Paese, nel Mondo” (il refuso è nell’originale – ndr) e “una domanda turistica verde, rivolta ad aree protette e in generale a territori ad elevata valenza ambientale in sensibile crescita”, come si riconosce esplicitamente nella già citata Sintesi Non Tecnica del PEAP stesso.

Viene perciò a maggior ragione da chiedersi perchè questo PEAP (provinciale) programmi l’installazione di impianti per una potenza pari a sei-sette volte la spettanza che il PIER (regionale) assegna a tale territorio.

Si potrebbe anche discutere sul fatto che la mappatura (così risultante) delle aree a vocazione eolica (fig. 3.5 di pag. 68) le vede concentrate nella parte settentrionale del territorio provinciale, vale a dire il Mugello, laddove si verifica proprio la più alta concentrazione di aree “inopportune” e/o “protette (figg. 3.1 e 3.2). Molti siti individuati sono infatti prossimi, contigui o addirittura in qualche caso compresi in Siti di Importanza Comunitaria (per i quali, ricordiamolo, vige una fascia esterna di protezione di 1 km) o comunque disposti lungo il crinale appenninico principale.

E’ vero che ci si cautela sul fatto che “le effettive potenzialità energetiche di queste aree dovranno essere eventualmente verificate mediante indagini anemometriche in sito” (pag. 67): ma, vista la delicatezza della partita in gioco, sarebbe forse opportuno che il PEAP esprimesse almeno l’auspicio che i necessari approfondimenti sull’effettiva ventosità dei siti fossero affidati in mani pubbliche, e non private e di parte, o almeno con terzietà di prospettiva, visto che appena sei o sette righe sotto si torna ad ammettere gli impatti connaturati alla presenza di centrali eoliche.

In questo senso, e sempre in riferimento ai valori del territorio (finchè dureranno…), lascia perplessi che il PEAP definisca, per gli aerogeneratori di progetto, un valore minimo annuo di energia prodotta corrispondente a sole 1600 ore nette di funzionamento a potenza nominale (pag. 71): considerato che in un anno ci sono 8760 ore, tale valore corrisponde una resa di appena il 18%. A parte l’arbitrarietà della scelta (che si carica quindi di un valore politico tutt’altro che banale), appare palese, a questo punto, il preciso intento di fare del Mugello una sorta di Eldorado dell’industria eolica al di là dell’oggettiva incisività o meno della sua produttività energetica, stanti i ben noti livelli dei regimi di incentivazione in Italia.

Vale la pena sottolineare in proposito cosa risulta in merito nell’immediata contiguità con il c.d. ‘sito a vocazione eolica‘ indicato come “Piancaldoli”, sito per il quale, forse per curiosa coincidenza, risulta che, nello stesso anno di presentazione del PEAP, il 2008 , venne proposto il progetto di un impianto eolico industriale da parte di un’azienda privata con sede in Firenze: R.E.Wind.

Subito oltre il confine regionale del sito “Piancaldoli”, in provincia di Bologna, è infatti in funzione dai primi mesi del 2009 il deludentissimo impianto eolico “Casoni di Romagna.

Deludentissimo, si intende, per la produttività in termini di ore di funzionamento all’anno equivalenti alla sua massima potenza teorica, non certo per le enormi rendite garantite al suo gestore dagli incentivi statali.

L’asserita vocazione all’eolico industriale dei crinali del Mugello, sostenuta dalle tabelle delle pag. 77  e seguenti (in cui si ipotizza l’installabilità di varie centinaia di aerogeneratori), e ribadita da una pagina del sito della Provincia di Firenze  appare però la ratifica di quanto ipotizzato a livello regionale, come evidenzia una rivista online del Mugello (Il Filo), già nell’estate del 2002, prima ancora, quindi, dell’esecuzione delle stime della ventosità (abbiamo già visto quanto approssimative) e dell’elaborazione complessiva del PEAP.

Relativamente all’eolico, il PEAP del 2008 appare avere il solo compito di dare, a posteriori, un fondamento giustificativo e una formalizzazione della ‘vocazione’ eolica del Mugello, già decisa ‘a tavolino’ da tempo. Vero è che a zone più prossime a Prato e Firenze (p.es. il comune di Vaglia) i progetti presentati hanno poi preferito territori più remoti, forse per il loro ridotto peso elettorale e per la distanza dallo sguardo e dalla stessa conoscenza della gran parte della cittadinanza provinciale: tutto il Mugello conta infatti una popolazione circa dieci volte inferiore a quella di Firenze e dei comuni della correlata cintura. Appariva comunque già allora significativo l’interesse del comune di Firenzuola, il più esteso e settentrionale della provincia, il cui sindaco dichiarava la disponibilità al pregiudizio paesaggistico a fronte delle entrate connesse all’installazione delle centrali (entrate di legittimità ormai smentita).

Sindaco del Comune di Firenzuola è stato, dal 2004 al 2009, Claudio Corbatti, di centro-sinistra (area “Margherita”), succeduto a Renzo Mascherini (non più rieleggibile in quanto al termine del secondo mandato), di cui era stato comunque vicesindaco.

