Sottovalutati i danni alla salute degli infrasuoni emessi dalle pale

copertinaUno studio di Acoustics Today depreca la noncuranza degli esperti che lavorano per l’industria eolica

E’ stato divulgato lo studio scientifico “Come influisce sulle persone il rumore delle turbine eoliche?” dalla prestigiosa rivista Acoustics Today, una pubblicazione della Acoustical Society of America (la primaria società scientifica internazionale che si dedica ad aumentare e a diffondere la conoscenza dell’acustica e le sue applicazioni pratiche).

Nel lavoro del Professor Alec Salt  (delle cui ricerche avevamo già avuto occasione di occuparci) e Jeffery Lichtenhan del Dipartimento di Otorinolaringoiatria presso la Scuola di Medicina della Washington University a Saint Louis sono descritti “i molti modi attraverso i quali l’infrasuono che non si sente e il suono a bassa frequenza dalle turbine eoliche possono creare disturbi alle persone che ci vivono vicine“.

Questo studio si aggiunge, pur brillando per l’autorevolezza della fonte, ad una ormai sterminata bibliografia scientifica mondiale sui danni alla salute provocati dalle turbine eolico-industriali. Bibliografia scientifica da cui notiamo con rammarico l’assenza di lavori realizzati in Italia, che pure è uno dei Paesi al mondo dove maggiore, specie nel Meridione, è la concentrazione di pale eoliche collocate in prossimità di abitazioni.

Riteniamo utile tradurre, di seguito, l’introduzione e le conclusioni dello studio, invitando chi conosce l’inglese a leggere tutto il lavoro, peraltro liberamente disponibile sul sito web di Acoustics Today (qui da pag.20), che ringraziamo per il servizio resoci. Trascuriamo i passaggi più strettamente tecnici, che lasciamo agli specialisti della materia. I grassetti sono nostri.

Introduzione

Recenti articoli su Acoustics Today hanno trattato un certo numero di difficili problemi concernenti il rumore delle turbine eoliche e come questo può influenzare le persone che ci vivono vicino (Leventhall 2013, Schomer 2013, Timmerman 2013). Qui presentiamo dei potenziali meccanismi attraverso i quali gli effetti potrebbero manifestarsi.

L’essenza del dibattito in corso è che da una parte si trova l’industria eolica ben fornita di fondi che 1) sostiene che gli infrasuoni debbano essere ignorati perchè i livelli misurati sono sotto la soglia dell’udito umano, 2) esclude la possibilità che esista una qualsivoglia forma della sindrome da turbina eolica (Pierpont 2009) anche quando i medici (ad esempio Steven D. Rauch della Scuola di Medicina di Harvard) non possono altrimenti spiegare i sintomi dei pazienti e 3) obietta che non sia necessario separare turbine eoliche e abitazioni.

D’altra parte abbiamo molte persone che lamentano di essere talmente disturbate dagli effetti del rumore delle turbine eoliche da non poter tollerare di vivere nelle proprie abitazioni. Alcune traslocano, o subendo una perdita finanziaria oppure facendo subentrare i gestori dell’impianto. Altre vivono con il disturbo, spesso richiedendo cure mediche per affrontare i propri sintomi. Talvolta, anche membri della stessa famiglia possono non esserne affetti…

Conclusioni

Abbiamo descritto molteplici modi in cui gli infrasuoni e i suoni a bassa frequenza possono influenzare l’orecchio e dare origine ai sintomi che riportano alcune persone che vivono presso le turbine eoliche… L’attuale situazione altamente polarizzata è sorta perchè la nostra comprensione delle conseguenze a lungo termine della stimolazione da infrasuono rimane ad un livello molto primitivo. Basandosi su principi ben stabiliti della fisiologia dell’orecchio e di come esso risponde ai suoni a bassissima frequenza, c’è ampio motivo per prendere questo problema più seriamente di come è stato fatto finora. Ci sono molti problemi scientifici importanti che possono essere risolti solo attraverso una ricerca attenta e obiettiva. Benchè generare infrasuoni in laboratorio sia tecnicamente difficile, alcuni gruppi di ricerca stanno già lavorando per definire l’equipaggiamento richiesto per condurre esperimenti controllati sull’uomo.

Un motivo di preoccupazione è il ruolo che alcuni esperti di acustica hanno recitato. Il ruolo primario degli esperti di acustica dovrebbe essere quello di proteggere la società dalle influenze negative dell’esposizione al rumore. Nel caso delle turbine eoliche, sembra che molti di loro non abbiano adempiuto a quel ruolo. Per anni, essi si sono nascosti dietro al mantra, adesso palesato essere falso, che è stato ripetutamente presentato sotto molte forme come “Quello che non senti non ti può danneggiare.”; “Gli infrasuoni delle turbine eoliche sono sotto una soglia udibile e di nessuna conseguenza.”; “Io posso affermare categoricamente che dalla attuale conformazione delle turbine eoliche non derivano infrasuoni significativi.”. Tutte queste affermazioni danno per scontato che l’udito è il solo meccanismo attraverso il quale il suono a bassa frequenza può influenzare il corpo. Noi sappiamo che questo assunto è falso e biasimiamo che la sua origine derivi dalla mancanza di una conoscenza dettagliata della fisiologia dell’orecchio.

Un altro argomento con cui fare i conti è lo sviluppo delle misurazioni del rumore da turbina eolica che abbiano una rilevanza clinica. Alcune di quelle che sono state adottate dovrebbero essere inaccettabili quando molti elementi dell’orecchio mostrano una più alta sensibilità che l’udito. L’industria eolica dovrebbe essere tenuta agli standard più alti. Il monitoraggio a spettro pieno, che è stato adottato in alcune relazioni, è essenziale.

Negli anni a venire, mentre intanto si conducono esperimenti per meglio comprendere gli effetti di suoni prolungati a bassa frequenza sull’uomo, sarà possibile stimare meglio (per valutare i possibili danni) il ruolo recitato dagli specialisti in acustica e altri gruppi professionali che lavorano a fianco dell’industria eolica. Stando così le cose, sembra quanto meno rischioso continuare l’attuale azzardato giochino che la stimolazione dell’orecchio con gli infrasuoni se ne sta confinata all’orecchio e non ha altri effetti sul corpo. Se questo fosse vero, tutti i meccanismi che abbiamo sottolineato (quelli descritti in linguaggio tecnico nel corpus dello studio. Ndr) dovrebbero essere insignificanti. Sappiamo che ciò è altamente inverosimile ed anticipiamo nuove scoperte negli anni a venire che influenzeranno il dibattito.

Dalla nostra prospettiva, basata sulla nostra conoscenza della fisiologia dell’orecchio, noi siamo d’accordo con l’intuizione di Nancy Timmerman che è venuto il tempo di “riconoscere il problema e lavorare per eliminarlo”.

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