Il crepuscolo degli Dei del vento

Bora della Fantina (53) piccolaLe ultime aste per incentivare l’eolico on-shore hanno scatenato una lotta al coltello per rientrare a tutti i costi nel contingente. I vincitori disposti ad accettare i ribassi massimi previsti dalla legge pur di ottenere gli ultimi incentivi. Quasi 1000 (mille) MW di potenza non assegnata. Domanda quadrupla rispetto al contingente previsto. Definitivamente scoraggiato chi pensava di progettare nuovi grandi impianti in vista di facili guadagni. La fila degli impianti in attesa si allunga a dismisura, mentre i soldi pubblici da scialacquare sono finiti. Di nuovo dimostrata nei fatti la praticabilità (e l’urgenza) anche nel settore dell’eolico di una congrua tassazione, già annunciata dal Ministro Guidi, degli incentivi esagerati concessi gli scorsi anni, prima della riforma.

Molti, oltre la cinquantina, ricorderanno le impressionanti scene televisive della sgangheratissima operazione “Frequent Wind” (sempre di vento si tratta), trasmesse dai telegiornali del 1975 in occasione della caduta di Saigon. Gli americani, sorpresi dalla improvvisa, rapidissima avanzata dell’esercito nord-vietnamita che aveva circondato la capitale del Viet Nam del Sud, avevano deciso di evacuare il loro personale ed i principali dirigenti sud-vietnamiti con un ponte aereo di elicotteri dalla loro Ambasciata ad una portaerei. Le immagini di migliaia e migliaia di disperati che si accalcavano attorno ai cancelli dell’Ambasciata per non perdere l’ultima opportunità di salvezza rimarrà nella memoria collettiva dell’umanità.

Ebbene: qualcosa di analogo si è verificato in Italia, nel totale silenzio dei mass media, il 26 giugno scorso, giorno di scadenza della presentazione delle domande di partecipazione al bando GSE del 29 marzo per la procedura competitiva d’asta al ribasso ai sensi dell’articolo 12 del D.M. 6 luglio 2012.  

Lo sappiamo perchè sono appena stati pubblicati dal GSE i risultati delle aste competitive e dei registri di quest’anno per l’assegnazione degli incentivi da conferire dal 2015 agli impianti a fonte d’energia rinnovabile, diversa dal fotovoltaico, per la produzione di energia elettrica.

Abbiamo dunque appreso che gli impianti eolici on-shore di potenza maggiore ai 5 MW che hanno vinto le aste sono appena un quarto delle domande presentate: circa un altro migliaio ( ! ) di MW sono risultati in eccesso, non rientrando nel contingente assegnato oppure risultandone per qualche altro motivo esclusi. Sappiamo inoltre che altre migliaia ( ! ) di MW eolici già autorizzati sono bloccati per tutta una serie di motivi. La coda in attesa diventa ogni anno più lunga.

Per inciso: nessun impianto maggiore di 5 MW ha ottenuto gli incentivi nell’Alto Appennino, zona in cui operano i comitati coordinati nella Rete della Resistenza sui Crinali. Come l’anno scorso si è di nuovo distinta in negativo, per l’immane assalto al proprio territorio, la Basilicata.

Dei 14 impianti vincitori, 6 hanno offerto una riduzione percentuale, rispetto alla base d’asta, del massimo consentito dalla legge (il 30%). La riduzione minima per garantirsi l’incentivo feed-in ventennale è stata quest’anno del 26,50%. Niente meno! In soldoni: i vincitori si sono detti disposti ad accettare di vedersi retribuita l’energia elettrica da loro prodotta ad un prezzo (complessivo) compreso tra gli 85 ed i 90 euro al MWh. Ricordiamo che, negli ultimi mesi, il prezzo medio mensile all’ingrosso dell’energia elettrica (PUN) è oscillato tra i 45 ed i 50 euro al MWh. I vincitori delle aste si vedranno dunque retribuire con quasi il doppio del prezzo di mercato. E ne saranno contentissimi! Del resto noi sapevamo che in Germania, dove i disastri della Energiewende cominciano a provocare i primi segni meno anche nella produttività del sistema industriale più forte d’Europa, erano stati installati circa il triplo degli impianti eolici italiani, sfregiando intere regioni, ad un prezzo, garantito dagli incentivi, attorno ai 90 euro al MWh. Tutti in Italia erano perciò perfettamente consapevoli che, per un discreto sito eolico (diciamo in grado di garantire una media di 1500 ore di vento utili all’anno per una quindicina anni, che si suppone essere la vita media dei nuovi impianti), la garanzia di 90 euro al MWh sarebbe stata persino eccessiva. Adesso c’è la conferma. Rimane ora da chiarire per quale motivo, nel 2007 (regnante l’ultimo Governo Prodi), si fosse deciso di obbligare lo Stato ad acquistare i certificati verdi prodotti dall’eolico in eccesso rispetto ai contingenti allora fissati garantendo ai produttori un prezzo complessivo dell’energia elettrica da fonte eolica di ben 180 euro al MWh. La spiegazione del mistero ci verrà dalla Storia o qualcuno, presso un altro potere dello Stato che ha l’incarico di controllare (anche) il Governo, se ne sta interessando? E soprattutto: questi certificati verdi, o gli incentivi ad essi equivalenti, continueranno a non essere adeguatamente tassati, nonostante l’ormai palese ingiustificato arricchimento dei loro proprietari?

