L’ombra dell’eolico aleggia sui clamorosi arresti di Scajola e di Clini

L’arresto dei due Ministri avalla molti nostri sospetti di dubbi comportamenti nelle munifiche politiche di incentivazione degli impianti FER elettrici, oggi ancor di più simbolo del collasso culturale della classe dirigente italiana. Urgono tagli agli incentivi. E rottamazioni…

scajola - clini E dunque, in rapidissima successione, sono stati arrestati due dei (molti) responsabili politici del disastro delle rinnovabili elettriche in Italia, con i quali avevamo avuto occasione di polemizzare per avere favorito la diffusione massiccia degli impianti eolico-industriali. Il primo arresto l’otto maggio: l’ex Ministro dello Sviluppo Economico dell’ultimo Governo Berlusconi Claudio Scajola e poi, il 26 maggio, l’ex Ministro dell’Ambiente del Governo Monti Corrado Clini.

In entrambi i casi sulla stampa è comparso anche, immancabile, il filone dell’eolico.

Nel caso di Scajola ne ha parlato Il Secolo XIX di Genova il 20 maggio nell’articolo di Matteo Indice “Scajola, Matacena e gli affari con l’eolico”, dal quale leggiamo il passaggio che più ci interessa:

“Nello specifico, il settore di riferimento sul quale si stanno accendendo gli interessi degli inquirenti è quello dell’eolico, e la società principalmente monitorata la “Fera srl” di Milano. Quest’ultima ha costruitodue parchi eolici in Liguria, a Cairo Montenotte e alla “Rocca”, comune di Pontinvrea, sempre in provincia di Savona”.

E ancora:

Il ministero dello Sviluppo economico ai tempi in cui a guidarlo era il politico imperiese, stanziò quasi mezzo miliardo di incentivi al settore… Soprattutto, nella missiva telematica inoltrata pochi giorni fa agli inquirenti si fa riferimento ad almeno un viaggio che proprio Matacena avrebbe compiuto nella sede della Fera srl a Milano (la medesima Fera, lo confermano altre carte giudiziarie, è stata coinvolta in varie indagini dell’Antimafia al sud, Sicilia in primis, ndr): è di quest’episodio, quindi, che esisterebbe un testimone pronto a rinnovare il suo resoconto alle forze dell’ordine“.

Anche nel caso dell’arresto di Clini si affaccia l’eolico, nella veste di una società che opera nel settore, la Med Ingegneria srl.

Infatti, secondo il Mattino di Padova nell’articolo del 26 maggio “Peculato: arrestato l’ex ministro Corrado Clini e l’Ingegnere padovano Augusto Pretner“, “le indagini hanno preso le mosse dall’individuazione di un flusso di false fatturazioni provenienti da una società olandese a favore di uno studio d’ingegneria ferrarese, Med Ingegneria Srl“.

Ci preme attirare l’attenzione, per intuire quanto è accaduto per favorire le rinnovabili elettriche, su quello che è già stato definito il “sistema Clini” nell’articolo della Stampa dal titolo “Clini, un quarto di secolo di strapotere del ras dell’ambiente”.

Non è però nostra intenzione aggiungere adesso un ulteriore codardo oltraggio a uomini un tempo potenti e ora in gravissima difficoltà. Tutt’altro.

Vogliamo anzi dimostrare che i molteplici casi di corruzione individuale sono solo un effetto. Non è semplicemente una questione di responsabilità penale, e perciò personale. Magari lo fosse. Il disastro della faraonica politica energetica basata su eolico e fotovoltaico industriale fa emergere il vero grande problema dell’Italia: il tracollo culturale e morale di un’intera classe dirigente, causato da una selezione condotta per decenni al contrario, perchè basata sul conformismo e l’acquiescenza verso i potenti di turno anzichè sulla capacità ed i meriti.
A testimonianza della correttezza del nostro comportamento e per evitare accuse di sciacallaggio, rivendichiamo la nostra denuncia politica dell’agire di Clini, allora pressochè isolata e fatta in tempi non sospetti, proprio mentre egli era folgorante in soglio ministeriale, e perciò potente come non mai.

Altresì facciamo notare che riportavamo strani accadimenti all’interno del Ministero dell’Ambiente, di cui Clini era tornato ad essere altissimo dirigente, in un nostro post di appena tre giorni prima del suo arresto, dove denunciavamo, riguardo all’inspiegabile incondizionato favore verso gli impianti industriali FER elettrici, i nostri sospetti di “qualcosa di misterioso ed inquietante” cagionato da “onnipotenti sacerdoti ministeriali”.