L’amministrazione Corbatti, sulla scia di Mascherini, è stata sin da subito convinta sostenitrice dell’edificazione di centrali eoliche sul territorio di Firenzuola, incontrando però notevoli resistenze sia per l’opposizione delle popolazioni locali, sia per l’esistenza di limiti territoriali, vincolistici e oggettivi. Una prova piuttosto evidente di tale scelta politica (e della forza della sua motivazione) proviene da un documento con cui il Difensore Civico della Regione Toscana censurava all’amministrazione comunale la “segretezza” stipulata in convenzione con la ditta proponente Gamesa, già nel 2002, e mantenuta, nei confronti della popolazione locale interessata, fino al 2004.

Corbatti, pur se sindaco di uno dei più remoti comuni della montagna fiorentina, con popolazione totale contenuta entro i 5000 abitanti, era in ottimi rapporti con l’allora presidente dell’Amministrazione Provinciale di Firenze, anch’essa, come abbiamo visto, fautrice dello sviluppo dell’industria eolica. Presidente della Provincia era appunto Matteo Renzi che si ritrovò poi, a 34 anni, a seguito della tornata elettorale del 2009, sulla poltrona di Sindaco della città di Firenze. Non è solo l’adozione del PEAP della Provincia di Firenze, avvenuta nel 2008 ad attestarne il favore verso gli impianti eolici industriali. E’ infatti chiara e forte la sua posizione a favore della destinazione dei crinali del Mugello a svolgere la funzione di distretto eolico dell’Appennino Settentrionale, nonostante le mappe del vento non indichino nessuna caratteristica specifica della zona a tale scopo.

I buoni rapporti fra Renzi e l’allora sindaco di Firenzuola ebbero modo di rinsaldarsi proprio nel 2008, anno di adozione del PEAP, quando Renzi ringraziò pubblicamente Corbatti (ma anche HERA spa, la multiutility emiliano-romagnola, con sede a Bologna) per avere accolto un surplus di rifiuti provenienti dall’area metropolitana fiorentina, con l’ampliamento della discarica del Pago sul territorio di Firenzuola (su cui HERA svolge le proprie attività in campo ambientale, proprio per la peculiare posizione geografica di questo comune toscano rivolto verso l’Emilia-Romagna), vista la difficoltà di Renzi stesso a far entrare in funzione un impianto di termovalorizzazione prossimo alla città di Firenze.

Nel 2009 Corbatti non riuscì a farsi riconfermare sindaco di Firenzuola. Vinse infatti le elezioni comunali Claudio Scarpelli, di area PDL (e dipendente di Hera spa). Ma il favore del comune di Firenzuola nei confronti della produzione eolica industriale non venne meno. E’ risaputo il favore di Scarpelli stesso in merito, documentato anche in un filmatoreperibilesu YouTube (vedere dal minuto 7.00 a 9.35).

Vale la pena sottolineare che l’ex-sindaco Corbatti, ora consigliere comunale di opposizione, si è pubblicamente dichiarato favorevole all’installazione dell’ultimo degli impianti eolici industriali progettati per il territorio del comune di Firenzuola, quello previsto su Monte Gazzaro, contro il quale si è invece espresso il sindaco Scarpelli.

Si tratta del terzo progetto, fra quelli proposti da una società del gruppo Infrastrutture spa (presieduto dall’ing. Pier Francesco Rimbotti), che riguarda l’area del Mugello. Fu proprio Infrastrutture spa a dare l’avvio al cosiddetto “assalto eolico” del Mugello, con il primo progetto, presentato agli inizi del 2009, per un gigantesco impianto nel comune di San Godenzo.

Ora Renzi cambia il proprio ruolo in commedia: cessa di essere il dispensatore di autorizzazioni volte a mettere a disposizione il territorio da lui amministrato per convogliarvi dei fondi statali e diventa Presidente del Consiglio, ed in questa veste si trasforma proprio nel responsabile politico di quegli stessi oneri imposti agli italiani.

Avrà dunque la possibilità di emendarsi da questo errore del passato, anche se le prime avvisaglie del suo avvento a massimo protagonista della politica nazionale non sono state affatto promettenti.

Come futuro capo del Governo si presenta con un programma che i titoli dei quotidiani italiani di oggi definiscono “tagliatasse”. Vedremo. Ma per tagliare le tasse, a patto di non ricorrere di nuovo alla finanza allegra degli alti deficit pubblici, bisognerà prima tagliare le spese. Quale migliore occasione che non tagliare proprio le spese per fare funzionare il contorto sistema dei sussidi alla produzione di energia elettrica da impianti a fonte rinnovabile non programmabile, che ormai costa all’Italia (soprattutto per incentivazioni dirette, ma anche per una serie infinita di oneri aggiuntivi) l’uno per cento del suo PIL per produrre sì e no il 15% dei suoi consumi elettrici?

E’ dunque giunto il momento di mantenere le sue promesse di cambiamento. Come recita l’antico adagio latino: Hic Rhodus, hic salta. Sperando che nel frattempo, se Renzi non agirà in fretta nel tagliare gli sprechi, non salti la Repubblica italiana.

Fulvio Radagaiso

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Varie. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...