Bocciato dalla Sovrintendenza l’impianto di Vado Ligure e Quiliano (SV)


Quiliano-_SV_atGrande sollievo delle associazioni ambientaliste, con la consueta eccezione della direzione di Legambiente
Leggiamo dal sito web dello splendido (guardate un po’ che immagini!) Comune di Quiliano:

“Quiliano offre a coloro che amano il contatto con la natura l’opportunità di vivere in un paesaggio a tratti solitario ma ricco di fascino e di storia dove si respirano gli aromi di una terra aspra e generosa, dove il vento trasporta il profumo del mare”.

Ultimamente, però, il vento a Quiliano trasporta anche il profumo di qualcosa di molto più prosaico ed ancor più generoso: i soldoni degli incentivi pubblici agli impianti eolici.

Per la Liguria questo nuovo stimolo olfattivo, percepito in particolare (ma non solo) dagli Amministratori locali, non è assolutamente una novità. Da tempo lo denunciamo.

Dai nostri corrispondenti in Liguria ci arriva però una splendida notizia, diffusa tra gli altri anche nell’edizione di Savona della “Stampa” del 22 aprile scorso, in un articolo, siglato m.c., dal titolo “La Soprintendenza boccia il parco eolico”.

Scorriamo un estratto di quel testo:

La Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici della Liguria, ha bocciato il progetto di costruzione dell’impianto eolico con 4 torri in località «Rocche Bianche» a Quiliano. La nuova fattoria eolica, con 4 torri da 2 Mw ciascuna (cioè aerogeneratori di altezza, comprese le pale, attorno ai 130 metri. Ndr), avrebbe dovuto sorgere sul crinale che sovrasta la località di Termi, in direzione di un’area denominata Capraio. Già l’anno scorso, il Wwf di Savona, aveva trasmesso alla Regione molte osservazioni contro la realizzazione del progetto: dalla criticità della viabilità, ormai vere strade nel bosco, alla distanza minima dalla rete elettrica aerea di alta tensione, all’inquinamento acustico per l’abitato della località Termi, solo per citare alcuni punti contrari al nuovo impianto. Gli stessi residenti di via Termi avevano contestato il progetto, ricordando la presenza nella zona di una sorgente di notevole portata, e il rischio di smottamenti e movimenti franosi, nei lavori di modifica della strada attuale, per consentire il transito dei mezzi che trasportano le pale”.

La notizia assume un particolare valore simbolico perchè spezza un autentico assedio eolico all’entroterra savonese, ben testimoniato dalla miriade di progetti in itinere presenti in questa pagina del sito dell’Ufficio VIA della Regione Liguria.

Un assedio condotto secondo “logiche” analoghe, per intenderci, a quello attualmente in corso anche nel parmense, nell’alta val di Taro (ma non solo).

Un simile ingiustificato accanimento (ingiustificato dalla mancanza di vento utile in rapporto agli ulteriori, enormi sfregi che verrebbero arrecati) contro l’immediato retroterra della Riviera ligure di Ponente, ovviamente visibile anche dal mare fino a grande distanza, era già stato denunciato da tutte le altre associazioni ambientaliste, oltre al già citato WWF, come testimoniato dall’articolo della stessa Stampa del 4 febbraio scorso, a firma di Michele Costantini, “Pale eoliche il no degli ambientalisti. Deturpano il nostro territorio“.

La decisione della Sovrintendenza è stata perciò da esse accolta con comprensibile sollievo.

Grande soddisfazione è stata espressa anche dal Comitato civico per la tutela dell’ambiente e dell’economia dei Comuni dell’entroterra della Provincia di Savona.

Tutti contenti, dunque? Macchè.

C’è la solita, imbarazzante, eccezione: Legambiente.

Tanto più imbarazzante perchè questa volta, anzichè dal solito, inflazionato, responsabile per l’energia, la sua rabbiosa contrarietà alla violazione dell’aureo postulato “Eolico in Italia senza se e senza ma” è stata espressa nientepopodimeno che dallo stesso Presidente Cogliati Dezza, nella sua iperuranica Direzione Nazionale romana, che in tante occasioni passate si era addirittura posta in durissima contrapposizione rispetto a quegli stessi circoli locali di Legambiente che intendevano contrastare l’installazione di pale eolico-industriali sul territorio di loro competenza. Che cosa sarà mai successo stavolta di così grave da onorare la misera Sovrintendenza ligure di cotanta attenzione?

Leggiamo direttamente le furibonde parole di Cogliati Dezza, francamente degne di miglior causa, tratte dall’articolo di Savona News del 18 aprile, dal titolo “Eolico Liguria, la Soprintendenza boccia impianto a Vado Ligure e Quiliano” :

“In particolare in un momento come questo – dichiara Vittorio Cogliati Dezza, Presidente nazionale di Legambiente –, con le preoccupazioni occupazionali e industriali legate alla chiusura della Centrale di Vado Ligure, occorre dare un segnale chiaro con politiche che vadano nella direzione della spinta all’efficienza energetica e alle fonti rinnovabili. Il pregiudizio contro l’eolico condiziona invece il lavoro delle Sovrintendenze e favorisce il fossile in una regione dove è finalmente venuta al pettine la questione delle centrali al carbone. Sarebbe veramente un grave errore bloccare un impianto che è coerente con le Linee Guida nazionali e regionali per l’integrazione delle rinnovabili nel paesaggio e che ha avuto un parere di Via positivo, per ragioni sostanzialmente estetiche”.

Un “pregiudizio contro l’eolico”, dunque. Per “ragioni sostanzialmente estetiche”. Cioè: un comportamento irrazionale della Sovrintendenza dettato, ci par di capire, da ragioni volgari o, nella migliore delle ipotesi, irrilevanti, se non altro in rapporto alla salvezza del Pianeta dai cambiamenti climatici, che le quattro pale di Vado – Quiliano avrebbero assicurato.

Sarà… Ne prendiamo comunque atto. O fingiamo di farlo. Però ne approfittiamo per riproporre per l’ennesima volta l’invito, rivolto in particolare ai suoi stessi volontari (ma non solo), a meglio indagare i cospicui motivi – perchè devono essere davvero cospicui – sottesi a queste eccessive sovra-reazioni della dirigenza nazionale di Legambiente in occasione di bocciature di impianti eolico-industriali giganti persino in aree di indiscutibile eccellenza naturalistica e paesaggistica come questa. Altrimenti, in assenza di motivazioni soddisfacenti, come diceva l’antico Andreotti, “a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca”.

E la Rete della Resistenza sui Crinali, dopo una pluriennale esperienza di contrasto sul proprio territorio all’enorme, improvvisa, assurda speculazione finanziaria nel settore eolico, ha ormai commesso tanti peccati andreottiani di questo tipo da riempire di peccatori, dannati per l’eternità a causa della loro pervicacia, tutto l’Inferno. Peccatori sì, ma convinti di averci azzeccato.

Alberto Cuppini

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