Elezioni regionali in Emilia Romagna: dai cittadini un deciso “no” a quella politica che crea i problemi anzichè risolverli

L’astensionismo di massa ha sancito quella spaccatura tra i politici ed i cittadini che i comitati della Rete della Resistenza sui Crinali, che sono attivi proprio sull’Appennino tosco emiliano-romagnolo, avevano denunciato in questi anni.

 Niente paura: nel post di oggi, a differenza del solito, non ci sarà nessuna valanga di dati a supporto delle nostre tesi, nessuna catilinaria e (quasi) nessuna indignata apostrofe. Di questo se ne stanno occupando, pur con colpevole ritardo, la stampa locale e financo, a giusta ragione, quella nazionale. Ci si è infatti resi conto che domenica, con l’improvvisa diserzione dalle urne di quasi due terzi dei cittadini aventi diritto al voto nella semper fidelis Emilia Romagna, è successo qualcosa di epocale per l’Italia tutta.

Ci si permetta solo, prima di procedere oltre, di fare il Grillo Parlante e di dire: “noi l’avevamo previsto”. Il Grillo Parlante è un personaggio molto antipatico per i ragazzi della favola di Pinocchio, che gli preferiscono chi promette cuccagna, spassi e divertimenti spensierati. Ma qui non stiamo trattando di ragazzi e di favole. L’unico fatto che ci ha stupito è stato semmai il ritardo con cui questa spaccatura tra eletti ed elettori si è manifestata.

Lasciamo dunque ad altri il compito di analizzare le cause del sisma elettorale e limitiamoci, a puro titolo di esempio, ad esaminare, razzolando tra le miserie del nostro cortiletto dell’eolico industriale, un paio di casi rivelatori dell’atteggiamento di sovrano distacco dei politici, vecchi e nuovi, verso i problemi da essi stessi inflitti – senza apparente comprensibile motivo – alla popolazione.

1) Il Partito Democratico

Il PD domenica ha perso per strada quasi la metà dei propri votanti rispetto alle regionali del 2010. E non intendiamo commettere una scorrettezza confrontando i dati delle regionali con quelli, non omogenei, delle ultime europee. Non è necessario infierire. Estrapolando la tendenza in atto già nelle elezioni regionali precedenti, la prossima volta il Partito (Partito per antonomasia, in Emilia Romagna, dove da sempre detiene il Potere. Ed il portafogli…) eleggerà direttamente i propri consiglieri regionali in un’assemblea riservata esclusivamente a candidati stessi, magari riuniti in un palazzetto dello sport, senza bisogno di tenere inutilmente aperte le scuole di domenica.

Le migliaia di cittadini che in questi anni hanno costituito i numerosi comitati contro gli improvvisati progetti di assurdi impianti eolico-industriali comparsi su tutti i crinali della regione – e che per questo si sono impegnati a vario titolo anche interessando e coinvolgendo i propri rappresentanti politici – hanno potuto constatare la rigorosa assenza, al proprio fianco, di esponenti del PD. Gli aiuti, quando si è trattato di contrastare gli impianti più inverosimili, sono arrivati da tutte le direzioni, tranne che dal Partito. I cittadini hanno presto compreso che, per i rappresentanti del PD in Emilia Romagna, l’argomento dell’eolico-industriale era un tabù. Ne sia testimonianza l’elenco di coloro che hanno presentato interrogazioni alla Giunta regionale su questo argomento, nominati in questo intervento del portavoce della RRC davanti alla commissione regionale ambiente nel luglio 2011, in occasione dell’approvazione delle cosiddette “linee guida” per gli impianti FER per la produzione di energia elettrica. Tutti i partiti, compreso quelli di maggioranza, hanno voluto esporsi, ma non il PD. Una menzione particolare va all’impegno della Consigliera Gabriella Meo dei Verdi per aver reso più accettabile il testo di quella delibera di Giunta.

Qualcuno anche in Giunta si è distinta per esserci stata, solitaria, a fianco: l’Assessore Sabrina Freda, prima di essere cacciata dal Governatore Vasco Errani.

Lasciamo ai lettori la spiegazione di questa “latitanza eolica” di un solo partito, oltre tutto di maggioranza (quasi) assoluta, che ben difficilmente, se non altro per considerazioni statistiche, può essere stata determinata dal caso.

2) Il Movimento 5 Stelle

Agli estremi opposti del PD per quello che riguarda la consuetudine al Potere, ecco il Movimento 5 Stelle. Gli attivisti grillini sul territorio emiliano-romagnolo si sono sempre battuti contro i grandi impianti FER a fianco delle popolazioni locali, facendosi apprezzare ed ottenendone il voto nel trionfo delle scorse elezioni politiche. In particolare dobbiamo menzionare l’impegno in questo campo dei due loro consiglieri regionali Giovanni Favia e Andrea De Franceschi, entrambi espulsi, in seguito, dal Movimento.

Ma mentre in loco i grillini si impegnavano contro la speculazione, i loro colleghi di partito, neoeletti parlamentari a Roma, si pronunciavano a favore delle rinnovabili elettriche salvifiche sempre e comunque, senza se e senza ma, accettando acriticamente le parole d’ordine dei burocrati professionisti che prosperano nelle direzioni delle organizzazioni globalizzanti (troppo) interessate ai cambiamenti climatici. Ed ecco allora arrivare dai grillini a Roma, che utilizzano in modo ancor più sgangherato i soliti luoghi comuni dell’ambientalismo più becero, un imprevisto sostegno agli speculatori dell’eolico, a detrimento del paesaggio, della bellezza dell’Italia e delle bollette elettriche degli italiani.

