Per le direzioni nazionali di Legambiente e WWF i danni dell’eolico industriale sono figli di un Dio minore?

Il dubbio sorge dopo un appello di tutte le associazioni ambientaliste contro l’eccesso di sfruttamento idroelettrico dei corsi d’acqua italiani

Abbiamo appreso dall’amareggiato post del comitato Cisatel quello che è successo – e sta succedendo – sui crinali tra Pontremoli e Borgotaro.
Un panorama sconfortante, ma il loro non è certo un caso isolato. Spesso ci si accanisce su comuni i cui sindaci sono degli “ignavi”, per dirla con l’aggettivo usato da Antonello Caporale nel suo libro Controvento, e che cedono per pochi denari le proprie terre.

Grazie ad Italia Nostra, Amici della Terra e altre associazioni, si è potuto fare qualche incontro per illustrare alle commissioni parlamentari le negatività delle centrali industriali FER elettriche, ma sostanzialmente i problemi, ora e sempre, derivano dagli enormi incentivi erogati. Le cose sono poi peggiorate dalla frammentazione e divisione dei vari comitati e delle associazioni ambientaliste a livello di direzioni nazionali, e persino, all’interno delle stesse associazioni, tra il centro e la periferia.

La questione non riguarda solo l’eolico-industriale: ci si presenta divisi anche per quanto riguarda, ad esempio, i problemi delle grandi centrali a biomasse e degli innumerevoli impianti idroelettrici lungo i fiumi e i torrenti.
Per tutti questi impianti occorre fare fronte comune perchè la maggior parte di essi non si realizzerebbe senza la garanzia di sussidi statali eterni.
Riguardo alle “centraline idro”, però, ora stanno acquisendo consapevolezza della vera natura del problema anche i vertici di Legambiente, ma non so quale ricetta possano proporre se non quella di eliminare il problema alla radice.
A forza di sollecitare la perpetuazione dell’attuale sistema incentivante, e quindi dei soldi a pioggia alle FER elettriche perché “buone” per definizione, le associazioni ambientaliste che le sostengono in modo acritico finiscono, prima o poi, per essere danneggiate loro stesse nel conseguimento delle proprie finalità statutarie.

Una considerazione analoga vale perciò anche per il WWF, che, in più rispetto a Legambiente, deve contemperare anche le differenti esigenze presenti in una organizzazione sovranazionale.

Ma, alla fine, le contraddizioni logiche, proprie di una scelta fideistica, non possono essere eluse.
Ecco dunque, finalmente, un appello “ecumenico” contro l’eccesso di sfruttamento idroelettrico dei corsi d’acqua italiani.

Leggiamo che la ricetta proposta è togliere l’incentivo solo a questi impianti, con motivazioni che però valgono anche per tutti gli altri: la sostenibilità, la biodiversità eccetera.

A mettere tutti gli impianti FER elettrici sullo stesso piano di irrinunciabile utilità, perché tutti contribuiscono a salvare il pianeta dal surriscaldamento, derivano degenerazioni che, prima o poi, toccano ciascuno di noi. Magari, all’inizio, non ti importa dell’eolico (almeno finchè non ti rendi conto, come Niki Vendola, che l’eolico ti ha distrutto irrimediabilmente il paesaggio delle Puglie), ma poi ti trovi la centrale a biomasse enorme vicino a casa, oppure ti accorgi che stanno distruggendo l’alveo del fiume e non ci sarà più neppure un poco d’acqua per i pesci. E così via.
Se anche queste grandi associazioni ambientaliste si rendessero conto di quale pericolo si nasconde nell’incentivare tutti questi impianti, ciò sarebbe propedeutico ad una migliore definizione del problema del riscaldamento globale e, di seguito, un enorme passo avanti per la ricerca di soluzioni alternative, alcune delle quali sono già oggi perfettamente percorribili.

Ad esempio migliorare l’efficienza degli impianti di riscaldamento domestici, coibentare adeguatamente gli edifici, costruire con tecniche innovative, incentivare finalmente il risparmio energetico, perchè non è possibile assecondare la costruzione di nuove centrali quando si vedono sprechi eccessivi e incomprensibili ovunque.

La cosa più sensata sarebbe, da un lato, utilizzare le risorse con comune senso di responsabilità e, dall’altro, utilizzare i sussidi pubblici solo per impianti di piccola taglia e a diretto consumo degli edifici e degli impianti, pubblici e privati.

Altrimenti continuare con il consumo del suolo, lo sfruttamento infinito delle risorse e la speculazione economica e finanziaria selvaggia non potrà che portare alle conseguenze negative per il pianeta che stiamo sperimentando attualmente.

Paola Campori

(*) la foto ritrae un paesaggio eolico industriale della Puglia, in Capitanata, nella provincia di Foggia. Zona che è stata particolarmente devastata dalla proliferazione di centinaia e centinaia di impianti eolici speculativi.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Varie. Contrassegna il permalink.

Una risposta a Per le direzioni nazionali di Legambiente e WWF i danni dell’eolico industriale sono figli di un Dio minore?

  1. flavio ha detto:

    Condividiamo in tutto l’analisi fatta in questo articolo. Aggiungerei purtroppo ,che presunte associazioni ambientaliste sostengono le energie rinnovabili senza nessuna distinzione , tra un piccolo impianto di fotovoltaico sul tetto di casa per autoconsumo,ed un sito eolico industriale composto da mega torri alte 140/160 metri dove si concentrano incentivi da nababbi per poche lobby. Tutto questo per il solo fine di lucro è speculativo,altrimenti non si spiegherebbe come si possono avvalare devastazioni è deturpamenti paesaggistici in nome è per conto delle energie rinnovabili…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...