In occasione della pubblicazione dei risultati delle aste dello scorso anno, vinte richiedendo 110 euro al MWh, avevamo scritto:

Ora ci sentiamo sufficientemente sicuri di affermare che, per vincere le aste del prossimo anno, con la coda in attesa che si è formata, si dovrà chiedere una tariffa non superiore ai 100 euro al MWh“.

Ci eravamo sbagliati per eccesso: le tariffe feed-in per vincere quest’anno sono state non superiori ai 90 euro. Chi ha chiesto di più non è stato ammesso.

Rimangono perciò valide, a maggior ragione, tutte le considerazioni riferite nel post sulle aste dello scorso anno, a cui rinviamo per non ripeterci.

Ma che cosa è successo di tanto grave per abbassare ancora di tanto quella previsione, già allora, al ribasso? E’ facile intuirlo: la determinazione del Governo a tenere botta nella vicenda del decreto “spalma-incentivi” per il settore fotovoltaico.

Evidentemente la riduzione, anche se alla fine poco più che simbolica, degli incentivi già concessi nel settore FV e la promessa di ridurre gli incentivi in essere anche per le altre FER, al fine di raggiungere l’obiettivo del taglio del 10% della bolletta elettrica delle piccole e medie imprese, hanno lasciato intendere la determinazione del nuovo Governo a ridurre la spesa per incentivi diretti alle rinnovabili elettriche (destinta a superare per inerzia, secondo l’AEEG, l’uno per cento del PIL nel 2016). Questa volontà governativa ha evidentemente indotto molti a credere, per deduzione, che le aste competitive di quest’anno (le ultime previste dal decreto del luglio 2012) sarebbero state davvero le ultime, almeno per i prossimi anni (anche se noi ci auguriamo che lo siano per sempre). Anche perchè l’anno scorso è stato raggiunto il 33% nel rapporto tra produzione di energia elettrica da FER e fabbisogno elettrico nazionale e che quest’anno, verosimilmente ed a parità di condizioni atmosferiche, si supererà il 35%. Ricordiamo per l’ennesima volta che gli obblighi per il 2020 assunti a livello comunitario (e per raggiungere i quali – e non per altro – erano stati previsti gli incentivi del D.M. del 6 luglio 2012) impegnavano l’Italia a raggiungere il rapporto del… 26,39%!

Attualmente il valore dei certificati verdi, da solo, equivale grosso modo alla tariffa feed-in garantita da queste ultime aste. Sappiamo che ai CV deve essere aggiunto, nei ricavi dei produttori, il prezzo di mercato dell’energia. Si evince dunque che i certificati verdi in essere potrebbero essere ridotti, dopo un’auspicabile tassazione alla fonte, anche di un terzo, continuando a garantire ai loro possessori un cospicuo rendimento.

La festa è dunque finita per gli eolici ed i loro troppi (e molto spesso troppo interessati) amici? Apparentemente sì: il tempo è galantuomo e (quasi) tutti i loro bluff sono stati scoperti.

Ma c’è un rischio: l’aumento degli obiettivi energetici da FER al 2030, che, per la Commissione europea, non dovrebbero essere vincolanti per ciascun singolo Stato, ma che invece molti, in Italia, hanno interesse a rendere cogenti. E molto elevati…

Un semplice numerino, magari aggiunto – chissà? – a margine di un prossimo Decreto concernente tali obiettivi, renderebbe, obliquamente, necessari nuovi ingenti stanziamenti di pubbliche risorse, seppure celati nelle bollette elettriche.

Sarebbe davvero assurdo, da parte di questo Governo, dopo avere sprecato tante energie per recuperare poche centinaia di milioni all’anno col decreto spalma-incentivi sul fotovoltaico, aprire una nuova enorme falla, potenzialmente di decine di miliardi di euro all’anno, nel debito pubblico, sia pure implicito, di un’Italia ormai in ginocchio a causa degli oneri accumulati spensieratamente dai Governi degli ultimi decenni a favore delle proprie clientele e dei Poteri Forti (ancorchè sempre ammantati, senza vergogna, da argomentazioni buoniste).

Tant’è. Eppure in questa vicenda dell’eolico ci siamo abituati a decisioni assurde ed irrazionali. Invitiamo perciò chi, nel nuovo Governo, si è impegnato in questi mesi per ridurre il peso sulla cosa pubblica di queste rendite parassitarie a vigilare, nel prossimo autunno, contro improvvisi colpi di mano di qualche fellone che vorrebbe fare credere che nuovi obiettivi per le FER elettriche, e dunque nuovi oneri, siano necessari “perchè ce lo ordina l’Europa“.

 

Alberto Cuppini

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