E così, mentre nel Consiglio regionale dell’Emilia Romagna ed altrove i 5 Stelle hanno correttamente svolto il loro ruolo di soccorritori delle popolazioni travolte dalla furia degli speculatori e dei Poteri Forti che li appoggiano, a Roma i parlamentari grillini, specie all’interno delle Commissioni, contribuiscono ad aprire le paratie per sommergere definitivamente quelle stesse popolazioni a vantaggio dei lobbysti delle rinnovabili elettriche, proponendo sempre maggiori incentivi a favore degli impianti industriali FER e, di riflesso, a danno del territorio italiano.

Pur dando per scontata la loro buona fede, quando in politica si combinano simili disastri, la buona fede non è una attenuante ma piuttosto una aggravante.

Non sarà proprio per l’infima preparazione di alcuni di questi parvenu paracadutati a Roma, e che contribuiscono ad ostacolare con la loro insipienza qualsiasi possibile cambiamento delle pessime politiche del passato, che sono arrivati per Grillo, in rapida successione, la batosta elettorale alle europee ed il tracollo (definitivo?) di domenica scorsa? Finora la loro stoltezza ha supportato solo l’apoteosi di Renzi, immeritata in primis perchè non ottenuta alle elezioni politiche e perciò gravida di pessime conseguenze. Gli elettori hanno dimostrato, in pochi mesi, di avere intuito queste contraddizioni. I parlamentari grillini lo capiranno, emendando i propri comportamenti, durante il resto della corrente legislatura?

Legislatura che però non si prospetta, per tutta una serie di motivi, molto lunga. Abbiamo anche l’impressione che, in caso di scioglimento anticipato delle Camere, gli italiani conserveranno pochi rimpianti per i loro attuali rappresentanti. Neanche la Storia si mostrerà tenera verso di loro; e neppure verso chi li ha eletti con troppa superficialità.

Sarebbe infatti opportuno che gli italiani in futuro continuassero, come domenica, a rifuggire dai troppi Omini di Burro e Lucignoli in circolazione. L’Italia sarà forse il Paese delle Meraviglie, ma di sicuro non è il Paese dei Balocchi. E il conto delle troppe facilonerie commesse è pronto per essere presentato. Sta forse per arrivare il momento di Mangiafuoco?

Di sicuro un politico che non ha capito quello che è successo domenica in Emilia-Romagna è proprio il Presidente del Consiglio, che ha definito l’inopinata astensione dalle elezioni di due terzi di un elettorato da sempre famoso per le altissime percentuali di partecipazione al voto un “problema secondario”. Si ricava perciò, per deduzione logica, che per Renzi il “problema primario”, in democrazia, è il mantenimento del potere.

Se ne accorgerà.

Alberto Cuppini

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Una risposta a Elezioni regionali in Emilia Romagna: dai cittadini un deciso “no” a quella politica che crea i problemi anzichè risolverli

  1. licaone ha detto:

    Renzi ha capito benissimo il significato dell’astensione. Renzi, con la sua arroganza e indisponenza, l’ha cercata, l’ha voluta e l’ha ottenuta. Ha cercato e voluto installare definitivamente nei cittadini italiani l’irritazione verso una politica che sempre più si dimostra indifferente alla cosa pubblica, figuriamoci al bene pubblico. A lui bastano quei pretoriani che lo supportano come le pecore della Fattoria degli Animali (che ripetevano allo sfinimento “due gambe cattivo quattro gambe buono”) supportavano i maiali che avevano spodestato il proprietario della Fattoria stessa, finchè loro stessi non assunsero la sua stessa stazione eretta.
    Alcuni di coloro che si occupano di arginare l’invasione industriale dei crinali montani conoscono bene Renzi, sin da quando era un rampante presidente provinciale, punta di diamante di una (sordida) classe politica. A lui, come a quei primati che alcuni di noi ricordano seduti a un consiglio comunale aperto al pubblico loro malgrado, i quali manifestavano l’insopportabile fastidio di confrontarsi con li aveva messi lì, non interessa MINIMAMENTE la legittimazione popolare. Renzi, e quei subumani di consiglieri comunali meno scaltri di lui, sanno anzi che l’elettorato è uno scomodo intralcio (una volta concreto, ora soltanto potenziale) alla realizzazione degli interessi di quei centri di potere finanziario che ha bisogno, per raggiungere i suoi obiettivi, di qualcuno che glieli traduca in legge, o comunque in provvedimenti normativi. La stupida, insensata, devastante proliferazione eolica e fotovoltaica in aree a ben altra vocazione, e su una scala industriale altrettanto insensata, è stata voluta come antidoto all’autoproduzione diffusa di energia elettrica, pericolosa per gli interessi di quei centri di potere finanziario perchè vanificherebbe il realizzarsi di oligopoli, e non è che uno dei molti esempi (forse uno dei più eclatanti) di questo TOTALE disinteresse della nostra classe politica verso un ragionevole funzionamento della “cosa” pubblica, o meglio di una vita civile degna di questo nome. Mai come ora la politica è serva del “grande investitore” (ci perdoni Dostoevskij). A Renzi la politica di per sè non interessa. Gli interessa il potere, e per esercitare il potere le elezioni servono tutt’al più ad avere una PARVENZA di legitimazione.

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