Troppo facile parlare dopo, come fa tra i molti altri, pur nella correttezza della sua analisi, Massimo Gramellini, nell’articolo “Che ambientino“, pubblicato sulla Stampa del 28 maggio, di cui riportiamo le condivisibilissime conclusioni:

“… la sua disavventura inquadra la vera sfida su cui si giocherà la renzitudine di Renzi nei prossimi mesi. Il socialista Clini è direttore generale del ministero dell’Ambiente dal 1991. Persino un santo cederebbe alle tentazioni se vivesse incollato alla stessa poltrona dai tempi di Andreotti. L’acqua che non scorre inquina. E troppi ministeri in Italia sono stagni. Una sana politica ambientale impone di cambiare ovunque l’acqua e possibilmente anche l’aria”.

E’ tuttavia nostra intenzione approfittare dell’occasione per estendere questo ragionamento ad un’infinità di altre poltrone pubbliche, diverse da quelle ministeriali, su cui sta incollato un equivalente numero di inamovibili sederi, da spostare ad ogni costo.

Solo per quanto concerne l’affaire rinnovabili elettriche, abbiamo individuato un’autentica pletora di alte poltrone indegnamente occupate in tutte le istituzioni italiane. Ad esempio, già avevamo avuto occasione di imbatterci, nella nostra lotta all’eolico selvaggio, in magistrati felloni, di cui la stessa Associazione Nazionale Magistrati aveva chiesto le dimissioni.

Di certo quel caso non era isolato e, anzi, un simile malaffare giudiziario rischia di diffondersi ovunque, soprattutto perchè dubitiamo che lo strumento del garbato invito alle dimissioni abbia un effetto dissuasivo.

Ma, prima di arrivare ai politici e certo ben prima dei funzionari ministeriali e dei magistrati, c’è un’altra categoria che avrebbe dovuto garantire un antemurale alla sconsiderata idea di fare funzionare il sistema industriale italiano con l’energia (molto) intermittente e costosissima di pale e pannelli: quella dei Professori Universitari. Invece essi, in genere, hanno taciuto, abdicando al loro ruolo, per non aduggiare una fortissima volontà politica e per paura delle censure del politicamente corretto. In qualche caso, addirittura, hanno fornito la base intellettuale e culturale a questa follia. Ad alcuni di loro dedicheremo il nostro prossimo post.

Per fare uscire l’Italia dalla crisi in cui si sta avvitando urgono dunque repentine rottamazioni, almeno per dare qualche esempio. Rottamazione, per uscire dalla metafora renziana, significa licenziamento. Quali migliori occasioni per trovare giuste cause oppure giustificati motivi di licenziamento di pubblici dipendenti che i loro reiterati avalli a queste politiche industriali sbagliate, con le quali è stato compromesso per la prossima generazione un fattore della produzione vitale per l’economia come l’energia elettrica di buona qualità ed a buon mercato?

Sarà Renzi, autoproclamatosi rottamatore, a provvedere? Lo speriamo caldamente, sebbene continuiamo ad essere scettici, come abbiamo avuto occasione di sostenere un paio di settimane fa, trattando del promesso taglio delle bollette elettriche di piccole e medie imprese.

Le notizie che compaiono oggi sulla stampa, ad esempio nell’articolo di Milano Finanza “Bolletta più leggera, torna il bond“, con la riproposizione dell’incredibile pateracchio dei bond, che risolverebbe tutto in un’operazione cosmetica che non toccherebbe affatto gli extra-profitti degli speculatori e delle banche che li hanno incautamente finanziati, ma sposterebbe invece la riduzione degli oneri nelle bollette degli imprenditori su altri soggetti (indovinate chi…) e sulla generazione successiva, ci confermano vieppiù nel nostro scetticismo.

Eppure l’adozione di un provvedimento efficace in quel settore sarebbe il primo banco di prova del Governo, dopo la vittoria elettorale e la conseguente dote di fiducia concessa a Renzi, per invertire una tendenza alla prodigalità dissennata verso gruppi di potere ben organizzati in atto da troppo tempo e che sta uccidendo l’Italia. Tutto il resto seguirebbe automaticamente, rottamazioni comprese. Se Renzi lo attuerà, saremo i primi a riconoscere di avere avuto torto su di lui e sulla sua determinazione a migliorare la gestione della cosa pubblica. Aspettiamo la nuova scadenza del 20 giugno per avere una risposta ai nostri dubbi.

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